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Anche le chiese e le associazioni devono imparare a progettare.

Io penso che se le associazioni ambientali vogliono veramente proteggere l’ambiente, i sindacati e le piccole e medie imprese creare lavoro, le Chiese ripristinare il cantico delle creature, devono imparare a progettare per conto loro gli impianti di protezione ambientale sostenibili e completi. Può sembrare strano ma se sono arrivato a queste amare conclusioni è dovuto alle difficoltà che ho incontrato a trovare interlocutori tra gli addetti ai lavori pubblici e privati disponibili a un ragionamento un poco più approfondito sui problemi ambientali, le soluzioni attuali e future. Tutti vogliono indirizzarmi verso qualche tipo di finanziamento, ma apprendendo che sono un pensionato, che cerca soltanto partner per sviluppare progetti e brevetti sulla protezione globale dell’ambiente, l’argomento non trova uffici, enti, o aziende competenti, perché per i gestori mondiali ed europei il riscaldamento globale, sebbene sia il più globale dei problemi, non deve essere affrontato attraverso la progettazione di impianti che proteggono globalmente l’ambiente, sia mentre si producono beni di consumo, sia nei servizi depurativi ed energetici. Per i politici e gli addetti ai lavori i problemi di cui parlo devono continuare ad essere affrontati attraverso finanziamenti scollegati alle nuove energie non competitive, risparmi energetici al consumo, non alla produzione, senza mettere al bando impianti obsoleti e incompleti, che concentrati su una sola tecnologia, contro i principi fondamentali della conservazione della materia producono soltanto protezioni ambientali apparenti, a spese dei contribuenti, che non trovano lavoro, proprio perché tutti i cicli di trasformazione della materia sono incompleti per creare un profitto immediato, non lungimirante. Anche le Università e gli istituti di ricerca sono organizzati in questo modo: divise in facoltà nello stesso ateneo, senza nessun progetto comune. Eppure, il mondo, quando ha voluto, le sinergie tra diverse scienze e diverse tecnologie le ha realizzate. Infatti, senza sinergie gli aerei e le auto i treni ad alta velocità, le navicelle spaziali, con tutti confort, non esisterebbero. Mentre per la protezione dell’ambiente e l’energia sostenibile ci siamo fermati alla base delle ciminiere, alle fogne che degenerano i liquami. Questo significa che soltanto le multinazionali si possono permettere di realizzare impianti completi, basati sulle sinergie tra gli uomini più preparati e le tecnologie più avanzate. Ma le multinazionali realizzano le sinergie per vincere la concorrenza con le altre multinazionali sul piano commerciale, senza regole ambientali internazionali comuni, che dovrebbero essere emesse da organismi pubblici al di sopra delle parti come le Nazioni Unite e i governi dei cinque continenti. Eppure, secondo la mia esperienza, che nessuno ha mai messo in dubbio, di progettista di impianti industriali e ambientali, è più semplice organizzare, dal punto di vista ambientale, il territorio di una regione con milioni di abitanti, che organizzare il lavoro di un’industria che produce mille auto al giorno. La cosa è ovvia se si pensa al numero di tecnologie che intervengono al numero di macchine di lavorazione, stazioni di montaggio, trasporti interni, magazzini automatizzati e ritmi di lavoro calcolati e cronometrati al centesimo di secondo. Eppure, oggi nel mondo abbiamo moltissimi stabilimenti industriali automatizzati alla perfezione per produrre beni di consumo e nessun impianto completo dal punto di vista ambientale. La colpa è di tutti (politici, scienziati, tecnici, intellettuali, sindacati, associazioni ambientali e religiose). Sfido chiunque a indicare pubblicamente un solo impianto industriale, energetico depurativo, agricolo, completo dal punto di vista ambientale. Cioè, che chiude tutti i cicli chimici e biologici coinvolti, restituendo all’ambiente acque depurate e alcaline, aria pulita priva anche di CO2, concimi naturali. Ovviamente, ho ragione, nessun impianto attuale può fare queste cose. I tecnici si sono arresi, mentre i politici e gli imprenditori hanno convinto tutti che non ci può essere sviluppo industriale senza inquinamento, ma dobbiamo avere fiducia in loro che cercheranno di ridurlo al minimo mettendo in commercio macchine depurative sempre più efficienti. Questa è una presa in giro cosmica, a cui partecipano tutti i leaders mondiali, probabilmente in buona fede, fino a quando potrà essere accettabile la tesi che non siano stati informati della possibilità di proteggere globalmente l’ambiente. Infatti, anche la protezione ambientale potrebbe essere industrializzata moltiplicando la capacità produttiva. Si tratta soltanto di allargare il concetto di impianto industriale, energetico depurativo, agricolo, includendo anche i cicli collaterali che proteggono l’ambiente. Ovviamente, l’inserimento dei cicli protettivi dell’ambiente comporterebbe anche la creazione di posti di lavoro e una maggiore equità nella distribuzione della ricchezza. Questi non sono concetti filosofici ma soluzioni tecniche impiantistiche realizzate con criteri industriali e ambientali contemporaneamente, pubblicate del sottoscritto dal novembre 2012, appena depositati i brevetti. Questi brevetti, essendo stati estesi a livello internazionale e non trovando partner tra le aziende pubbliche e private mondiali, hanno dimostrato che non c’è nessuna competizione nella protezione dell’ambiente. La competizione esiste tra le aziende che utilizzano l’ambiente per vendere macchine commerciali. Ma la sostanza della protezione ambientale non ha fatto concreti passi avanti dal protocollo di Kioto (1997) che avrebbe dovuto essere lo spartiacque tra le vecchie e nuove politiche ambientali. 

Credo di aver chiuso con le discussioni su Linkedin. Oltre tutto, i miei interventi sono stati sempre dei lunghi monologhi. Suppongo che nessuno possa parlare liberamente come un pensionato. E’ evidente che chi deve portare i soldi a casa, a dire la verità, ha troppo da perdere. Nessuno ha voglia di approfondire gli argomenti trasversalmente per evitare di affrontare anche gli effetti nascosti alla gente comune. Gli addetti ai lavori preferiscono realizzare depurazioni apparenti, che spostano i problemi ambientali locali a livello globale, dove si notano meno, ma diventano più gravi. Tacciono soprattutto quelli che hanno sudato sui libri universitari scientifici. Questi, se sono fortunati fanno i ricercatori  e approfondiscono i problemi sempre nella stessa direzione, oppure vanno in fabbrica e si specializzano in singoli settori. Chi li comanda li costringe a non andare oltre il compito assegnato. Non è una costrizione imposta con la forza, ma dall’organizzazione del lavoro, che premia chi occupa la posizione per più tempo. In questo modo nella grande industria e nella ricerca si penalizza la creatività. Infatti, anche nell’industria i brevetti si concentrano sui dettagli specialistici, la creatività industriale si salva perché la stessa organizzazione del lavoro crea le sinergie tra i vari uffici al fine del miglioramento della produttività, della qualità. Il lancio di nuovi modelli è affidato ad altri specialisti. La creatività pubblica, basata, soprattutto, su ricerche separate nell’ambito delle varie discipline scientifiche, non avendo obiettivi comuni, non può essere aiutata nemmeno dall’organizzazione del lavoro industriale. La proprietà intellettuale è una beffa nei confronti degli inventori privati poiché per proteggere un brevetto a livello internazionale occorrono almeno 100.000 euro. Solo le grandi aziende possono permettersi questi costi. Ia protezione brevettuale dovrebbe essere eliminata e agli inventori riconosciuti semplici diritti di autore, come a coloro che scrivono un libro, una sinfonia musicale. Può sembrare strano, solo in questo modo si favorirebbero le idee e gli inventori. 

