L’energia interattiva, inesauribile e protettiva dell’ambiente, sgradita alla scienza e ai governi.
Lettera aperta di denuncia alla Corte di giustizia internazionale in materia di energia, ambiente ed economia sostenibile.
Egregi Signori Giudici della Corte Internazionale di Giustizia, con il massimo rispetto e fiducia nella vostra importantissima funzione, vi invio quella che probabilmente è la lettera aperta più lunga della storia, per denunciare i gravi e diffusi crimini internazionali che i centonovanta Stati Sovrani commettono quotidianamente contro se stessi, i paesi vicini e lontani, ostinandosi a non comprendere che, di fronte al riscaldamento globale, è necessario un modello di sviluppo alternativo che interagisca direttamente con il ciclo del carbonio, alterato dagli attuali sistemi di sviluppo industriale, energetico e di depurazione, nati ben prima del Protocollo di Kyoto e mai modificati. Purtroppo, anche con le nuove strategie ambientali ed energetiche in atto, sembra che le autorità preposte all’ambiente, all’energia e all’economia abbiano dimenticato come funziona il ciclo universale del carbonio e la circolazione della tormalina. Il reato di “omissione di atti d’ufficio” è il pane quotidiano di tutte le principali autorità mondiali in materia di ambiente ed energia, e lo commettono per le emissioni di ogni camino, ogni tubo di scarico, ogni contatore fognario, ogni centrale termica, fissa o mobile, dove il ciclo del carbonio antropogenico si disperde o si degrada, peggiorando ulteriormente lo stato dell’ambiente e impedendo lo sviluppo di un’economia sostenibile. Questo reato è commesso principalmente dalla scienza pubblica, che non si occupa sufficientemente di economia sostenibile. Con la mia ultima invenzione, denominata “Sistema di trasporto idroelettrico aerospaziale pressurizzato con turboventola e iniezione di aria compressa”, ritengo di aver concluso la mia attività di inventore ambientale, iniziata nel 2006, con l’inizio del mio pensionamento. Per questo motivo scrivo questa lettera.
Credo che undici anni di duro e solitario lavoro mi diano il diritto di scriverlo, avendo indagato a fondo i principali aspetti tecnici e scientifici che hanno portato al riscaldamento globale, senza fermarmi alle apparenze e alle mezze verità, che vengono raccontate solo per raccogliere fondi, ma entrando nel dettaglio delle soluzioni. Come può farlo solo un progettista di impianti industriali e ambientali, che ha maturato esperienze sul campo e che, a suo parere, può scegliere, tra le tecnologie a disposizione dello Stato, quelle che meglio si prestano a creare un modello di sviluppo compatibile al contempo con l’industria e l’ambiente. Se non ho salvato quasi nulla dagli attuali sistemi energetici e di depurazione, non si può dire che non abbia salvato i principi scientifici e le tecnologie sviluppate. In realtà, per chi scrive, solo gli impianti sono sbagliati perché incompleti e parziali e non integrano correttamente le scienze e le tecnologie per ottenere la massima resa, anche dal punto di vista della depurazione.
Il riscaldamento globale non è una bufala, come alcuni vorrebbero far credere; la vera bufala è il modo in cui si combatte chi ci rappresenta ai vertici mondiali della tutela ambientale. Non si comprende ancora che per sconfiggerlo è necessario progettare a livello globale impianti non solo energetici, ma anche depurativi, agricoli, urbani e industriali. In altre parole, le energie rinnovabili commerciali su cui il mondo si concentra con incentivi e ingenti investimenti rappresentano un ulteriore spreco di risorse per ottenere risultati minimi, che i media nazionali pubblicizzeranno con grande enfasi. Mentre le energie interattive, semplici, economiche e rispettose dell’ambiente, continueranno a rimanere sconosciute a tutti, semplicemente perché non sono state inventate da alcun centro di potere, pubblico o privato.
Purtroppo, per quanto mi riguarda, l’élite dirigente, scientifica e politica di livello mondiale, del presente e del passato, si è persa in un grande bicchiere d’acqua, producendo inutilmente l’attuale “riscaldamento globale e l’attuale sviluppo insostenibile”. Nessuno ha il coraggio di riconoscere i propri errori e riprogettare tutto, compresa la tutela dell’ambiente in tutte le attività umane, come si sarebbe potuto fare fin dall’avvento dell’era industriale attraverso la semplice organizzazione scientifica del lavoro che porterebbe alla chiusura automatica dei cicli nel luogo in cui vengono prodotti.
In realtà, i benefici economici dell’energia fossile per l’economia mondiale sono del tutto ingannevoli, poiché questa energia è molto meno vantaggiosa dell’energia pulita che si otterrebbe con il semplice riciclo dell’acqua, soprattutto se pressurizzata con aria compressa. Questo è soprattutto il punto della mia critica, perché questa energia avrebbe potuto nascere anche prima dell’energia fossile, essendo il suo ciclo produttivo molto più semplice. Eppure, a un secolo e mezzo dalla nascita dell’energia fossile, non è ancora nata. Ciò è accaduto perché gli enti pubblici mondiali non hanno cercato scientificamente soluzioni ambientali ed energetiche attraverso l’organizzazione del lavoro, come invece hanno fatto le aziende private del settore industriale, per migliorare la produzione di beni di consumo. In realtà, il sottoscritto ha scoperto questo tipo di energia, studiando i cicli di lavoro necessari per purificare insieme acqua e aria, un processo peraltro logico, sul quale, stranamente, la scienza pubblica non ha approfondito a sufficienza. Se lo avesse fatto, come ha fatto il sottoscritto (solo a livello teorico, non avendo mai avuto i fondi per dimostrarlo praticamente), probabilmente scienziati e tecnici pubblici si sarebbero resi conto che l’energia termica non è compatibile con l’ambiente, non solo per ragioni ambientali ma anche economiche. Infatti, nei processi industriali, l’economia di produzione si raggiunge principalmente attraverso la razionalizzazione dei cicli di lavoro. Il sottoscritto, che ha trascorso metà della sua vita lavorativa occupandosi dell’organizzazione del lavoro in impianti industriali e manifatturieri e l’altra metà installando sistemi energetici e ambientali, da pensionato non ha fatto altro che unire le due esperienze, cercando innanzitutto di creare cicli adatti alla depurazione dell’energia da combustibili fossili, che richiede un incontro capillare di acqua e aria inquinata per neutralizzare la CO2 in serre calcaree. Da queste soluzioni studiate e invano brevettate, poiché nessun ente pubblico a livello mondiale si è realmente interessato all’energia pulita derivante dai combustibili fossili, nascono anche riflessioni volte a minimizzare i costi del riciclo dell’acqua e a promuovere il contatto con la CO2 e il materiale calcareo. Queste riflessioni, dopo il fallimento dei sistemi di purificazione della CO2 (per quanto validi), si sono rivelate utili per proporre, seguendo le varie forme di energia idroelettrica con riciclo dell’acqua, tra cui l’aria compressa, che è la meno ingombrante e la più efficiente, e che può anche far volare aerei e veicoli spaziali senza carburante.
Credo che se nel settore ambientale ed energetico si lavorasse con la stessa organizzazione, che non lascia nulla al caso, seguendo cicli di lavoro precisi per fare la cosa giusta al momento giusto e nel posto giusto, gli operatori del settore si sarebbero resi conto che l’energia fossile è meno competitiva di quanto sembri. In sostanza, l’energia fossile appare competitiva solo perché le energie rinnovabili attuali, dal punto di vista economico, valgono molto meno. Nel settore pubblico, chi si occupa della depurazione delle acque non si interessa alla produzione di energia e viceversa. Allo stesso modo, chi produce energia non si interessa ad altre forme di energia, quindi nessuno ha mai messo in discussione gli attuali metodi di produzione di energia idroelettrica, con acqua utilizzata in un unico modo, senza riciclo e senza pressurizzazione. Nemmeno l’industria è stata in grado di inventare l’energia idroelettrica compressa, che è la forma di energia più potente, economica e meno ingombrante, perché se l’industria ha un’organizzazione del lavoro più efficiente, lo fa solo per produrre beni di consumo migliori.
Il sottoscritto ha dimostrato che è possibile depurare l’energia fossile, ma è un processo complesso e costoso, chiudere i cicli termici del carbonio, mentre è impossibile chiudere gli stessi cicli nei sistemi mobili, in movimento e in funzione. Se non avesse condotto queste ricerche, probabilmente nessuno si sarebbe mai reso conto che è possibile produrre energia a basso impatto ambientale, energia fredda e rinnovabile, potente quanto quella termica, ma infinitamente più economica.
La sostenibilità deve essere ricercata scientificamente dall’organizzazione del lavoro
Il sottoscritto, di fronte al silenzio e all’indifferenza degli organi pubblici mondiali, ha potuto continuare a proporre soluzioni, perché solo aggiungendo soluzioni più logiche e interconnesse si può far comprendere ai lavoratori, sia pubblici che privati, che hanno sbagliato tutto fin dall’avvento dell’era industriale. I lavoratori non possono continuare a fingere di cercare soluzioni al riscaldamento globale e allo stesso tempo tacere su queste soluzioni.
Potrebbe sembrare strano se pensiamo all’attuale situazione ambientale, ma con le energie più intensive che produrremo, proteggeremo l’ambiente consumando solo l’usura delle macchine, che è comunque inferiore all’usura dei cicli termici. Ancor più strano può sembrare che la classe dominante mondiale ignori una delle invenzioni più importanti di tutti i tempi, ovvero la “Pompa a doppia alimentazione separata fino alla girante”, che è costretta a rimanere solo un’invenzione virtuale, nonostante la semplicità concettuale e il minimo investimento necessario per realizzarla, senza la quale il modello di sviluppo sostenibile ipotizzato dal sottoscritto, inclusa quest’ultima invenzione, non sarebbe possibile, e che renderebbe sostenibili anche i voli terrestri e, probabilmente, spaziali. Il fatto che persino questa invenzione, così semplice e importante, non sia stata finanziata, la dice lunga sulle ragioni per cui ci troviamo nell’attuale degrado economico, sociale e ambientale.
Probabilmente ho colto tutti di sorpresa con questa pubblica e formale denuncia della scienza, alla quale tutti noi dobbiamo molto. Tuttavia, la ritengo necessaria, perché la scienza non è più quella concepita dai padri della scienza, ma solo la manipolazione di principi legittimi a fini di profitto economico. In molti casi, soprattutto nei servizi pubblici, nell’energia e nel trattamento delle acque, questi principi vanno controcorrente, ma nessuno vuole approfondire la questione per non inimicarsi i potenti della terra, che non gradiscono le turbolenze nei mercati azionari mondiali, basati su sistemi attualmente insostenibili.
In effetti, potremmo avere un modello di sviluppo sostenibile, al contempo energetico e di depurazione, che chiuda ovunque il ciclo naturale del carbonio, azzerando il costo dell’energia senza penalizzare il potenziale di sviluppo industriale, anzi aumentandolo.
L’alternativa allo sviluppo inquinante e insostenibile di oggi è molto semplice: non aprire il
Ciclo del carbonio dove non si può chiudere correttamente. Questo è il caso di tutti i mezzi di trasporto e
Lavoro mobile, che utilizza energia termica. Tuttavia, l’esempio dimostrativo di questa domanda di brevetto, “Auto idroelettrica con coppia motrice periferica alle ruote”, è stato ignorato non solo dalle case automobilistiche e dai trasportatori in generale, ma anche dai politici e dai legislatori di tutto il mondo. Mi chiedo cosa significhino le gare di Formula Uno, seguite con passione da milioni di spettatori, che ancora oggi premiano i motori termici?
Sarebbe più emozionante partecipare a gare di velocità con motori senza carburante?
Pensano che sia un sogno? Perché evitano il confronto e non entrano nei dettagli delle soluzioni?
Stavo già scrivendo questa lettera ai tribunali internazionali, ritenendo superfluo insistere sui politici economici, scientifici e legislativi direttamente coinvolti nello sviluppo, senza voler aggiungere altre proposte, ma non ho resistito alla tentazione di entrare nei dettagli delle soluzioni di volo terrestri e spaziali, sebbene non mi sia mai occupato di queste argomentazioni. Pertanto, ho ritardato la pubblicazione di questa lettera di circa un mese, includendo anche questo argomento, perché la domanda che dobbiamo porci è la seguente: se la produzione di energia costerà solo l’usura delle macchine che la producono, l’estrazione degli ingredienti dall’ambiente e se i sistemi progettati saranno potenti e ingombranti, siamo sicuri che il trasporto terrestre più economico del futuro sarà su ruote? Anche le ruote si usurano e necessitano di strade con molte corsie. Se usiamo ferrovie e metropolitane abbiamo bisogno di ferrovie e scaviamo nel sottosuolo. In definitiva, se produrre energia pulita non costa molto, è meglio trasportare tutto o quasi tutto per via aerea.
I principi fondamentali della fisica, della chimica, della biologia e dell’idrologia sono stati calpestati dagli impianti ambientali ed energetici costruiti dall’uomo. L’unico impianto che funzionava correttamente era quello della natura, attraverso il CICLO NATURALE DEL CARBONIO, che coinvolge oceani, atmosfera, venti, acqua piovana, fiumi, laghi e suoli. Sebbene sul pianeta Terra si siano sempre verificati importanti fenomeni naturali che hanno alterato il ciclo (eruzioni vulcaniche, grandi incendi), l’equilibrio ambientale è sempre stato mantenuto, fino all’avvento dell’era industriale.
Oggi l’equilibrio è stato alterato e in breve tempo il danno sarà irreversibile, perché chiunque abbia un minimo di conoscenza di chimica organica sa che l’acidificazione che interessa acque e suoli è un fenomeno che avanza con una curva logaritmica. Il primo tratto della curva è quasi orizzontale, quindi le conseguenze climatiche non sono eccessivamente sovrastimate, ma superato un certo limite, che probabilmente abbiamo raggiunto (avendo gli oceani perso il 30% dell’alcalinità, i ghiacciai una percentuale equivalente, la desertificazione avanza al ritmo di circa 12.000 km² all’anno), la curva di acidificazione del pianeta seguirà un andamento sempre più ripido verso l’acidità totale.
Pertanto, chi progetta i sistemi antropici ha una grande responsabilità sociale e chi li approva, a livello legislativo, ne ha una ancora maggiore. Ognuno dovrebbe fare la sua parte per il bene comune, ma salendo negli strati sociali che governano il mondo, troviamo sempre più persone che non adempiono al proprio dovere, paragonando l’attuale situazione dei sistemi energetici e ambientali a nuove proposte, slegate da interessi di parte, che possono provenire solo da chi non è legato a specifici interessi scientifici o economici.
Sul sito web http: www.spawhe.eu sono presenti migliaia di pagine che descrivono nel dettaglio e consistono in numerosi progetti e modalità operative. Se la scienza, che si occupa di tutelare l’ambiente, non approva queste soluzioni, concepite principalmente per prevenire le attuali interruzioni dei cicli antropici, dovrebbe semplicemente indicare il file, la pagina e la riga in cui, a suo parere, avrei scritto qualcosa di errato.
Pur scrivendo apertamente che tutti i sistemi esistenti non funzionano e non possono funzionare, e spiegandone le ragioni, il sottoscritto propone da anni una lunga serie di soluzioni ambientali logiche e sostenibili, interconnesse tra loro, che, basandosi su logica e connessioni sinergiche, si sono gradualmente trasformate da sistemi depurativi in sistemi energetici interattivi.
In realtà, l’energia fossile potrebbe anche diventare un’energia interattiva recuperando il calore disperso nell’acqua e nei fumi, per produrre simultaneamente energia biologica e recuperare CO2 per produrre acque alcaline e contrastare l’acidificazione degli oceani.
Pertanto, se sintetizziamo la tutela ambientale riferendoci unicamente alla corretta chiusura del ciclo del carbonio, si può affermare che essa si riduce al minimo, richiedendo il trasporto di acque depurate e alcaline verso gli oceani, in proporzione alla CO2 prodotta dalle attività, senza immettere la stessa CO2 nell’atmosfera. Allo stato attuale, sia le centrali termiche che gli impianti di depurazione si sono assunti questo compito. Tuttavia, per il sottoscritto, possiamo avere due soluzioni, entrambe certamente efficaci, ma con costi differenti:
La prima soluzione consiste nel ripulire l’energia fossile riprogettando tutti i combustibili fossili che si sono rivelati inadatti, non nel chiudere il ciclo del carbonio.
La seconda soluzione consiste nel non interrompere il ciclo del carbonio e utilizzare energie sostenibili che interagiscano positivamente con l’ossigenazione dell’ambiente acquatico, combinando un processo di alcalinizzazione delle stesse acque che sottragga gradualmente la CO2 emessa nell’ambiente con le attuali soluzioni energetiche e depurative non alcalinizzanti.
Ovviamente, poiché tutti gli impianti di produzione e depurazione dell’acqua che non rispettano il ciclo del carbonio sono ormai obsoleti, è opportuno dichiararli tali e passare direttamente alla seconda soluzione, molto più economica ed efficiente sia in termini di investimenti che di gestione, essendo al contempo energetica, depurativa e utilizzabile anche per i mezzi di trasporto.
Esiste anche una terza soluzione di riserva, altrettanto importante, ma da sperimentare: il sollevamento in superficie, dalle profondità oceaniche, dei carbonati disciolti.
Queste soluzioni sono state messe a tacere dalla scienza pubblica, dalla politica e dai legislatori mondiali, nonostante il “Progetto di codificazione sulla responsabilità internazionale per atti illeciti”, sottoscritto dalle Nazioni Unite e da quasi tutti gli Stati sovrani nel 2001, condanni chiaramente il reato di “omissione”, soprattutto in materia ambientale.
Il sottoscritto non ha dubbi sul fatto che ciò che propone funzionerà, perché i progetti si basano su principi, soprattutto fisici, sanciti da secoli, ma mai applicati, per incredibili negligenze della scienza pubblica e privata. Tuttavia, se si sbaglia, quale crimine ha commesso diffondendo le sue soluzioni? Esiste il crimine di “diffondere soluzioni sostenibili per l’energia e la tutela ambientale”? Potrebbe essere un crimine se le soluzioni fossero sbagliate. Ma chi sarebbe il più colpevole? Chi le ha inventate o chi, pur avendo i mezzi economici, non ha voluto sperimentarle? Il sottoscritto ritiene che ognuno abbia il diritto e il dovere di ricercare soluzioni sostenibili per l’energia e la depurazione, nei limiti delle proprie capacità tecniche e scientifiche, che non danneggino ma avvantaggino l’uomo e le cose. Chi lo fa dovrebbe essere premiato solo per le buone intenzioni, invece di essere isolato come nemico pubblico, perché chi ha riscaldato il pianeta vuole continuare ad avere i diritti esclusivi su tali progetti. Nella società odierna, non sarebbe sorprendente se le soluzioni proposte dal sottoscritto venissero sperimentate in segreto, senza rivelarne i risultati positivi (sui quali il sottoscritto non dubita), al fine di preservare il più possibile lo stato attuale delle cose. Questo rischio dovrebbe essere evitato dai giudici delle Corti Internazionali, attraverso l’ordinamento e il controllo diretto dei processi. Se sarò ancora in vita, qualora ciò avvenisse, sarò lieto di collaborare.
Non posso dire di essere arrivato all’energia interattiva perché la sto cercando. È emersa spontaneamente dalle mie soluzioni di purificazione, partendo da aspetti che a mio avviso non sono stati sufficientemente approfonditi da ricercatori e progettisti pubblici e privati, passati e presenti: il depuratore delle acque reflue che non esiste, che ha segnato la strada da seguire per arrivare a un sistema globale di tutela ambientale, che sia al tempo stesso anche energetico. Infatti, partendo dalla logica giusta, che è quella di prevenire e combattere l’inquinamento passo dopo passo in ogni luogo, un’invenzione acquisita (anche solo virtualmente) produce un progresso all’avanguardia, che permette di sviluppare un’altra invenzione connessa alla prima, che a sua volta ne genera un’altra, fino ad arrivare a un sistema completo perfettamente compatibile con il ciclo generale del carbonio.
