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 Lettera aperta ai progettisti e imprenditori italiani.

Cari amici, soprattutto, installatori d’impianti e liberi professionisti, che siete in competizione tra di voi e con il mondo intero, purtroppo, state partecipando a una gara di salto, dove l’asta è posta sempre più in alto. La sopravvivenza della vostra attività, che ho vissuto prima di voi, è sempre più a rischio. Quando, nel mondo, avremo raschiato il fondo del barile, e ci stiamo arrivando, ci accorgeremo che il lavoro lo possiamo creare soltanto rifacendo tutte le cose che abbiamo fatto male in passato, remoto e recente. Solo allora, si comprenderà che gli attuali sistemi energetici e depurativi sono soltanto dei palliativi contro il degrado dell’ambiente, che l’uomo stesso ha provocato, in gran parte, con impianti sbagliati, che noi stessi abbiamo contribuito a realizzare. Prima, tra un’alluvione e l’altra o una siccità estiva, passavano decenni. Oggi, non si fa in tempo a riparare i danni. Soprattutto adesso che la popolazione mondiale si accinge a diventare nove miliardi, è il momento di cambiare le soluzioni depurative. Le quali, non solo sono insufficienti, ma quando ci sono, non fanno altro che trasformare l’inquinamento locale in globale con cicli di trattamento incompleti. Anche le nuove energie, incentivate perché neutrali, rubano il posto a energie che potrebbero proteggere l’ambiente senza il bisogno d’incentivi. Da pensionato sono diventato inventore di “Impianti Globali” per colmare i vuoti che ho notato nella vita lavorativa, tra un impianto e l’altro: civile, industriale, energetico, agricolo, di sollevamento acque, riscaldamento, condizionamento, che in molti casi, vanificano l’efficienza degli stessi ai fini dell’inquinamento e addirittura danneggiano l’ambiente. Ma non ho potuto fare a meno di proporre nuovi impianti che oggi non esistono, sia per completare cicli incompleti, sia per anticipare i tempi d’intervento, oggi trascurati completamente, sia per proteggere i corpi idrici e le zone costiere, malate di eutrofizzazione. Soprattutto, creando collegamenti tra gl’impianti che non permettono lo scarico prematuro di acqua e aria non trattata, che oggi avviene dappertutto. Questa immensità d’impiantistica, non solo necessaria, ma addirittura, urgente, non a caso, non esiste in nessuna parte del mondo, perché le aziende produttrici di macchine per l’ambiente e per l’energia, non possono progettare tutto di serie. Mentre la progettazione pubblica e privata, troppo frazionata e specializzata in singole applicazioni non è preparata a progettare impianti globali. In questi grandissimi vuoti, che possono essere colmati soltanto convincendo gli enti pubblici degli errori commessi, si deve inserire l’attività dei liberi professionisti e degli installatori d’impianti, se vogliono superare la crisi irreversibile nella quale, ormai si trovano. Voi progettisti e installatori dovete semplicemente fare diversamente quello che è già di vostra competenza (opere murarie, collegamenti idraulici ed elettrici, riscaldamento, condizionamento digestione, compostaggio, depurazione, produzione energetica locale), ma progettando veramente gli impianti non dimensionarli e assemblarli secondo schemi già prestabiliti, che sono risultati sbagliati nei confronti dell’inquinamento globale (acqua, aria calore). Dovete convincere gli enti pubblici che devono aggiornare le normative e i capitolati di appalto. Chi, se non voi, potrà sostituire le attuali ciminiere civili e industriali per recuperare il calore dei fumi e il CO2? Chi potrà recuperare le acque calde che scaricano le centrali termiche, non per realizzare lontani e dispersivi teleriscaldamenti, ma per riscaldare vicinissimi digestori, progettati appositamente dal sottoscritto, con moltissime postazioni di carico e scarico autonome, per sfruttare le immense quantità di calore. Chi potrà mettere insieme le acque raffreddate e il CO2 catturato in magazzini di materiale calcareo frantumato per chiudere correttamente il ciclo del carbonio, inviando i carbonati ai mari. Chi, se non voi, può pulire le città dall’inquinamento, eliminare il caldo prodotto dagli scambiatori aria/aria dei condizionatori per mezzo di torri di filtrazione aria con scambiatori di calore incorporati, collegati a pompe di calore (caldo freddo) e a pozzi geotermici (non sonde) a bassa entalpia, che fungono da scambiatori di