Stiamo creando un mondo che assomiglia sempre di più a quello immaginato un secolo fa da Franz Kafka nei due romanzi: Il processo e Il castello (costruito sulla burocrazia, e quindi sull’alienazione, la frustrazione dell’uomo che non riesce a integrarsi, soprattutto se esprime concetti che vanno oltre le singole mansioni, ristrette, dalle specializzazioni). Si assiste alla morte di grandi progetti di pubblica utilità solo perché sono stati sviluppati al di fuori di un sistema burocratico ed economico, costituito da centinaia di migliaia di persone, dove la creatività è stata completamente dimenticata. Si potrebbe accettare un sistema burocratizzato e computerizzato solo per la gestione ordinaria ma dopo aver accertato che le soluzioni tecniche inserite nei programmi siano le migliori in assoluto. Ma allo stato attuale, senza che le soluzioni depurative ed energetiche siano efficienti, sono stati burocratizzati gli errori ed è diventato ancora più difficile che possano emergere soluzioni veramente valide.

Possibile che la società moderna riesca a burocratizzare tutto, e ragionano autonomamente soltanto filosofi e scrittori, che ai fini pratici, non sono in grado di produrre benessere e lavoro? Almeno, filosofi e scrittori non fanno danni ambientali, piuttosto li denunciano, anche essendo impotenti. Invece, i tecnici che aprono e non chiudono i cicli antropici producono più danni ambientali delle ecomafie. Ma è legale, perché rispettano le normative, le quali non possono essere aggiornate e rese più severe perche lo stato dell’arte degli impianti non lo consente. Infatti, i cicli di trasformazione della materia, chimici e biologici che non si chiudono negli impianti producono inquinamento locale e globale. La Multinazionale italiana ENI dopo aver esaminato i brevetti sulla depurazione globale, mi ha scritto che non è interessata ad applicarli perché rispetta già le normative. Ma come possono migliorare le normative se si rifiutano di sperimentare soluzioni che recuperano il calore e producono acque alcaline a spese del CO2 che oggi emettono nell’atmosfera? La multinazionale tedesca SIEMENS, dopo avere esaminato per due o tre mesi i brevetti ambientali ed energetici, mi ha scritto che pur non mettendo in discussione la validità delle mie soluzioni, non è interessata per ragioni che non è tenuta a spiegare. Sono troppo comode risposte del genere dove le grandi aziende private rifiutano responsabilità sociali e quelle pubbliche non si assumono nemmeno la responsabilità di rispondere, facendo girare a vuoto l’inventore nel labirinto della burocrazia, creata appositamente per sfuggire a responsabilità individuali. Io suppongo che, per i privati, la ragione del disinteresse, sia soprattutto, perché le soluzioni sono poco commerciali; inoltre, anticipando di molti anni le normative esistenti incontrerebbero anche difficoltà burocratiche a interfacciarsi con gli enti pubblici posti alla tutela dell’ambiente, che continuano a produrre capitolati di appalto con il copia e incolla di pagine dattiloscritte vecchie di almeno un trentennio. Quello che è scritto su http://www.spawhe.eu sembra fantascienza, mentre sono semplici applicazioni impiantistiche sparse per il mondo messe insieme in modo più coerente. Nel mondo non esiste qualcosa che assomigli alle ciminiere che catturano il CO2; alle fogne depuratrici dell’acqua e dell’aria urbane; non esiste l’abbinamento di ciminiere depuratrici, torri di scambio termico e pozzi geotermici, che ci consentirebbero di avere altissimi rendimenti di scambio termico e depurazione dell’aria, che ci consentirebbero di avere aria condizionata tutto l’anno, eliminando le unità esterne dei condizionatori che contribuiscono al riscaldamento globale e alla diffusione del particolato urbano; gli stagni biologici sovrapposti che  consumando i nutrienti potrebbero produrre biomasse ma potrebbero anche dissalare grandissime quantità di acqua facendovi circolare cestelli forati contenenti sferette di resine di scambio ionico; le serre di produzione agricola sovrapposte meccanizzate con sistemi di trasporti interni industriali e circolazione di acqua d’irrigazione con totale riciclo; i digestori lineari che consentono la produzione di biometano in decine di postazioni autonome recuperando le acque di scarico degli impianti termici; le piccole e grandi serre calcaree che produrrebbero acque alcaline consumando il CO2; la produzione energetica sommersa che con bassi costi produrrebbe energia e ossigenazione dei fondali inquinati; quella verticale urbana, che abbinata alla distribuzione idrica, con minori ingombri e a parità di costi produrrebbe una quantità di energia cinque volte superiore al solare; la colonizzazione oceanica per mezzo di stazioni si pompaggio galleggianti, che solleverebbero i nutrienti e il CO2 solubilizzati dalle altissime pressioni, combattendo semplicemente e efficacemente l’acidificazione, lo scioglimento dei ghiacciai e la lotta alla fame e alla disoccupazione. Tutte queste cose non esistono perché non si sanno mettere insieme gli impianti sebbene esistano le tecnologie per poterlo fare.