Le attuali carenze dei sistemi di depurazione, che nessuno ha mai messo in discussione, sono ben più gravi di quelle energetiche: il degrado delle reti fognarie, l’incapacità di trattare grandi flussi di acqua piovana, l’incapacità di alcalinizzare l’acqua in modo sostenibile, l’incapacità di depurare, almeno parzialmente, le acque che non passano attraverso i depuratori (ossidandole direttamente nei fiumi, nei laghi e nei porti). A questi difetti si aggiungono quelli degli impianti industriali ed energetici: le emissioni di CO2 provenienti da centrali termiche fisse e mobili, l’incapacità di smaltire le scorie nucleari. Tutti questi problemi irrisolti, tollerati dai legislatori, sono solo parzialmente giustificati dal fatto che le normative non possono superare lo stato dell’arte. Lo stato dell’arte non è progredito perché non si è voluto progredire per ragioni di interesse e per nascondere secoli di errori di progettazione pubblica. Era necessaria una progettazione alternativa da parte del sottoscritto, basata su un ragionamento semplice e sulla tecnologia attuale, perché oggi, coloro che protestano senza entrare nel dettaglio delle soluzioni, forniscono sistemi di depurazione e nuove energie inefficienti e non interattivi.
Purtroppo, la legge non è uguale per tutti. Chi non progetta correttamente un ponte che crolla viene severamente punito dalla giustizia, mentre chi per un secolo e mezzo non riesce a realizzare sistemi di energia e purificazione, causando danni ancora più gravi, può nascondersi dietro al fatto che lo stato dell’arte non è sufficientemente avanzato per prevenire i danni di cui sopra. Ma cosa ci vorrebbe per comprendere i semplici concetti alla base delle energie interattive, che ho anche brevettato invano? Purtroppo, la realtà è ben peggiore di quanto si possa immaginare, altrimenti, tra i tanti potenti, qualcuno avrebbe infranto il muro delle omissioni, per testare virtualmente i miei esperimenti molto semplici ed economici, che non hanno nulla a che vedere con quanto è stato speso finora solo per sperimentare una soluzione folle e innaturale come la cattura e lo stoccaggio sotterraneo di CO2 (CCS), fallita dopo decine di miliardi spesi in test inutili.
La natura, senza bisogno di alcuna tecnologia, ha funzionato molto meglio degli scienziati del presente e del passato. Noi, con la tecnologia a nostra disposizione, dobbiamo solo creare le condizioni per aumentarne il potenziale naturale, sia per purificare e alcalinizzare l’acqua, sia per trasformare l’energia della materia in elettricità. Nella maggior parte dei casi, per purificare e alcalinizzare l’acqua non sono necessari prodotti chimici. Per produrre energia in grandi quantità a tutte le ore del giorno e della notte e a tutte le latitudini e longitudini, è sufficiente modificare leggermente semplici pompe monostadio e adattare i sistemi idraulici esistenti per il sollevamento dell’acqua, in modo da poter produrre energia idroelettrica con il riciclo dell’acqua, utilizzando regimi idraulici favorevoli al risparmio energetico nel recupero e nel sollevamento dell’acqua, e che favoriscono la produzione di energia cinetica durante la produzione di elettricità tramite turbine idrauliche.
Poiché l’attuale energia idroelettrica, prodotta con il salto idraulico (sfruttamento energetico dell’acqua nel bacino superiore) non è contraria ai principi di conservazione dell’energia, non è nemmeno contraria all’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua. Bisogna solo sottrarre l’energia impiegata per il riciclo dell’acqua. Naturalmente, l’abilità dello scienziato, dell’inventore o del progettista dell’impianto si valuta soprattutto in base all’energia impiegata per il riciclo dell’acqua, ma anche in base al sistema utilizzato per incrementare la quantità di energia prodotta.
Chi ha inventato le macchine reversibili chiamate “pompe/turbine” non ha trovato la soluzione, perché queste non producono energia, bensì vantaggi gestionali. Infatti, queste macchine non possono funzionare simultaneamente come pompe e turbine. La soluzione corretta è far lavorare insieme turbine e pompe senza mai svuotare l’impianto, in modo che la pompa non debba sollevare acqua, ma solo riciclarla, consumando un’energia cento volte inferiore. Basti pensare che il riciclo di 1.000 l/s di acqua in una tubazione DN 800 richiede una caduta di pressione di circa 1,5 m. Quindi, con la stessa energia, si spenderebbero 1.000 l/s per sollevare 1,5 m o ricircolare la stessa portata senza sollevamento in un circuito di un chilometro. Questo dimostra la validità del ragionamento del sottoscritto, che ha inventato la pompa duale in grado di recuperare immediatamente l’acqua scaricata dalla turbina e di reintrodurla nel circuito di riciclo della stessa acqua del bacino che produce energia, senza doverla svuotare. Ciò non è contrario ai principi di conservazione dell’energia validi per i sistemi isolati, poiché la pompa con doppia alimentazione separata collega due circuiti idraulici differenti: uno aperto che produce energia nella turbina idraulica e uno chiuso che risparmia energia riciclando l’acqua con la pressione idrostatica della vasca superiore.
Ma l’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua ha anche il vantaggio di essere pressurizzata con aria compressa, riducendo lo spazio necessario per consentirci di produrre energia anche in bacini e pozzi, disperdendo ossigeno nell’acqua, nei nostri appartamenti e nei mezzi di trasporto. Sono sicuro che molti si saranno resi conto che ho ragione, anche senza sperimentare, ma non parlano di non andare contro i loro capi che hanno investito economicamente in altre energie, che non possono competere con l’energia prodotta solo con acqua e aria. Oltre a tutto ciò, secondo i ben noti principi fisici stabiliti da Henry e Dalton, l’aria si dissolve nell’acqua in proporzione alla pressione atmosferica, producendo effetti purificanti molto importanti.
Tuttavia, il silenzio su queste soluzioni persiste, persino da parte della scienza pubblica. Pertanto, ritengo che il problema del riscaldamento globale non sia più una questione tecnica, ma una questione di morale generale. Se i leader mondiali continuano a perdere tempo, se la stampa scientifica tace, se l’opposizione non sostiene queste soluzioni, se la giustizia internazionale non interviene, il problema del riscaldamento globale diventerà anch’esso un problema tecnico, perché nemmeno la potente ed economica energia idroelettrica, depurata dall’inquinamento ambientale, sarà in grado di porre rimedio ai danni causati da una scienza presuntuosa e poco pratica e da legislatori che ascoltano solo chi ha causato il danno e continua a produrlo. I potenti non ascoltano chi ha dedicato la propria vita a conoscere i problemi e ha usato la pensione per studiare soluzioni, soluzioni che non hanno formule segrete e non costano un centesimo di dollaro o di euro a nessun contribuente del mondo. Chi non conosce i problemi nei loro diversi ambiti non può proporre soluzioni globali o nemmeno energie interattive. Per questo motivo, ci troviamo di fronte a mezze soluzioni energetiche e di depurazione che non risolvono i problemi e sprecano risorse. Le Corti Internazionali di Giustizia sono in grado di imporre immediatamente semplici esperimenti dimostrativi di energia interattiva e, in tempi brevissimi, di emanare regolamenti che porterebbero a un modello di sviluppo alternativo, sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
In effetti, per chi scrive, i grandi impianti di depurazione non dovrebbero esistere perché la depurazione deve essere integrata nei percorsi idrici e di inquinamento, a partire dal punto in cui l’inquinamento viene prodotto fino alla sua completa eliminazione, senza interrompere i cicli. Pertanto, uno studio globale sulla protezione ambientale dovrebbe partire dallo studio della DISPOSIZIONE del territorio da depurare e alimentare in termini di energia e organizzazione del lavoro, attraverso cicli incrociati tra la depurazione dell’aria e dell’acqua e la produzione di energia. Non è possibile che, dopo centocinquant’anni dall’avvento dell’era industriale e dopo il Protocollo di Kyoto, la forza lavoro del settore energetico e della depurazione di nessun Paese abbia compreso la necessità di lavorare insieme, abbandonando l’energia commerciale e creando un’energia interattiva che tuteli l’ambiente.
Paradossalmente, rispetto alla situazione attuale, una maggiore produzione di energia con cicli completi contribuirebbe maggiormente alla tutela dell’ambiente. Oggi, tuttavia, grandi centrali termoelettriche, inceneritori, acciaierie, digestori e grandi impianti di depurazione sono dislocati in modo casuale sul territorio. Tutti questi impianti sono di dimensioni sproporzionate e, pertanto, potrebbero non chiudere tutti i cicli antropogenici, ma solo una piccolissima parte. Tutti i cicli che non si chiudono, in particolare la CO2, che può essere neutralizzata solo chimicamente, rilasciata nell’atmosfera, acidificano e riscaldano gli oceani e il pianeta. Per questo motivo, ho approfondito solo i sistemi di trattamento delle acque e dell’energia che utilizzano la natura, con gli stessi elementi di base sia per purificare che per produrre energia: acqua, aria, materiali calcarei e pressione atmosferica. Ovviamente, combinando questi elementi con la tecnologia moderna più adatta a questo obiettivo e con nuove invenzioni personali per garantire che i sistemi naturali che la natura utilizza solo per chiudere correttamente i cicli organici inorganici (che comprendono anche l’azzeramento delle emissioni di CO2), siano stati potenziati anche per produrre elettricità: fossile, biologica e soprattutto idroelettrica con riciclo dell’acqua. Quest’ultimo deve essere sempre presente anche quando si utilizza energia fossile, geotermica o biologica. Il riciclo dell’acqua a basso costo è indispensabile per il contatto tra acqua e CO2 nelle serre calcaree per produrre carbonati in acqua invece di emissioni di CO2, che, anche se biologiche, dovrebbero sempre essere ridotte per diminuire la percentuale totale nell’atmosfera.
Infatti, se producessimo energia pulita a costi molto bassi e la utilizzassimo per far circolare l’acqua su materiale calcareo in ambienti chiusi negli strati inferiori dell’atmosfera, dove si stratifica la CO2 (essendo più pesante dell’aria), risolveremmo entrambi i problemi: produrremmo acque alcaline che, riducendo la CO2 dall’atmosfera, ritornerebbero ai mari sotto forma di carbonati, in accordo con il ciclo naturale del carbonio, del calcio e del magnesio, che regola l’alcalinità oceanica.
Se i sistemi idroelettrici creati dai sottoscritti permettono di riciclare l’acqua producendo più energia di quanta se ne consumi, perché non utilizzarli per ridurre le emissioni di CO2 ovunque vengano prodotte, o perché non si preferisce un calo percentuale più elevato? Questa semplice domanda avrebbe dovuto suscitare una risposta positiva in un plebiscito, ma ha ricevuto solo silenzio.
Pensavo che dopo la pubblicazione dei primi brevetti, qualcuno avrebbe condiviso il mio lavoro, soprattutto tra gli enti pubblici, che in teoria non dovrebbero avere interessi personali nella scelta di una soluzione energetica o ambientale piuttosto che un’altra, ma mi sbagliavo. Gli enti pubblici e la scienza che si occupano di ambiente ed energia a livello mondiale, stranamente, non si comportano in modo scientifico. Non applicano “l’organizzazione scientifica del lavoro” teorizzata da Frederick Taylor nel 1911, che è stata invece utilizzata dall’industria per migliorare la produzione industriale al fine di battere la concorrenza, proponendo obiettivi di maggiore produttività e qualità, indipendentemente da ciò che viene prodotto. “L’organizzazione scientifica del lavoro” potrebbe essere applicata anche all’ambiente e all’energia, invece di realizzare grandi impianti dislocati a caso sul territorio. Viene da chiedersi: perché tutti gli impianti del mondo sono ecocompatibili?
La risposta potrebbe essere: perché sono stati progettati senza alcun obiettivo di protezione ambientale globale e, di conseguenza, oggi mancano gli spazi e gli elementi necessari per chiudere tutti i cicli inorganici e inorganici che aprono. Chi progetta i sistemi basandosi solo su singole discipline tecniche e scientifiche che hanno le competenze per perseguire l’obiettivo di proteggere l’ambiente globale, realizza solo una parte degli obiettivi, nascondendosi dietro uno stato dell’arte che non c’entra nulla, perché mancano gli argomenti di base nella progettazione logica e nell’impianto scientifico.
Viene spontaneo chiedersi: se il taylorismo ambientalista esistesse, come verrebbero progettate le piante per proteggere l’ambiente a livello globale?
La risposta potrebbe essere: sarebbero stati condotti studi per identificare i cicli globali dell’ambiente; quindi sarebbero stati selezionati i sistemi energetici e di depurazione utilizzabili per realizzare tali cicli; poi sarebbero state identificate le macchine per realizzare tali cicli; poi sarebbero state inventate nuove macchine, se quelle esistenti non fossero state in grado di soddisfare i requisiti; poi sarebbero state identificate le varie connessioni tra processi adiacenti simili e compatibili; infine, sarebbero stati realizzati gli impianti sul territorio urbano, agricolo e industriale, incorporando al loro interno i sistemi energetici e di trattamento delle acque, già dimensionati per chiudere indipendentemente i cicli organici e inorganici che si aprono. Anche i camini avrebbero avuto una forma diversa: pur senza filtri e scambiatori di calore per recuperare il calore, avrebbero avuto almeno una doppia camera e una maggiore espansione per rallentare la velocità di uscita e convogliare nella camera esterna gran parte delle polveri e della CO2, notoriamente più pesanti dell’aria, per purificarle nel sottosuolo insieme all’acqua piovana e alle acque reflue urbane. Solo con soluzioni logiche è possibile raggiungere uno sviluppo sostenibile compatibile con la crescita della popolazione mondiale, dove l’espansione delle attività umane comporta automaticamente anche l’espansione del sistema integrato di energia e depurazione nel sistema generale. Ma dov’è la logica degli attuali depuratori? L’unica soluzione di depurazione intelligente, ovvero la vasca di Imhoff, inventata nel 1904, che riduceva di quasi il 75% il carico organico, è stata eliminata dai centri urbani per favorire la degenerazione e gli impianti di depurazione a fanghi attivi, che sprecano risorse e sono lontani dalle città, non danno il minimo contributo alla purificazione dell’aria. Sarebbe sufficiente modificare le vasche di Imhoff, approfondirle e dotarle di aerazione superficiale con l’aria inquinata della città, comprese le ciminiere, per eliminare anche i cattivi odori che notoriamente producono. Per risolvere il piccolo problema degli odori, la scienza pubblica mondiale ha creato l’attuale smog urbano. I numerosi brevetti del sottoscritto su questi argomenti sono stati tutti gettati via impulsivamente. Oggi, però, sarebbe ancora più valido perché con l’energia idroelettrica pressurizzata, che utilizza aria compressa per ossidare e alcalinizzare l’acqua in loco e produrre energia, il costo sarebbe praticamente nullo. Tuttavia, anche le centrali idroelettriche pressurizzate lasciano indifferenti le autorità ambientali mondiali, ma anche i piccoli consiglieri comunali, i tecnici pubblici e persino le associazioni ambientaliste, che si oppongono senza mai entrare nel dettaglio delle soluzioni tecniche. Tutti condividono lo stesso background culturale, che parte dalle università, e si perdono in calcoli matematici e metafisici senza saper sviluppare piani concreti e completi, che seguano i processi, passo dopo passo, senza interruzioni, come in qualsiasi industria manifatturiera che applica il taylorismo industriale per essere competitiva e non fallire.
Tutto ciò non è stato possibile perché la scienza pubblica mondiale, paradossalmente, non ha organizzato il proprio lavoro in modo scientifico. E oggi si comporta persino peggio, chiedendo maggiori finanziamenti per migliorare tecnologie che hanno portato al riscaldamento globale, tecnologie che non possono essere migliorate a livello globale, essendo gli impianti situati nel posto sbagliato, di dimensioni inadeguate e svolgendo processi incompleti.
Per il sottoscritto, che conosceva praticamente “l’organizzazione scientifica del lavoro industriale”, avendo lavorato per diciassette anni nel reparto di progettazione e nello stabilimento automobilistico, che rappresenta anche il massimo progresso tecnologico, e che conosceva persino le carenze dei sistemi di depurazione ed energetici, avendo lavorato nei successivi vent’anni in questi settori, era ovvio unire le due esperienze non appena raggiunta la pensione. Se non lo avesse fatto, avrebbe commesso lo stesso crimine che le pubbliche amministrazioni di tutto il mondo commettono quotidianamente: il reato di omissione. Non fu facile resistere all’indifferenza e allo scetticismo che accompagnarono questo lavoro solitario. Ma dopo undici anni di lavoro e molti brevetti, nessuno dei quali è stato realizzato (32 brevetti nazionali, 1 europeo, 5 internazionale), credo che si sia prodotto un progresso virtuale dello stato dell’arte, parallelo a quello degli enti pubblici mondiali e delle multinazionali, che sottopongo ai giudici delle Corti Internazionali di Giustizia, essendo i singoli progetti, già, invano, sottoposti sia ad agenzie pubbliche che a società private.
Non ritengo giusto che un inventore privato che si occupa di questioni di pubblica utilità debba essere umiliato dal silenzio pubblico e privato e, al contempo, vedere i propri diritti d’autore decadere perché non è in grado di pagare i depositi richiesti dagli enti pubblici e dalle multinazionali, le quali, peraltro, hanno potere di veto sulla realizzazione dei propri brevetti.
I diritti di proprietà intellettuale dovrebbero essere inalienabili e non soggetti a tassazione, poiché non hanno nulla a che vedere con la proprietà industriale. Se il legislatore applicasse lo stesso sistema ai diritti degli scrittori, non esisterebbe nemmeno la cultura. Ma oggi, non esiste un’alternativa valida in termini di progettazione ambientale ed energetica, se non soluzioni pubbliche e private incomplete.
Sebbene le mie soluzioni siano solo virtuali, credo che nessuno possa negare che siano al contempo energetiche e depurative, in grado di chiudere il ciclo del carbonio dell’era moderna, realizzabili ovunque, a qualsiasi temperatura terrestre e in qualsiasi momento del giorno e della notte, con costi di gran lunga inferiori rispetto alle attuali soluzioni energetiche e di depurazione. L’unico dubbio che potrebbe sussistere riguarda la certezza della loro efficacia. Tale dubbio sarebbe legittimo solo se si trattasse di dettagli tecnici, ma, come ho già scritto, si tratta anche di ragionamenti, logica e organizzazione scientifica alla base del funzionamento degli impianti pubblici di depurazione ed energia, che non deludono. Almeno i giudici internazionali non sembrano intenzionati ad accertare queste verità, visto che sono in gioco il famigerato riscaldamento globale e lo sviluppo sostenibile, mentre la popolazione mondiale cresce esponenzialmente.
Per chi scrive, la chiave per il raffreddamento del pianeta è l’energia elettrica prodotta da sistemi che interagiscono positivamente con l’ambiente, perché solo l’acqua dolce può trasportare la CO2 antropogenica negli oceani, trasformandola positivamente in carbonati. Ma il riciclo dell’acqua ha costi troppo elevati per essere realizzato con i sistemi attuali. Infatti, gli attuali impianti di sollevamento dell’acqua sono inadeguati: assorbono troppa energia perché sollevano l’acqua sfidando la forza di gravità. Con sistemi progettati diversamente, mantenuti costantemente pieni, la pioggia artificiale su materiali calcarei può essere ottenuta solo con l’acqua di tracimazione, che non richiede costi energetici per il sollevamento ma solo per il riciclo dell’acqua, costi che sono centinaia di volte inferiori. Questa è la prima soluzione trascurata dalla scienza. Ma ancora più importante è l’energia idroelettrica compressa, realizzabile in molteplici versioni, che è centinaia di volte più economica di qualsiasi forma di energia prodotta dall’uomo, incluso il carbone, che oggi è erroneamente considerato la forma di energia più economica al mondo.
