SPAWHE: SINERGIC PLANTS, ARTIFICIAL WELLING, HYDROELECTRIC (PRESSURIZED) ENERGY. THE INTERACTIVE WORLD SYSTEM THAT PROTECTS THE ENVIRONMENT PRODUCING ENERGY.
SPAWHE: SINERGIC PLANTS, ARTIFICIAL WELLING, HYDROELECTRIC (PRESSURIZED) ENERGY.THE INTERACTIVE WORLD SYSTEM THAT PROTECTS THE ENVIRONMENT PRODUCING ENERGY.

NUOVA PAGINA INIZIALE DI                       SPAWHE

NUOVA PAGINA INIZIALE DI SPAWHE (SINERGIC PLANTS, ARTIFICIAL WELLING, HYDROELECTRIC  (PRESSUZIZED) ENERGY). IL SISTEMA MONDIALE INTERATTIVO CHE PROTEGGE L’AMBIENTE PRODUCENDO ENERGIA.

Riassunto

La scienza mondiale si sta perdendo in un grosso bicchiere di acqua mentre i premi Nobel guardano soltanto nella direzione delle loro specializzazioni. Non hanno speso una sola parola a favore o contro i sistemi interattivi tra acqua e aria pubblicati su http://www.SPAWHE.eu,  senza fondi pubblici o privati, ma soltanto in base all’esperienza e ai ragionamenti di un pensionato, che ha ritenuto opportuno cambiare la maggioranza degli impianti energetici, depurativi e gestionali dell’acqua e dell’aria.  Gli attuali impianti energetici e depurativi mondiali non sfruttano le sinergie tra acqua, aria, forze gravitazionali, pressioni, principi fisici, chimici che invece, si interfacciano perfettamente, per produrre energie, depurazioni, e sollevamenti idraulici senza altre fonti energetiche.  Infatti, questi elementi lavorano insieme da molti miliardi di anni. Non dobbiamo fare altro che creare le macchine idrauliche, meccaniche, elettromagnetiche che li mettano in contatto nel modo più vantaggioso possibile. La fonte energetica è costituita dalla comprimibilità dell’aria e dalla incomprimibilità dall’acqua, mentre la fonte depurativa è costituita dalla solubilità dell’ossigeno contenuto nell’aria in rapporto alla pressione dell’ambiente (legge di Henry).  La parcellizzazione del lavoro scientifico e tecnologico è stato un gravissimo danno per l'umanità intera. Per cui si sono sviluppate molte scienze e molte tecnologie parallele, in concorrenza tra loro, che puntano a sfruttare singoli principi scientifici. E’ stata trascurata la ricerca della soluzione più semplice ed efficace, che richiedeva la chiave di accesso per sfruttare, contemporaneamente principi fisici, chimici, meccanici, idraulici, elettromagnetici. Tale chiave è risultata la pompa con la doppia alimentazione separata fino alla girante. L’assenza di questa pompa, che con il senno di poi, poteva essere inventata prima dei motori termici, ha complicato le cose, consentendo lo spreco di immense risorse e aprendo cicli inquinanti e pericolosi, che la scienza non è più riuscita a chiudere, come l'energia termica e nucleare. Il fallimento di queste due energie potenti ha portato alle attuali rinnovabili come i pannelli solari e le pale eoliche, che non hanno nulla di interattivo e bassi rendimenti. Mentre sul piano depurativo delle acque, i depuratori, posti lontani dall'inquinamento sprecano soltanto risorse per rigenerare liquami degenerati dal sistema fognario. La depurazione dell’aria urbana non esiste.  Sarebbe bastato produrre energia interattiva dappertutto e non avremmo sentito parlare dell’inquinamento dell’acqua, dell’aria, del riscaldamento globale e nemmeno delle bollette da pagare. Ognuno si sarebbe autoprodotta l’energia che gli serve per riscaldarsi, raffreddarsi, per cucinare lavorare la terra o viaggiare sulla terra nell’acqua e nel cielo, senza consumare né l’acqua né l’aria, ma soltanto l’usura delle macchine idrauliche, meccaniche ed elettromagnetiche che estraggono energia dall’ambiente. Non avendo l’acqua e l’aria un valore commerciale, certamente, non ci sarebbero speculazioni in borsa e guerre per impossessarsi delle fonti energetiche. Potendo produrre energia pressurizzata più potente di quella prodotta con dighe e grandi bacini idrici, non avremmo alterato la distribuzione idrica naturale, favorendo siccità e alluvioni. Infine, chi ha detto che per viaggiare abbiamo bisogno dei motori a combustione interna? Non lo sa la scienza che la combustione serve a produrre gas compressi che azionano cilindri e turbine a gas? La potenza dei motori termici non ha nulla a che vedere con la temperatura dei gas ma con la portata e la pressione degli stessi? Non ha pensato la scienza che l’aria compressa può trasferire la propria forza all’acqua incomprimibile e riciclabile, facendo girare turbine idrauliche di qualsiasi dimensione sui mezzi di trasporto?  Dove sono la politica, la legislatura, la giustizia, che non pretendono applicazioni scientifiche e tecnologiche complete, affinché non producano danni? Hanno forse paura di chiedere troppo alla scienza, che non può fare miracoli? L’energia interattiva con acqua e aria non è un miracolo. E’ stata sempre a portate di mano dall’avvento dell’era industriale. E’ molto più semplice economica, pulita e potente di quella termica. Si trattava soltanto di ragionare diversamente e autonomamente, senza copiarsi a vicenda.  Come hanno sempre fatto con le vecchie e nuove energie, che non saranno mai interattive e potenti come l’idroelettrico compresso.

Descrizione

La sigla di SPAWHE (SINERGIC PLANTS, ARTIFICIAL WELLING, HYDROELECTRIC (PRESSURIZED) ENERGY) dovrebbe far comprendere ai politici e agli economisti, che governano il pianeta Terra, che non possono fidarsi ciecamente del corporativismo delle scienze e delle tecnologie sviluppate dall’uomo. Solo le scienze e le tecnologie applicate globalmente possono avvicinarsi in qualche modo ai processi chimici e biologici sviluppati dalla natura in miliardi di anni. Tuttavia, come dimostrato dal sistema SPAWHE, l’applicazione sinergica delle scienze e delle tecnologie note allo stato dell’arte attuale, sarebbe già sufficiente a sconfiggere gli attuali problemi del nostro tempo: riscaldamento globale, desertificazione, prevenzione alluvionale, dissalazione sostenibile, lotta alla fame e alla disoccupazione. Se, oggi questi problemi sembrano irrisolvibili è solo dovuto al fatto che i tecnici e gli scienziati mondiali sono divisi in molte discipline e non organizzati per lavorare nel comune interesse. Scrivo queste cose perché le ho notate in una vita di lavoro come tecnico progettista e installatore di impianti nell’industria e nell’ambienta. Per questa ragione da pensionato ho provato a progettare diversamente gli impianti depurativi ed energetici e a brevettare le nuove soluzioni.

Chi ha sempre avuto il monopolio delle scelte depurative ed energetiche, e non è passato attraverso le esperienze dell’organizzazione del lavoro industriale, non può cogliere le ragioni dei fallimenti ambientali e nello stesso tempo chi si concentra solo sugli aspetti industriali non può ampliare i cicli di lavoro collaterali per creare uno sviluppo globale e correggere i difetti dei prodotti industriali dal punto di vista ambientale.  Quando ho ritenuto concluso il mio lavoro, ho pensato di riscrivere anche la pagina iniziale di SPAWHE e di affidare tutto il mio lavoro alle Corti di Giustizia Internazionali, perché ritengo che tutte le altre categorie, pubbliche o private, in un modo o nell’altro, coinvolte nelle scelte di progettazione o gestione dell’ambiente e dell’energia, siano più preoccupate di nascondere i propri errori e a difendere i propri interessi che a risolvere i problemi. Non può esserci progresso scientifico e tecnologico ed economico senza il rispetto delle regole etiche e degli interessi comuni. Di fronte alla quasi totalità degli impianti antropici che non chiudono il ciclo del carbonio mentre potrebbero chiuderlo senza emissioni di CO2, o almeno non aprirlo, chi deve vigilare se non lo fa la Giustizia?  Per il sottoscritto, purtroppo, è evidente che gli organi istituzionali posti alla tutela dell’ambiente fingono di non comprendere l’energia interattiva tra acqua e aria, nonostante non abbia formule segrete, ma necessita soltanto di applicazioni più pratiche e concrete della fisica, dell’idrodinamica e delle costruzioni elettroidrauliche, sfruttando meglio soprattutto, il principio di Pascal ai fini energetici e quelli di Henry e Dalton ai fini depurativi delle acque inquinate. Può il progresso continuare a fingere di cercare le soluzioni al riscaldamento globale, quando le soluzioni sono state sempre semplici e a portata di mano?   