calore e da volumi inerziali. Chi, se non voi, può rendere le fogne depurative dell’acqua e dell’aria, separando all’origine i fanghi, conservandone il potere energetico e trasferendoli ai più vicini digestori per via anaerobica, sostituendo gli immensi depuratori che lontani dall’inquinamento servono soltanto a rimediare parzialmente ai danni provocati dall’idrogeno solforato e azoto ammoniacale nelle fogne, ma con alti consumi energetici e producendo acque acide che contribuiscono ugualmente a danneggiare l’ambiente. Chi, se non voi, può produrre energia idroelettrica nella stessa città con impianti verticali (incorporati o meno negli stessi fabbricati) che utilizzano pompe per la circolazione dell’acqua e turbine per la produzione di energia, i quali consumeranno mediamente il 40% dell’energia prodotta dalla turbina per far circolare l’acqua. Questo sarà possibile mediante speciali collegamenti idraulici che consentiranno lo sfruttamento dell’intero battente idrostatico dell’acqua sulla pompa di riciclo pur rinnovandone soltanto una percentuale (quella che consente di inserire nel circuito di riciclo la pressione idrostatica). Quindi il rendimento generale che dipende dal rendimento delle macchine, dal battente d’acqua che sfruttiamo e dalla quantità di acqua che solleviamo, e di circa il 60%, dell’energia cinetica e di pressione teorica, mentre un impianto idroelettrico classico che sfrutta interamente il salto idraulico ha un rendimento medio dell’ 87%, dipendendo solo dal rendimento della turbina e dalle perdite di carico nelle tubazioni che l’alimentano e dal salto idraulico. Ma la realizzazione di un impianto idroelettrico comporta enormi investimenti in bacini dighe, eccetera. Inoltre, un impianto idroelettrico con salto idraulico non si può realizzare dove si vuole. A conti fatti gli impianti idroelettrici verticali e sommersi con e senza riciclo d’acqua (ultime invenzioni del sottoscritto), saranno più convenienti, non solo dei grandi impianti idroelettrici, ma anche dell’energia fossile, biologica, solare eolica, in quanto non necessitano dell’estrazione dei combustibili dal sottosuolo di raffinarli trasportarli, né sono necessarie le coltivazioni energetiche, gli stabilimenti industriali per produrre pannelli solari e pale eoliche. Le elettropompe e le turbine con generatori di corrente costano molto di meno, gli impianti rendono di più e la circolazione dell’acqua è già un’ossidazione auto depurativa, che migliora la qualità rispetto alle acque stagnanti, ma, addirittura, nei laghi e mari combatte l’eutrofizzazione, migliora la pescosità, aumenta l’alcalinità e nel lungo periodo, quando inquinamento sarà sconfitto ci potrà anche essere un aumento di alcalinità, prevalendo il sollevamento di carbonati rispetto alle sostanze organiche. Chi non crede a queste soluzioni semplici ed efficaci deve prima entrare nel merito dei circuiti idraulici e dei cicli biologici, poi fare le osservazioni. Negli impianti che propongo, nella maggioranza dei casi, le pompe sono montate al contrario. Non servono per sollevare, ma soltanto per vincere l’inerzia idrostatica e consentire al battente positivo di fare il proprio lavoro. Chiunque può cimentarsi nella ricerca di errori di progettazione da parte del sottoscritto, dando un contributo al progresso, giacché, come al solito, non ho potuto spendere un solo euro per un prototipo. Soprattutto, in Italia, l’inventore privato non è preso in considerazione. Non importa se le invenzioni si basano su oltre quarant’anni di esperienze pratiche e riscontri scientifici cercati e trovati. Tutti gli impianti che propongo, nessuno escluso serviranno a raffreddare il pianeta e a ridurre le calamità naturali, senza spendere soldi per inutili opere come il Mose di Venezia e argini che non saranno mai abbastanza alti, se non s’interviene globalmente sull’ambiente. Ho citato solo applicazioni impiantistiche che non esistono, in gran parte brevettate dal sottoscritto, colmando i vuoti dell’impiantistica ambientale ed energetica mondiale. Cosa abbia spinto i progettisti pubblici e privati, le multinazionali a tacere sui brevetti che ho già pubblicato, non si può dire. Dovrebbero essere loro a chiarire il dilemma, ma non si può fare nulla se credono di avere il diritto di non rispondere, continuando a proporre impianti incompleti, che aggravano i problemi ambientali invece di risolverli. Non mi sarei mai permesso di fare queste affermazioni, senza avere pronte le soluzioni alternative. So bene che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Ma prima di fare occorre ideare e sviluppare progetti. Questo è stato ed è il mio lavoro. Gli impianti globali non si possono improvvisare con singole conoscenze scientifiche e tecnologie, per questo non sono ancora nati e stentano a essere accettati. Io penso che tutti ne comprendano la logica ma fanno finta di niente, sperando che ci siano errori di progettazione, perché prima devono smaltire vecchie nuove energie e