Era troppo comodo da parte dell’industria e delle autorità ambientali, approfittare del monopolio della progettazione ambientale ed energetica, non accessibile a piccole imprese e professionisti, per fingere di cercare di risolvere i problemi ambientali e occupazionali, ma fermandosi di fronte a problemi tecnici non insormontabili, addirittura banali. Ma http://www.spawhe.eu, li smentisce clamorosamente, se è vero che l’intera progettazione, purtroppo resta nelle loro mani, perché le piccole e medie imprese impiantistiche non hanno la forza e la capacità di associarsi concretamente ma soltanto formalmente. Inoltre, vivendo, soprattutto di sub appalti, se vogliono continuare a lavorare devono semplicemente tacere. Devono tacere anche i lavoratori dipendenti, vincolati alla fedeltà aziendale. Con le tecnologie esistenti é possibile chiudere correttamente tutti i cicli antropici, ma questi, proprio perché sono cicli, devono essere chiusi al posto giusto, nel momento giusto. Questo comporta un’organizzazione del lavoro anche nel settore pubblico che non è stata mai pensata da nessun governo e nemmeno dalle Nazioni Unite. Purtroppo, i problemi, come si sospettava, non sono soltanto tecnici ma anche morali. Ma non esistendo, nel mondo intero, nessun filantropo, che abbia finanziato una progettazione globale ed energetica alternativa, nessuno poteva mettere in discussione le loro soluzioni. Il sospetto che fossero sbagliate e inefficienti non bastava per metterle in discussione. Erano necessarie soluzioni alternative, perche avrebbero detto che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Dopo la pubblicazione di SPAWHE, basandosi sulle soluzioni illustrate, tutto può essere messe in discussione sul piano tecnico e scientifico. Ma i cambiamenti devono essere imposti dall’esterno del sistema. Soprattutto da enti morali, associazioni e sindacati, che oggi non hanno nessuna capacità di progettazione. Fa piacere che un personaggio famoso come Al Gore giri il mondo per parlare della lotta al riscaldamento globale, ma quali sono i progetti alternativi e dettagliati che propone l’organizzazione che lo sostiene? E’ ovvio che Al Gore non sa che esiste la possibilità di una progettazione alternativa a quella degli enti pubblici e delle multinazionali, cerca soltanto di sensibilizzarli, senza ottenere grandi risultati, a parte quelli mediatici. Si sa che i media rincorrono i personaggi famosi, qualsiasi cosa dicano. Qualcosa di più concreto ha realizzato Bill Gates che ha finanziato impianti locali alternativi, come la potabilizzazione delle acque. Ma nemmeno lui può immaginare che l’alternativa non deve essere occasionale e locale. E’ necessario cambiare l’intera politica ambientale mondiale, affinché i minerali tornino alla terra, i carbonati ai mari, e dove si produce energia si deve fare con effetti collaterali che proteggono l’ambiente, non lo distruggono (come le centrali termiche fossili) e nemmeno sono neutrali (come le attuali rinnovabili biologiche solari, eoliche). Fino a quando SPAWHE sarà sconosciuto da personaggi famosi come quelli citati e per motivi diversi e dalle autorità morali mondiali, sarà ignorato anche dai media, dai sindacati e dalle associazioni ambientali. Non è una novità che tutti vogliano soccorrere i vincitori. In attesa che qualcosa succeda, io dico che chi progetta impianti industriali, ambientali, energetici, ha responsabilità molto superiori ai politici, economisti, filosofi, scrittori, religiosi, giornalisti, perché queste categorie producono parole che esprimono concetti che hanno valori importanti solo per alcune categorie di persone, mentre i progettisti d’impianti producono cibo, beni di consumo, energia, depurazioni, lavoro e benessere reale. Ma hanno anche grandissime responsabilità sociali. Infatti, se progettano impianti completi (che chiudono tutti i cicli) creano anche giustizia sociale, creando più posti di lavoro e una maggiore equità nella distribuzione della ricchezza. Se, invece, progettano impianti parziali, creano ingiustizie sociali, danneggiamo l’ambiente e anche le generazioni future. Io penso che nessun filosofo abbia mai fatto queste considerazioni e nessun progettista d’impianti abbia visto il proprio lavoro sotto quest’aspetto così importante. La colpa è della parcellizzazione del lavoro che impedisce la formazione di tecnici eclettici che acquistino la coscienza dell’importanza del proprio lavoro, che si aggiornano continuamente, imparino a mettere insieme diverse tecnologie e abbiano il coraggio di proporre soluzioni anche non sperimentate. Le persone intelligenti e competenti, se esistono, comprendono che le grandi idee non hanno bisogno di prototipi artigianali ma di impianti pilota, non alla portata, degli inventori.

La fede è una cosa seria, io non chiedo alla chiesa cattolica di avere fede nel sottoscritto ma di presentarsi ai vertici mondiali sull’ambiente e sull’energia, come STATO DEL VATICANO in rappresentanza anche delle altre religioni che non hanno uno stato che li rappresenti, con dei punti interrogativi, che sono speranze, non certezze, per l’ambiente e il lavoro, sulle quali indagare. Non partendo da zero ma da progetti già sviluppati nelle linee principali e che non possono andare oltre se non sono sostenuti nemmeno dalle Chiese e dalle associazioni. Nonostante lo stato del Vaticano sia il più piccolo stato del mondo è anche il più autorevole moralmente. Nessuno può rifiutarsi di rispondere quando si presentano progetti concreti e competenti. Anzi, chi non ha fatto bene il proprio lavoro, almeno per orgoglio professionale, si impegna di più a fare meglio.

 “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?” Quanto può ancora durare questo passo del vangelo con la desertificazione che avanza al ritmo di 12.000 km2 all’anno, i poveri che fuggono dalla povertà e dalle guerre tribali senza poter essere accolti dai paesi industrializzati che licenziano i lavoratori, sostituiti dai robot,  mentre la popolazione si avvia a superare i nove miliardi? E’ vero che le chiese devono avere fiducia in Dio, Maometto, Buddha, ma è anche vero che gli uomini hanno commesso troppi errori, guerre, disastri ambientali per continuare ad essere lasciati senza guide morali nell’applicazione delle scienze economiche, scientifiche, energetiche, ambientali.

Anche le Chiese possono fare molto di più dei semplici appelli che sentiamo nelle omelie. La moralità non può essere un concetto astratto e culturale, riservato a persone estranee al mondo dell’economia e delle tecnologie. Senza moralità non si possono produrre impianti di produzione, urbani e tecnologici completi dal punto di vista ambientale, per cui i moralisti devono diventare anche progettisti, almeno per consentire l’adeguamento delle normative internazionali che stabiliscano i criteri da rispettare nelle progettazioni e i parametri da controllare nelle gestioni degli impianti. Non basta denunciare il lavoro minorile, la disoccupazione, la parità dei salari tra uomini e donne. Le parole non costano niente a chi le pronuncia. Le proposte serie costano anni di lavoro.

 Non è un mistero che tra i religiosi ci siano moltissime persone laureate in discipline scientifiche, utili alla protezione dell’ambiente, e che moltissimi laici collaborerebbero volentieri con entità che non pongono il profitto economico e il potere temporale tra le loro priorità. Il mio non è un invito alla rivoluzione ma alla collaborazione con i potenti di turno, che sono uomini, che possono sbagliare. Le Chiese come le associazioni, i sindacati non devono sostituirsi agli addetti ai lavori, ma fare soltanto da consulenti, probabilmente indesiderati, ma elaborando progetti, non slogan e nemmeno proteste e appelli. Le Nazioni Unite, i governi. la comunità europea, possono cestinare, i progetti di un pensionato, non quelli di organismi che rappresentano una grossa parte della società. Le chiese destinino una quota delle entrate economiche alla progettazione alternativa, formando tecnici svincolati dagli interessi di parte, capaci di entrare nei dettagli, per suggerire come si crea benessere e lavoro, non precario ma duraturo, legato anche industrialmente ai cicli naturali della chimica della fisica e della biologia. Per essere al passo con i tempi se l’inquinamento è prodotto industrialmente anche la protezione dell’ambiente deve avere le stesse potenzialità. 