Io sono certo che il mio metodo di lavoro sia stato corretto, perché non ho scelto la via più semplice per proporre nuove soluzioni ambientali ed energetiche, ma quella più difficile: seguire l’inquinamento passo dopo passo, dovunque si produce e chiudere i cicli degenerativi appena possibile senza fare nessuna distinzione tra inquinamento dell’acqua e dell’aria, ma attraverso processi globali. Se tali processi globali hanno portato a soluzioni semplici e di basso costo economico è un bene per l’intera umanità, anche se è necessario demolire molti impianti sbagliati.

Non è stato un caso che nelle mie soluzioni il sistema fognario sia diventato il principale sistema depurativo mondiale dell’acqua e dell’aria. Anche i fumi delle ciminiere sono depurati nel sottosuolo e le ciminiere stesse sono modificate per catturare i fumi. L’integrazione dei processi depurativi nei cicli produttivi dell’inquinamento, ha portato, gradualmente a cambiare tutto, soprattutto a eliminare le grandi centrali termiche e i grandi depuratori che non possono chiudere in modo naturale i cicli organici e inorganici prodotti dall’inquinamento.

L’attuale classe dirigente mondiale non ha compreso che per combattere il riscaldamento globale è necessaria una nuova organizzazione scientifica del lavoro mondiale e nuove invenzioni strategiche che ne consentono le applicazioni senza deroghe. E’ necessaria anche studiare l’interattività delle invenzioni con gli altri processi e i collegamenti fisici, chimici e biologici che nessuno dall’avvento dell’era industriale, si è preoccupato di cercare. Questo tipo di ricerca potrebbe chiamarsi Taylorismo ambientale in onore di colui che nel 1911, teorizzò l’organizzazione scientifica del lavoro nell’industria manifatturiera, che ha consentito la grande produzione di serie e l’accessibilità a tutti di invenzioni utili e commerciali come le auto, gli elettrodomestici, la radio, la televisione, i computer.

Quello che, ancora oggi, è restato fuori da questo grande processo di modernizzazione della società sono proprio gli aspetti organizzativi del lavoro ambientali, che invece, avrebbero dovuto anticipare quelli industriali, evitando scelte sbagliate da parte dell’industria, in particolare, centrali termiche e nucleari che non chiudono i cicli che aprono e i motori termici che non li possono chiudere nel piccolo spazio che hanno a disposizione. Purtroppo, l’organizzazione scientifica del lavoro ambientale comporta la riprogettazione della intera società attuale secondo un nuovo modello di sviluppo mondiale a cui tutti i paesi di devono attenere se non tirano fuori soluzioni migliori. Solo gli stolti possono pensare di avere l’autonomia ambientale dal resto del mondo perché gli oceani, l’atmosfera e i venti sono comuni a tutti. I popoli possono battersi soltanto per le autonomie politiche, religiose, culturali, mentre la progettazione dell’ambiente e dell’energia deve essere sopra le parti, scientificamente studiata sul piano ambientale ed economico e approvata da tutti i paesi, entrando nel dettaglio delle soluzioni e dei costi delle stesse. Le soluzioni parziali, anche se tecnologicamente avanzate, come i motori termici, prodotti in miliardi di esemplari, comportano danni irreversibili all’ambiente e al sistema alimentare umano, poiché il processo di acidificazione del pianeta che segue una curva logaritmica, come tuti i processi acidificanti sta entrando nella fase acuta, diventando irreversibile. Tuttavia, ai vertici mondiali di tutti i tipi, soprattutto, COP organizzati dall’ONU, non si è mai parlato di nuove soluzioni, ma soltanto, genericamente, di ridurre le percentuali del CO2 emesse nell’ambiente. Addirittura, l’ultimo vertice, quello di Parigi è stato ritrattato dal presidente americano Trump perché ritenuto svantaggioso nei confronti dell’economia Americana.

Ma cosa ne sanno i politici, gli economisti, gli scienziati, che consigliano il presidente Trump e gli altri presidenti dei 196 stati sovrani dei processi sostenibili e della vera economia globale se nessuno ha mai messo insieme dei gruppi di lavoro che entrano nei dettagli delle soluzioni ambientali ed energetiche alternative?  Nel mondo intero dall’avvento dell’era industriale, non è stato speso un solo dollaro per pulire l’energia fossile dal CO2 correttamente secondo la natura (producendo a freddo carbonati nelle acque) e nemmeno per produrre qualche Kw di energia interattiva tra acqua e aria, sebbene sia l’energia più potente del mondo.

Non bisogna dimenticare che negli attuali motori termici si sviluppano temperature di circa 1200 oC e pressioni di circa 40 bar. Quello che produce energia non è la temperatura ma la pressione e la portata del gas che aziona i cilindri o passa attraverso una turbina a gas. Questo sistema, nonostante un secolo e mezzo di sperimentazioni e miglioramenti in tutto il mondo, oltre le emissioni inquinanti di ossidi zolfo, azoto, piombo, carbonio, polveri sottili e di CO2, non supera il rendimento del 35% del potere calorifero inferiore del combustibile.   Mentre, negli impianti idroelettrici pressurizzati con l’aria compressa, possiamo scegliere, caso per caso, la pressione di esercizio, dal minimo richiesto negli impianti domestici, al massimo nei mezzi di trasporto, soprattutto aerei, per ridurre i pesi e l’ingombro degli impianti che producono energia con la sola acqua e aria. Come scritto sopra, possiamo raggiungere pressioni statiche altissime (sopra 2790 bar), ma se ci fermiamo a soli cento bar consentiti dall’attuale stato dell’arte delle pompe multistadio usabili come turbine, possiamo già dire che gli impianti idroelettrici pressurizzati con l’aria compressa senza combustibili e senza inquinamenti, hanno le potenzialità per essere almeno 2,5 volte più potenti dell’energia termica, solo in base al rapporto delle pressioni di esercizio utilizzabili all’attuale stato dell’arte (100/40). Ma questi impianti sono anche meno ingombranti non avendo bisogno di serbatoi con migliaia di kg di combustibili, tra l’altro, comprati a caro prezzo. I mezzi di trasporto non avranno bisogno di fermarsi ai distributori lungo le strade o agli aeroporti intermedi per riempire i serbatoi. Mentre le navi non avranno bisogno di grandi cisterne per la scorta di gasolio.

In questi impianti, non bisogna temere le alte pressioni perché si tratta di pressioni statiche che sollecitano soltanto gli involucri esterni delle pompe e dei serbatoi. La girante della pompa con la doppia alimentazione separata fino alla girante non è sollecitata, lavorando con la pressione equilibrata in aspirazione e mandata. Mentre per le pompe multistadio usate come turbine, solo le prime giranti sono utilizzate alla massima pressione, in quanto la pressione si riduce da uno stadio all’altro. Per una fortunata circostanza, la tecnologia attuale consente di usare come turbine le pompe multistadio, che con acque pulite già oggi, come scritto, possono raggiungere pressioni di 100 bar.  E’ ovvio che queste pompe usate come turbine trasformerebbero in energia elettrica la spinta idraulica sulle giranti, poste in serie, allo stesso modo di quando la stessa pompa le utilizza per sollevare l’acqua, consumando energia, invece di produrla. Ma nel caso dell’idroelettrico pressurizzato, l’energia la forniscono insieme il principio di Pascal che preme con l’aria compressa come una molla sulla superficie dell’acqua, e il principio di Torricelli che fa uscire l’acqua attraverso una bocca sommersa che alimenta la turbina. Mentre la pompa con la doppia alimentazione separata fino alla girante consente di inserire nello stesso istante, di nuovo, la stessa quantità di acqua scaricata dalla turbina nel circuito di riciclo interno al serbatoio pressurizzato, entrando dal lato aspirante, e quindi aggirando la pressione idrostatica del serbatoio in un ciclo infinito. Ovviamente, se sarà ritenuto conveniente possiamo sostituire l’acqua con olio idraulico nei motori termici.  