Serve qualcuno che spieghi questo argomento, soprattutto i consiglieri scientifici del presidente Trump, ma anche quelli che consigliano altri centonovantacinque capi di governo, che in ogni caso stanno sprecando risorse energetiche che, di fronte a quelle interattive, valgono ben poco sotto tutti gli aspetti.
La grande notizia principale che le autorità ambientali mondiali fingono di non comprendere per non inimicarsi i petrolieri e i produttori di motori termici è che l’energia idroelettrica pressurizzata, con una pressione maggiore, potrebbe sostituire anche i motori termici di qualsiasi dimensione e potenza, riducendo i costi energetici ed eliminando completamente le emissioni di CO2.
Chi afferma che l’energia non può essere creata dal nulla non tiene conto del fatto che l’aria compressa non è “nulla”. A differenza delle batterie, l’aria compressa può essere confinata in un volume ristretto e funzionare come una molla compressa che trasmette la sua forza all’acqua incomprimibile, la quale circola in una parte dello stesso volume, entrando e uscendo da esso, tramite una pompa con doppia alimentazione elettrica separata fino alla girante. Questo permette un funzionamento con un consumo energetico minimo, poiché l’acqua, essendo incomprimibile, all’interno della girante rotante, somma le due portate con un’unica pressione, ovvero quella dell’aria compressa. Tuttavia, può anche produrre elettricità tramite una turbina idraulica, sfruttando la spinta dell’aria compressa confinata che non viene consumata. Poiché l’energia prodotta dalla turbina (che dipende dalla pressione dell’aria compressa) è centinaia di volte superiore a quella consumata dalla pompa (che ricicla l’acqua all’interno del volume accumulato), questo sistema è completamente autonomo e necessita solo di una piccola batteria di avviamento, che apre l’elettrovalvola che alimenta la turbina con l’aria compressa. Ma questo sistema è molto più economico e pulito dei motori termici e delle auto a batteria e non è paragonabile nemmeno alle auto attualmente in circolazione che funzionano ad aria compressa (motori pneumatici) consumando l’aria compressa accumulata nei serbatoi, che devono essere ricaricati consumando elettricità, come le auto a batteria, e quindi costano di più e hanno un’autonomia limitata.
Le soluzioni dei sottoscritti non riguardano gli scienziati pubblici, che dovrebbero essere al di sopra dei partiti, e di conseguenza non interessano nemmeno i politici e i legislatori che attendono la risposta dell’oracolo scientifico. Ma la scienza tace perché è divisa in troppi ambiti e un ragionamento globale dal punto di vista delle soluzioni non la affronta, per non negare le soluzioni parziali che i vari rami della scienza propongono, ragionando con la stessa logica delle multinazionali: concentrandosi solo sull’industria, sviluppando dettagli compatibili con i sistemi esistenti, senza mettere in discussione sistemi che non interagiscono positivamente con l’ambiente e il ciclo naturale del carbonio.
Credo, soprattutto, nelle mie soluzioni basate su principi fisici secolari e su soluzioni meccaniche e idrauliche in cui la produzione di energia e la quantità di ossigeno disciolto in acqua sono proporzionali alla pressione dell’aria sull’acqua. Non importa se la scienza, la politica e gli stessi cittadini abbiano il coraggio o l’ignoranza di ignorare queste soluzioni, mentre città meravigliose come Venezia, Amsterdam, Suzhou, Shanghai sembrano fogne a cielo aperto per la mancanza di ossigeno nell’acqua in cui galleggiano. Non capisco come possano non comprendere che lo stesso sistema che produrrebbe energia e ossigeno potrebbe mantenere basso il livello dell’acqua nei canali, non solo in caso di alta marea, ma anche prevenire le inondazioni, se lo producessimo depurando fiumi e laghi. Infatti, per innalzare il livello dell’acqua in una zona di sicurezza, è sufficiente ridurre temporaneamente l’energia prodotta (https://www.spawhe.eu/defend-the-environment-and-the-territory-by-producing-energy/).
La legislazione internazionale non aiuta gli inventori privati
Purtroppo, anche per quanto mi riguarda, l’attuale normativa internazionale sui brevetti è errata, perché di fatto non riconosce la proprietà intellettuale separatamente dal settore industriale. Oggi accade facilmente ciò che è successo al sottoscritto: invenzioni e prodotti di utilità importanti non vengono finanziati né da enti di ricerca pubblici né da aziende private. Poiché l’inventore non può produrre invenzioni da solo, lo stato dell’arte non progredisce. Nel frattempo, i brevetti internazionali minano la proprietà intellettuale e industriale delle invenzioni, poiché pretendono che l’inventore debba pagare anche i diritti di brevetto. Si tratta di leggi ingiuste e illogiche. Questo è un ulteriore motivo per cui i giudici della Corte Internazionale di Giustizia dovrebbero intervenire. Oggi, capita facilmente che un imprenditore si rovini economicamente industrializzando un’invenzione che viene rapidamente superata dallo stato dell’arte.
Sarebbe più corretto se il rischio non fosse obbligatorio, ma una libera scelta. Infatti, gli enti pubblici globali dovrebbero essere obbligati a condividere la proprietà intellettuale dei brevetti di pubblica utilità di tutti gli inventori che ne facciano richiesta, a condizione che il brevetto sia brevettabile (inventiva, novità e applicabilità industriale). In altre parole, l’inventore privato dovrebbe poter scegliere se rischiare tutto sulla sua invenzione, oppure riservarsi solo la proprietà intellettuale, condividendola con un ente pubblico che lo aiuti nella realizzazione di un prototipo che dimostri la validità dell’invenzione. Successivamente, l’invenzione di pubblica utilità sociale dovrebbe essere resa disponibile a tutte le imprese di tutti i paesi che aderiscono ai trattati internazionali, garantendo così la libera concorrenza e pagando solo i diritti d’autore previsti dal diritto internazionale all’inventore e all’ente pubblico che ha finanziato il prototipo dimostrativo.
Ciò consentirebbe una crescita più rapida e un’economia mondiale più equa. Purtroppo, invece, in ambito legislativo sono state fatte le scelte peggiori:
- Non separare la proprietà intellettuale da quella industriale.
- Consentire agli enti pubblici globali di vendere i propri brevetti a società private in via esclusiva.
Ciò ha generato un enorme conflitto di interessi, che soffoca lo sviluppo dell’economia globale e la tutela dell’ambiente. Non c’è una ragione che spieghi perché nessuno voglia sperimentare le energie interattive. Ma è facile comprendere che l’energia idroelettrica derivante dal riciclo dell’acqua, soprattutto in pressione, minerebbe l’intero mercato mondiale dell’energia fissa e mobile, nonché il mercato dei macchinari industriali, dei mezzi di trasporto, della trasformazione agricola, della depurazione, del trattamento delle acque reflue, del riscaldamento e del condizionamento dell’aria. Di fatto, questa energia consumerebbe solo l’usura di macchinari e materiali. Chi parla di moto perpetuo afferma qualcosa di falso, perché nel moto perpetuo non ci sarebbe usura.
Si tratta delle leggi della fisica e del modo di progettare e costruire macchine e sistemi che consentono di realizzare un bilancio molto positivo tra l’energia prodotta e il costo di sfruttamento dell’acqua e dell’aria incomprimibili a pressione atmosferica e dell’aria compressa.
Il significato dell’acronimo Spawhe
L’intero sistema, sviluppato dal sottoscritto, che è l’unico al mondo in grado di proteggere l’ambiente a livello globale, è stato praticamente sviluppato senza alcun contributo economico da parte di governi o enti pubblici, i quali preferiscono finanziare brevetti commerciali e energie rinnovabili altrettanto commerciali ma inefficienti e non interattive con l’ambiente. Imprenditori privati, produttori di pompe, turbine, motori elettrici e termici, sono invece esclusi da tali invenzioni perché dovrebbero rivedere completamente la propria organizzazione e produzione.
Questo sistema è descritto sul sito web https://www.spawhe.eu. Il termine “SPAWHE” ha il seguente significato:
SP sta per “Impianti Sinergici”, dove la sinergia tra diverse piante ben proporzionate, con le risorse idriche disponibili sul territorio, sarebbe affiancata dalla produzione di energia biologica, recuperando il calore e la CO2 dispersi dalla prima per riscaldare i digestori che produrrebbero energia biologica. La CO2 prodotta da entrambe le piante verrebbe invece utilizzata a beneficio dell’ambiente per produrre acque alcaline mediante pioggia artificiale su materiali calcarei conservati in serre coperte. La seconda parte di questo processo potrebbe essere realizzata anche nei centri urbani trasformando il sistema fognario in un sistema di purificazione dell’acqua e dell’aria, poiché CO2, SOx e polveri sono più pesanti dell’aria e quindi facilmente trasportabili verso il basso. Tuttavia, l’energia fossile è meno economica dell’energia idroelettrica e in futuro dovrà essere utilizzata solo in casi particolari, come la produzione di acciaio. Anche l’energia biologica è meno economica e utilizzerà solo l’energia prodotta dal sistema di depurazione biologica (https://www.spawhe.eu/the-role-of-biological-energy/).
AW sta per “Artificial Welling” (Pozzo Artificiale), dove la sinergia tra sistemi galleggianti incontrollabili, pompe e turbine in serie che produrrebbero energia idroelettrica sommersa che produrrebbe energia sfruttando l’energia dell’acqua superficiale che intubata su pompe montate in profondità produrrebbe l’energia cinetica necessaria, sia per produrre elettricità, sia per creare depressioni nei colli di bottiglia Venturi, che che consentirebbero l’aspirazione di percentuali di acque profonde, ricche di calcio e carbonio solubilizzate dalle alte pressioni idrostatiche in miliardi di anni. Questo sistema non solo consentirebbe la moltiplicazione naturale delle risorse ittiche oceaniche, creando fitoplancton e zooplancton, che oggi sono concentrati solo nel 5% della superficie totale (dove si verifica il pozzo naturale), ma anche aumentando il calcio insieme al carbonio, consentirebbe anche lo sviluppo di specie ittiche superiori e l’aumento dell’alcalinità delle acque superficiali.
HE sta per “energia idroelettrica”, ma il titolo è stato abbreviato per non complicare l’acronimo. In realtà, l’energia idroelettrica concepita dal sottoscritto è completamente diversa da quella attuale, che sfrutta, soprattutto in modo unilaterale, l’energia della posizione dell’acqua accumulata nei bacini realizzati nelle valli montane. L’attuale energia idroelettrica, concettualmente molto semplice, presenta molte controindicazioni, richiedendo grandi opere per accumulare l’acqua, il che in molti casi favorisce le inondazioni. Inoltre, l’acqua può essere utilizzata una sola volta e unicamente per produrre energia. Al contrario, basando la produzione di energia sul riciclo dell’acqua, nelle valli e non in montagna, non solo si prevengono le inondazioni, ma durante il riciclo si ossigena e alcalinizza l’acqua senza costi aggiuntivi, e soprattutto si dispone di un’enorme quantità d’acqua da gestire durante la siccità estiva. Al momento in cui scrivo (aprile 2017) si prevede un’estate molto secca in tutta Europa a causa dei livelli molto bassi di fiumi e laghi. Cosa possono aspettarsi i paesi africani, che sotto il profilo idrico sono ancora meno fortunati? La soluzione energetica proposta, tuttavia, non richiede grandi investimenti, ricicla l’acqua per tutto il tempo desiderato e, producendo energia, può al contempo purificarla, alcalinizzarla, sollevarla o desalinizzarla, a seconda delle esigenze locali. Sfrutta principalmente l’incompatibilità dell’acqua, la comprimibilità dell’aria, nuovi circuiti idraulici, in recipienti aperti e pressurizzati con aria compressa, pompe vecchie ma modificate per vincere la forza di gravità e la pressione idrostatica, riciclando l’acqua a bassi costi energetici. Questa energia interagisce positivamente con l’ambiente perché il riciclo dell’acqua produce sempre un’ossidazione dell’acqua stessa, che risulta ancora più efficace nei sistemi pressurizzati con aria compressa, secondo le leggi di Henry e Dalton. Ma questa energia, nella versione compressa, con dimensioni ridotte, proporzionate alle pressioni di esercizio, potrebbe anche produrre energia in pozzi, appartamenti e mezzi di trasporto ventiquattro ore su ventiquattro e in qualsiasi condizione climatica (persino al Polo Nord) senza combustibile.
L’ordine cronologico delle invenzioni proposte rispetta l’abbreviazione SP. AW. HE, a dimostrazione che il sottoscritto ha dato priorità all’aspetto depurativo e protettivo dell’ambiente, e non a quello energetico, dal quale avrebbe potuto trarre il maggior profitto economico con le proprie invenzioni. Probabilmente, mi sarei ritenuto soddisfatto se la scienza pubblica e le potenzialità che riscaldano il pianeta avessero preso in considerazione le mie invenzioni nei settori SP. e AW., e non mi sarei dedicato al settore HE, che, anche senza prototipi, posso affermare, supera di gran lunga tutte le soluzioni energetiche mondiali, persino dal punto di vista economico.
Nella presentazione sintetica del sistema SPAWHE ho usato il condizionale perché il silenzio delle autorità ambientali mondiali ha ostacolato esperimenti semplici e costosi che avrebbero dissipato ogni dubbio sulla fattibilità dei progetti in questione.
Può sembrare strano che questi progetti non siano stati elaborati da alcuna agenzia pubblica mondiale, ma non lo è poi così tanto, perché se guardiamo ai brevetti di enti di ricerca e università pubbliche, vediamo che si concentrano su specializzazioni disciplinari, proprio come le multinazionali. In altre parole, sembra che gli enti di ricerca pubblici non abbiano compreso la ragione principale della loro esistenza, ovvero selezionare e coordinare tutte le scienze e le tecnologie esistenti nell’interesse comune. Invece, continuano a fare ricerca in singole discipline, denunciando la gravità dei problemi, ma quando si tratta di studiare le soluzioni, non si discostano molto da quelle delle multinazionali. Gli scienziati pubblici fanno i consulenti per gli appalti pubblici, ma non mettono in discussione i sistemi ereditati dal passato, che non hanno mai funzionato contro il riscaldamento globale e nemmeno contro le inondazioni. Non hanno capito che la vera progettazione ambientale deve essere fatta a livello globale, svolgendo molteplici funzioni in sinergia e, soprattutto, cercando il modo di chiudere i cicli antropogenici in funzione delle risorse idriche disponibili, che, variando da un luogo all’altro, influenzano anche la dimensione degli impianti realizzabili. In realtà, questo criterio progettuale non è mai stato rispettato: tutti i sistemi energetici (termici, idrici, biologici) e di depurazione esistenti, per la lotta contro il riscaldamento globale, sono errati perché non realizzano processi completi che coinvolgano acqua e aria inquinate: le dimensioni non corrispondono alla capacità di neutralizzazione dell’ambiente e non hanno creato le infrastrutture necessarie per aumentare il potenziale depurativo richiesto per chiudere il ciclo antropogenico del carbonio, secondo la circolazione termoalina degli oceani, come descritto in migliaia di pagine di SPAWHE, tra articoli e brevetti.
Inoltre, in molti paesi, la scienza pubblica utilizza i brevetti come forma di finanziamento dell’ente che appartiene agli inventori e dei profitti degli stessi, con una percentuale sostanziale dei brevetti che viene venduta. Se i brevetti non fossero specialistici, nessuno li comprerebbe. Pertanto, gli enti di ricerca si comportano come multinazionali. Di fatto, l’assenza di obiettivi globali favorisce le invenzioni commerciali. Per le multinazionali non c’è bisogno di coordinamento sul campo tra scoperte scientifiche e tecnologiche. Per loro è sufficiente raggiungere gradualmente una maggiore percentuale di energie rinnovabili, dotare alcuni mezzi di trasporto di enormi batterie al litio o motori ad aria compressa, nascondendo al mondo che batterie e aria compressa dovrebbero essere ricaricate con energia fossile e rinnovabile, il che non è efficiente. Nessuno parla di modificare i depuratori che non sono focalizzati su alcun obiettivo globale di purificazione. Non c’è da stupirsi se questi sono gli obiettivi delle multinazionali. Ma c’è da lamentarsi se coincidono con gli obiettivi della scienza pubblica mondiale. Le parole non bastano perché le montagne non possono continuare a partorire topi, costringendo i topi, come me, a partorire le montagne. Ma nel silenzio generale e senza finanziamenti, che sono nelle mani di coloro che continuano a riscaldare il pianeta. Chi può credere nei topi? È più facile credere che un cammello possa passare attraverso la cruna di un ago che che i giudici internazionali possano credere in me, ma ci proverò comunque, perché credo nei miracoli. Le invenzioni che hanno prodotto il topo sono già un miracolo. Non ho la presunzione di pensare che sia tutta farina sulla mia piccola borsa.
Le invenzioni non dovrebbero servire a vendere macchine; possono anche essere invenzioni strutturali. Gli inventori, sia privati che pubblici, non legati alla proprietà industriale, che operano per vivere o per ottenere finanziamenti, potrebbero costituire una proprietà intellettuale sufficiente solo se questa fosse riconosciuta, come dovrebbe essere, separatamente da quella industriale.
In realtà, le fognature depurative e i bacini biologici sovrapposti, l’energia idroelettrica sommersa in pozzi e bacini, che ho inventato, non richiedono macchinari e impianti complessi, come i bioreattori per la rimozione di fosforo e azoto, che possono essere collocati solo in grandi depuratori. Mentre piccoli pozzi depurativi e piccoli bacini biologici sovrapposti, collegati a piccole serre in pietra calcarea con pioggia artificiale, potrebbero essere realizzati ovunque, realizzando cicli completi. Senza permettere le interruzioni degli attuali cicli di depurazione, che coinvolgono le fognature esistenti, con costi energetici e additivi elevati. Ma consentendo la combinazione con la depurazione dell’aria urbana, che necessita di acqua per la soppressione delle polveri, consuma CO2 e trasforma SOx e NOx in solfati e nitrati, più depurabili rispetto agli ossidi sospesi nell’aria.
Le reti fognarie di depurazione sono importanti, ma i ricercatori pubblici non le hanno approfondite perché, come le aziende private, si sono concentrati solo su invenzioni tecnologiche e commerciali applicabili ai depuratori. In realtà, fin dagli albori dell’era moderna, tra gli operai si discuteva, e si discute tuttora, tra il sistema fognario misto (che prevede la miscelazione di acque nere e piovane) e il sistema a doppia condotta, che prevede la separazione delle acque nere da quelle piovane. Oggi la maggior parte delle città utilizza la condotta mista, ma alcune città impiegano ancora il sistema a doppia condotta. Entrambi i sistemi sono errati dal punto di vista tecnico e scientifico, perché la miscelazione delle acque piovane, che sono acide, con le acque reflue contenenti materiale organico e fanghi, produce grandi quantità di acido solfidrico, acido solforico e azoto ammoniacale, che corrodono le tubature e distruggono l’energia dei fanghi. Pertanto, agli impianti di depurazione arriva una miscela di acque reflue e fanghi degradati, la cui rigenerazione richiede elevati costi energetici e tempi lunghi con gli attuali sistemi a fanghi attivi. Si tratta di un sistema molto delicato che genera facilmente i cosiddetti “problemi dei fanghi”, ovvero galleggiamento, sedimentazione, formazione di schiuma, mancata aggregazione, rigonfiamento e viscosità. Oltre ai costi energetici, questi sistemi richiedono quindi grandi quantità di prodotti chimici, con costi elevati, per non alterare il delicato equilibrio dei fanghi. Basta un eccesso di pioggia per mandare fuori servizio l’impianto e costringere la maggior parte dell’acqua in ingresso a essere deviata direttamente nella rete fognaria senza passare attraverso l’impianto di depurazione. Sebbene anche le reti fognarie separate siano inadeguate, la separazione dei due tipi di acqua fa sì che l’acqua piovana scorra rapidamente verso gli impianti di depurazione, mentre le acque nere, povere di acqua e con un’alta concentrazione di fanghi, non vi arrivano, aggravando la produzione di acido solfidrico e sedimenti che si depositano nei punti critici, ostruendoli. Ciò nonostante i purificatori presentano gli stessi problemi di gestione menzionati in precedenza.