 Sono lontani i tempi di Galileo Galilei, quando la scienza era ostacolata dalla Chiesa. Almeno, a quei tempi c’era la buona fede. Non esistevano i potentissimi telescopi astronomici che consentono di studiare i movimenti delle stelle. Oggi le parti sono invertite, la Chiesa è sgravata dal potere temporale, mentre la scienza e la tecnologia sono di parte. Appartengono solo a chi li finanzia privatamente, mentre il finanziamento pubblico, in mano a politici e burocrati, almeno nel settore ambientale ed energetico spreca risorse finanziando progetti che si ostacolano a vicenda. Chi ha detto che l’energia biologica debba essere prodotta trasformando semplicemente gli agricoltori in produttori di energia? Perché non abbinarla al recupero del calore di altre fonti energetiche e all’alcalinizzazione delle acque con il CO2 che non andrebbe nell’atmosfera? L’energia biologica attuale non competitiva e neutrale nei confronti dell’ambiente finanziata da politici e burocrati, con il consenso della scienza, potrebbe diventate protettiva dell’ambiente come l’idroelettrico sommerso, che nemmeno esiste. Gli attuali signori pubblici e privati, dell’ambiente e dell’energia, tanto attenti ai costi e ai finanziamenti, tacciono anche sugli aspetti economici dell’energia idroelettrica senza salto idraulico che ha tutte le caratteristiche per diventare l’energia più economica del mondo e si potrebbe realizzare immediatamente, poiché esistono tutti i componenti. Devono prima ammortizzare gli investimenti sbagliati? E il settore pubblico che deve rendere conto della bilancia dei pagamenti per quale ragione non risponde? Ho inviato e fatto girare nella mia piccola rete tre inutili lettere aperte al Parlamento e alla Commissione Europea senza nessuna risposta. Perché dovrebbero rispondermi? Sono solo un pensionato che non rappresenta nessuno. Per proporre tante soluzioni insieme è evidente che lavoro di fantasia. A nessuno viene in mente di cercare in rete da quanto tempo propongo soluzioni. Sono diventate molte dopo nove anni di lavoro e ne parlo di più adesso perché ho concluso il mio lavoro e ogni soluzione si può collocare nella giusta posizione, in una logica di protezione globale dell’ambiente. Ma nessuno ha la pazienza di leggere tutto, perché nel mondo di oggi o si comunica con twitter, oppure si approfondiscono singole discipline. Gli argomenti globali si affrontano solo a livello politico. I politici, ai vertici mondiali promettono generiche soluzioni che, ovviamente, affidano ai tecnici, i quali, specializzati in singoli settori, propongono solo quello che sanno fare: produzioni energetiche non competitive, senza mai cercare sinergie tra le tecnologie esistenti, che sono più efficienti, come ha fatto il sottoscritto che ha alle spalle una vita di esperienze trasversali. Sbagliare è umano, sarebbe stato diabolico continuare, ma di fronte a una cecità collettiva, la realtà supera ogni possibile fantasia.

Per non svegliare quest’immensa energia con semplici elettropompe e turbine poste sotto il battente idraulico (le pompe vincerebbero lo stato d’inerzia per trasformare il battente in energia cinetica e la turbina la trasformerebbe in energia elettrica), si preferisce continuare a perforare la crosta terrestre e i fondali marini con tecniche sempre più invasive e inquinanti. Oppure allagare valli di montagna e costruire dighe per realizzare il famoso salto idraulico senza il quale, per la scienza e la tecnica, la turbina idraulica non può funzionare. Chi lo ha detto? Non basta svegliare l’energia dormiente con l’aiuto di una pompa? Invece d’importare petrolio e gas consumando un poco di energia nostrana per mantenere attivo il battente idrostatico, a mio parere, possiamo produrre tutta l’energia che serve. Oltre tutto, producendo energia idroelettrica sommersa porteremmo ossigeno nei fondali dei mari e laghi inquinati da acque provenienti da tutte le attività umane. I depuratori intercettano soltanto una piccolissima percentuale delle acque da depurare. C’era un’urgente bisogno che qualcuno inventasse questa energia. Ma nessuno ci crede perché la soluzione è troppo semplice. Trovo soltanto amici che pur essendo laureati in discipline scientifiche, non fanno ragionamenti tecnici e scientifici. Mi invitano alla prudenza, perché se fosse stato possibile qualcuno ci avrebbe già pensato. Nelle mie soluzioni c’è il trucco o qualche errore ma nessuno sa dire dove siano. Invece, per il sottoscritto, non ci sono trucchi e nemmeno errori concettuali, bisogna soltanto realizzare prototipi per affinare i sistemi. Nessuno vuole ammettere che le grandi invenzioni possono anche essere semplicissime. Da mesi aspetto che qualcuno mi smentisca o qualcun altro mi aiuti a sostenere questi brevetti a livello internazionale, essendomi già dissanguato economicamente a sostenere da solo i brevetti sulla depurazione globale e l’energia protettiva fossile e biologica che nessuno ha compreso, o voluto comprendere, nel mondo intero.

Le pompe idrauliche sono state inventate per sollevare le acque, ma cosa ci impedisce di usarle nei laghi, mari e grandi bacini per spingere l’acqua verso il basso, sfruttando nella stessa direzione il battente positivo della massa d’acqua contenuta nel tubo sopra la pompa, che rappresenta l’energia  potenziale (m*g*h). Quando la pompa gira, l’acqua presente nel tubo si sposta verso il fondale e acquista un’energia cinetica (1/2*m*V2) che dipende dalla grandezza della pompa (più grande è la girante della pompa, maggiore e la portata e quindi la velocità). Ma la prevalenza della pompa e quindi la potenza assorbita dipendono dalle caratteristiche dell’impianto, che sono semplicissime e non si verificano nelle condizioni atmosferiche esterne all’acqua. Infatti, la potenza assorbita da una pompa idraulica è: P (kw) = Q *γ * H / 102 * η.