Quindi, l’energia fossile, non solo è più inquinante dell’energia interattiva tra acqua e aria, ma anche anti economica e meno potente. La scienza sta perdendo il proprio prestigio perché non è mai applicata globalmente. Chi si batte per l’applicazione globale della scienza è isolato dai centri di potere che ancora perseverano a realizzare grandi opere energetiche, depurative, idroelettriche e nucleari che non sono in grado di chiudere i cicli che aprono e non recuperano l’acqua che produce energia per combattere la desertificazione. Gli attuali impianti idroelettrici che costano moltissimo favoriscono le alluvioni, mentre con pochissimi soldi potremmo produrre energia idroelettrica in angolo della terra e a tutte le ore del giorno e della notte, perfino nei cofani delle auto. Coloro che continuano a gestire l’ambiente e l’energia in questo modo assurdo non possono essere considerati scienziati ma criminali, come i mafiosi e coloro che creano le guerre, non perché hanno sbagliato le soluzioni (sbagliare è umano), ma perché fingono di non comprendere tutti insieme. Questo non è possibile senza che siano d’accordo contro le innovazioni sostenibili proposte al di fuori dei centri di potere. Per tutelare la scienza globalmente è necessario che intervenga la Giustizia Internazionale, perché i fatti hanno ampiamente dimostrato, in tutti i settori, che se la scienza non è applicata globalmente diventa controproducente. Come una somma non si può fare se le colonne dei numeri non sono allineate, altrettanto, la protezione dell’ambiente non può funzionare con gli impianti disposti a caso sul territorio e senza i collegamenti interattivi illustrati sul http://www.spawhe.eu

La scienza e la tecnologia dell’epoca industriale, applicate a compartimenti stagni, hanno consentito che, non solo il fenomeno termico, ma anche quelli chimici e biologici introdotti dall’uomo, alterassero le sostanze elementari di cui è costituita la natura per mezzo di soluzioni industriali, depurative ed energetiche incomplete, che non chiudono correttamente e completamente i cicli chimici e biologici che aprono. A questo processo distruttivo hanno partecipato soprattutto gli enti di ricerca pubblici mondiali, che avrebbero dovuto fare da guida ai legislatori e alle attività private. Questa è la vera causa del riscaldamento globale.  Fingere di non avere responsabilità da parte degli enti di ricerca pubblici mondiali e addirittura, continuare a finanziarsi attraverso la vendita dei brevetti ai privati nel segno della continuità di sistemi che sono risultati sbagliati, senza cambiare strada, comporta, soltanto un aggravamento dei fenomeni globali. E’ necessario svincolare le invenzioni di pubblica utilità pubbliche e privati dalla proprietà industriale, riconoscendo agli inventori la proprietà intellettuale, come agli scrittori. Le società che aspirano alla proprietà industriale di brevetti di pubblica utilità sociale, si devono fare da sole le loro invenzioni oppure pagando inventori privati. Non possono acquistarle dagli enti di ricerca pubblici, creando conflitti di interesse e alleanze che impediscono la protezione dell’ambiente.

Le invenzioni di pubblica utilità sociale non devono pagare tasse di deposito dei brevetti e di mantenimento degli stessi se non sono realizzate da nessuno e non sono commercializzate.  I legislatori che pretendono tali tasse dagli inventori, prescindendo dalla realizzazione delle invenzioni, non sanno quello che fanno, oppure vogliono scoraggiare le invenzioni degli inventori privati, che non possono permettersi il pagamento di tali tasse, senza realizzare profitti dal proprio lavoro. La Giustizia di livello superiore non può consentire queste ingiustizie che penalizzano la creatività nella risoluzione dei problemi ambientali che stanno riscaldando il pianeta. Nessuno dei quasi quaranta depositi di brevetto del sottoscritto è mai stato realizzato, per quale ragione l’inventore dovrebbe pagare tali tasse? Non sarebbe logico aspettare che i brevetti siano compresi e realizzati, magari da future generazioni. Se creeranno profitto nelle impese che li realizzeranno, riconoscere i diritti di autore, all’autore o agli eredi. Non è questo il modo in cui sono trattati gli scrittori?

Dal protocollo di Kioto era necessaria un’analisi approfondita dei fenomeni che stanno riscaldando il Pianeta, analizzando il passato per comprendere quello che doveva essere eliminato, quello che doveva essere conservato e quello che deve essere incentivato.  Scienziati e tecnici avrebbero dovuto lavorare insieme, studiando soluzioni trasversali alle scienze e alle tecnologie, senza interessi di parte, salvando il salvabile attraverso lo studio di nuove soluzioni impiantistiche industriali, ambientali ed energetiche. Ma nemmeno le Nazioni Unite hanno compreso la strada da percorrere. Ancora oggi tutti continuano a fare quello che hanno sempre fatto, certamente migliorando i processi, i rendimenti e le tecnologie. Se confrontiamo il rendimento e le emissioni di una caldaia o un motore termico di trenta anni fa con quelli di oggi restiamo sbalorditi dal miglioramento ottenuto, ma questo non significa che abbiamo risolto il problema fondamentale del riscaldamento globale, che è la chiusura completa di ciclo del CO2. Il quale, può essere chiuso soltanto attraverso un processo chimico inorganico che riguarda miliardi di impianti in tutto il mondo, fissi e mobili.

Non è strano che nessun ente di ricerca pubblica mondiale e nemmeno i legislatori abbiano mostrato interesse per gli impianti proposti dal sottoscritto su http://www.spawhe.eu, per la pulizia chimica del CO2, almeno negli impianti fissi? Se loro hanno taciuto, come avrebbero potuto interessare le aziende private che si limitano a rispettare soltanto le normative? 

Per comprendere completamente il sistema SPAWHE, che è l’unico modello di sviluppo sostenibile mondiale, sviluppato con principi scientifici e tecnologie trasversali, senza interessi di parte, è necessario leggere tutto, partendo dai file più vecchi che si trovano nella parte bassa dell’elenco verticale posto nella pagina iniziale.  Quelli più vecchi chiudono i cicli antropici, compreso quelli del CO2 termici energetici e depurativi, realizzando impianti unici. 

Questi studi hanno dimostrato che almeno negli impianti fissi l’energia termica si può pulire completamente, ma è necessario progettarli diversamente da quelli attuali, creando opere strutturali di collegamento con alti costi economici. Gli impianti termici del futuro non devono servire a produrre energia perché l’energia termica non è conveniente, ma devono servire soltanto a produrre acciaio, come inceneritori e come utilizzatori dei gas di digestione (http://www.spawhe.eu/the-role-of-biological-energy/)

Quello che non hanno compreso gli enti di ricerca pubblici mondiali e le grandi multinazionali, che dispongono di fondi immensi, dei migliori cervelli e della complicità dei legislatori, è il fatto che gli impianti non solo non devono aprire cicli che non possono chiudere, ma devono anche essere sinergici, attingendo dai principi fisici e chimici degli elementi di base che si utilizzano. Infatti, le sinergie consentono non solo di migliorare i rendimenti energetici e depurativi, ma anche di moltiplicarli per le pressioni di utilizzo dell’acqua e dell’aria. Inoltre, con l’acqua che circola a senso unico all’interno degli impianti pressurizzati staticamente con l’aria compressa, non c’è consumo dell’acqua e solo in minima parte dell’aria. Si usurano solo le macchine come in tutte le applicazioni umane ma senza combustibili, in quanto l’energia si estrae dall’ambiente. Continuare a fingere di non comprende queste semplici soluzioni approfittando del fatto che i propri dipendenti tecnici e scienziati devono tacere e obbedire, comporta il silenzio mondiale su tali soluzioni e un imperdonabile ritardo del risanamento dell’ambiente, che può iniziare solo se l’energia non costa niente e producendola si discioglie ossigeno nell’acqua a tutte le ore del giorno e della notte. Sottrarre risorse a tale tipo di energia per investire in energie rinnovabili che costano centinaia di volte in più, sia in termini di investimenti che gestionali è un altro crimine contro l’umanità. Infatti, se è vero che le attuali rinnovabili sono meno inquinanti, delle precedenti energie, sono parimenti inefficienti e produttrici di energie discontinue, che devono essere incrementate da grandi e costosi sistemi di accumulazione dell’energia. Mentre non cambia niente dalla parte dei sistemi depurativi, che restando isolati dai processi energetici interattivi, non possono godere della depurazione gratuita fornibile dal processo energetico.