Tutto ciò è accaduto perché non è stato applicato il taylorismo ambientale né un’organizzazione scientifica del lavoro, che avrebbe permesso di trovare la soluzione migliore per purificare acqua e aria contemporaneamente nelle stesse città. Oggi, l’aria urbana è irrespirabile e gli impianti di depurazione dell’acqua fuori città sprecano risorse e producono acque acide. Ma la scienza pubblica continua a tacere e a chiedere finanziamenti per continuare a purificare la stessa acqua e produrre energie non interattive. Per cambiare le cose è inutile discutere con le autorità locali, è necessario comunicare con il cervello centrale. Ma dove si trova questo cervello? Ho l’impressione che più vengono pubblicate soluzioni scientifiche di altissimo livello, più confusione creano, se non si fanno molti passi indietro e, passo dopo passo, si applicano i principi fondamentali della fisica, della chimica e della biologia come si potrebbe e si dovrebbe fare, fin dal 1911, anno di nascita del taylorismo che razionalizzò il lavoro nell’industria. E quando si parla di razionalità globale del ciclo naturale del carbonio nei sistemi antropici di ambiente ed energia?
Il sottoscritto, titolare di tre brevetti italiani n. 0001399595 del 15 settembre 2009, n. 0001403863 del 2 febbraio 2011 e n. 0001419534 del 19 dicembre 2012, ha trasformato la rete fognaria mista in un sistema di depurazione mediante pozzi verticali posti all’inizio della condotta fognaria, che ossidano le acque superficiali e le alcalinizzano con pioggia artificiale su materiali calcarei. In questo modo, le acque semi-depurate aumentano il valore alcalino dell’acqua piovana, prevenendo la formazione di acido solfidrico, acido solforico e azoto ammoniacale. I fanghi, invece, verrebbero estratti dal fondo dei pozzi di lavaggio e convogliati direttamente ai digestori anaerobici più vicini tramite una linea di ingresso pressurizzata mediante una pompa elettrica. Questi brevetti, ormai caduti in disuso per mancanza di interlocutori nazionali e internazionali, diventerebbero ancora più efficienti grazie alla riduzione dei costi energetici e al contributo dell’ossidazione prodotta dai brevetti n. 1020160000111938 e 1020160000111939 del 07/09/2016, rispettivamente, “Impianti idroelettrici pressurizzati sommersi in serbatoi e pozzi con sollevamento e ossigenazione”. Ma anche questi brevetti sono stati completamente ignorati dalle autorità ambientali, che continueranno a discutere di reti fognarie miste e doppie, per finanziare depurazioni ed energie inefficienti, fingendo di non capire che il nuovo sistema è 100 volte più efficiente ed economico perché permette di purificare anche l’aria atmosferica urbana da gas pesanti come CO2, SOx, ossidi di piombo, smog e polveri sottili, e di alcalinizzare l’acqua piovana e le acque di drenaggio urbano prima che si disperdano. Questi trattamenti non possono essere effettuati negli impianti di depurazione a fanghi attivi esistenti, lontani dai luoghi in cui si produce l’inquinamento urbano, non contribuiscono alla purificazione dell’aria e comportano un enorme spreco di energia per riparare i danni causati dagli impianti fognari. Inoltre, emettono CO2 nell’ambiente perché utilizzano vasche di ossidazione aperte e producono acqua acida. Di fatto, le normative accettano acque reflue con pH 5,5 che, una volta scaricate in laghi e mari, ne aumentano l’acidificazione.
I brevetti del 2009 e del 2012 li hanno lasciati cadere. A cosa servono le tasse di manutenzione se i settori pubblici che dovrebbero usarli ed esportarli in altri paesi fingono che non esistano? Anche la Commissione europea ha ignorato i miei brevetti globali e ha lanciato gare d’appalto pubbliche per la purificazione dell’aria urbana tramite semplice filtrazione, come riportato in un articolo pubblicato su https://www.spawhe.eu/european-environmental- Come se una semplice filtrazione potesse superare un sistema di purificazione contenuto in quattro brevetti internazionali (WO2014/076724 – WO2014/076725 – WO2014/076726 – WO2014/076727) e altrettanti nazionali, che includono, oltre alla filtrazione elettrostatica dei fumi, anche la purificazione e l’alcalinizzazione dell’acqua urbana e la neutralizzazione della CO2.
Se gli enti pubblici globali potrebbero fare le acque reflue depurate, come proposto dal sottoscritto, gli darebbero ragione e dovrebbero anche distruggere i grandi depuratori che fuori nel paese, mai
Usato per purificare l’aria, non è più utile nemmeno per depurare l’acqua, follemente degradato da infernali percorsi sismici, che il sottoscritto denuncia inutilmente da un decennio. Cosa c’è di scientifico in questo sistema? La scienza non si è mai chiesta a cosa serva l’attuale depurazione, che produce acque acide, quando il nostro problema principale è proprio l’acidificazione degli oceani? La scienza è come un polpo che non coordina i suoi tentacoli. Mentre politici, legislatori e imprenditori si interrogano su un ramo della scienza alla volta, creano giustificazioni scientifiche per emanare leggi ingiuste e inefficienti e per tutelare i propri interessi. La scienza universale non può permettersi questo gioco ignominioso perché è anche il punto di riferimento più importante per il diritto ambientale e la giustizia civile e penale in tutto il mondo.
Chi lavora in nome della scienza, prima di prestare giuramento a un’azienda pubblica o privata, deve rispettare i valori morali universali. La questione è molto più delicata di quanto possa sembrare, perché il presidente americano Trump ha violato gli impegni ambientali nazionali e internazionali assunti dall’ex presidente Obama in nome degli interessi nazionali americani. Di conseguenza, in tutto il mondo si assisterà a un grande passo indietro nella tutela dell’ambiente, con una riduzione della percentuale di energie rinnovabili e un ritorno al carbone e ai combustibili fossili in generale. Molto probabilmente, ciò è dovuto al fatto che la scienza non è stata in grado di creare energie interattive che interagiscano positivamente con l’ambiente, in un piano di depurazione che avrebbe ridotto i costi di depurazione e di produzione energetica alla fonte. Se la scienza avesse fatto bene il suo lavoro, petrolio e carbone non sarebbero mai stati utilizzati per produrre energia. Infatti, se fossero stati applicati i principi del risparmio energetico insieme ai principi del minimo sforzo per produrre lavoro, si sarebbe compreso che il processo termico per la produzione di energia, nella maggior parte dei casi, è inutile e costoso: l’energia idroelettrica pressurizzata, prodotta a freddo, riciclando l’acqua è centinaia di volte più efficiente.
La politica energetica del presidente Trump sarebbe preistorica, ma ha superato persino quella che voleva realizzare il presidente Obama e tutti gli attuali statisti mondiali, la maggior parte dei liberali e degli ambientalisti, ma ugualmente fuorviati scientificamente, in termini energetici e ambientali.
Oggi esistono due lobby contrapposte: quella dei produttori di energia fossile e quella delle energie rinnovabili inefficienti.
Entrambe le lobby non difendono l’ambiente, bensì i loro cattivi investimenti.
Gli enti pubblici di ricerca dovrebbero fare da arbitri, invece di vendere i brevetti a chi offre di più, per tenere in vita entrambi i sistemi, nati obsoleti fin dalla loro nascita, affetti da vizi incurabili d’origine.
In realtà, la terza via, la più efficiente, che è al contempo energetica e purificante, le energie interattive con l’ambiente, nessuno la conosce e nessuno vuole conoscerla, nemmeno gli enti di ricerca pubblici, le autorità ambientali, le persone che scendono in piazza, le associazioni ambientaliste. I più progressisti spingono per il male minore, ormai superato, accettando la filosofia della scienza che, non essendo stata in grado di inventare energie interattive, si accontenta di energie inquinanti, inefficienti e intermittenti.
Non si potrebbero più insegnare falsità nelle università di tutto il mondo perché il sottoscritto ha dimostrato che se ci fossero energie interattive, più ne produrremmo, più aumenterebbe la protezione dell’ambiente. Ma in tutto il mondo, gli unici soldi spesi in questa direzione sono i pochi soldi che è riuscito a far scappare alla sua famiglia da pensionato per depositare brevetti indesiderati dalla classe dominante globale, compresi gli scienziati, non per ragioni scientifiche.
Ciò che gli oppositori, che si accontentano del male minore, non hanno capito è che se finanziano energie rinnovabili inefficienti, non c’è modo di finanziare quelle efficienti e interconnesse. Cambiando le priorità dei governi in materia di ambiente ed energia, non si andrà nella direzione richiesta dalla natura.
Probabilmente, è più facile vincere la battaglia contro le posizioni del presidente Trump, basate sugli aspetti economici dell’energia, che contro le energie rinnovabili, le auto elettriche, portate avanti da falsi progressisti e falsi ambientalisti.
Il presidente Trump, di fronte ai prototipi dimostrativi, dovrebbe tornare sui suoi passi, soprattutto dal punto di vista economico, perché il costo dell’energia idroelettrica compressa, che tutelerebbe l’ambiente, sarebbe inferiore alla semplice estrazione e raffinazione dei combustibili fossili, mentre la scienza pubblica è condizionata, così come gli errori commessi nella progettazione, da insabbiare, persino dai brevetti venduti a società private che operano nel settore ambientale ed energetico. Probabilmente questa è la vera ragione per cui la scienza pubblica tace sulle energie logiche e in linea con il ciclo naturale del carbonio, che la scienza pubblica insegna nelle scuole.
Oggi, oltre alle lobby politiche, economiche, commerciali e industriali, esistono anche varie lobby scientifiche: ogni disciplina scientifica cresce con discipline parallele in altri paesi del mondo, diventando importanti punti di riferimento per lo sviluppo delle imprese ma non per lo sviluppo locale e globale. Infatti, abbiamo conferenze internazionali su chimica, biologia, idrologia, ingegneria, edilizia, pianificazione urbana, agricoltura, bioenergia, energia nucleare, energie rinnovabili, elettronica e informatica. Abbiamo tutti i tipi di energia, ma i progettisti pubblici non hanno ampliato le funzioni degli impianti per svolgere funzioni interattive per recuperare calore, purificare i fumi dalla CO2 e produrre acque alcaline, cosa che sarebbe possibile completando i cicli e dimensionando gli impianti in funzione delle risorse idriche disponibili sul territorio, come descritto su
Italiano: https://www.spawhe.eu/energy-right-at-the-right-time/, https://www.spawhe.eu/european-environmental-competition/, https://www.spawhe.eu/the-role-of-biological-energy/. Per ampliare le funzioni degli impianti e neutralizzare la CO2, sarebbe necessario ridurre il potenziale energetico o aumentare le dimensioni per includere le sezioni mancanti: digestori a recupero di calore, bacini biologici sovrapposti per il recupero del digestato liquido, serre calcaree con pioggia artificiale per consumare CO2 a vantaggio dell’ambiente, disidratazione dei fanghi e compostaggio dei prodotti. Ma gli enti pubblici non hanno fatto nulla per chiudere il ciclo del carbonio negli impianti. Al massimo, hanno completato il teleriscaldamento del centro urbano più vicino, recuperando calore, spendendo più risorse per gli impianti e gli isolamenti e creando sistemi di riscaldamento locale indipendenti.
Gli enti pubblici, se non correggono i loro immensi errori di progettazione, non possono permettere ai legislatori di imporre alle aziende private i relativi adeguamenti. Non ci riusciranno mai se continueranno a sviluppare gli stessi progetti che le multinazionali elaborano per vendere loro i brevetti, senza imparare la progettazione globale degli impianti, che è diversa dalla progettazione locale e specifica. Nella progettazione globale tutto deve essere razionalmente connesso, in modo fluido, come insegna il ciclo naturale del carbonio inventato dalla natura. Le attuali soluzioni degli enti pubblici mondiali sono accolte favorevolmente dalle multinazionali nell’approvvigionamento di grandi impianti, nella gestione di acqua, depurazione, elettricità e gas. Mentre, per chi scrive, tutto ciò che di buono c’è nel mondo dell’energia e delle risorse energetiche deve essere superato perché non ha funzionato e non può funzionare.
Come già accennato, l’energia idroelettrica pressurizzata con riciclo dell’acqua si basa sulla differenza tra il consumo energetico e l’energia prodotta, alla quale va aggiunto il valore degli effetti collaterali positivi generati. Questa differenza sarà talmente elevata che l’energia residua potrà essere utilizzata per alimentare le industrie, l’illuminazione urbana, il riscaldamento e il condizionamento dell’aria (scambiando calore con l’acqua sotterranea, senza la necessità di unità esterne di condizionamento che contribuiscono al riscaldamento dei centri urbani e alla diffusione di polveri e smog). Le attuali grandi centrali termoelettriche, i grandi impianti di depurazione e le imponenti opere per la produzione di energia idroelettrica sono dannose perché non riescono a operare in sincrono con il ciclo naturale del carbonio. Infatti, per la depurazione e l’alcalinizzazione del pianeta, l’acqua deve essere distribuita uniformemente su tutto il territorio, soprattutto nelle valli, dove viene utilizzata per l’agricoltura, e allo stesso tempo depurata in modo continuo anche nelle stesse falde acquifere in cui inevitabilmente si accumulano nitrati, fosfati e pesticidi. Gli attuali sistemi di depurazione, invece, depurano solo campioni d’acqua che, per puro caso, passano attraverso gli impianti. I progettisti del passato e la stragrande maggioranza di quelli attuali, per produrre energia con il banale salto idraulico, hanno sprecato immense risorse economiche e condizionato lo sviluppo sostenibile mondiale, impedendo la naturale distribuzione dell’acqua sul pianeta, accelerando la velocità del deflusso verso il mare e favorendo inondazioni in alcune aree e siccità in altre. Tutto ciò è accaduto perché le pompe e gli impianti di sollevamento idraulico erano inadeguati e nessuno se n’è accorto in oltre un secolo e mezzo di sviluppo industriale sfrenato. Nessuno se n’era reso conto se gli impianti di sollevamento idrico non fossero stati inseriti in un progetto globale più ampio, che includesse il riciclo, la purificazione, l’alcalinizzazione dell’acqua e la chiusura sostenibile del ciclo del carbonio. Ampliando le funzioni degli impianti, è necessario ampliare le funzioni delle pompe, che ne costituiscono il cuore pulsante. Se pensiamo a come funziona il cuore umano, anche le pompe potrebbero fare di più di quanto facciano ora.
Oggi possiamo fare meglio della natura perché disponiamo della tecnologia necessaria. Dobbiamo integrarla in modo più razionale di quanto facciamo ora, tenendo presente che se apriamo cicli organici o inorganici, dobbiamo poi chiuderli completamente. Se non è possibile farlo in un singolo impianto, lo si fa in un impianto adiacente, quindi gli impianti devono essere collegati senza soluzione di continuità, non come avviene ora, dove i cicli si interrompono nelle condotte fognarie e riprendono a molti chilometri di distanza. O come nelle attuali ciminiere, dove la produzione di CO2 si interrompe e non riprende da nessuna parte, perché la CO2 può essere neutralizzata solo con un processo chimico a freddo naturale, proprio come ha sempre fatto la natura.
Oggi, il basso livello di efficienza nello stato dell’arte e nel settore energetico non dipende dal basso livello scientifico e tecnologico, bensì dalla mancanza di progetti e brevetti globali, come quelli illustrati in https://www.spawhe.eu, che svolgono molteplici funzioni contemporaneamente:
Fognature depurative; camini che catturano, depurano e raffreddano i fumi; digestori lineari che sfruttano il calore delle centrali termiche; costruzioni verticali sinergiche, con stagni biologici sovrapposti che purificano l’acqua con la fotosintesi mentre sale verso l’alto; il sollevamento delle acque, che sfruttando il carico idraulico del bacino superiore per mezzo di pompe a doppia alimentazione separate producono molta più energia di quanta ne consumino; centrali idroelettriche sommerse che, producendo elettricità con l’energia dell’alta pressione dell’acqua rispetto a quelle di fondo, porterebbero ossigeno al fondale marino inquinato, purificandolo e sollevando i nutrienti, aumentando la pesca; energia idroelettrica pressurizzata con aria compressa in bacini e pozzi che sarebbe molto più potente di quella che potrebbe essere prodotta solo con l’energia superficiale dell’acqua e con maggiori capacità di purificazione dell’acqua profonda; la desalinizzazione realizzabile con scambio ionico, sollevando l’acqua e producendo energia per mezzo di pompe a doppia alimentazione, che permette di far sollevare l’acqua desalinizzata ad un’altezza di diversi metri e di inviarla per gravità all’uso; La desalinizzazione è realizzabile tramite scambio ionico, sollevamento dell’acqua e produzione di energia per mezzo di pompe a doppia alimentazione, che consentono di sollevare l’acqua desalinizzata fino a un’altezza di diversi metri e di inviarla per gravità all’utilizzo.
Si tratta di brevetti di utilità globale, che stanno scomparendo uno dopo l’altro, mentre la scienza pubblica mondiale, finanziata dai cittadini del mondo, produce brevetti ambientali su dettagli energetici e di purezza di specifica utilità che non alterano la sostanza delle piante che hanno riscaldato il pianeta. Ma questi brevetti vengono finanziati e venduti alle stesse aziende che poi rivendono le apparecchiature ai dirigenti degli enti pubblici. Come può emergere una reale tutela dell’ambiente e un’energia sostenibile e interattiva, se le cose nel mondo funzionano in questo modo?
Mi permetto di chiedere ai giudici internazionali se per loro siano più importanti i brevetti globali o quelli specifici. A quali brevetti dovrebbero dare priorità gli enti pubblici di tutto il mondo? Detto questo, non affermo che non debbano sviluppare brevetti specifici in discipline specifiche, affermo solo che questi brevetti dovrebbero tutelare la proprietà intellettuale e renderla disponibile a tutte le aziende in grado di renderla liberamente competitiva nei paesi che aderiscono ai trattati internazionali sulla proprietà intellettuale. Se i brevetti sono effettivamente utili alla collettività, la proprietà intellettuale può certamente essere un valido strumento di finanziamento, ma senza conflitti di interesse e contribuendo al progresso generale, non a quello delle singole aziende.
L’economia sostenibile deve essere combinata con il taylorismo ambientale che non esiste
Ho trascorso metà della mia vita lavorativa in una grande azienda e l’altra metà in una piccola impresa. So che le multinazionali possono crescere benissimo da sole, mentre la pianificazione pubblica è indispensabile per lo sviluppo di tutte le altre attività. Per creare un modello di sviluppo sostenibile, era necessario riunire tecnici con esperienza in ambito industriale, ambientale ed energetico, in grado di selezionare le tecnologie più adatte, caso per caso e ragionando insieme, per trovare le soluzioni migliori.
Questa soluzione avrebbe dovuto essere raggiunta dai singoli Stati o dalle Nazioni Unite, ma nessuno l’ha fatto perché nessuna organizzazione globale possiede una visione globale dei problemi, che dovrebbero convergere verso un unico obiettivo: un’ECONOMIA SOSTENIBILE, che non può esistere senza una perfetta organizzazione del lavoro ambientale ed energetico sul territorio. Questo è il motivo per cui parlo di “TAYLORISMO AMBIENTALE”. Oggi, gli impianti ambientali ed energetici sono completamente estranei l’uno all’altro, mentre potrebbero essere un’unica cosa e interagire positivamente con l’ambiente, costando centinaia di volte meno e generando rendimenti crescenti. Finché la classe dominante globale non impedirà l’emergere di energie interattive che metterebbero in luce le attuali inefficienze, la scelta non sarà mai definitiva perché le soluzioni attuali, essendo tutte incomplete, sono più o meno equivalenti e non possono essere oggetto di un giudizio scientifico esaustivo. Siamo costretti a scegliere, caso per caso, il male minore.