Dove Q (l/S) è la portata; γ(kg/dm3) è il peso specifico; η.è il rendimento della pompa;  H (m) è la somma algebrica tra il battente positivo in aspirazione della pompa (h) e le perdite di carico negative costituite dalle resistenze del circuito Z (m) che comprendono le perdite di carico nei tubi, nelle turbina e allo sbocco dell’acqua nell’acqua del fondale che dipende dalla velocità di uscita (V2/2g). E’ importante notare che l’acqua che alimenta la pompa che, a sua volta, alimenta la turbina, grazie all’intubazione, è separata dall’acqua circostante e può avere la propria specifica  pressione idrostatica che si trasforma in energia cinetica concentrata sulle pale della girante come gli impianti terrestri. Pertanto, gli impianti possono essere dimensionati idraulicamente con i principi legiferati dal Bernoulli”. Questo è molto importante perché senza l’intubazione della pompa che alimenta la turbina avremmo avuto soltanto un riciclo di acqua intorno alla pompa e alla turbina senza la produzione di energia, poiché non si sarebbe creato un flusso gravitazionale separato dalla massa statica dell’acqua del bacino, che parte dallo stato superficiale dell’acqua.

Ovviamente, per avere un basso assorbimento elettrico della pompa dobbiamo fare in modo che il valore di “H” si avvicini a zero, installando la pompa e la turbina alla profondità equivalente al valore di “Z”. In questo modo tutte le perdite di carico della turbina, che produce l’energia  sono assorbite da ”h” e la pompa assorbe soltanto l’energia necessaria a produrre la portata richiesta con una piccolissima prevalenza H, che per comodità assumiamo pari a 0,2 m. Nella realtà, in un diagramma che porta in ascisse le portate e in ordinate le prevalenze, la curva della pompa che sale verso l’alto e quella del circuito che scende all’aumento della portata, si incontrano nell’esatto punto di funzionamento, che inevitabilmente, si discosta leggermente da quello nominale. Qualcuno mi ha fatto l’osservazione che quando si ferma la pompa si ferma anche la turbina, ma questo è normale. Anche chiudendo la saracinesca che alimenta una turbina con salto idraulico, non circolando l’acqua non si produce più energia e quando finisce il combustibile si fermano anche le centrali termiche. Non ho mai detto di aver inventato il moto perpetuo, ma soltanto l’energia più semplice, pulita ed economica del mondo che già da oggi piccole e medie imprese possono realizzare di qualsiasi dimensione.

Supponendo di realizzare due centrali “idrolettriche sommerse” partendo da una portata di acqua di 4000 L/s, sfruttando una caduta utile di 50 m, scegliamo una elettropompa sommersa intubata in un tubo Dn 1400 e creiamo degli impianti che consentano l’installazione della pompa alla profondità di 50 m. Con una portata da 4.000 L/sec, V = 2,6 m/sec, le perdite di carico in m/km calcolate con la formula di Bazin (1.000*4*V2/C2*D) dove (C= 87/(1+2g/√D) e un coefficiente di scabrezza γ=16, sono 4,11 m/km, per un totale di 0.20 m. Nel caso dell’impiego della turbina a flusso radiale e alternatore esterno, le perdite di carico localizzate nella riduzione di ingresso alla turbina con D2 = 700 mm (V2 = 10,4 m/s) sono pari a 2,75 m (0.5 * V22/2g); le perdite di carico nella curva a 90 gradi raggio (0,5* V12/2g) sono pari a 2,75 m, pertanto l’altezza utile (Hu) all’ingresso della turbina diventa circa 44,3 m. All’uscita della turbina abbiamo una perdita di carico allo sbocco V2/2g, che nel caso di una velocità di 2 m/s è soltanto di 20 cm di colonna d’acqua. La somma delle perdite di carico esterne alla turbina sono 5,9 m, pertanto, il carico utile sulla turbina è 44,1 m. Supponendo che il rendimento complessivo della macchina sia 0,87. La potenza utile erogabile dalla turbina sarà Pu = η*1025*Q*Hu/102 = 0,87*1025*4*44,1 /102 = 1.542 KW. Nella soluzione intubata verticale supponendo che il rendimento sia lo stesso e che la turbina entri comodamente nel tubo Dn 1500 (il tubo è piu largo di 10 cm per contenere la turbina) non ci sono curve e possiamo considerare le perdite nel tubo 0,1 m. Aggiungendo i 0,2 m di perdita di carico allo sbocco, restano disposizione della turbina ben 49,7 mt di battente positivo (Hu), che sono utilizzati integralmente per la produzione energetica che sarà superiore: 1.737 KW. A queste energie calcolate dobbiamo sottrarre l’energia necessaria per far girare la pompa, alla quale diamo una prevalenza di 0,2 m, pari alla perdita di carico allo sbocco e supponiamo un rendimento del 78% (4000*0,2/102*η = circa 10 kw). Nessuna energia al mondo costa così poco e nessun impianto energetico è così semplice da realizzare, anche se ci sono problemi per realizzare le manutenzioni, che possono essere evitati realizzando impianti semplici a pale fisse perché il livello del mare è costante e la soluzione galleggiante non risente nemmeno dell’alta e bassa marea.

In altre parole, la pompa con una piccolissima potenza assorbita a regime, quasi nulla, sostituisce il salto idraulico. Ovviamente, allo spunto, la potenza assorbita dalla pompa è molto superiore, assimilabile a un impianto di sollevamento acqua, dovendo far girare per qualche minuto la pompa e la turbina con la sola corrente elettrica. Ma questo assorbimento di corrente è graduale, essendo, automaticamente, assimilabile alla partenza della pompa con la saracinesca motorizzata di mandata chiusa, appositamente regolata con apertura ritardata. Nel nostro caso non c’è bisogno di regolazione ma di prevedere il maggiore carico meccanico sulla girante della pompa nella fase iniziale. Ma questi problemi tecnicamente non sono insormontabili. 

Quello che conta è il fatto che possiamo produrre energia senza il salto idraulico, che l’acqua non si disperde e non sono necessari bacini e dighe, che in moltissimi casi producono danni. A prescindere che questo sistema energetico porta l’ossigeno delle acque superficiali nei fondali, che in genere sono inquinati e ne hanno bisogno, si produce anche un altro effetto benefico: le acque aspirate dall’alto hanno una temperatura superiore a quelle del fondale e anche l’energia dissipata allo sbocco produce calore. Quindi all’uscita della turbina, l’acqua tende a salire verso l’alto fino a che la temperatura non si uniforma, pertanto si  genera una piccola corrente di risalita che porta in superficie i nutrienti e aumenta anche la pescosità di laghi e mari. Quando ho studiato questa soluzione energetica avevo un grosso dubbio sulla contropressione idraulica  all’uscita della turbina che se fosse esistita avrebbe impedito questa invenzione. Pertanto, ho sviluppato una soluzione energetica alternativa che avrebbe aggirato l’eventuale problema. Solo recentemente ho avuto l’idea di andare a verificare come hanno calcolato la perdita di carico allo sbocco delle condotte sottomarine dei liquami parzialmente o per niente depurati (che non condivido, come sistema, avendo proposto soluzioni per la lotta all’eutrofizzazione, mentre le condotte sottomarine la favoriscono) ma il modo in cui calcolano la perdita di carico allo sbocco del tubo poggiato sul fondale, conferma la soluzione sopra esposta. L’uscita dell’acqua dalla turbina non risente della pressione idrostatica sovrastante. E’ una semplice perdita di carico allo sbocco sommersa in vaso aperto.