Cosa ci vuole a comprendere che già da diversi secoli Henry e Dalton affermano che i gas, compresa l’aria si dissolvono nell’acqua proporzionalmente alla pressione di esercizio? Quindi, producendo energia con acqua e aria compressa, potremmo depurare l’acqua in ogni angolo della terra senza gli attuali depuratori e gli attuali costi, come effetto secondario della produzione energetica, che consuma soltanto l’usura delle macchine rotanti immerse nell’acqua (pompe, motori, alternatori turbine). 

Gli inestricabili intrecci di interessi tra politica, scienza ed economia, mettono in imbarazzo i tecnici e gli scienziati onesti, che sono in grado di comprendere l’importanza dell’energia interattiva.  Purtroppo, sono pochi quelli che comprendono, perché il lavoro e la ricerca, nella attuale società e molto parcellizzato, non tutti possono comprendere i processi globali. I pochi che riescono a comprenderli, dovrebbero essere anche degli eroi con una forte coscienza sociale per opporsi al sistema generale. Personalmente, non conosco personaggi con tali virtù, e io stesso solo da pensionato, dopo essermi assicurato il pane per la sopravvivenza, ho studiato le soluzioni che ritengo giuste e disinteressate per proteggere l’ambiente e produrre energia. Il silenzio generalizzato su tali soluzioni dimostra al di là di ogni possibile dubbio, che c’è un intreccio di interessi potentissimi che fanno morire in fasce le alternative alle attuali energie e depuratori che stanno riscaldando il pianeta.  Io negli articoli pubblicati in questo sito e attraverso mail private mi rivolgo soprattutto, alle Corti di Giustizia Internazionali perché facciano le loro indagini, ma nel frattempo, non sapendo se le stesse Corti di Giustizia faranno qualcosa, fino a che avrò stimoli continuerò a cercare interlocutori.

  Mentre aggiorno (08/12/2017) questa nuova pagina iniziale di SPAWHE, dalla stessa pagina leggo che il sito web ha ricevuto circa 16.165 visitatori. Sono pochissimi rispetto alla popolazione mondiale, ma certamente è tutta gente che in un modo o nell’altro si interessano dei problemi ambientali ed energetici del nostro tempo. Come è possibile che in tale quantità di persone non si trovino gli interlocutori pubblici e privati disponibili al confronto scientifico e tecnico sulle soluzioni non solo pubblicate ma anche brevettate? Il sistema dei brevetti, per il sottoscritto, ha molti difetti e io lo contesto perché non si devono pagare tasse di deposito sulle soluzioni di pubblica utilità sociale. Ma fino a prova contraria, i brevetti sono certificati legali della priorità intellettuale di soluzioni scientifiche e tecnologiche. Come può essere la società attuale essere così ingiusta e ingrata nei confronti degli inventori privati, che senza mezzi economici, approfondiscono ragionamenti trascurati dalle invenzioni degli enti di ricerca e delle multinazionali nell’interesse generale?    

Sono proprio i ragionamenti trascurati dagli enti di ricerca pubblici e dalle multinazionali a mettere il dito sulla piaga del risaldamento globale. Tutte le grandi opere pubbliche termiche, idroelettriche, nucleari, depurative, per una ragione o per un’altra, sono risultate antieconomiche e controproducenti nei confronti dell’ambiente. Con l’idroelettrico compresso, finalmente, si possono sostituire vantaggiosamente anche dal punto di vista economico i motori termici, senza penalizzare la potenza e la dimensione, perché la pressione che si può usare staticamente in tali tipi di impianti è molto superiore alla pressione dinamica sfruttabile nelle camere di scoppio. Ma gli statisti, gli scienziati e gli economisti, gli imprenditori mondiali, ormai, convivono e si nutrono dei sistemi che hanno creato, dando lavoro con tali sistemi a gran parte della popolazione mondiale. Per non cambiare niente minacciano la perdita di posti di lavoro.  La gente ci crede. Invece, è esattamente il contrario perché la ristrutturazione dell’intera società creerebbe lavoro per tutti. 

Tuttavia, la classe dirigente mondiale continua a nascondere la testa nella sabbia, senza fare le cose giuste al posto giusto, al momento giusto, come richiederebbe la natura. Non a caso, uso il termine “giusto” ripetutamente, perché, alla fine le scelte tecniche e scientifiche si riducono in scelte di giustizia, che devono salvaguardare l’interesse superiore di sopravvivenza del pianeta e dell’umanità. Questi valori li possono tutelare soltanto gli inventori e i progettisti che inventano e progettano impianti sempre più completi, oltre che dal punto di vista industriale, anche dal punto di vista ambientale. La società attuale non consente la formazione di questi inventori e progettisti, per cui questi sono penalizzati e isolati, sia dalle istituzioni pubbliche che da quelle private. La Giustizia Internazionale è l’unica che può tutelare il benessere comune, pretendendo le sperimentazioni delle invenzioni che gli organismi mondiali, pubblici e privati, fingono di non comprendere, ma evitano di chiedere spiegazione agli inventori, non avendo nessuna voglia di comprendere, ma soltanto quella di nascondere gli errori e difendere i propri interessi.  I compiti e le responsabilità dei Giudici Internazionali sono immensi ma sarebbero ancora più immensi se non esistessero le soluzioni alternative sostenibili messe a punto nel sistema SPAWHE.

 Infatti, oggi non esiste nessuna organizzazione mondiale che è capace di progettare globalmente i sistemi energetici e ambientali, poiché sia le scienze, sia le tecnologie, sono sviluppate a compartimenti stagni, mentre per produrre invenzioni razionali è necessario conoscere sia la ben nota organizzazione del lavoro industriale, sia l’organizzazione del lavoro ambientale, che invece nessuno ha mai sviluppato. Oggi, tutte le aziende private mondiali, non essendo guidate da un modello di sviluppo globale sviluppato dalla organizzazione mondiale nell’interesse comune, si copiano a vicenda, facendo scelte sbagliate sia sul piano ambientale che in quello economico. Questo comporta la creazione di nuove lobby che devono difendere a tutti i costi i loro investimenti sbagliati, che danneggiano l’ambiente. Minacciano, soprattutto, il licenziamento dei lavoratori. Ma il lavoro, per il sottoscritto, che ha vissuto esperienze di lavoro trasversali nell’industria e nell’ambiente, si crea, soprattutto realizzando cicli completi, primari e secondari in tutte le attività umane (industriali, agricole, urbane e nella pesca) senza sprecare nulla, rispettando le regole ambientali. Oggi, non esistendo l’organizzazione del lavoro ambientale, non esiste nemmeno l’energia interattiva che sarebbe sicuramente l’energia più pulita, economica e potente del mondo. Infatti questa energia è allo stato virtuale, poiché è stata individuata attraverso una virtuale applicazione dell’organizzazione del lavoro ambientale che esiste solo sul sito web http://www.spawhe.eu. La realtà ambientale ed energetica è molto più arretrata, poiché  molti di questi cicli sono aperti e mai chiusi per produrre profitti illeciti, con la scusa che lo stato dell’arte non consente la chiusura di tali cicli. SPAWHE ha dimostrato che non è vero, i cicli si possono chiudere, sono state sbagliate le progettazioni degli impianti sia nelle dimensioni, sia nelle posizioni, sia nei processi adottati.  Solo negli impianti energetici mobili i cicli non si potevano chiudere per a causa degli spazi e volumi necessari. Oggi non ci sono più scuse, perché   questi sistemi esistono, almeno, virtualmente su http://www.spawhe.eu. Il sottoscritto è certo che funzionano, non per presunzione, ma perché si basano sulla logica, l’esperienza le tecnologie e principi scientifici legiferati e sperimentati, senza formule segrete. La Giustizia Internazionale ha il dovere di accertarlo nell’interesse dell’intera umanità perché coloro che hanno sbagliato, hanno ampiamente dimostrato che vogliono continuare a sbagliare. Hanno uno strano concetto dell’organizzazione del lavoro mondiale: Sbagliando si impara, ma per imparare è necessario riconoscere gli errori. Se la maggioranza mondiale non riconosce i propri errori il sistema è malato dalle fondamenta. La scienza ha il potere di non sbagliare solo se è applicata globalmente, non a compartimenti stagni. La Giustizia deve pretendere che in ogni angolo della terra i cicli antropici che si aprono siano anche chiusi senza nessuna eccezione, mentre sugli impianti energetici mobili deve pretendere che non si aprano cicli termici o nucleari che non si possono chiudere completamente. Grazie alle semplici invenzioni di SPAWHE, tutto questo oggi sarebbe possibile, ma la classe dirigente mondiale lo ignora. Le conquiste democratiche acquisite con la rivoluzione francese e quelle del dopo guerra mondiale, si stanno perdendo nonostante la nascita di internet per un eccesso di informazioni, create ad arte, che non entrano mai nei dettagli delle soluzioni, affinché, le invenzioni veramente utili sfuggano e non vengano mai sperimentate e realizzate. Queste invenzioni, come il fantomatico motore ad acqua, sono considerate leggende metropolitane a cui nessuno crede veramente. Non ci credeva nemmeno il sottoscritto. Ma oggi crede all’insieme di principi scientifici e di tecnologie che possono ottenere rendimenti altissimi dall’acqua e dall’aria insieme. Allora è necessario rivolgersi agli organi istituzionali che hanno il dovere di comprendere, come le Corti di Giustizia Internazionali.      