Per firmare una vita lavorativa trasversale è necessaria una grande capacità di comprensione per arrivare ai sistemi interattivi. Ma ci è voluto così tanto tempo perché la divisione del lavoro esiste ovunque e quindi ho dovuto cambiare molti uffici nelle grandi industrie e concludere la mia esperienza in una piccola azienda che si occupava semplicemente di installare ogni tipo di apparecchiatura, lavorando soprattutto in grandi subappalti elettromeccanici di opere pubbliche. Solo in questo modo ho potuto avere una visione globale e allo stesso tempo dettagliata dei problemi ambientali ed energetici, che sono quelli che incidono strategicamente sulla sopravvivenza umana. Mi dispiace se sono risentito con tutti i potenti della Terra, ma vedere così tanta energia umana, economica, ambientale sprecata mi fa male al cuore. Qualcuno deve dire chiaramente, entrando nel dettaglio, come pianificare gli impianti a livello globale, per moltiplicare la produzione di energia e depurazione, altrimenti la scienza continuerà ad affondare nella sua onnipotenza, invece dovrebbe cospargersi il capo di cenere e chiedere perdono per tutti i gravi errori che commette. Le autorità pubbliche globali, fingendo di non comprendere come si possano progettare i sistemi ambientali ed energetici, aggravano i timori dei cittadini, che pagano bollette esorbitanti per l’energia e la depurazione, quando queste potrebbero essere interamente compensate dalle risorse energetiche e depurative locali.
prodotti negli stessi condomini con impianti più efficienti e invisibili. Inoltre, aggravano la sfiducia di chi cerca lavoro, mentre ci sono molte cose da correggere, se solo si rompesse il muro di silenzio di chi finge di cercare solo soluzioni. L’attuale sistema di approvvigionamento idrico su larga scala, depurazione e produzione di energia è stato disastroso perché ha sconvolto il territorio favorendo elevate concentrazioni d’acqua per produrre energia idroelettrica che promuove le inondazioni; elevate concentrazioni di aree con scarsa disponibilità d’acqua che favoriscono la siccità; elevate concentrazioni di emissioni di CO2 che non possono essere neutralizzate naturalmente (attraverso la produzione di carbonati nell’acqua). Le dighe non avrebbero dovuto servire in montagna per produrre energia, ma per trattenere le acque in terra, gestendole con le energie interattive che producendo ossigeno e alcalinità le avrebbero rese più disponibili e utili per l’agricoltura, l’industria e le attività umane. Mentre oggi dobbiamo tremare quando arrivano le grandi piogge, che sono costrette a straripare perché nessuno è stato in grado di organizzare un lavoro razionale in campo ambientale ed energetico. Oggigiorno, le informazioni sulle problematiche ambientali sono innumerevoli, ma servono solo a ottenere maggiori finanziamenti per trovare soluzioni, e allo stesso tempo esiste una vasta organizzazione che si adopera per nascondere le soluzioni logiche che potrebbero risolvere i problemi alla radice.
L’errore commesso dalle autorità ambientali mondiali è stato quello di avallare le soluzioni ambientali ed energetiche nate con l’avvento dell’era industriale, come le centrali termoelettriche, gli impianti di depurazione a fanghi attivi e l’energia idroelettrica, anche se queste hanno contribuito al riscaldamento globale e alla siccità, senza rendersi conto che era necessario ripartire da zero nello studio di soluzioni alternative. Anche chi scrive ha commesso lo stesso errore, dedicando più tempo alla ricerca di soluzioni per la depurazione dei combustibili fossili e meno alle nuove energie. Con la differenza che le autorità ambientali mondiali hanno cercato di salvare gli impianti esistenti, complicandoli ulteriormente con sistemi come la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS), senza fare nulla per migliorare i sistemi urbani e di depurazione delle acque, mentre chi scrive ha trasformato l’energia fossile in un sistema interattivo basato su centrali elettriche più piccole ma più complete, che chiuderebbero naturalmente il ciclo del carbonio. La mia soluzione è molto più logica, ma non compatibile con gli attuali impianti da migliaia di MW/h, a causa della mancanza di spazio e della disponibilità di acqua. L’inventore, libero da vincoli politici o interessi di parte, deve studiare le soluzioni ideali, non assemblare i pezzi su sistemi che presentano vizi insormontabili.
Poiché la giustizia deve essere separata dalla politica, anche gli inventori devono essere liberi di inventare secondo coscienza. Ciò non può accadere se agli inventori non viene riconosciuta la proprietà intellettuale come distinta dalla proprietà industriale, senza il pagamento di tasse e senza limiti di tempo per la validità dei brevetti. Gli inventori non dovrebbero attribuire tali poteri né ai politici, né agli imprenditori, né agli studiosi compiacenti. Se e quando le loro invenzioni saranno comprese, arriverà il diritto d’autore, come avviene per tutte le opere intellettuali. Perché gli inventori devono pagare brevetti se le loro invenzioni sono indesiderabili per le lobby del potere? Qual è il legame tra proprietà intellettuale e proprietà industriale?
L’energia termica interattiva derivante dai combustibili fossili è crollata perché l’inventore, pur credendoci, non ha potuto continuare a pagare le tasse senza alcun fondamento. Tuttavia, rimane valida per la riprogettazione delle centrali termiche del futuro, che non possono essere eliminate. Probabilmente, se fossi un dipendente pubblico, non mi sarei permesso di lavorare su queste soluzioni per non sminuire le soluzioni su cui hanno lavorato e i brevetti che hanno concesso a società private, che diventerebbero privi di valore. Per ovvie ragioni etiche e morali, la scienza pubblica non dovrebbe vendere brevetti a singole aziende private. Sarebbe stato onesto e corretto tutelare la proprietà intellettuale e rendere i brevetti disponibili a tutte le aziende dei paesi coperti da trattati internazionali. Gli inventori, pubblici o privati (che scelgono di non vendere i brevetti), riceverebbero una percentuale, stabilita dal diritto internazionale, sul valore dell’opera installata o del prodotto commercializzato da tutte le aziende che utilizzano il brevetto, senza alcun conflitto di interessi per gli enti pubblici.
La scienza pubblica non può essere resa indulgente. È l’unica che deve essere al di sopra delle parti, come la giustizia. Può essere superata facendo progredire lo stato dell’arte, ma deve essere la prima a farlo e ad aggiornarlo. Dovrebbe incoraggiare gli aggiornamenti, non ostacolarli, come sta facendo di fronte all’interattività energetica.
I giudici, nei tribunali di tutto il mondo, per non commettere errori, si avvalgono di prove scientifiche. Dove andranno a scoprire se anche la scienza pubblica è inaffidabile? Sappiamo tutti che la scienza è divisa in settori e fornisce solo risposte parziali. Ma i giudici internazionali, se vogliono combattere i crimini ambientali internazionali, non possono dare ascolto a un’enorme quantità di esperti per rispondere a domande complesse come: QUAL È IL SISTEMA MIGLIORE PER COMBATTERE IL RISCALDAMENTO GLOBALE? Per rispondere a una domanda del genere, non basterebbero nemmeno migliaia di scienziati, se non avessero mai lavorato insieme, selezionando tutto ciò che esiste nel campo della depurazione e dell’energia, per creare un modello di sviluppo ideale. Senza un modello del genere, si possono condannare solo crimini accidentali, come l’affondamento di una petroliera o la rottura di un oleodotto, non quelli che riscaldano il pianeta ogni giorno.
Le Nazioni Unite hanno riunito un gruppo di scienziati che ha formato il cosiddetto IPCC – Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, insignito del Premio Nobel nel 2007, che tuttavia non ha prodotto grandi risultati, nonostante il contributo di migliaia di scienziati e altri esperti. Questi esperti non lavorano quotidianamente per simulare soluzioni ambientali globali nelle varie ramificazioni al fine di trovare soluzioni comuni. Pubblicano i loro articoli, ma non hanno mai sperimentato, nemmeno virtualmente. Non sono in grado di mettere insieme nel dettaglio diversi impianti e tecnologie, né di dire dove e come intervenire per prevenire e combattere il riscaldamento globale. Se lo avessero fatto, probabilmente si sarebbero presentati, con maggiore autorevolezza rispetto al sottoscritto, alle proposte su https://www.spawhe.eu. Il sottoscritto ne sarebbe contento. Non si sarebbe recato sul campo e avrebbe anche evitato di spendere i suoi risparmi per dimostrare che, se le sue soluzioni possiedono i requisiti di novità, inventiva e applicabilità industriale, significa che la scienza pubblica mondiale non le ha mai prese in considerazione, nonostante le ingenti risorse economiche e intellettuali a sua disposizione.
Credo che ciò sia accaduto perché gli esperti, tuttavia, hanno interessi di parte e cercano di portare acqua al loro mulino, sia esso pubblico o privato. Oggi è necessario selezionare e dismettere tutti i sistemi di depurazione e di produzione energetica che sono stati utilizzati per portarci all’attuale stato di benessere economico, ma che, non avendo superato i difetti originari, devono essere abbandonati. Questo può essere fatto solo se non ci sono conflitti di interesse. Ecco perché la scienza pubblica deve condurre esperimenti. Non ci si può aspettare che le aziende private non difendano il capitale investito. Tuttavia, le aziende private devono essere aiutate nella conversione industriale sostenibile, perché se le soluzioni si sono rivelate errate, è stato principalmente perché la scienza pubblica non è mai intervenuta. Almeno, con un minimo di buon senso, non ci vuole molto per capire che i cicli energetici, per essere chiusi correttamente, implicano costi più elevati per i cicli del freddo che combinerebbero acqua e aria compressa per sviluppare la stessa potenza. Ma questo buon senso non emerge né dalla scienza privata, né da quella pubblica, come se fossero un’unica entità. Se ciò accade, è evidente che ci sono conflitti di interesse, che non dovrebbero esserci.
Se applichiamo modelli di sviluppo sostenibile, ci rendiamo conto che è molto più complicato seguire il diagramma di flusso di uno stabilimento di produzione automobilistica, dove migliaia di componenti sono coinvolti per chiudere il ciclo del prodotto finito. Per chiudere il ciclo del carbonio di un’area industriale, urbana e agricola, sono necessari pochi elementi: acqua, aria, materiali calcarei in grandi quantità nel caso di cicli termici e gli stessi elementi in quantità molto ridotte se si utilizzano cicli di energia fredda. Questi ultimi, addirittura, sottraggono CO2 dall’ambiente. Ma nell’industria manifatturiera si investe molto per realizzare i collegamenti necessari affinché i cicli produttivi si svolgano correttamente, mentre in campo ambientale la scienza pubblica non ha fornito alcun collegamento. Gli impianti sono disposti a caso sul territorio e i semplici cicli che producono riscaldamento globale e acidificazione degli oceani dovrebbero essere chiusi da soli, ignorando lo studio dell’organizzazione del lavoro che viene svolta in qualsiasi azienda manifatturiera che non voglia fallire a causa di scarsa produttività e qualità (taylorismo industriale).
Come possono chiudere le aziende energetiche del ciclo del carbonio, se la multinazionale italiana ENI, nel 2009, mi ha scritto che non era interessata alle mie soluzioni per la depurazione dell’energia fossile perché rispettavano le normative vigenti? Quindi la colpa è dei legislatori? Che non pubblicano una legislazione adeguata? Le ambiguità si possono superare solo elaborando tutti i dettami e normalizzandoli in processi ben definiti a livello mondiale, eliminando tutti i difetti di origine e di processo, scegliendo sempre le soluzioni migliori.
In un sistema globale ben concepito, i dettagli possono essere migliorati giorno dopo giorno senza intoppi. Basti pensare ai sistemi industriali, che modificano continuamente modelli di automobili e componenti meccanici ed elettrici. Negli attuali sistemi ambientali, invece, se si migliora il sistema fognario, si spostano i carichi organici verso gli scrubber, mandando in tilt l’intero sistema di depurazione, basato sui fanghi attivi. A questi aspetti hanno dovuto pensare gli scienziati pubblici prima di poter creare un sistema che non può essere gestito in modo razionale. L’organizzazione del lavoro ambientale serve a impedire che i processi di depurazione entrino in conflitto tra loro e con i processi energetici. Non è un caso che le soluzioni proposte siano diverse da quelle dei progettisti pubblici che non conoscono l’organizzazione del lavoro industriale. L’organizzazione del lavoro non può improvvisare senza conoscere i cicli di lavoro, le macchine, gli impianti, i processi di depurazione e di produzione di energia. I collegamenti non sono automatici. Di fatto, gli attuali sistemi ambientali ed energetici non possono essere interconnessi perché sono stati progettati in modo diverso, seguendo i cicli globali, e dimensionati correttamente per non disperdere o inquinare l’acqua o l’aria nell’ambiente. Pertanto, anche i camini non dovrebbero essere semplici caminetti, ma autentici impianti che recuperano calore e CO2, per riutilizzarli nell’ambiente in altri impianti, studiati caso per caso dal sottoscritto per chiudere i cicli, in conformità con il ciclo globale del carbonio. Chi si è assunto la responsabilità di eliminare soluzioni interattive in nome di uno Stato o di un governo deve assumersi le proprie responsabilità scientifiche, morali, civili e penali. Non può semplicemente tacere perché l’inventore non rappresenta alcuna potenza mondiale e non è nemmeno certo di essere ascoltato dai tribunali internazionali. Lo spera soltanto in nome di tutti coloro che credono nella giustizia e nella scienza al di sopra degli interessi di parte.
Oggi siamo agli albori dello sfruttamento delle energie interattive. Le possibilità di miglioramento nei sistemi idraulici industriali, ambientali, energetici, di depurazione, agricoli e urbani sono immense, perché modificando le pompe e utilizzando diversi regimi idraulici, possiamo purificare le acque di fiumi, laghi, porti e pozzi e produrre energia. In caso di piena, possiamo difenderci dalle inondazioni con lo stesso sistema. Ma possiamo anche rivoluzionare i sistemi di sollevamento e distribuzione dell’acqua, trasformandoli da grandi assorbitori di energia in produttori della stessa. Possiamo produrre l’energia domestica utilizzata per riscaldare le case a qualsiasi temperatura esterna e per viaggiare con mezzi di trasporto di qualsiasi velocità e potenza, e lavorare con l’energia prodotta da acqua riciclata e aria compressa confinata in un cuscino d’aria che consuma solo la quantità d’aria che si scioglie nell’acqua.
Le soluzioni interattive antropiche non esistono perché i progettisti pianificano di progettare un solo tipo di impianto, migliorando la tecnologia, ma non ricercando le sinergie, che invece sfruttano la natura. Come la fotosintesi della clorofillina terrestre e marina, la termolega che circola negli oceani e i fenomeni di risalita e affondamento che generano la catena alimentare oceanica. Se anche la natura avesse a disposizione la tecnologia, sarebbe in grado di progettare piante meglio degli esseri umani, semplicemente perché le combina, sfruttando tutte le sinergie disponibili, caso per caso: temperatura, pressione, scambio ionico, chimico, biologico e così via. In altre parole, le sinergie che la natura trova spontaneamente, l’uomo non riesce a trovarle perché vuole comprenderle nei minimi dettagli, ma nel frattempo non le sfrutta realizzando impianti completi, piccoli e grandi, copiando i sistemi naturali, combinando aria, acqua ed elementi essenziali, aumentando la pressione, che in ambienti chiusi non si disperdono, e invece di aumentare le temperature che richiedono combustibili, emettono CO2 e costano di più. Dov’è la logica economica e scientifica che governa il mondo?
Che senso ha collocare gli uffici nazionali dei brevetti presso i ministeri dello sviluppo economico? Se questa sede non ha bisogno di distinguere tra brevetti commerciali e brevetti di pubblica utilità? Se i ministeri dello sviluppo economico fossero competenti, dovrebbero contattare automaticamente gli inventori che offrono soluzioni innovative. Ma tutto tace, perché i problemi dello sviluppo non rientrano nelle loro competenze. Se i tribunali internazionali non condannano nemmeno le omissioni negli atti d’ufficio, gli enti pubblici di tutto il mondo continueranno a impedire la nascita di soluzioni interattive tra produzione energetica e tutela ambientale.
Il legame tra politica, enti di ricerca pubblici, decisori politici e industriali è troppo forte per prendere in considerazione le invenzioni di un inventore privato, anche se queste dimostrano, in modo inconfutabile, la validità dei brevetti. Il che ci porta ai dettagli delle soluzioni: gli attuali sviluppi industriali in campo ambientale ed energetico sono sbagliati, perché tutti gli impianti devono essere inclusi in un progetto globale più ampio, ovvero il ciclo universale del carbonio, e questo deve essere idealmente connesso e, nella maggior parte dei casi, anche fisicamente. Questo modo di progettare porterebbe alle scelte necessarie nei metodi di purificazione e produzione di energia che nessuno ha sviluppato razionalmente, altrimenti ci si renderebbe conto che completare, purificare e produrre energia costerebbe da decine a centinaia di volte meno, sia in termini di investimenti iniziali, sia in termini operativi, con risultati non solo neutri, ma addirittura protettivi per l’ambiente e che nei laghi, nei mari e nei fiumi aumenterebbero la vita delle specie ittiche.
D’altro canto, anche l’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua è una soluzione logica: se non si attivano cicli termici non indispensabili, si risparmiano sia i costi dei combustibili sia quelli necessari per la loro corretta chiusura. Oggi nessuno si preoccupa di adeguare il pH delle acque di scarico di un depuratore al valore alcalino del corpo idrico ricevente. Come possiamo pensare che chi produce energia termica sfrutti il passaggio dell’acqua di raffreddamento che attraversa l’unità centrale per renderla alcalina? Eppure stiamo parlando di servizi pubblici. Perché i legislatori mondiali e nazionali non lo impongono, almeno non dal Protocollo di Kyoto, almeno per i nuovi impianti, che di conseguenza non potrebbero essere dimensionati o collocati a caso sul territorio.
Infatti, l’alcalinità di una soluzione acquosa è espressa in mg/L di equivalenti di CaCO3, ed è caratterizzata anche dal pH, che varia da zero a 14 su una scala logaritmica. Quando una soluzione acquosa diventa dieci volte più acida, il pH diminuisce di un’unità; se diventa cento volte più acida, il pH diminuisce di due unità. Il ciclo del carbonio può chiudersi con o senza il trasporto di carbonati verso gli oceani da parte delle aree terrestri. Se ci si chiude con il trasporto di carbonati, si preserva o addirittura si aumenta l’alcalinità; se ci si chiude senza tale trasporto, si aumenta l’acidificazione. L’attuale alcalinizzazione dell’acqua con ossido di calcio, che avviene in parte nei depuratori, non è sostenibile perché l’ossido di calcio viene prodotto a caldo e ogni kg di prodotto comporta l’emissione di 1,57 kg di CO2 nell’atmosfera, oltre alle emissioni di CO2 necessarie per riscaldare le rocce calcaree, stimate in altri 0,5 kg. Pertanto, l’unica soluzione che possiamo adottare per aumentare l’alcalinità marina (a parte il pompaggio artificiale che aumenterebbe i carbonati solubili oceanici, che non è nemmeno stato preso in considerazione) è creare percorsi di riciclo dell’acqua, dove depurare e produrre energia idroelettrica negli strati inferiori dell’atmosfera, dove la CO2 si addensa, avvolgendo le serre contenenti materiale calcareo, per produrre, con un ciclo a freddo, carbonati nelle acque. Con l’invenzione di pompe con doppia alimentazione separata e i nuovi circuiti idraulici che le utilizzerebbero, il costo dell’energia necessaria si ridurrebbe di centinaia di volte e i processi, per quanto esigui, potrebbero essere prolungati a piacimento. L’energia prodotta è sempre superiore a quella consumata, ottenendo acque ossidate e alcaline e riducendo al contempo il valore della CO2 nell’ambiente. Tutto ciò è esattamente l’opposto di ciò che fanno oggi le centrali idroelettriche, che producono elettricità unidirezionale senza riciclo dell’acqua, accelerando la velocità dell’acqua verso il mare senza consentire la crescita dell’alcalinità. Mentre i purificatori attuali arrivano persino ad acidificare l’acqua ed emettere CO2 nell’ambiente ossidando l’acqua in serbatoi all’aperto.