Solo nel caso in cui ci trovassimo in un pozzo stretto, con un volume ridotto, subiremmo la contropressione all’uscita della turbina, dovendo sollevare l’acqua e quindi, vincere la pressione atmosferica che grava sulla superficie del pozzo. Ma anche in questo caso c’è un notevole guadagno energetico che dipende dal volume del pozzo. Infatti, fermo restando le soluzioni precedenti, l’energia cinetica persa per la risalita dell’acqua è proporzionale al quadrato della velocità (1/2*m*V2), quindi, maggiore è la sezione del pozzo, minore è la velocità, maggiore è il guadagno energetico. Mentre la velocità di discesa che produce energia è molto superiore. Ma se consideriamo casi in cui l’acqua a disposizione sia pochissima rispetto all’altezza del livello idrostatico, come ad esempio una torre piezometrica degli acquedotti, oppure la distribuzione idrica di un condominio, si può utilizzare il circuito alternativo con riciclo intubato dell’acqua, che potrà essere realizzato anche con piccole portate, utilizzando le pompe alimentate come turbine accoppiate generatori di corrente al posto delle turbine. In questo caso solleviamo soltanto una percentuale dell’acqua. Infatti, se realizziamo due circuiti separati, di cui uno ricicla l’acqua e l’altro rinnova la pressione, scaricando una quantità di acqua ad ogni giro di riciclo,  per far entrare la pressione del livello idrostatico superiore nel corpo della pompa, possiamo produrre energia con il 100% della portata e della pressione. Non si tratta di moltiplicare l’energia, come mi ha detto qualcuno, riferendosi al famoso moto perpetuo, ma di prelevare una piccola quantità di energia dal sistema senza alterarlo. Dal mare possiamo prendere tutta l’energia che vogliamo. Ma da un serbatoio idrico con capacità limitate, se non vogliamo consumare il capitale idrico, in un solo colpo, dobbiamo dosare il prelievo mantenendo costante il livello con i circuiti idraulici, che assorbono una parte dell’energia prodotta. In altre parole è come vivere con gli interessi bancari prodotti dal capitale. Un grande capitale idrico produce alti interessi, un piccolo capitale produce bassi interessi. Ma non andremo mai in perdita come avviene adesso con cattivi tecnici economisti, politici e spettatori passivi distribuiti nell’intera società, soprattutto, tra coloro che dovrebbero produrre una corretta informazione, anche ponendo dei punti interrogativi. I punti interrogativi si possono risolvere con critiche costruttive e soprattutto, con sperimentazioni, non con silenzi simili all’omertà. La ricerca non è l’approfondimento delle idee degli scienziati? E’ giusto finanziare la ricerca. E’ stato da sciocchi finanziare su larga scala energie non competitive, e tralasciare di sperimentare sistemi depurativi globali, proposti dal sottoscritto, che hanno dovuto crescere solo virtualmente, arrivando a produrre energie competitive, sempre virtuali, che ugualmente, nessuno ha finanziato. Anche l’energia idroelettrica verticale urbana, certamente meno efficiente di quella sommersa, può trovare moltissime applicazioni nei centri urbani collegati alla distribuzione idrica delle acque potabili, che produrrebbe energia invece di assorbirla. Ovviamente i sistemi idrici dovranno essere potenziati poiché l’acqua produrrebbe energia soprattutto quando è nella fase di attesa di essere consumata. Ma in compenso non avremo acque stagnanti in attesa del consumo e saranno eliminati gli antigienici serbatoi di accumulo e le autoclavi private.

Supponendo di voler dimensionare il circuito per il riciclo di 1000 L/sec e con il rinnovo di 200 L/sec, possiamo, deviare questi ultimi attraverso un setto separatore di portata orizzontale) che delimita circa 1/5 della sezione del tubo di riciclo, deviandolo nella turbina secondaria e alla pompa di sollevamento, che potrà essere comandata attraverso un inverter, che varia i giri del motore, per affinare ulteriormente la quantità di acqua di rinnovo, in funzione del rendimento energetico generale dell’impianto, giacché, l’acqua che solleviamo ha il maggiore costo energetico passivo che dobbiamo subire. Con questa netta separazione dei flussi alimentiamo il 75% della sezione del corpo pompa con 800 L/sec, aventi l’energia cinetica residua, l’altro 25% con 200 L/sec, provenienti dall’alto. Se non ci fosse la girante in rotazione (impianto fermo), la pressione idrostatica aumenterebbe in tutte le direzioni e l’acqua raggiungerebbe un livello statico comune tra i due circuiti. Ma con la girante in rotazione, le acque di riciclo (800 L/sec) e quelle di rinnovo (200 L/sec) sono costrette a miscelarsi nel corpo pompa, e a entrare nella turbina principale con la massima pressione, a patto che la sezione di passaggio consenta la trasmissione dell’intera pressione di circa 5 kg/cm2 (= 50 m) all’intera massa di acqua in circolazione. Infatti, se consideriamo la portata di 1 m3/s come una massa che produce un’energia cinetica secondo la legge di Newton, la dobbiamo moltiplicare per l’accelerazione di gravità (m*a): otteniamo un’energia di 9.810 kg*m/s2. Se a questa massa in circolazione vogliamo applicare l’energia di pressione di 5 kg/cm2, dobbiamo mettere in collegamento il tubo in cui circola l’acqua che alimenta la pompa con il tubo in cui c’è l’energia in pressione. La superficie di collegamento deve essere almeno 1962 cm2 (9.810/5). Nel nostro caso questa condizione è verificata essendo la sezione del tubo Dn 1000 pari a 7850 cm2, pertanto ¼ della sezione del tubo, per pura combinazione, è uguale a tale valore. Nella sezione dopo la pompa la pressione si espande in tutta la sezione esercitando una forza totale di kg 39.250, ben superiore ai 9.810 kg necessari alla massa di 1 m3/sec , che serve per produrre l’energia nella turbina.