Il mistero dell'energia universale non è nel sistema planetario, che ispira energie nucleari che l’uomo non riesce a controllare, ma nello scambio interattivo tra fisica chimica e biologia, che è incrementato dalla pressione dell'ambiente. Avere più funzioni nello stesso sistema e un ambiente che funge da catalizzatore e moltiplicatore dei rendimenti è fondamentale per non sprecare risorse. Per questa ragione tutte le energie prodotte dall'uomo sono sbagliate, comprese le rinnovabili. Per la stessa ragione, l'energia più efficiente è quella che non è ancora nata, soprattutto, perché ostacolata dalla assenza di competenze trasversali della classe dirigente mondiale, del presente e del passato: L'energia idro elettrica pressurizzata, che sostituirebbe con maggiore efficienza, anche gran parte dei depuratori dell'acqua, portando l'ossigeno dove oggi non arriva, soprattutto, nei fondali inquinati. Le specializzazioni degli uomini in singoli settori non hanno aiutato a comprendere i misteri dell’energia e delle depurazioni, che nella realtà, era un solo mistero. Oggi è stato risolto da SPAWHE. E' una fortuna per tutti che SPAWHE, non sia una potente multinazionale, ma il sito web di un semplice pensionato, a patto che i governanti dei singoli stati e le Nazioni Unite, comprendano il lungo lavoro che c'è stato per arrivare a questa conclusione e non arrivino a conclusioni affrettate, come potrebbe essere la pazzia del pensionato.

Con la pubblicazione del 23/12/2016 riguardante l’energia idroelettrica domestica e condominiale (http://www.spawhe.eu/pressurized-domestic-hydraulic-energy-system/) la fase di progettazione di SPAWHE  sembrava  conclusa, essendo ritornata la produzione di energia dallo stesso posto da cui era partita: la depurazione globale dell’ambiente.  Infatti, il sistema SPAWHE, gradualmente, ha eliminato tutti gli attuali depuratori e le attuali energie realizzando due sistemi interattivi paralleli (biologico e idroelettrico) che producono energia depurando e proteggendo l’ambiente nelle abitazioni, nelle fogne, nei pozzi, nei laghi e nei fiumi. Per questo era necessario scrivere una nuova “Home page” di SPAWHE, lasciando la vecchia al proprio posto, che è sempre valida.

Quando il sistema SPAWHE (Synergic Plants, Artificial Welling, Hydroelectric (pressurized) Energy) è nato, l’asse portante era l’aspetto depurativo, concentrato, soprattutto sulla intuizione che le depurazioni dell’acqua e dell’aria devono essere effettuate insieme ispirandosi al ciclo del carbonio globale utilizzato dalla natura e dalle similitudini riscontrata dal sottoscritto con l’industria automobilistica, dove aveva lavorato per molti anni. Infatti,  la produzione delle auto è basata soprattutto sull’organizzazione del lavoro di serie, che fu studiato a fondo da Frederick Taylor nel 1911, organizzando prima la disposizione dei reparti nello stabilimento, poi i singoli  posti di lavoro e poi collegando tutto con trasporti meccanici, in modo da seguire un ciclo globale di produzione, che parte dallo stampaggio delle lamiere della scocca, che è il prodotto più ingombrante e man mano che questa avanza, su di essa convergono tutti gli altri elementi di minore ingombro che sono costruiti e assemblati in altri reparti con  altri cicli di lavoro. Riflettendo sull’esperienza dell’industria automobilistica, pensai che l’acqua poteva essere considerata come la scocca dell’auto che avanza nei vari reparti naturali (fiumi laghi e mari) mentre gli uomini completavano i cicli depurativi e del riciclo del carbonio dell’acqua e aria usata nei processi industriali, urbani, agricoli, producendo energia biologica e acque alcaline, restituendole ai mari attraverso i fiumi. Con questo sistema, applicato a livello globale, sarebbero sotto controllo le emissioni di CO2 e non avremmo nemmeno l'acidificazione degli oceani, pur continuando a produrre energia fossile. Infatti, il ruolo dell'energia biologica, per il sottoscritto, non era solo la produzione di energia, ma anche la depurazione, non solo delle acque di scarico con fanghi organici, ma anche quello di neutralizzare il CO2 prodotto dai combustibili fossili, e di creare sistemi comuni che scambiano il calore dell'acqua di raffreddamento nei digestori per produrre biogas, ed i fumi e l'acqua raffreddata nelle serre calcare, per produrre acqua alcalina. Purtroppo, per ottenere cicli completi, è necessario implementare sistemi giusti della dimensione giusta al posto giusto, mentre gli esistenti impianti termici, gli impianti di depurazione, il sistema fognario esistente, sono privi di qualsiasi logica di organizzazione del lavoro, industriale, chimico, biologico e di economia delle risorse. Infatti, le centrali termoelettriche esistenti utilizzano acqua per raffreddare le turbine ei condensatori di vapore, ma non si preoccupano di unire durante il processo l'acqua, l'aria e calcio per neutralizzare il CO2 e produrre acqua alcalina. Questo denota una incompetenza nella depurazione da parte dei produttori di energia. Ma quello che è strano è il fatto che nemmeno le fognature e i depuratori delle acque fanno bene il loro lavoro, pur essendo affidate, prevalentemente, a chimici e a biologhi. Infatti, le fogne degenerano i liquami producendo idrogeno solforato e acido solforico, mentre i depuratori sprecano energia per ossidare acque settiche, per giunta in vasche a cielo aperto che emettono cattivi odori e CO2 nell’atmosfera. Dovrebbe essere noto a chi progetta le fogne e i depuratori, che i fanghi dovrebbero essere separati alla fonte per non produrre idrogeno solforato e azoto ammoniacale e che l’ossidazione dell’acqua produce CO2 nell’aria e acidifica l’acqua. Mentre l’alcalinizzazione dell’acqua si può effettuare soltanto per mezzo della produzione di carbonati di calcio e magnesio nell’acqua. La quale, purtroppo, non si può ricavare dall’ossido di calcio, la cui produzione a caldo, comporta l’emissione di circa 1,57 kg di CO2 per ogni kg di ossido di calcio (CaO) prodotto, comprendendo anche le emissioni di CO2 necessarie per riscaldare le rocce calcaree a 1000 oC per ricavare il prodotto si può stimare che la produzione a caldo di un kg di ossido di calcio, comporta la produzione di due kg di CO2. Di conseguenza, il sottoscritto pensò che l’unico sistema per alcalinizzare l’acqua è quello che usa la natura, con cicli a freddo, i   quali, per essere efficienti devono essere realizzati dappertutto, soprattutto deve si raccolgono le acque piovane e di scarico urbane. Questo processo con le attuali pompe di sollevamento richiederebbe molta energia.