È stato un gravissimo errore considerare certe soluzioni impiantistiche e tecnologiche come irrealizzabili solo perché nessuno le aveva mai messe in discussione (fognature, depuratori, pompe di sollevamento dell’acqua e circuiti idraulici ad esse collegati), quando avrebbero potuto essere messe in discussione fin dagli albori dell’era industriale, se gli impianti fossero stati progettati con l’obiettivo di un maggiore risparmio energetico e di una ricerca sulle energie sostenibili.
Per chi scrive, le invenzioni energetiche più pratiche, economiche ed efficienti al mondo sono due, strettamente collegate, che consentono la realizzazione di impianti di produzione e purificazione dell’energia piccoli ma potenti, disponibili in molteplici versioni:
- Pompe con doppia alimentazione separata fino alla girante, che può essere realizzata in qualsiasi dimensione;
- Circuiti idraulici contenenti serbatoi di aria compressa con circolazione d’acqua unidirezionale, che sfruttano la pressione del cuscino d’aria come accumulatore di energia a volume costante. La produzione di energia avviene all’esterno del serbatoio pressurizzato per sfruttare la caduta di pressione. La stessa quantità di acqua che esce dal serbatoio viene rifatta nello stesso, sfruttando la
caratteristiche delle pompe con doppia alimentazione separata, che aggirano la pressione idrostatica.
Questi impianti sono brevettati dal sottoscritto in molte versioni, ma nessuno finanzia la sperimentazione, che costa pochissimo, perché le aziende pubbliche e private di livello mondiale temono che non funzionino, investendo ricerca e risorse in tutte le direzioni tranne che in questo, che produrrebbe energia con un ingombro minimo, costi bassi e tecnologie già esistenti, rilasciando ossigeno nell’acqua in proporzione alla pressione di esercizio del serbatoio. Sollevare l’acqua, purificarla, alcalinizzarla e produrre energia con questo sistema non costa nulla, perché l’energia consumata dalla pompa (che ricicla l’acqua senza sollevarla ma inserendola in un circuito di ricircolo pressurizzato parallelo azionato dalla stessa pompa) è molto inferiore a quella prodotta dalla turbina (che utilizza la pressione del cuscino d’aria senza consumarla). In alcuni casi, è possibile mantenere una pressione residua all’uscita della turbina per sollevare acqua a sufficienza per produrre pioggia artificiale su materiali calcarei che contrastano l’acidificazione di fiumi, laghi e mari, ma allo stesso tempo produrre ossigeno, sia nel serbatoio pressurizzato, grazie alle leggi di Henry e Dalton, sia per il flusso fisico dell’acqua sul materiale calcareo, per tutto il tempo necessario al processo. Essendo piccoli sistemi, invisibili (anche sommersi in acqua), più economici e vicini a tutte le attività agricole urbane, gli impianti industriali possono purificare aria e acqua insieme per tutto il giorno e tutto l’anno, a qualsiasi temperatura terrestre. Questi impianti possono produrre energia facilmente tramite ossidazione endogena, consumando solo l’usura di pompe e turbine, poco quella dei compressori, che devono solo fornire l’aria che si dissolve nell’acqua, non quella per la compressione dei cuscini d’aria, che non possono espandersi, facendo funzionare i sistemi con volumi costanti di aria e acqua compresse. Parte dell’acqua esce dal circuito e produce energia nella turbina, ma viene immediatamente rimpiazzata dalla stessa quantità di acqua che viene immessa nel circuito di ricircolo pressurizzato tramite la pompa a doppia alimentazione fino alla girante.
Mi sono permesso di spiegare ai giudici le semplici argomentazioni tecniche sul funzionamento dell’impianto perché sembra che ingegneri, scienziati, ricercatori, professori, pubblici e privati, in tutto il mondo, siano stati obbligati a non comprendere queste semplici invenzioni, per ovvi dettami di fedeltà aziendale, che potrebbe avere senso per i dipendenti di aziende private. Certamente, la fedeltà aziendale non ha senso per gli scienziati pubblici che dovrebbero lavorare per il bene comune nazionale o internazionale. Purtroppo, per quanto mi riguarda, ci sono troppi errori nella pianificazione pubblica da nascondere e troppi conflitti di interesse. Tra questi, la vendita di brevetti di istituti di ricerca e università a società private. Nei settori dell’ambiente e dell’energia, i governi sono al contempo produttori di servizi e clienti di aziende che forniscono macchinari e attrezzature, in alcuni casi brevettati da altri enti pubblici, ma venduti esclusivamente a società private. In effetti, dovremmo chiedere a tutti, e soprattutto alle Corti Internazionali di Giustizia: che cosa sono i brevetti degli enti di ricerca e delle università? Questo conflitto di interessi, unitamente al monopolio della depurazione, della gestione energetica e degli appalti pubblici per impianti di depurazione e centrali elettriche, impedisce l’emergere di soluzioni energetiche e di depurazione alternative, come quelle da me proposte. Tale monopolio viene percepito dalle agenzie pubbliche mondiali e dagli imprenditori del settore come un ente esterno a un sistema aziendale consolidato, non come un collaboratore nella risoluzione dei problemi ambientali ed energetici.
Di fronte all’immensa energia e purificazione legale, ma inefficiente, per i leader mondiali l’unica difesa possibile è quella di sopprimere le energie interattive nascenti, in particolare l’energia pressurizzata, che moltiplica i rendimenti energetici e li purifica in proporzione alla pressione di esercizio. Sfortunatamente, se non intervengono i giudici internazionali, avranno successo nella loro impresa, perché i legislatori nazionali hanno già dimostrato da che parte stanno, per scelta, per incompetenza o per opportunità politiche. Mentre l’opposizione politica e ambientalista è abituata a combattere sempre per il male minore, offrendo lo stesso personale a opere pubbliche e private, senza mai mettere in discussione i principi fondamentali della scienza, che non sono stati estesi alla progettazione delle apparecchiature fin dall’avvento dell’era industriale.
Se non stessi parlando solo di taylorismo ambientale ed energia interattiva, non potrei nascondere che il riscaldamento globale è dovuto a banali errori di progettazione che avrebbero potuto essere corretti fin dall’avvento dell’era industriale. Continuando a non correggerli e facendo crescere nuove generazioni di tecnici e scienziati in errore, i leader mondiali stanno conducendo tutte le popolazioni a un graduale suicidio di massa. Avremmo ancora tempo per cambiare il modello di sviluppo globale, perché gran parte della popolazione mondiale è ancora in via di sviluppo, priva di infrastrutture come fognature, acqua ed energia. Non possiamo farla crescere ripetendo gli stessi errori. Peggio ancora, esportare impianti di produzione di energia pulita che continueranno a riscaldare il pianeta, costando centinaia di volte di più, sia in termini di investimento iniziale che di gestione ordinaria, rispetto a sistemi interattivi che sarebbero al contempo fonte di energia, depurazione e prevenzione dei disastri ambientali.
La presunta verità spaventa governi e aziende, perché nessuno potrebbe immaginare che un sistema alternativo semplice, economico e di piccole dimensioni, realizzabile anche da piccole e medie imprese, potrebbe produrre energia sostenibile, fissa e mobile, proteggendo e raffreddando il pianeta in ogni suo angolo, a tutte le ore del giorno e della notte. In questo modo, le energie rinnovabili esistenti, come quella solare ed eolica, risulterebbero inutili, essendo più costose, ingombranti, discontinue e non interattive con il sistema depurativo e alcalinizzante del pianeta. Queste energie non fanno altro che sottrarre investimenti a fonti energetiche più efficienti.
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che i motori idroelettrici a compressione potessero essere montati su tutti i mezzi di trasporto e di lavoro. E che potessero funzionare bene anche senza carburante, data la grande differenza tra l’energia prodotta e il costo per recuperare l’acqua nel circuito progettato. Non ho ricevuto alcuna critica dai produttori di motori termici, così come non ne ho ricevute dai produttori di pompe, turbine, né dalla scienza pubblica e privata. A parte qualche piccola e insignificante discussione sui social network come LinkedIn e Xing, dove qualcuno ha parlato di principi generici di conservazione dell’energia, tutti sono rimasti in silenzio. I principi di conservazione dell’energia vengono rispettati istante per istante nei sistemi interattivi. Chi li ha legiferati non poteva prevedere un’elevata efficienza nella trasformazione dell’energia dovuta all’accoppiamento dell’acqua incomprimibile con l’aria comprimibile, con la presenza di una pompa speciale che fa circolare l’acqua aggirando la pressione e con la presenza di un circuito che sfrutta la pressione unidirezionale dell’aria sull’acqua.
Chi sono i 12.500 visitatori del sito web https://www.spawhe.eu che non hanno lasciato commenti? Sono amici o nemici dell’ambiente? In ogni caso, sono pochissimi. Che dire della scienza pubblica che possiede laboratori sperimentali in tutto il mondo, che crea e incoraggia sistemi incompatibili o non interattivi con il ciclo globale del carbonio?
I silenzi della scienza e delle classi dirigenziali hanno costretto il sottoscritto ad accelerare i tempi dello sviluppo virtuale dello stato dell’arte per la tutela dell’ambiente alternativo, al fine di evidenziarne il potenziale. Infatti, i motori idroelettrici a compressione dovevano appartenere a una fase di sviluppo successiva a quella degli impianti fissi nei centri urbani, nei fiumi, nei laghi e nei mari. Dopo averne verificato la funzionalità. Se avessi aspettato le loro risposte, che non sono mai arrivate, la voglia di sviluppare nuove soluzioni si sarebbe spenta. Se avessi deciso di godermi la meritata pensione, non so se qualcuno avrebbe seguito la mia strada, arrivando, almeno virtualmente, alla tutela totale dell’ambiente, apparentemente voluta dalla Scienza.
Come si può tacere sul costoso sollevamento idraulico e sulla produzione di energia idroelettrica interattiva, che si può quasi toccare con mano con semplici descrizioni? Come si può non riconoscere che questa soluzione sarebbe già vincente rispetto ai motori termici, avendo già superato i vizi originari sul piano ambientale ed economico? I motori termici hanno richiesto un secolo e mezzo di ricerca e sperimentazione a livello mondiale e centinaia di miliardi per essere perfezionati, senza eliminare CO2, ossidi di piombo, SOx, NOx e polveri sottili prodotte. Il motore idraulico pressurizzato ha ricevuto il silenzio del mondo.
Credo ci siano troppi errori da nascondere e troppi interessi da difendere. Il silenzio non finirà mai contro l’energia idroelettrica compressa, fissa e mobile, se non interverranno le Corti Internazionali di Giustizia nell’interesse di tutta l’umanità.
Il problema della disoccupazione mondiale è un’altra gravissima piaga. I politici, per creare posti di lavoro, incoraggiano le multinazionali a investire nei propri paesi, chiudendo un occhio sui crimini ambientali, invece di innovare con progetti per il risparmio idrico, lo scambio geotermico a bassa entalpia, le reti fognarie per la depurazione dell’acqua e dell’aria e, soprattutto, l’energia interattiva.
Oggi, con la spinta dell’automazione che ha invaso le fabbriche, il lavoro può generare solo servizi pubblici. Questo obiettivo può essere raggiunto solo se la ricchezza mondiale viene distribuita al meglio attraverso la crescita delle piccole e medie imprese in tutto il mondo, in grado di gestire, tramite l’interazione tra le energie, il ciclo naturale del carbonio, eliminando la disoccupazione e restituendo maggiore dignità al lavoro umano. Ovviamente, ciò avviene eliminando le grandi centrali termoelettriche e i grandi impianti di depurazione, che hanno fallito clamorosamente, sia dal punto di vista ambientale ed economico, sia da quello sociale: non creando sufficienti opportunità di lavoro.
La scienza pubblica, anziché mettersi al servizio delle multinazionali, che possono benissimo farlo da sole, dovrebbe mettere la propria ricerca e sperimentazione, soprattutto a disposizione delle piccole e medie imprese. Se depositano brevetti, devono renderli accessibili a tutte le aziende in grado di ottenerli in libera concorrenza, premiando i loro diritti di proprietà intellettuale, senza favorire alcuna impresa in particolare.
Per la stessa ragione, è necessario svincolare la proprietà intellettuale da quella industriale, il che, nello specifico, significa liberare gli inventori, pubblici e privati, che si occupano di questioni ambientali ed energetiche, dai centri di potere politico ed economico, sia pubblici che privati. Il sistema attuale, basato su grandi impianti di trattamento delle acque e dell’energia, non solo è inefficiente, ma, detenendo il monopolio della progettazione, della legislazione e della gestione della depurazione e dell’energia, impedisce anche l’emergere di soluzioni sostenibili.
L’onere di dimostrare l’efficacia delle energie interattive, un problema di portata mondiale, non può ricadere su un inventore che, a causa di leggi ingiuste, dopo aver lavorato senza compenso per oltre undici anni allo studio di soluzioni e aver pagato tasse non versate, non può nemmeno rivendicare la proprietà intellettuale. Se gli enti pubblici non adempiono al loro dovere di agevolare la sperimentazione e i legislatori dell’OMPI non separano la proprietà intellettuale da quella industriale, è necessario l’intervento dei tribunali internazionali.
La differenza tra Nuova Energia e Nuova Energia Interattiva
Le nuove energie, finanziate e incoraggiate in tutto il mondo dalle autorità ambientali, che non interferiscono con i sistemi di depurazione, possono essere considerate rinnovabili, ma hanno una resa bassa e non tutelano l’ambiente. Basti pensare che, nelle migliori condizioni di irraggiamento solare, per produrre un kW con pannelli solari e con l’energia eolica, per concentrare una pressione di 0,83 bar sulle pale di un’elica, sarebbe necessario un vento di 80 km/h. Invece, con l’energia idroelettrica compressa, possiamo facilmente concentrare una pressione di 40 bar sulle pale di una pompa utilizzata come turbina per produrre 17,5 kW con due piccoli serbatoi di 30 cm di diametro affiancati, sostituendo un motore termico senza consumare alcun tipo di combustibile.
Infatti, se realizziamo una piccola centrale idroelettrica pressurizzata per sostituire il motore termico di un’auto con una pressione di 40 bar o 400 metri di colonna d’acqua, una portata di 7,5 L/s e un’efficienza della turbina di 0,6, avremo una potenza in uscita di circa 17,6 kW (0,6 * 1000 * 0,0075 * 400/102) con un consumo energetico di circa (0,35 kW) per la circolazione dell’acqua, che deve solo superare le perdite di carico del circuito idraulico sempre pieno. Pertanto, il rapporto tra l’energia utilizzata e quella consumata è di circa 50,28 (17,6 / 0,35). Se consideriamo che la potenza media del motore montato sull’auto è circa il 35% della potenza del motore a combustibile inferiore, possiamo ricavare il rapporto di convenienza tra un motore idroelettrico compresso e un motore termico pari a 143,6 (50, 28 / 0,35). Questo rapporto di convenienza esclude il costo dei combustibili, la maggiore complessità degli impianti termici, le spese per la filtrazione dei fumi, ecc. Pertanto, il rapporto di convenienza effettivo tra energia fossile ed energia idroelettrica pressurizzata può addirittura raddoppiare. Questo tipo di impianto può essere realizzato su tutti i veicoli spaziali del mondo, persino sulle astronavi, grazie alla loro autonomia illimitata. Ma può essere realizzato in versioni fisse in ogni casa e ufficio. Non vale la pena estrarre l’energia fossile dal sottosuolo, trasportarla con navi e gasdotti, raffinarla e commercializzarla, inquinando e riscaldando il pianeta, eppure lo facciamo da oltre centocinquanta anni.
Almeno scienziati e tecnici dovrebbero capire che, a causa dell’incompatibilità dell’acqua, indipendentemente dalla pressione del cuscino d’aria compressa, nei circuiti idraulici progettati, potremmo far circolare l’acqua all’interno del volume accumulato con una prevalenza della pompa molto bassa e quindi consumando pochissima energia (se ciò non fosse vero non ci sarebbero correnti marine e le pompe di circolazione dei sistemi chiusi pressurizzati con vaso di espansione dovrebbero avere una prevalenza pari o superiore alla pressione del vaso di espansione. Invece, l’acqua circola con una piccola prevalenza della pompa, dovendo solo superare le perdite di tenuta del circuito, non la pressione del vaso di espansione). Se dovessimo far uscire l’acqua da un foro posto sotto il cuscino d’aria, mantenendo costante il volume di acqua e aria compressa, l’acqua uscirebbe con la pressione del cuscino d’aria anche se il cuscino d’aria non si espande, a condizione che, contemporaneamente, dal fondo del serbatoio entri una quantità d’acqua esattamente uguale a quella che esce. In sostanza, il cuscino d’aria preme sull’acqua e la espelle da un foro, ma la sua espansione è compensata dall’acqua che entra nel serbatoio da un altro foro nello stesso istante. Ovviamente, per sfruttare la pressione del cuscino d’aria, il dispendio energetico dell’acqua che entra nel serbatoio pressurizzato deve essere molto inferiore a quello dei sistemi all’avanguardia. Per questo motivo, ho inventato la pompa con doppia alimentazione fino alla girante, che utilizza la stessa pressione del cuscino d’aria per portare l’acqua nel serbatoio pressurizzato. Questa pompa è già un brevetto internazionale (WO2017/042847), ma basata sulla semplice modifica della potenza delle attuali pompe centrifughe, senza alterarne tutte le altre caratteristiche, poiché non è mai stata concepita da produttori di pompe, scienziati e progettisti di impianti di sollevamento e circolazione dell’acqua in 150 anni di storia industriale, può e deve essere considerata una delle invenzioni più importanti nella storia dell’umanità. Rappresenta da sola ciò che in meccanica si può considerare il piano inclinato, la leva di Archimede, la trasmissione a cinghia o il rapporto di trasmissione, che riducono la forza necessaria per sollevare i pesi contro la forza di gravità. Ma nell’acqua, questa invenzione è ancora più importante perché l’acqua non è un corpo solido e non si comprime. Pertanto, i nuovi impianti risparmieranno energia nel recupero e nel sollevamento o nella pressurizzazione dell’acqua e nella sua produzione nella fase successiva, in un ciclo infinito, che non ha nulla a che vedere con il moto perpetuo, perché coinvolge diverse leggi fisiche e diverse tecnologie: il sistema si basa sulla differenza tra l’energia consumata dalle pompe di circolazione dell’acqua e dalla compressione dell’aria (che consumano pochissimo sfruttando regimi favorevoli) e l’energia prodotta dalle turbine che sfruttano la perdita geodetica dell’acqua a pressione atmosferica, o la caduta di pressione (nell’aria compressa pressurizzata).Poiché non consuma né espande la pressione atmosferica, allo stesso modo l’aria compressa non verrà consumata né espansa a meno che il livello dell’acqua non si abbassi. Tuttavia, entrambi i sistemi esercitano la loro pressione, altrimenti l’acqua non uscirebbe dal troppo pieno, esercitando la forza della caduta dell’acqua sulla turbina, o dalla forza dell’intera pressione idrostatica (principio di Torricelli) dal foro di uscita nei sistemi pressurizzati con aria compressa.
Senza l’invenzione delle pompe con doppia alimentazione separata dalla girante (che, nonostante la semplicità, tutti fingono di non comprendere), le pompe sono ancora le macchine che assorbono la maggior parte dell’energia del pianeta; infatti, solo nei grandi motori idraulici di sollevamento si utilizzano motori con potenza installata di diverse migliaia di kW, alimentati a 6000-9000 volt per ridurre il surriscaldamento. Modificando pompe e circuiti e inserendoli al loro interno come turbine o pompe utilizzate come turbine, è possibile modificare tutti gli attuali sistemi idraulici, anche non pressurizzati, trasformandoli da assorbitori in produttori di energia, pur continuando a sollevare acqua, ma con un sistema idraulico centinaia di volte più efficiente (come nei sistemi chiusi). Infatti, in tutte le applicazioni idrauliche conviene sempre ridurre o addirittura triplicare la dimensione della pompa rispetto alla quantità d’acqua sollevata, perché il ricircolo dell’acqua nel serbatoio superiore, con la stessa pressione, consuma solo l’energia necessaria a superare le perdite per attrito nelle tubazioni e nelle valvole, che sono comunque centinaia di volte inferiori all’energia richiesta per il sollevamento diretto dell’acqua.