Consideriamo le perdite di carico nel circuito: con una portata della pompa di riciclo e della turbina principale di 1000 L/sec, una tubazione Dn 1000 abbiamo una velocità dell’acqua V = 1,27 m/sec, le perdite di carico in m/km calcolate con la formula di Bazin (1.000*1*V2/C2*D) dove (C= 87/(1+2γ/√D) e un coefficiente di scabrezza γ=16, sono 1,5 m/km, considerando che l’acqua circolerà al massimo in 20 metri di tubazione, avremo un totale di p.d.c. di 0,03 m. Nel caso dell’impiego della turbina a flusso radiale e alternatore esterno, le perdite di carico localizzate nella riduzione di ingresso alla turbina calcolate con la relazione (0.5 * V22/2g) = 0,05 m; le perdite di carico nelle quattro curve con raggio 1.5 D a 90 gradi raggio (0,5* V12/2g) sono pari a 0,2 m, la perdita di carico all’ingresso del tubo e nel tubo stesso 0,1 m. Il totale delle perdite di carico, pari alla prevalenza che diamo alla pompa, è circa 0,4 m. Nella soluzione con turbina intubata, le perdite di carico nel circuito di riciclo sono ancora inferiori. Essendo trascurabili tali perdite di carico, possiamo considerare che l’intero carico idraulico lo assorba la turbina principale. Perciò, all’ingresso della turbina avremo una portata di 1000 L/sec e 50 m di pressione. Supponendo di uscire con una pressione residua di 10 m e che il rendimento complessivo della macchina sia 0,80. La potenza utile erogabile dalla turbina sarà Pu = η*1000*Q*Hu/102 = 0,8*1000*40/102 = 313,72 KW. L’energia spesa dall’elettropompa per vincere le perdite di carico nel circuito con una portata di 1000 L/s, considerando un rendimento 0,70 può essere calcolata con la seguente formula: 1000*0.4/102* 0,7 = 5,6 kw. L’energia prodotta dalla turbina secondaria con l’energia residua di 10 m, la portata di 200 L/sec e un rendimento di 0,6 è uguale a: 0,6*1000* 0,2 *10 / 102 =  11,76 Kw, mentre l’energia spesa per sollevare i 200 L/s alla prevalenza media di 45 m con rendimento 0,70 è 200*45/102* 0,7 =  126 Kw. Il totale dell’energia prodotta è 319,23 kw. Il totale di quella spesa è 137,76 Kw. La differenza è di 181,47 kw rappresenta il guadagno energetico pari al 131,7 % rispetto all’energia spesa. Non possiamo parlare di rendimento perché nessuna macchina o impianto può superare il rendimento del 100%, se non si sfruttano condizioni favorevoli esterne, come il prelievo della pressione idrostatica da un livello superiore, ma in quantità compatibili, e sinergie tecnologiche che sfruttano i principi idraulici di bernoulli e Pascal, per non sprecare tutto con un semplice salto idraulico. Questo non ha nulla a che vedere con il moto perpetuo della meccanica pura.

Un altro strano silenzio avviene sulla possibilità di colonizzare gli oceani ai fini della produzione alimentare e della lotta all’acidificazione. Nessuno al mondo si è dichiarato disponibile a realizzare artificialmente il fenomeno dell’up welling che si verifica naturalmente soltanto nel 5% della superficie oceanica e produce pesce per l’attuale popolazione mondiale. Certamente la produzione attuale non basterà per la popolazione futura. La produzione di pesce di allevamento a base di concimi non è naturale ed è inquinante. Almeno l’ottanta per cento delle superfici oceaniche, lontano dalle scarpate continentali senza pericoli di terremoti, onde e tsumani, potrebbe essere colonizzato con stazioni di pompaggio galleggianti che solleverebbero, per effetto venturi, nutrienti e carbonati solubilizzati nelle profondità oceaniche. Entrambi servirebbero a produrre alimentazione sostenibile e a fermare il riscaldamento globale e l’acidificazione oceanica.

Il problema della protezione ambientale è soprattutto morale. Chi ha potere morale non può fare appelli generici alla tutela dell’ambiente deve entrare nel merito dei progetti, spendendo qualcosa per la progettazione alternativa. E’ troppo facile pensare che le soluzioni che non trovano interlocutori, automaticamente non siano valide. Potrebbe essere vero in contrario: l’economia globale non premia le soluzioni globali di protezione dell’ambiente perché anche gli economisti, sono degli specialisti che non riescono a concepire un sistema completo, che deve seguire le leggi del mercato ma applicando cicli completi, che seguano una logica comune, al di sopra degli interessi di parte delle nazioni e delle multinazionali. Prima dovevano nascere i sistemi globali di protezione dell’ambiente e le energie protettive dell’ambiente descritti in http://www.spawhe.eu applicabili in tutte le attività umane e poi doveva nascere l’economia globale, che è un’altra opera incompiuta della classe dirigente mondiale.

Con gli attuali sistemi economici la produttività necessaria nella protezione ambientale non sarà mai raggiunta, perché le industrie preferiscono fornire i componenti commerciali, non partecipano, a organizzare industrialmente i sistemi, che hanno funzionato nell’industria manifatturiera. Se mi permetto di scrivere queste cose è solo perche mi sono occupato per un ventennio di sistemi industriali, un altro ventennio di sistemi ambientali e sono già nove anni che cerco di metterli insieme, senza la collaborazione di nessuno. Ovviamente, non pensavo di trovare tanta silenziosa ostilità. Se lo avessi saputo, probabilmente, non avrei iniziato l’attività di inventore ambientale, portando queste innovazioni. Ma una volta partito, sono stati soprattutto i silenzi raccolti a convincermi dell’utilità del mio lavoro. Quello che avevo iniziato per rifarmi anche economicamente di una vita di lavoro basata più sull’apprendimento delle conoscenze, che sul profitto, è diventato un dovere e io continuo a seminare, senza mai vedere i frutti del mio lavoro.

Il fatto che le mie prime invenzioni siano state ignorate a livello italiano, europeo e mondiale, conferma la mia sfiducia nei gestori attuali mondiali dell’ambiente e dell’economia. Era evidente che se ignoravano le invenzioni basilari sarebbero state ignorate anche quelle successive. Cosa avrei dovuto fare? Chiedere scusa ai professori che fanno consulenze private, non collegiali; ai progettisti pubblici e privati, che fanno i progetti e i capitolati di appalto superati, agli imprenditori che realizzano le opere e gestiscono gli impianti pensando solo a fatturare. Nessuno si preoccupa di quello che avviene prima e dopo gli impianti. Tutti fingono di non sapere che i cicli depurativi dei fumi devono proseguire oltre le ciminiere e quelli depurativi devono comprendere anche l’alcalinizzazione dell’acqua. Se tutti rispettano le normative, chi le deve migliorare? Non penso di aver avuto un’idea geniale a pensare, di coprire i depuratori, che tutti possiamo vedere nelle foto aeree di “Google maps” per non emettere CO2 nell’atmosfera anche depurando le acque. Non penso che sia stato geniale pensare che il CO2 possa essere usato per produrre carbonati nelle stesse che raffreddano le centrali. Meglio ancora se aggiungiamo le depurazioni delle acque alle stesse centrali. Le formule sono scritte su tutti i libri che parlano di chimica, biologia e depurazione, perché gli impianti si realizzano e si gestiscono diversamente? Se non avessi modificato virtualmente le fogne e i depuratori, non sarebbe nata nemmeno l’energia biologica protettiva dell’ambiente, nemmeno il welling artificiale e l’energia idroelettrica sommersa e verticale. Infatti, ogni invenzione, funzionando, in pratica o virtualmente, produce altre invenzioni. Man mano che lo stato dell’arte avanza, le invenzioni si complicano e sono necessarie sinergie tra esperienze maturate anche in altri settori. Le mie proposte dimostrano che nel settore dell’ambiente e dell’energia non c’è stato un travaso di idee sufficiente a far avanzare lo stato dell’arte globalmente e quindi anche le invenzioni semplici che, vanno in quella direzione, sembrano complicate.