Oggi l’asse portante di SPAWHE è diventato l’energia idroelettrica compressa che interagisce ugualmente positivamente con i sistemi depurativi, ma è meno ingombrante e si può realizzare con bassissimi costi, sia in termini di investimenti iniziali che gestionali. Nelle fogne possiamo anticipare la formazione di idrogeno solforato e consumare il CO2 sottratto all’ambiente, in fosse depuratrici verticali, come indicato nella fig.6 del disegno allegato, utilizzando l’energia idroelettrica compressa, sia per produrre energia, sia per solubilizzare l’ossigeno nell’acqua, sia per sollevare le acque che produrrebbero le piogge artificiali che completerebbero l’ossidazione ma facendo reagire acqua carbonio calcio e magnesio per produrre acque alcaline nelle serre calcaree sovrastanti le fosse depuratrici. Ovviamente, le serre calcaree possono anche essere posizionate ad alcuni metri di distanza dalle fosse, in locali incorporati nei fabbricati, soprattutto nei centri storici. Queste soluzioni, impensabili con gli attuali costi dell’energia diventano accessibili con l’energia idroelettrica compressa che costa molte decine di volte in meno dell’attuale energia.

 

Ma osservando anche le altre figure, possiamo accorgerci, che nella stessa città possiamo produrre tutta l’energia che serve senza ingombri, senza pannelli solari, a qualsiasi ora del giorno della notte, usando come fonte energetica principale la comprimibilità dell’aria e l’incomprimibilità dell’acqua.  Infatti, far circolare l’acqua incomprimibile in serbatoi compressi con l’aria per mezzo  delle pompe con la doppia alimentazione separata fino alla girante delle figure 2 e 4 non costa niente perché l’energia che si produce nella pompa usata come turbina è molto superiore a quella che si consuma riciclando l’acqua all’interno del serbatoio pressurizzato entrando dalla doppia aspirazione della pompa, poiché la stessa quantità di acqua  che entra è espulsa dal cuscino di aria compressa con un’energia decine di volte superiore all’energia necessaria per entrare nel serbatoio. Pertanto, l’energia elettrica prodotta dalle pompe usate come turbine della figura 5, che si trovano all’uscita dei serbatoi pressurizzati nella circolazione dell’acqua dei singoli appartamenti (figura 1), sia nei pozzi geotermici (figura 3), è decine di volte superiore a quella consumata. Infatti, la pompa con la doppia alimentazione separata fino alla girante ha il potere di far circolare l’acqua in due circuiti aspiranti separati, ma con una sola mandata posta all’interno del serbatoio pressurizzato. Pertanto, l’acqua esterna, in bassa pressione, entra nel circuito di riciclo interno al serbatoio pressurizzato (equilibrato dalla pressione statica, che è uguale in aspirazione e mandata), mentre il cuscino di aria espelle la stessa quantità di acqua che entra con tutta la sua forza, facendola entrare nella turbina, ma conservando nel tempo la pressione di spinta, non avendo lo spazio per espandersi. Questo non è moto perpetuo perché la natura, nei pozzi artesiani, fa la stessa cosa da miliardi di anni, sfruttando la pressione atmosferica e l’incomprimibilità dell’acqua. Pertanto, questo sistema, non è contrario ai principi sulla conservazione dell’energia, ma nello stesso tempo è un’immensa fonte di energia pulita e protettiva dell’ambiente. Perché se è vero che il cuscino di aria non si espande, è anche vero che per effetto della legge di Dalton sulla pressione parziale dei gas e per la legge di Henry sulla solubilità dei gas, quando l’acqua entra nel serbatoio pressurizzato solubilizza una maggiore quantità di ossigeno con effetti depurativi. Pertanto, poiché il riciclo di acqua è continuo per ventiquattro ore al giorno e trecentosessantacinque giorni all’anno, sia nella fig. 1 che nelle fig. 3 e 6, oltre alla produzione di energia abbiamo anche l’ossidazione dell’acqua che nella fig. 3 consuma le impurità presenti, mentre nella fig. 6 consuma i fanghi in un processo più complesso. Infatti, avendo creato con la serra calcarea un ambiente acquatico alcalino, nella zona anaerobica inferiore della fossa depuratrice si sviluppa una fermentazione metanica (non acida), ma il metano salendo in superficie e trovando le acque superficiali ricche di ossigeno si trasforma in CO2, che viene consumato con la pioggia artificiale sul materiale calcareo immagazzinato nei cestelli pensili (7), producendo le acque alcaline.

Ma come si vede dalla figura seguente noi possiamo produrre energia idroelettrica compressa e interattiva con l’ambiente anche sommergendo un serbatoio compresso in un lago o fiume portando ossigeno nei fondali inquinati, mentre produciamo energia per ventiquattro ore al giorno e trecentosessantacinque giorni all’anno senza combustibili. Ma in caso di acque alte (alluvioni), possiamo interrompere la produzione di energia e sollevare le acque ai serbatoi (18) che smistano le acque sollevate in una zone di sicurezza dove non producono danni.  Ovviamente, questi impianti possono realizzarsi a centinaia lungo i fiumi, mari e laghi, nei porti e nelle baie inquinate, producendo energia mentre proteggono l’ambiente, sia dall’inquinamento, sia dalle alluvioni.

Ma come si vede dalla stessa figura seguente, l’energia idroelettrica compressa, senza combustibili e senza emissioni di CO2, si può montare anche sui mezzi di trasporto, dove è rappresentato il caso più difficile: la piccola auto, ma sui mezzi di maggiori dimensioni, come camion, bus, navi e aerei, c’è maggiore spazio e si possono montare più impianti contemporaneamente, perché l’energia non si trasmette meccanicamente ma elettricamente. Se si considerano i capitali investiti dai costruttori dei motori termici per pulire l’energia fossile (senza un successo completo) e anche se ci riuscissero, di fronte al CO2 sono impotenti. Ma anche se si considerano i capitali investiti per la gestione della potenza termica, la filtrazione dei combustibili, la gestione delle trasmissioni meccaniche, dei cambi delle marce, dei differenziali, gli investimenti fatti per accumulare energia nelle batterie al litio, che già è un materiale a rischio di estinzione, è necessario chiedersi: ne è valsa la pena? Con investimenti centinaia di volte inferiori e un poco di sperimentazione sulle massime pressioni raggiungibili con la    circolazione dell’acqua o del gas che potrebbe sostituire l’aria nei motori più potenti, oggi saremmo a livelli tecnologici e ambientali certamente superiori a quelli attuali.     

Se è sbagliato il modo di viaggiare sulla terra e nel mare con l’energia fossile, come può essere corretto il modo di volare, che è ancora più inquinante? Da una piccola ricerca in rete (http://www.focus.it/tecnologia/innovazione/quanto-carburante-consuma-un-aereo-di-linea), con un po’ di approssimazione, si calcola che un Jumbo jet su una rotta di circa 6 mila km (per esempio Milano-New York), consumi più di 63 mila litri di kerosene, una media di 19 litri per miglio nautico (1,8 km), circa 158 per ciascun passeggero (in tutto 400). Per ogni posto a sedere, vengono prodotti anche 4 mila chili di anidride carbonica. I percorsi brevi hanno, in proporzione, consumi più elevati perché 1/3 del carburante viene bruciato durante il decollo. Nei voli lunghi, invece, la proporzione scende a 1/8.

Tutto questo non può essere considerato un vanto per la scienza e la tecnologia, che non ha cercato soluzioni energetiche sostenibili. Come non può essere un vanto la scarsa sicurezza dei sistemi di volo, che non possono controllare istante per istante per istante l’assetto di volo e non possono gestire un guasto a un motore termico, nonostante l’alta tecnologia sviluppata. Mentre con il sistema idroelettrico pressurizzato e turboventilatori elettrici in serie e paralleli con iniezione di aria compressa, potrebbe essere possibile avere anche più di un turboventilatore fuori uso, e gestire ugualmente in sicurezza l’assetto di volo e le manovre di atterraggio. Non solo sulla terra, ma anche nello spazio.  

Pertanto, per quanto l’aereodinamica sia importante, i problemi da risolvere, sono soprattutto, energetici, ambientali, della sicurezza di volo e delle capacità di carico dei velivoli che viaggiano nell’atmosfera e nello spazio. Con l’energia termica non si va da nessuna parte, sia dal punto di vista economico, sia ambientale, sia per l’autonomia di volo.