Lo stesso vale per i sistemi idraulici pressurizzati ad aria compressa, che non sono mai stati utilizzati con l’impiego della pompa con doppia alimentazione fino alla girante.
In realtà, in questi impianti produciamo elettricità solo con l’acqua che fuoriesce dal foro, che è inferiore alla portata totale della pompa, ma è esattamente uguale a quella che entra nel serbatoio pressurizzato, che a sua volta è pari alla portata della turbina, e ripresa dalla pompa attraverso la seconda alimentazione separata della girante, che è alimentata in parallelo anche dalla prima alimentazione che ricicla l’acqua all’interno del serbatoio pressurizzato.
Con questo sistema, nella girante rotante, le due metà vengono sommate, mentre per il principio di Pascal la pressione superiore si espande lungo tutta la sezione. D’altra parte, anche all’uscita della girante della pompa abbiamo la stessa pressione, essendo metà della portata della pompa prelevata dallo stesso serbatoio pressurizzato.
Ovviamente, se il foro che alimenta la turbina è chiuso, la pompa con doppia alimentazione non può far entrare acqua nel circuito di ricircolo interno all’interno del serbatoio pressurizzato. Ovviamente, se il foro che alimenta la turbina è chiuso, la pompa con doppia alimentazione non può far entrare acqua nel circuito di ricircolo all’interno del serbatoio pressurizzato. Pertanto, in questo caso, l’acqua non entra e non esce dal serbatoio pressurizzato, ma viene solo riciclata internamente, alimentata da un lato della pompa, con una piccola prevalenza della pompa stessa, che funziona come una normale pompa di circolazione con una portata ridotta. Ovviamente, quando il foro che alimenta la turbina si riapre, l’acqua dall’esterno entra nel circuito di ricircolo interno. La pompa funziona a piena capacità, ma le condizioni operative a bassa pressione della pompa non cambiano molto, poiché la quantità di acqua in ingresso viene contemporaneamente espulsa dal cuscino d’aria. Né la pompa né il compressore devono fornire una pressione maggiore perché il volume d’acqua all’interno del serbatoio non cambia: “La pompa con la doppia alimentazione della girante deve garantire il normale flusso d’acqua (come in un circuito chiuso), mentre il compressore deve fornire solo la quantità di aria compressa da immettere nell’acqua in base alle leggi di Henry e Dalton.”
È ovvio che se sostituiamo il serbatoio aperto con un serbatoio pressurizzato, il cuscino d’aria compressa, che ha una pressione molto più alta di quella atmosferica, aumenta l’altezza della goccia d’acqua in modo proporzionale alla pressione, anche se l’acqua non viene sollevata, perché circola sempre all’interno dello stesso volume, mentre all’uscita della turbina abbiamo sempre la pressione atmosferica, che corrisponde alle normali condizioni gravitazionali. È altrettanto ovvio che la turbina produce energia solo con l’acqua che esce dal serbatoio, non con tutta la portata della pompa, che è circa il doppio di quella in uscita. Infatti, nella pompa si sommano i due flussi che attraversano i due alimentatori, uno dei quali ricicla solo l’acqua all’interno del serbatoio pressurizzato, per consentire l’equilibrio delle pressioni in ingresso con l’acqua esterna. Come già accennato, grazie alla rotazione della girante, al principio di Pascal e alla netta separazione dei due flussi prima dell’ingresso nella girante, l’acqua non pressurizzata, proveniente dal lato di aspirazione della pompa con doppia alimentazione, viene immessa senza i costi energetici che sarebbero necessari con le pompe tradizionali per vincere la pressione nel circuito di ricircolo dell’acqua pressurizzata. Questo miracolo energetico non sarebbe possibile se i flussi in ingresso non fossero ermeticamente separati prima di entrare nella girante rotante. Infatti, se si incontrassero prima di entrare nella girante, il sistema non funzionerebbe perché l’acqua a pressione maggiore non entrerebbe nell’acqua a pressione minore. Invece, all’interno della girante rotante si incontrano l’acqua a pressione maggiore che spinge verso l’uscita della pompa l’acqua a pressione minore.
Proseguo descrivendo questi concetti molto semplici perché non sono emersi nei libri di testo di scienza e tecnologia, né nelle convenzioni internazionali dei lavoratori pubblici e privati, così come non sono emersi i concetti brevettati del sottoscritto sulla depurazione dell'”energia fossile con sistemi interattivi collegati al ciclo naturale del carbonio”. Nonostante i grandi sforzi comunicativi compiuti dal sottoscritto, questi semplici concetti non superano la barriera del silenzio. Ma non posso arrendermi perché questo è il mio lavoro, non è frutto di fantasie, ma di esperienze e riflessioni approfondite sulle sinergie necessarie e possibili per produrre energie interattive. So per esperienza che chi progetta gli stessi impianti non può migliorarli concettualmente se non conosce gli altri impianti, perché sono le sinergie che fanno il salto di qualità. Ciò è dimostrato soprattutto da processi naturali come la fotosintesi della clorofillina, che è un capolavoro di immense sinergie inosservabili dal sottoscritto e probabilmente non del tutto dalla scienza che approfondisce il settore specifico. Ecco perché il sottoscritto ritiene che dobbiamo concentrarci almeno sulla ricerca per sinergie semplici che tutti possono comprendere e realizzare con un po’ di buona volontà. Non è ragionevole che gli esseri umani trascurino le condizioni vantaggiose derivanti dalla combinazione dei principi di trattamento dell’energia e dell’acqua, concentrando gli investimenti su energie rinnovabili non interattive e poco performanti, e su altre che richiedono ingenti investimenti e sono persino dannose per l’ambiente, come le grandi centrali idroelettriche.
Nel caso dell’energia idroelettrica pressurizzata, l’innovazione potrebbe cambiare l’intero mercato mondiale non solo dell’energia fissa e mobile, ma anche della depurazione, semplicemente disciogliendo ossigeno libero nell’acqua ovunque essa produca energia, soprattutto nelle acque delle falde acquifere, dei laghi e delle zone costiere, contaminate da nitrati e fosfati, che altrimenti non possono essere depurate. In altre parole, consumando solo l’usura delle macchine, potremmo avere abbondanza di energia e depurazione. A cosa servono le grandi dighe, i grandi bacini artificiali, le grandi centrali termoelettriche, i grandi impianti di depurazione che fanno una sola cosa, fanno male e sprecano enormi risorse economiche in infrastrutture controproducenti per la tutela dell’ambiente?
Nel sistema idroelettrico pressurizzato, alimentando la pompa (con doppia alimentazione) con un motore a velocità variabile, è possibile regolare linearmente la potenza elettrica prodotta dall’alternatore accoppiato alla turbina, poiché l’altra metà del flusso non esce mai dal serbatoio pressurizzato, mantenendolo sempre allo stesso livello idraulico e di pressione. Ciò consente di variare l’energia prodotta e anche la velocità del trasporto aereo navale, probabilmente anche spaziale, poiché non è necessario interrompere il rifornimento di carburante né la sostituzione di materiale radioattivo che produce energia. Acqua e aria vengono totalmente riciclate, anche se non hanno alcun costo.
È importante notare che la pompa con doppia alimentazione fino alla girante, se alimentata da un unico flusso d’acqua e un’unica pressione che include entrambe le alimentazioni, funziona con le stesse prestazioni delle pompe attuali (quindi non è necessario sostituire le pompe attuali, ma solo l’alimentazione). Se, invece, come nei casi sopra descritti, viene alimentata da un lato con l’acqua di scarico della turbina a bassa pressione e dall’altro con l’acqua del serbatoio pressurizzata con aria compressa, il funzionamento è diverso: i due flussi separati arrivano all’interno della girante, ma in diverse sezioni centrali. La rotazione della girante permette di ricevere nella stessa sezione centrale flussi d’acqua a bassa e alta pressione in alternanza. L’acqua a bassa pressione non può essere scaricata dalla pressione idrostatica del serbatoio pressurizzato perché viene spinta verso la periferia della girante, né dalla sua rotazione, nemmeno dall’acqua pressurizzata riciclata. Pertanto, i due flussi in ingresso escono dalla pompa con un unico flusso e un’unica pressione. Inoltre, poiché la portata della pompa è diretta verso il serbatoio pressurizzato, per principi fisici noti, la pressione idrostatica non può opporsi all’energia cinetica sviluppata internamente al volume d’acqua (si vedano le prese sommerse, le correnti marine, ecc.).
In pratica, con questo sistema si supera l’opposizione della pressione idrostatica e si può immettere istantaneamente la stessa quantità d’acqua dal foro di uscita che alimenta la turbina, senza ricomprimerla, nel serbatoio dell’acqua di ricircolo. Il cuscinetto d’aria, che non si espande come accade nelle autoclavi attuali, non si espande, proprio perché l’acqua che entra nel serbatoio sostituisce l’acqua che arriva di momento in momento. Inoltre, il consumo della pompa che fa circolare l’acqua è basso perché la pressione dell’acqua nella girante è bilanciata in aspirazione e mandata.
Questo è il modo migliore per utilizzare le pompe dal punto di vista energetico, anche se non è mai stato fatto per un’incredibile conoscenza scientifica e tecnica che ha influenzato lo sviluppo industriale di tutto il mondo. Infatti, se pensiamo, le pompe attuali funzionano con un carico di pressione sbilanciato tra ingresso e uscita. Per sollevare l’acqua ad alta quota dovrebbero essere utilizzate pompe multistadio, che aumentano la pressione da uno stadio all’altro (fino a 100 bar), ma consumando un’enorme quantità di energia.
Sono proprio le pompe multistadio che confermano il funzionamento delle pompe con doppia alimentazione fino alla girante. Infatti, se le pompe multistadio lavorano con pressioni molto elevate tra ingresso e uscita, quindi con un’elevata funzione di non ritorno dell’acqua (dovuta alla rotazione, al profilo della girante e alla precisione della lavorazione meccanica), a maggior ragione le pompe con doppia alimentazione separata, che hanno un carico più bilanciato tra aspirazione e mandata.
Un carico bilanciato è importante per il consumo energetico. Infatti, in molti circuiti idraulici e pneumatici, la pressione del circuito a valle viene utilizzata per aprire le valvole, consumando meno energia (azionamento idraulico o pneumatico). Secondo lo stesso principio, le pompe a doppia alimentazione separano i condotti fino alla girante, ma con sezioni di passaggio molto più ampie, perché per far circolare la portata non è sufficiente trasmettere solo la pressione idrostatica, ma anche quella cinetica. Per trasmettere la pressione cinetica all’intera portata, è necessario moltiplicare la pressione unitaria per l’intera sezione trasversale. Per questo motivo, sono necessarie due alimentazioni separate con la stessa sezione e un’unica uscita, da cui fuoriesce la portata totale con la pressione massima.
Come già accennato, la pompa non alimenta direttamente la turbina. Alimenta il cuscino d’aria con una pressione molto più elevata rispetto a quella della pompa e con una portata pari a circa la metà di quella della pompa stessa. Tuttavia, il cuscino d’aria non può espandersi, non consuma energia di pressione e, pertanto, l’elettricità necessaria alla compressione, a parte i gas che si dissolvono nell’acqua e che svolgono una funzione di purificazione, non può essere considerata energia sprecata. Soprattutto dal punto di vista delle autorità ambientali.
Va inoltre notato che negli attuali serbatoi d’acqua pressurizzati, il cuscino d’aria non svolge la funzione di accumulo di energia. Negli autoclavi moderni, l’acqua entra e scorre alternativamente attraverso lo stesso foro, consentendo al cuscino d’aria di fungere da ammortizzatore per le diverse sollecitazioni del movimento e di utilizzare la sua espansione per alimentare il circuito idraulico, al fine di evitare avviamenti eccessivi del motore della pompa che si surriscalderebbero. In questi sistemi, ogni espansione del cuscino d’aria corrisponde a un abbassamento della pressione e quindi a un consumo di energia da parte della pompa di circolazione, che non può essere una semplice pompa di ricircolo, ma deve essere una pompa in grado di esercitare una pressione tale da comprimere il cuscino d’aria e sollevare l’acqua all’uscita del serbatoio con la propria forza, consumando energia. Questo perché le pompe attuali non dispongono di una doppia alimentazione separata fino alla girante, non possono riciclare contemporaneamente l’acqua interna dell’autoclave per bilanciare la pressione idrostatica nella pompa e, di conseguenza, non possono utilizzare il cuscino d’aria come un potente accumulatore di energia a volume costante alla massima pressione.
Nella centrale idroelettrica pressurizzata, le pompe sono sempre in funzione; solo il numero di giri aumenta o diminuisce la portata e quindi l’energia prodotta, ma il consumo energetico è minimo, poiché l’acqua che esce dal circuito è una sola che entra nella seconda bocca di aspirazione della pompa, che viene inserita nel circuito chiuso di ricircolo pressurizzato e viene espulsa dal cuscino d’aria a causa della mancanza di spazio nel volume pressurizzato. Ovviamente, quest’acqua, iniettata dal lato di aspirazione della stessa pompa che ricicla l’acqua pressurizzata, non richiede energia per essere pressurizzata, grazie all’effetto combinato della forma fisica delle pale rotanti della girante che la spingono all’interno del serbatoio, del principio di Pascal che espande la pressione più elevata proveniente dalla potenza in parallelo e della presenza del cuscino d’aria, che espelle l’acqua in eccesso nel sistema se l’orifizio di uscita è aperto. Se questo non è aperto, l’acqua in eccesso nel sistema non entra nemmeno nel circuito, quindi non può nemmeno essere espulsa dal circuito che attraversa la turbina idraulica. Pertanto, in questo tipo di impianto, la differenza nel consumo energetico tra la produzione di energia e la sua assenza è pressoché irrilevante, poiché varia unicamente il riciclo interno del flusso d’acqua accumulato.
I vantaggi energetici di questa soluzione sono enormi, perché se è vero che è necessario raddoppiare la dimensione della pompa di circolazione dell’acqua rispetto alla portata attraverso la turbina, è altrettanto vero che l’aumento di pressione dell’acqua non avviene tramite una pompa elettrica multistadio che richiede un motore molto potente in base alla pressione da raggiungere. In questi impianti, invece di utilizzare la forza, si utilizzano principi idraulici noti da secoli. Infatti, non è necessario sollevare l’acqua in circuiti chiusi pressurizzati o mantenerla al massimo livello se si sfrutta solo la potenza dell’acqua proveniente dallo scarico di troppo pieno o sommerso (m * g * h). Inoltre, l’energia che fuoriesce dal serbatoio aperto o pressurizzato è aumentata dall’accelerazione gravitazionale (g) e dall’altezza di caduta dell’acqua (h), che può essere incrementata o sostituita dalla pressione del cuscino d’aria compressa, il quale non deve espandersi perdendo la sua pressione originaria, così come non si espande la pressione atmosferica su un bacino che alimenta un pozzo artesiano, il quale solleva decine di metri d’acqua sommando l’effetto della pressione atmosferica agli effetti del principio dei vasi comunicanti (differenza di altezza geodetica tra il bacino superiore e il foro di uscita). Se immaginiamo che la pressione atmosferica dal lato del bacino che alimenta un pozzo artesiano raddoppi o triplichi, l’acqua che fuoriuscirebbe dal pozzo artesiano salirebbe rispettivamente di dieci o venti metri in più. Naturalmente, invece di sollevare l’acqua, possiamo utilizzare la maggiore energia dovuta alla pressione più elevata per produrre elettricità con una turbina, finché l’acqua nel bacino superiore non si esaurisce.
Ma l’acqua non si esaurirà mai, se la recuperiamo e la immettiamo, tramite una pompa a doppia alimentazione fino alla girante, nel circuito di ricircolo del bacino superiore, impiegando per il ricircolo un’energia centinaia di volte inferiore a quella necessaria per il sollevamento. Lo stesso sistema è valido anche per la massima espressione dell’energia interattiva, ovvero l’energia idroelettrica pressurizzata con aria compressa, molto più potente, che consuma ancora meno energia, non avendo tubazioni collegate al serbatoio superiore, e che rilascia ossigeno disciolto dall’aria nell’acqua, in proporzione alla pressione di esercizio, contribuendo o sostituendo la depurazione.
Ho ripetuto più volte gli stessi concetti con parole diverse, perché i giudici internazionali, senza consulenti scientifici, possono comprendere questi concetti, così come li hanno compresi, con qualche difficoltà, gli esaminatori degli uffici brevetti, che hanno respinto il primo deposito con la “famigerata accusa di” moto perpetuo. Ma ci ripensano, perché voi, per dovere d’ufficio, dovete consultare il database mondiale dei brevetti e riconoscere che queste soluzioni non sono mai state proposte da nessuno e che seguono i principi della fisica.
Il silenzio dei professionisti dei settori ambientale ed energetico
Chi non vuole capire ma rimane in silenzio sono i lavoratori del settore pubblico e privato, che in teoria dovrebbero essere qualificati per comprendere questi concetti e per confutarli. Dobbiamo chiederci: cosa significa il silenzio della scienza, dei produttori di pompe e turbine, dei progettisti pubblici e privati di impianti di depurazione e di produzione energetica? I produttori di pompe e turbine si adatteranno solo quando il mercato richiederà una doppia potenza alla girante. Perché dovrebbero produrre macchine che non possono essere utilizzate se i progettisti di impianti pubblici e privati richiedono pompe tradizionali? Dobbiamo chiederci: quando queste innovazioni arriveranno nelle università e nelle scuole superiori? Se persino i professori si soffermano su questi argomenti? D’altra parte, almeno in Italia, non esiste un impianto pubblico o energetico pubblico senza la consulenza delle università locali. Ma da qualche anno pubblico anche articoli in inglese e ho notato che il mondo intero è un paese.
Non è dignitoso il silenzio della scienza pubblica e privata sull’invenzione della pompa a doppia alimentazione separata e del relativo circuito, per interessi di parte, e nemmeno il silenzio dei legislatori, che non capiscono che se vogliono proteggere l’ambiente devono anche proteggere gli inventori non legati alle lobby del potere, riconoscendo loro la vera proprietà intellettuale. Non legata all’industria o al pagamento di tasse di mantenimento dei brevetti che dovrebbero coprire solo coloro che sfruttano brevetti industriali esclusivi. Non è comprensibile la volontà dei legislatori di premiare lo sviluppo esclusivo di brevetti di pubblica utilità, piuttosto che favorire la diffusione delle migliori soluzioni, rendendole accessibili a tutti. È ovvio che nel caso presente, l’invenzione della pompa e delle turbine con doppia alimentazione alla girante, boicottata dai legislatori dalla scienza e dai produttori di pompe e turbine, diventerebbe ugualmente accessibile a tutti, ma ciò significa ritardare lo sviluppo e calpestare il diritto d’autore, perché se l’invenzione fosse stata tecnicamente e scientificamente semplice in oltre centocinquanta anni di sviluppo industriale, sarebbe stata realizzata e applicata universalmente. In realtà, non basta cambiare le pompe e le turbine, bisogna cambiare anche gli impianti, persino quelli brevettati dall’inventore e boicottati dalle lobby del potere scientifico e industriale, pubblico e privato.
Viene da chiedersi: non è forse un vantaggio che queste invenzioni, tutte collegate tra loro, siano state prodotte da un inventore privato che desidera condividerle con le organizzazioni di ricerca mondiali e renderle disponibili all’intera comunità globale, piuttosto che a una singola azienda incapace di soddisfare la domanda mondiale? Cosa dovrebbe fare l’inventore se trovasse un piccolo imprenditore disposto ad acquistare i diritti di sfruttamento industriale a livello mondiale? Se questi brevetti sono davvero importanti per la tutela globale dell’ambiente e lo sviluppo di un’economia sostenibile, il sottoscritto, cedendoli a chi non è in grado di soddisfare la domanda, non rallenterebbe l’intero processo? Vorrei ricevere al più presto queste risposte dai giudici delle Corti Internazionali, perché il mondo non può essere governato dall’ipocrisia, che qualcuno chiama “VERA POLITICA”.