Tutto quello che serve per diventar progettisti ambientali globali è scritto sul sito http://www.spawhe.eu. Basta seguire l’inquinamento passo dopo passo e intervenire al posto giusto,al momento giusto, con opere che siano contemporaneamente strutturali e tecnologiche, che interagiscano con le risorse idriche disponibili sul territorio, sia per proteggere i suolo che l’atmosfera. Non servono gli attuali depuratori e nemmeno le grandi produzioni energetiche. Il sito web e i progetti illustrati possono servire da base di partenza della progettazione alternativa.

Contrariamente a quanto sapevo, i miei brevetti sulla depurazione globale non sono decaduti in tutti i paesi il 19 maggio scorso . Per l’Europa e alcuni paesi decadranno il 19 giugno.

 Se fosse possibile vorrei  salvare almeno quello principale WO2014/076726 Global synergy plants for depuration, biomass production and thermoelectric cogeneration (gspdptc). (Impianti sinergici globali per depurazione, produzione di biomasse e cogenerazione termoelettrica). Nel 2017 c’è una gara pubblica: “Materials for clean air”(http://ec.europa.eu/research/horizonprize/index.cfm?prize=clean-air), alla quale vorrei partecipare con brevetti europei non decaduti che trattano lo stesso argomento. C’è in palio un premio di 3.000.000. Ovviamente servono i soldi per mantenere in vita questo brevetto prima della scadenza e possibilmente un’azienda che mi affianca nell’impresa. Si tratta di circa 4.500 euro. Sono poca cosa rispetto a quelli che ho già versato ma questa volta non li verserò senza partner pubblici o privati. Quello che volevo dimostrare l’ho già dimostrato. Non c’è nessuna competizione nella protezione dell’ambiente ma soltanto nella vendita di macchine commerciali in nome dell’ambiente.

La protezione dell’ambiente non può essere delegata a isolati depuratori lontani dai processi che non afferrano nemmeno un centesimo dell’inquinamento prodotto. Non importa se questi sistemi li hanno progettati con la partecipazione delle più rinomate università del mondo. Non è l’abito che fa il monaco. In fatto di ambiente e di energia sono i risultati che contano, non le parole e nemmeno i testi scientifici se poi non si sanno progettare gli impianti sul piano pratico. 

Per realizzare progetti ambientali globali occorrono molte professionalità ma, paradossalmente, gli unici progetti ambientali globali li ha sviluppati un pensionato, Le Nazioni Unite, i governi, le multinazionali non hanno prodotto nulla che assomigli lontanamente al sistema descritto sul sito http://www.spawhe.eu, il quale, nonostante internet, ci vorranno anni per essere conosciuto, se a scriverne e parlarne è solo lo stesso pensionato. Chi è esperto di tecnologie utili alla protezione dell’ambiente, oggi non è disoccupato, ma nemmeno è in grado di scegliere la politica ambientale globale, nella quale la propria esperienza possa essere utilizzata, essendo un semplice tassello di un mosaico immenso. La politica ambientale mondiale deve essere cambiata dell’esterno perché gli organi istituzionali preposti alla tutela dell’ambiente se avessero compreso il loro fallimento, solo per conservare la dignità si sarebbero dimessi in massa. Non Lo hanno compreso e continuano a fare danni. Senza progetti alternativi non si può cambiare niente ma i progetti devono essere presentati da autorità morali al di sopra di ogni sospetto. Chi raccoglie fondi e non si organizza per produrre progetti, ma soltanto slogan, marce e appelli per il sottoscritto che lavora da solo da anni, è già sospetto. E’ come Ponzio Pilato, che chiese al popolo che non poteva comprendere l’importanza della scelta: chi volete Gesù o Barabba?  

Cosa aspettano i giovani diplomati, laureati e disoccupati a imparare come si progettano gli impianti globali, partecipando a concorsi pubblici, presentandoli ai comuni  alle regioni di residenza, invece di recitare slogan appresso ai politici, sindacati e associazioni che non hanno progetti per creare benessere e lavoro?

Occorrono punti di riferimento che solo organizzazioni morali potenti come le Chiese possono mettere insieme. Fanno già molto, ma forse questa sarebbe la sfida più importante per sconfiggere l’ipocrisia dei potenti e il terrorismo dei violenti e fare concreti passi avanti verso la pace, e la dignità del lavoro a cui hanno diritto tutte le persone del mondo. Probabilmente, presentando questi progetti da solo ho peccato di orgoglio e presunzione. Ma io ho cercato chi mi desse una mano senza trovarli, a parte Gien Varney Wong, che non è un tecnico, non conosce la mia lingua, vive in Sud Africa ed è di religione Buddista. Eppure ci siamo compresi perfettamente. Quindi, chi vuole comprendere comprende. Chi ritiene che ho sbagliato in qualche cosa scagli la prima pietra, ma spero che lo faccia con argomenti tecnici e scientifici e sperimentazioni inoppugnabili. Per il momento, nonostante, la loro importanza, questi progetti non sono costati un centesimo di euro a nessun contribuente. Anche se avessi sbagliato qualcosa, non hanno creato danni di nessun genere. Mentre i danni che hanno creato i potenti di turno consentendo la realizzazione d’impianti di produzione, energetici e ambientali incompleti, sono paragonabili alle guerre sul piano umano, sociale ed economico. I vertici mondiali se non iniziano a mettere al bando gli impianti sbagliati e a iniziare la ricostruzione significa che vogliono continuare a fare danni. Non ci sono vie di mezzo o l’ambiente si protegge globalmente oppure si protegge solo apparentemente. SPAWHE, pur avendo, certamente, limiti e difetti, questo lo dimostra. Io spero che almeno ai rappresentanti delle Chiese sia risparmiato il peccato di omissione di soccorso contro la rapacità umana e l’incapacità di realizzare progetti nell’interesse comune. Gli Appelli e i sermoni non sono sufficienti. 

Cordiali saluti

Luigi Antonio Pezone

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