Invece, se riusciamo a produrre energia elettrica all’interno del velivolo senza combustibili, possiamo interagire fisicamente con l’esterno attraverso motori elettrici, per far muovere il corpo stesso sul suolo, nell’atmosfera o nell’acqua, facendo girare, rispettivamente, ruote per la terra, o turboventilatori per il volo, o eliche marine. Non serve l’energia termica, nucleare, per iniziare e far durare nel tempo il moto dei fluidi: è sufficiente l’accoppiamento delle proprietà dell’acqua incomprimibile e dell’aria comprimibile. Anzi, soprattutto, l’energia termica, quella più usata, rappresenta un inutile passaggio di energia dal freddo al caldo, che implica più svantaggi che benefici: costi dei combustibili, consumi energetici per il raffreddamento, la produzione di composti chimici gassosi, che per essere neutralizzati, richiederebbero altri impianti di depurazione, che non possono essere realizzati per non aumentare i costi e appesantire ancora di più il trasporto aereo.  Fino a prova contraria, non è il calore che produce energia, ma la pressione prodotta dai gas di combustione, che premono sui cilindri di un motore a pistoni, o girare una turbina, o uscire velocemente da un ugello a reazione.

Noi possiamo evitare l’energia termica utilizzando la pressione dell’aria compressa, prodotta a freddo, e a imprigionarla in un volume ristretto costringendola a lavorare come una molla compressa mentre al di sotto di tale forza circola l’acqua incomprimibile, che espulsa dal troppo pieno alimenta una turbina idraulica con la forza del cuscino di aria, senza consumarlo.

Nei sistemi di volo attuali si somma la spinta prodotta dai gas di combustione con quella prodotta dai turbo ventilatori. Nel sistema proposto, che non usa combustibili, si incrementa la pressione dell’aria   intubando in serie i turboventilatori elettrici intervallati da ampliamenti di sezione, in modo che le singole spinte si sommano senza disperdere l’aria fino all’uscita nell’atmosfera. In altre parole, il percorso di spinta, soprattutto, per il sollevamento del velivolo si prolunga, comprimendo l’aria all’interno del tunnel per farla uscire con una maggiore spinta di traslazione e soprattutto, di sollevamento.   Per soddisfare la capacità di spinta totale si realizzano molte linee intubate parallele orizzontali e verticali, coinvolgendo maggiori portate di aria e maggiori potenze complessive, ma distribuite più uniformemente intorno alla superficie del velivolo, in verticale e orizzontale, sia per consentire una maggiore capacità di carico, sia per poter equilibrare i carichi squilibrati delle masse, sia per effettuare le manovre di guida del velivolo, attraverso la spinta diversificata in base al numero dei giri dei motori nei tunnel di ventilazione. Ovviamente, questo sistema, come quelli attuali, non può essere utilizzato per circolare anche nello spazio, non esistendo nessuna densità dell’aria che consenta di applicare il principio di azione e reazione di Newton.

Tuttavia, lo spazio non è completamente vuoto, perché il vuoto assoluto non esiste, ma contiene una bassissima densità di particelle: soprattutto plasma di idrogeno ed elio, radiazione elettromagnetica, campi magnetici e neutrini. Ma immettendo piccole percentuali di aria compressa nei tunnel di spinta verticali e orizzontali, e alimentando i turboventilatori multistadio in serie, possiamo creare un grado di vuoto meno spinto all’estremità opposta dei tunnel e applicare ugualmente il principio di reazione di NEWTON. Ovviamente, l’aria compressa dovrà essere usata con parsimonia per non consumare la capacità di accumulo nel velivolo spaziale. Pertanto, alla fine dell’ultimo stadio di compressione dell’aria da parte dei turboventilatori multistadio, possiamo spillare una parte dell’aria compressa, farla passare attraverso un essiccatore (19) e alimentare il compressore che la reinserisce nei serbatoi.    

Pertanto, per l’applicazione nel vuoto, sono stati aggiunti all’intero dei velivoli spaziali dei serbatoi di aria compressa, che consumerebbero l’aria come gas di spinta per spostarsi nel vuoto tra un’orbita e l’altra con lo stesso sistema usabile sulla terra senza combustibili.  Fermo restando che appena il velivolo rientra in uno spazio, dove è presente l’atmosfera, si arresta l’erogazione dell’aria compressa e si riprende la navigazione con l’aria atmosferica, che ricarica anche la pressione consumata dal volo nel vuoto. Questo sistema di navigazione nel vuoto dovrebbe prevedere delle serre artificiali che produrrebbero ossigeno e azoto, nello spazio per ricaricare di aria compressa le navicelle spaziali. Questo sarebbe tecnicamente possibile perché già esiste la fotosintesi clorofilliana e virtualmente, esiste anche l’energia idroelettrica pressurizzata che potrebbe alimentare all’infinito le serre artificiali, consumando soltanto l’usura dei materiali.  

La figura 1 rappresenta il nuovo sistema di volo, che può essere approfondito su http://www.spawhe.eu/aerospatial-pressurized-hydroelectric-transport-system/

 

 

La figura sopra rappresenta un canadair del futuro. Gli incendi che questa estate (2017) stanno devastando molti paesi e in particolare l’Italia, la Francia, il Portogallo, dovrebbero far riflettere i potenti della Terra. Infatti, se è sbagliato il sistema energetico mondiale, è sbagliata l’intera storia dell’umanità, che sta riscaldando il pianeta e incrementando gli incendi, ma è sbagliato anche il modo di volare e quello di spegnere gli incendi. E’ più logico fare stazionare in posizione fissa il canadair per il tempo necessario sul focolaio dell’incendio, che disperdere l’acqua dove non serve. Questo non si può fare con l’attuale sistema energetico perché il canadair non avrebbe la spinta verticale per contrastare la forza gravitazionale. Però, si potrebbe fare, se l’energia per tenere in volo il canadair non costasse niente (a parte l’usura dei materiali che compongono l’impianto). Supponendo che l’energia elettrica costasse pochissimo produrla a bordo dei velivoli con acqua riciclata e aria compressa, il trasporto aereo diventerebbe il mezzo più economico per spostare grandi volumi e pesi, compresa l’acqua antincendio, in quanto non servirebbero altre infrastrutture, come, strade, ferrovie, gallerie, porti. Se consideriamo il traffico stradale che incontrano le autobotti dei vigili del fuoco, conviene utilizzare il sistema aereo anche per spegnere gli incendi urbani. Con questo sistema non servono piste di atterraggio. E’ più pratico far scendere piccoli Canadair dall’alto, che contengono, oltre all’acqua, anche serbatoi di CO2 che è anche utile nello spegnimento degli incendi. Nei centri urbani invece di usare scale mobili e pompare l’acqua dal basso, si affiancherebbe il canadair al posto incendiato e si pomperebbe con rapidità e precisione acqua e CO2 sull’incendio, senza pericoli per i vigili del fuoco, per incidenti stradali ed esplosione dei serbatoi del carburante dei mezzi di trasporto aerei nelle zone incendiate.  

Cosa aspettano le Nazioni Unite a dichiarare il lavoro fatto da SPAWHE patrimonio comune dell’umanità? Togliendo la scienza (pubblica e privata) e le multinazionali dall’imbarazzo, di non aver saputo trovare le soluzioni giuste per combattere il riscaldamento globale?  Non si accorgono che ben 22 COP (conference of the parties) non hanno fatto altro che portare la quantità di CO2 nell’atmosfera da 360 a 400 ppm, mentre gli oceani dall’avvento dell’epoca industriale hanno perso il 30% di alcalinità,  i ghiacciai  sono diminuiti probabilmente di una percentuale ancora superiore e la desertificazione,  come le stesse Nazioni Unite denunciano che avanza al ritmo dell’1% all’anno. 

Non si accorgono gli scienziati dislocati alle Nazioni unite, o semplici consulenti, che le attuali energie, sono tutte incomplete e in concorrenza tra loro: L’energia fossile non ha risolto il problema delle emissioni di CO2.  Quella nucleare non ha risolto il problema dello smaltimento delle scorie. Quella biologica si limita soltanto ad emettere CO2 biologico al posto di quello fossile. Le energie foto voltaiche ed eoliche, sono ingombranti, con bassi rendimenti, discontinue e richiedono materiali già in via di esaurimento per le costruzioni e lo stoccaggio dell’energia. L’energia idroelettrica non ha risolto il problema del riciclo delle acque, richiede grandi opere, con grandi investimenti. In molti casi crea più danni che benefici: le piogge torrenziali, trovando i bacini di acqua già pieni, producono alluvioni.