vecchi impianti depurativi che non protrggono l’ambiente e non creano lavoro a sufficienza. Gli impianti globali hanno potenzialità energetiche e depurative centinaia di volte superiori a quelli attuali, quindi anche il lavoro sarà moltiplicato nella stessa quantità nei settori interessati. Nella società sostenibile del futuro il ruolo delle società d’ingegneria, piccole e grandi deve diventare sempre più importante. Non servono disciplinari di gare copiati e ricopiati da decenni (come avviene in Italia), dove le caste che li producono non si accorgono di errori endemici, come fogne, ciminiere e depuratori. Non servono le grandi cattedrali nel deserto: Centrali termoelettriche da migliaia di MWh, grandi depuratori, inceneritori. La progettazione non può essere separata dalla capacità di produrre brevetti, come in tutti i settori che si rispettano. Per migliorare sono necessarie associazioni d’imprese permanenti, con un unico gruppo di progettisti creativi che sappiano produrre progetti e brevetti, che anticipino i tempi, per l’intero settore. Solo chi riesce a essere all’avanguardia può far lavorare le aziende associate. In un’associazione d’imprese che comprende costruttori edili, impianti elettrici, idraulici etc. Ogni azienda pagherebbe i costi dell’ufficio di progettazione e di mantenimento dei brevetti in proporzione al fatturato derivante dal progetto comune. Io penso che i liberi professionisti e le aziende impiantistiche non abbiano nulla da perdere e tutto da guadagnare a credere in questi brevetti, impiantistici, che quasi certamente sono i più completi al mondo, proprio perché tutto il mondo è paese e non c’è nessuno che abbia pensato di colmare i vuoti. Tutti sono presi dall’esigenza di fatturare e passare oltre. Ma, se non altro, con il riconoscimento ricevuto, non facile da ottenere, dagli uffici internazionali, di quattro brevetti contemporaneamente su questi argomenti, ho dimostrato che gli impianti di protezione globale si possono realizzare e brevettare, come qualsiasi altra cosa, anche se dopo i miei brevetti per quelli che verranno, sarà un poco più difficile. Anzi, la globalità, dovrebbe essere un requisito speciale necessario per brevettare qualsiasi applicazione destinata all’ambiente. Chi è più bravo degli altri in questo settore può produrre lavoro per lunghi periodi. Anche quando i brevetti decadranno, continueranno a fruttare per molto tempo perché la tecnologia sviluppata è sempre un capitale. Ma le aziende, se acquisteranno la mentalità giusta, non dovranno vivere di rendita. Dovranno produrre altri brevetti. Oggi la maggior parte delle aziende impiantistiche non ha veri uffici di progettazione ma tecnici tutto fare che si devono occupare di molti problemi contemporaneamente. Lo studio delle soluzioni richiede molto più tempo di quanto si possa pensare, soprattutto quando si affrontano problemi dal punto di vista globale. I liberi professionisti, non possono permettersi di perdere tutto questo tempo, si arrangiano come possono con piccole progettazioni e direzione lavori. La vera forza si può creare solo unendo le forze. Per partire si può provare a partire con miei otto brevetti, che già non sono pochi, ma contengono anche le esperienze di una ventina di brevetti propedeutici, mai realizzati, che sono stati ugualmente utili. Se qualcuno ha pensato che mi sono svegliato un mattina e mi sono detto: “da oggi faccio l’inventore ambientale”, si sbaglia di grosso: “Nulla nasce dal nulla”. Con il riempimento dei vuoti di cui ho parlato, “Il sistema Italia”, nel settore energetico e ambientale potrebbe primeggiare nel mondo anche senza grandi capitali e grandi aziende. Non stiamo parlando di caramelle ma d’impianti, in gran parte pubblici, che fino a quando sono coperti da brevetti, non possono essere copiati facilmente senza l’autorizzazione dei detentori del brevetto. Questi impianti

essendo molto diversi da quelli attuali, possono essere facilmente individuati con il controllo satellitare. Ma i trasgressori delle regole dovrebbero essere enti pubblici, dei centocinquanta paesi che hanno aderito ai trattati internazionali sulla proprietà intellettuale (Cina compresa). Ma il tempo passa e i miei quattro brevetti internazionali scadranno entro aprile 2015, se non si scelgono i paesi in cui estendere la protezione. Entro lo stesso mese deve essere esteso all’estero il primo degli altri quattro brevetti e poi gli altri, fino a ottobre dello stesso anno. La mentalità paesana delle nostre piccole e medie imprese, certamente non aiuta la loro sopravvivenza e la ripresa economica. Ma in assenza che le aziende comprendano, nemmeno il governo sostiene i brevetti italiani. I miei, ormai, sono in svendita anche sul mercato estero. Se potete, visitate il mio sito internet http://www.spawhe.eu, purtroppo, per sperare di farmi comprendere anche dagli italiani ho dovuto scriverlo in inglese.

Buon Natale,

Luigi Antonio Pezone

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