 Oggi esistono precise responsabilità di tutti gli stati sovrani che non si accorgono nemmeno che le depurazioni sono altrettanto incomplete, non alcalinizzando le acque, mentre le attuali dissalazioni non sono sostenibili proprio perché non sono abbinate a un sistema semplice ed efficiente che produce contemporaneamente anche energia, invece di assorbirla. La siccità si può combattere soltanto se dissaliamo le acque del mare rendendole acque dolci, ma ricche di minerali che sostituiscono i concimi e sono inviate in grandi quantità dai mari ai deserti producendo energia come propone SPAWHE.  Nelle due figure appresso si può vedere come si possono dissalare le acque a livello industriale e come si potrebbero creare i presupposti per aumentare la produzione alimentare negli oceani combattendo l’acidificazione oceanica.

 

 

 

Si riportano di seguito gli articoli principali del “Progetto di codificazione sulla responsabilità degli stati per atti internazionalmente illeciti”, che a parere del sottoscritto, richiamano alle loro responsabilità, non solo i cento novantasei stati sovrani, ma le stesse Nazioni Unite che lo hanno elaborato: 

Articolo 1

Responsabilità di uno Stato per i suoi atti internazionalmente illeciti.

Ogni atto internazionalmente illecito di uno Stato comporta la sua responsabilità internazionale.

Articolo 2

Elementi di un atto internazionalmente illecito di uno Stato

Sussiste un atto internazionalmente illecito di uno Stato quando un comportamento consistente

in un’azione o in un’omissione:

a) può essere attribuito allo Stato alla stregua del diritto internazionale;

b) costituisce una violazione di un obbligo internazionale dello Stato.

Articolo 15

Violazione consistente in un atto complesso

 Comma 1. La violazione di un obbligo internazionale da parte di uno Stato per mezzo di una serie di azioni

o di omissioni, definita nel suo complesso come illecita, si perfeziona quando si produce l’azione o

l’omissione che, in concorso con altre azioni o omissioni, è sufficiente ad integrare l’atto illecito.

 Comma 2. In tale caso la violazione si estende per tutto il periodo a cominciare dalla prima delle azioni o

omissioni della serie e dura fino a quando queste azioni o omissioni sono ripetute e rimangono non

conformi all’obbligo internazionale.

Articolo 48

Invocazione della responsabilità da parte di uno Stato diverso da uno Stato leso

 Comma 1. Ogni Stato diverso da uno Stato leso è legittimato ad invocare la responsabilità di un altro Stato ai sensi del paragrafo 2 se:

a) l’obbligo violato sussiste nei confronti di un gruppo di Stati comprendente quello Stato, ed è

stabilito per la tutela di un interesse collettivo del gruppo; o

b) l’obbligo violato si pone nei confronti della comunità internazionale nel suo complesso.

 Comma 2. Ogni Stato legittimato ad invocare la responsabilità in virtù del paragrafo 1 può reclamare dallo Stato responsabile:

a) la cessazione dell’atto internazionalmente illecito, ed assicurazioni e garanzie di non

ripetizione in conformità all’articolo 30; e

b) l’adempimento dell’obbligo di riparazione in conformità con gli articoli precedenti,

nell’interesse dello Stato offeso o dei beneficiari dell’obbligo violato.

Articolo 54

Misure prese da Stati diversi da uno Stato leso

Il presente capitolo non pregiudica il diritto di ogni Stato, legittimato ai sensi dell’articolo 48,

paragrafo 1 di invocare la responsabilità di un altro Stato, di adottare misure lecite contro quello

Stato per assicurare la cessazione della violazione e la riparazione nell’interesse dello Stato leso o

dei beneficiari dell’obbligo violato.

Articolo 58

Responsabilità individuale

I presenti articoli non pregiudicano una qualsiasi questione concernente la responsabilità individuale secondo il diritto internazionale di ogni persona che agisca per conto di uno Stato.

Dalla lettura di questi articoli è evidente che non esistendo nel mondo sistemi depurativi globali ed energie  che interagiscono positivamente con l’ambiente ossigenando le acque e consumando il CO2 producendo acque alcaline, tutti gli stati si danneggiano a vicenda. Ma attualmente, le controversie legali riguardano soltanto atti particolarmente gravi e occasionali, come un incidente nucleare, la rottura della tubazione di un metanodotto, l’affondamento di una petroliera, etc.  Oggi nessuno ha il coraggio di scagliare la prima pietra, essendo tutti colpevoli.

Ventidue  COP (conference of the parties) organizzati dalle stesse NAZIONI UNITE, non hanno fatto altro che portare la quantità di CO2 nell’atmosfera da 360 a 400 ppm, mentre gli oceani dall’avvento dell’epoca industriale hanno perso il 30% di alcalinità, i ghiacciai sono diminuiti probabilmente di una percentuale ancora superiore e la desertificazione, come le stesse Nazioni Unite denunciano che avanza al ritmo dell’1% all’anno. 

Le NAZIONI UNITE, e gli Stati sovrani, per desiderio dello stesso inventore, possono adottare come propri tutti i sistemi proposti da SPAWHE senza il monopolio dei brevetti (energia, depurazione, riscaldamento e condizionamento, desalazione, protezione dalle acque alte, sollevamento nutrienti e carbonati oceanici) abbreviando i tempi di intervento nella lotta al riscaldamento globale e consentendo a tutte le aziende pubbliche e private di partecipare,  ma devono assumersi la responsabilità di emettere le direttive pubbliche  che seguono la logica globale interattiva e protettiva dell’ambiente che è descritta nei sistemi di SPAWHE. Perché senza le regole e l’organizzazione del lavoro con criteri industriali universalizzati, non è possibile proteggere l’ambiente adeguatamente.  Se le NAZIONI UNITE e gli stati sovrani disdegnano questa offerta, continuando a tacere, come hanno sempre fatto nei confronti del lavoro del sottoscritto, non resta altro che continuare la ricerca di partner privati (che difficilmente si faranno avanti) per sostituire gli enti pubblici mondiali nella lotta al riscaldamento globale. In questo caso i brevetti sono utili per proteggere gli imprenditori più preparati e coraggiosi. La storia giudicherà il valore dei progetti e il valore degli uomini che sono chiamati a decidere e a partecipare senza falsità e ipocrisie scientifiche politiche, economiche, filosofiche, religiose. Sicuramente, l’attuale sistema legislativo mondiale dei brevetti è sbagliato perché almeno le soluzioni ambientali ed energetiche protettive dell’ambiente vanno diffuse, non protette dalla contraffazione, come i prodotti commerciali. Se i legislatori internazionali avessero avuto buon senso almeno in questi casi avrebbero semplicemente riconosciuto agli inventori gli stessi diritti degli scrittori, senza coinvolgerli nella proprietà industriale, che è tutta un’altra cosa, che non può riguardare i progetti di pubblica utilità sociale, che sono trasversali alle attuali attività delle multinazionali. Non comprendere questo è gravissimo da pare dei politici e dei legislatori mondiali. E’ necessario che le Corti di Giustizia Internazionale rivedano i diritti intellettuali degli inventori privati che hanno lavorato per il bene comune, ma sono stati presi in giro da leggi inique che proteggono soltanto la proprietà industriale e coloro che possono permettersela, indipendentemente dal fatto che le invenzioni siano utili o dannose per l’ambiente e la salute umana.  

 Oggi non si riesce a comprendere chi è veramente interessato alla protezione dell’ambiente e all’energia sostenibile perché le parole non corrispondono ai fatti.  Questo non fa onore alla vera Scienza e alla vera Giustizia.

Cordiali saluti

Luigi Antonio Pezone            

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Non si accorgono gli scienziati dislocati alle Nazioni unite, o semplici consulenti, che le attuali energie, sono tutte incomplete e in concorrenza tra loro: L’energia fossile non ha risolto il problema delle emissioni di CO2. Quella nucleare non ha risolto il problema dello smaltimento delle scorie. Quella biologica si limita soltanto ad emettere CO2 biologico al posto di quello fossile. Le energie foto voltaiche ed eoliche, sono ingombranti, con bassi rendimenti, discontinue e richiedono materiali già in via di esaurimento per le costruzioni e lo stoccaggio dell’energia. L’energia idroelettrica non ha risolto il problema del riciclo delle acque, richiede grandi opere, con grandi investimenti. In molti casi crea più danni che benefici: le piogge torrenziali, trovando i bacini di
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