Il riconoscimento della proprietà intellettuale a un inventore, anche se condivisa con un ente pubblico di ricerca, non è un favoritismo, ma un atto di giustizia già riconosciuto a scrittori e musicisti che condividono la proprietà intellettuale con i loro editori, perché la cultura è un bene universale, così come la tutela dell’ambiente. Se un libro non viene letto da nessuno, non genera reddito né per l’autore né per l’editore. Allo stesso modo, dovrebbe valere per le invenzioni di utilità ambientale e sociale. Se queste sono invalide, nessuno le realizza e non producono reddito né per l’inventore né per l’ente pubblico di ricerca che le finanzia. Se l’inventore privato non trova enti pubblici finanziatori o imprenditori privati che acquistino l’invenzione, perché la legge attuale lo obbliga a pagare i diritti di mantenimento? Non è più logico congelare l’invenzione, come un libro che non piace? Aspettando che gli utenti ne comprendano il valore? Soprattutto, nel mondo dell’ambiente e dell’energia, c’è troppo interesse e troppe informazioni, che in realtà sono disinformazione se non propongono soluzioni concrete. Non dovremmo punire gli inventori che si occupano di energia e ambiente, come facciamo ora, ma almeno congelare le loro invenzioni, in attesa di istituzioni pubbliche più adeguate, dal punto di vista tecnico e scientifico, che legiferino in materia.
In alternativa o in combinazione, esiste l’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua, che non apre i cicli del carbonio, ma li chiude ugualmente, creando piogge artificiali a bassa energia su materiali calcarei negli stati bassi dell’atmosfera. Inoltre, l’aria compressa con aria compressa solubilizza anche l’ossigeno nell’acqua. L’invenzione più logica e importante è la pompa “a doppia potenza fino alla girante” che utilizza una potenza per immettere acqua in un serbatoio pressurizzato con riciclo interno dell’acqua che fornisce la potenza alla seconda pompa, che nessuno aveva pensato all’avvento dell’era industriale, potrebbe essere considerata una delle invenzioni più importanti di tutti i tempi. Infatti, dovrebbe ricevere tre premi Nobel: per la fisica (perché nessun scienziato ha sfruttato correttamente l’energia e le proprietà fisiche dell’acqua e dell’aria); per la lotta contro l’inquinamento e il riscaldamento globale (perché nessun scienziato ha prodotto una piccola energia che rilascia ossigeno nell’acqua e produce energia senza emissioni di CO2 in impianti fissi e mobili); Per l’economia (perché nessun economista ha trovato una soluzione che possa quasi resettare le speculazioni del mercato azionario sull’energia, prodotta con ingredienti che non costano nulla: acqua e aria. Invece, l’inventore è costretto a presentare un reclamo ai tribunali internazionali perché tutti fingono di non capirli, persino i premi Nobel per la fisica, quelli assegnati per il riscaldamento globale e quelli assegnati per l’economia.
La potente lobby che governa la Terra a livello politico, scientifico ed economico vuole tenere tutto sotto controllo e plasmare le innovazioni a proprio piacimento, altrimenti l’economia globale ne risente. Di fronte alla possibilità di un declino del potere economico costruito su energie sbagliate, vecchie e nuove, la lotta contro il riscaldamento globale potrebbe volgere al termine. Per il potere politico ed economico, le invenzioni devono provenire da laboratori autorizzati. La scienza, persino il settore pubblico, è diventata uno strumento di lobbying. Ma i potenti non hanno compreso che, con l’attuale sviluppo tecnologico, è possibile realizzare invenzioni razionali anche senza laboratori e finanziamenti, ma solo con il ragionamento, se gli inventori sono in grado di sviluppare, in modo indipendente, una tecnica interculturale. Non è semplice, ma è possibile, e il sistema SPAWHE lo dimostra.
Il riscaldamento globale imporrebbe scelte coraggiose alle Nazioni Unite e agli Stati sovrani, anche se queste scelte fossero antieconomiche e comportassero la rinuncia all’attuale livello di vita e di benessere sociale. Molti parlano addirittura di “felice declino”. In realtà, ci troviamo nella situazione opposta: le Nazioni Unite e gli Stati sovrani non devono compiere scelte antieconomiche, ma devono eliminare le attuali soluzioni inquinanti, che sono anche antieconomiche, perché la scienza ha dimostrato di non essere infallibile e di persistere nell’errore.
La scienza pubblica ha il dovere di sperimentare soluzioni ambientali più complete di quelle attuali, perché le persone, le imprese, il settore pubblico e quello privato si sono dimostrati incapaci di perseguire un ragionamento esaustivo, anche quando si associano a organizzazioni importanti come NATIONS UNITE. Come dimostrato su http://www.spawhe, il puzzle della protezione ambientale globale richiede energie interattive diffuse in ogni angolo della Terra, che producano energia anche quando non è necessaria. Infatti, se l’energia diventa sostenibile, poiché viene prodotta con acqua incommensurabile e aria comprimibile, svolge comunque funzioni utili per l’ambiente e le attività umane: ossigena l’acqua, assorbe CO2 dall’atmosfera, riscalda l’ambiente ai poli e lo raffredda nei deserti, purifica e alcalinizza le acque, le dissolve dove necessario e, dove serve, le solleva per difendersi dalle inondazioni.
Nell’ambito del ciclo naturale del carbonio sono presenti tutti gli elementi necessari per la produzione di energia e per la tutela dell’ambiente, con un’efficienza e una sostenibilità insuperabili. Tutte le invenzioni umane in campo energetico e ambientale si sono rivelate antieconomiche, inquinanti, pericolose o dannose. Nella maggior parte dei casi, i quattro difetti coincidono, mentre le attuali fonti rinnovabili sono solo economiche e dannose. Infatti, se potessimo produrre energia a un costo inferiore, contrastando il riscaldamento globale e l’acidificazione del pianeta in ogni angolo della Terra e rinunciando a produrre energia più costosa che non interagisce con l’ambiente producendo ossigenazione e alcalinizzazione, tale energia produrrebbe danni sia all’economia che all’ambiente. Tuttavia, in alcuni casi queste energie potrebbero anche essere utili. Bisogna sempre analizzare i costi e i benefici.
È molto ambiguo il comportamento degli scienziati pubblici che, da un lato, denunciano la gravità della scomparsa dei ghiacciai, delle barriere coralline, del rallentamento delle correnti marine, tutte conseguenze dell’incapacità del ciclo naturale del carbonio di neutralizzare l’eccesso di emissioni di CO2 con la produzione di carbonati di equilibrio. Dall’altro lato, tacciono sulle soluzioni che rafforzerebbero il ciclo del carbonio insieme all’energia fossile con sezioni che prolungherebbero il trattamento dei fumi nelle serre di calcare con piogge artificiali, e tacciono anche sul sollevamento dei carbonati solubilizzati negli oceani e nelle centrali idroelettriche sommerse, che porterebbe all’ossigeno nei fondali marini inquinati.
Non era mai successo prima, e probabilmente non succederà nemmeno in futuro, che un inventore privato, senza titoli accademici, abbia rivoluzionato il sistema energetico e di depurazione mondiale, non con una singola invenzione, ma con una lunga serie di invenzioni, riuscendo a realizzare un progresso virtuale e parallelo dello stato dell’arte in entrambi i settori, basandosi su invenzioni create dagli stessi artigiani. Questi hanno generato altre invenzioni, partendo dal presupposto che le precedenti funzionassero, per creare sistemi efficienti dal punto di vista energetico e potenzialmente interattivi con l’ambiente. Oggi, nessun esperto mondiale di ambiente ed energia può affermare che i sistemi di depurazione dell’acqua e dell’aria siano diffusi ovunque e completi, soprattutto per quanto riguarda la desalinizzazione di sussistenza e sostenibile. E nessun esperto di energie rinnovabili può affermare che le energie rinnovabili possano essere prodotte ovunque, con un funzionamento continuo e con rese elevate. Nessun esperto di ambiente ed energia di fama mondiale può affermare che una particolare fonte energetica si integri perfettamente con il ciclo naturale del carbonio, dimenticato dalle autorità ambientali ed energetiche dall’avvento dell’era industriale.
I giudici internazionali devono prendere atto che se, invece dell’attuale stato ambientale ed energetico, si fosse sviluppato lo stato virtuale, come quello mostrato sul sito https://www.spawhe.eu, che non richiede le tecnologie più avanzate ma è più efficiente in ogni dettaglio, il mondo intero ne trarrebbe beneficio. Lo studio dell’organizzazione del lavoro ambientale, mai intrapreso prima d’ora da enti di ricerca pubblici a livello mondiale, porterebbe inevitabilmente all’individuazione dei cicli di lavoro necessari per proteggere l’ambiente ovunque vengano prodotte energia e lavoro, istante per istante, a seconda delle risorse depurative disponibili. Non si dovrebbero rimandare le depurazioni a impianti di depurazione remoti. Allo stesso tempo, l’approfondimento di questi studi avrebbe portato alla scelta delle risorse più facili da depurare ed economiche da utilizzare per tale depurazione. Infine, manipolando i sistemi energetici e di depurazione in modo quasi automatico, gli enti di ricerca pubblici, se avessero seguito questa strada, sarebbero giunti al concetto di energie interattive. Se queste soluzioni sono arrivate ai sottoscritti che hanno lavorato da soli e senza mezzi finanziari, perché non dovrebbero arrivare anche a coloro che sono così numerosi e dispongono di immense risorse?
Questo è il concetto di taylorismo ambientale elaborato dal sottoscritto, analogo al taylorismo industriale, il quale afferma che esiste un solo modo ottimale per produrre con la massima produttività e qualità. In particolare nelle aziende manifatturiere, il metodo migliore per produrre beni commerciali viene ricercato scientificamente, senza lasciare nulla al caso, con cicli di lavoro e assemblaggio estremamente dettagliati, automatizzando tutto ciò che è automatizzabile e cronometrando persino i movimenti umani.
Al contrario, gli istituti pubblici di ricerca sulla depurazione e sull’energia hanno affrontato problemi e soluzioni senza alcuna logica nell’organizzazione del lavoro e senza seguire a fondo i cicli dell’acqua e dell’aria coinvolti. Tutti i grandi impianti sono opere incompiute, ma anche i piccoli non scherzano. Basti pensare ai milioni di motori termici, ma anche ai condizionatori d’aria che d’estate contribuiscono a riscaldare l’aria esterna dei centri urbani e a diffondere polveri sottili. Persino le pompe di calore elettriche e a gas, che sembrano un miracolo energetico perché superano il 100% di rendimento tra consumo e produzione di energia, non sono nulla in confronto agli impianti idroelettrici domestici e condominiali: il rapporto tra energia consumata e resa permette di produrre caldo e freddo tutto l’anno in qualsiasi clima, con un rendimento superiore al 1000%, senza scambiare calore con l’aria ma con l’acqua dei pozzi geotermici, che oltre a fungere da scambiatori di calore con il sottosuolo possono anche produrre energia ossigenando l’acqua che vi circola, la quale può essere utilizzata anche per scopi potabili. Ovviamente, sui mezzi di trasporto le prestazioni sono ancora superiori, perché si utilizzano pressioni molto più elevate.
La scienza pubblica, se non realizza prima sistemi interattivi in strutture pubbliche e almeno alcuni prototipi di motori idroelettrici pressurizzati su qualche mezzo di trasporto, non può pretendere che le aziende private cambino la loro produzione, dopo aver investito migliaia di miliardi in tutto il mondo in energie sbagliate e in macchine depurative che non servono a nulla, pur essendo incentivate o brevettate da enti pubblici.
Progetto di codificazione sulla responsabilità degli Stati per atti internazionalmente illeciti
Di seguito sono riportati i principali articoli del “progetto di codificazione sulla responsabilità degli Stati per atti internazionalmente illeciti”, sottoscritto dagli Stati membri alle Nazioni Unite nel 2001, che riguardano il reato di “omissione” che tutti i governi commettono con leggerezza per difendere le energie non sostenibili e occultare errori di progettazione che stanno riscaldando il pianeta.
Articolo 1
Responsabilità di uno Stato per i suoi atti internazionalmente illeciti.
Ogni atto internazionalmente illecito di uno Stato comporta la sua responsabilità internazionale.
Articolo 2
Elementi di un atto internazionalmente illecito di uno Stato
Si configura un atto internazionalmente illecito di uno Stato quando la condotta consiste in un’azione o un’omissione:
- può essere attribuita allo Stato allo stesso modo del diritto internazionale;
- costituisce una violazione di un obbligo internazionale dello Stato. Articolo 15
violazione che si traduce in un atto complesso
Paragrafo 1. La violazione di un obbligo internazionale da parte di uno Stato mediante una serie di azioni o omissioni, definite nel loro insieme come illegali, si perfeziona quando si produce l’azione o
l’omissione che, unitamente ad altre azioni o omissioni, è sufficiente a costituire l’atto illecito.
Paragrafo 2. In tal caso, la violazione si estende per tutto il periodo che inizia con la prima delle azioni o omissioni della serie e dura finché tali azioni o omissioni si ripetono e rimangono non
rispettare gli obblighi internazionali.
Articolo 48
Invocazione della responsabilità da parte di uno Stato diverso dallo Stato leso
Paragrafo 1. Qualsiasi Stato diverso da uno Stato leso ha il diritto di invocare la responsabilità di un altro
Indicare, conformemente al paragrafo 2, se:
- L’obbligo violato sussiste nei confronti di un gruppo di Stati, incluso quello Stato, ed è stato istituito per la tutela di un interesse collettivo del gruppo;
- L’obbligo violato si pone nei confronti dell’intera comunità internazionale.
Paragrafo 2. Qualsiasi Stato avente diritto ad invocare la responsabilità ai sensi del paragrafo 1 può chiedere allo Stato responsabile:
- cessazione dell’atto internazionalmente illecito e assicurazioni e garanzie di non ripetizione conformemente all’articolo 30;
- adempimento dell’obbligo di riparazione secondo gli articoli precedenti, nell’interesse dello Stato offeso o violato l’obbligo dei beneficiari.
Articolo 54
Misure adottate da Stati diversi dallo Stato leso
Il presente capitolo non pregiudica il diritto di alcuno Stato, ai sensi dell’articolo 48,
Il paragrafo 1 prevede di invocare la responsabilità di un altro Stato, di adottare misure legittime nei confronti di tale Stato per garantire la cessazione della violazione e la riparazione nell’interesse dello Stato leso o dei beneficiari dell’obbligazione violata.
Articolo 58
responsabilità individuale
Le presenti disposizioni non pregiudicano alcuna questione relativa alla responsabilità individuale, ai sensi del diritto internazionale, di qualsiasi persona che agisca per conto di uno Stato.
Dopo la pubblicazione degli articoli principali del “Codice di condotta sulla responsabilità degli Stati per azioni internazionalmente illecite”, che richiamano le responsabilità collettive degli Stati e degli individui, nonché di coloro che agiscono per loro conto, il sottoscritto desidera sottolineare la funzione sociale svolta dai progettisti di sistemi ambientali ed energetici, in particolare quelli pubblici.
Sebbene non abbia mai lavorato come progettista pubblico, ho maturato esperienza nei servizi pubblici e ho compreso la gravità di questa responsabilità. Più di altri progettisti, ero convinto che attraverso le energie interattive si potesse migliorare la qualità della vita di tutti, e non potevo sottrarmi alla sfida di studiare le soluzioni. Se non l’avessi fatto io, che credevo nelle energie interattive, certamente non l’avrebbero fatto coloro che non ci credevano. Moralmente, sarei stato una “omissione” non diversa da quella che rimprovera gli enti pubblici preposti alla progettazione.
In effetti, le energie interattive, pur essendo facili da inventare, non sono state inventate, perché nessuno è andato oltre la propria specializzazione in materia di energia fossile, biologica, chimica, solare, eolica, nucleare e idroelettrica, cercando sinergie con sistemi di depurazione e la progettazione di macchinari e impianti sul territorio.
La scienza ha commesso il grave errore di concentrarsi sulle energie più eclatanti, come il calore del fuoco, il sole, il salto idraulico, il vento, il movimento delle onde, trascurando i principi fisici noti da secoli, che con l’ausilio di macchine (pompe, compressori e turbine) possono creare regimi di flusso favorevoli al risparmio energetico durante il recupero dell’acqua e favorire la produzione di energia nella fase successiva.
È ovvio che le soluzioni che emergono dalla sinergia tra macchine e principi fisici e idraulici coinvolgono anche fenomeni come la solubilità dei gas in acqua, ed è altrettanto ovvio che questo tipo di impianto potrebbe essere realizzato ovunque, poiché parte da acque statiche e pressione atmosferica. Ma è altrettanto ovvio che porterebbe a un modello di sviluppo sociale molto diverso da quello attuale. In particolare, crescendo nelle piccole e medie imprese, dove ho lavorato per vent’anni, dopo aver lavorato per quasi altrettanto tempo nella grande industria.
Probabilmente, scienziati e ricercatori del presente e del passato, avendo maturato esperienze diverse, avevano visioni diverse in materia di energia e purificazione. Ma io, quando ho iniziato a installare diversi sistemi in situ nella zona, ho constatato che i cicli di trattamento dell’energia e dell’acqua erano e sono tuttora incompleti e difficili da gestire. Sulla base delle mie esperienze, degli studi e dei brevetti sviluppati, abbiamo ritenuto necessario progettare impianti che garantissero una distribuzione equa di energia e purificazione in tutte le aree, completamente autonomi e di facile gestione, alla portata anche delle piccole e medie imprese.
Oggi, tuttavia, i grandi impianti industriali, energetici e di depurazione hanno creato inefficienze depurative operative ed economiche molto elevate. Probabilmente, a questo è dovuto il grave problema del riscaldamento globale, ma anche sociale. Quasi il 70% della popolazione mondiale possiede solo il 3% della ricchezza del pianeta. Oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare. Nonostante l’alto livello di progresso scientifico e tecnologico, il Fondo Monetario Internazionale, in primo luogo, afferma impotente che l’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri continua a crescere, danneggiando la crescita economica globale.
Chi ha creato questo tipo di società globale ha il potere di mettere a tacere i propri dipendenti riguardo a invenzioni sostenibili, che peraltro sono semplici da comprendere? Non è strano che nessuno le finanzi e che l’inventore venga lasciato solo a lottare? Ignorato dalla scienza pubblica e privata, e penalizzato anche a livello legislativo.
I legislatori nazionali ed internazionali in materia ambientale ed energetica sono tenuti a legiferare emanando leggi che tutelino l’ambiente sulla base dei progressi tecnologici. Tuttavia, a mio avviso, sono anche tenuti a indagare sulle ragioni per cui, nonostante i significativi progressi tecnologici, la tutela ambientale non progredisce, la percentuale di CO2 nell’atmosfera continua ad aumentare, i ghiacciai continuano a sciogliersi, la desertificazione aumenta esponenzialmente, l’alcalinità dei mari diminuisce e le correnti marine rallentano.
Le indagini che hanno reso pubblica la scienza sull’origine dei problemi sono tutte corrette: le tecnologie sono valide, ma gli impianti costruiti sono tutti inadeguati dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro e non sono in sintonia con il ciclo naturale del carbonio. È così? O chi ha pianificato e appaltato il progetto ha semplicemente eseguito ordini di politici, datori di lavoro o altri soggetti più interessati al volume d’affari che al corretto funzionamento degli impianti? Chi può accorgersi che gli impianti non funzionano se tutti sono d’accordo e se gli impianti stessi rispettano le normative?
Il motivo principale per cui questi impianti sono inadeguati è che sono progettati con obiettivi molto limitati, non sfruttano le sinergie e hanno bassi rendimenti, sprecano risorse e non tutelano l’ambiente. L’unica cosa che fanno, e non sempre, è rispettare le normative vigenti.
Oggi, l’unico settore globale che potrebbe aver bisogno di energia fossile è la produzione di acciaio, ma le emissioni di CO2 provenienti dagli altiforni possono essere contrastate, secondo lo schema naturale illustrato dal sottoscritto su http://SPAWHE.eu, se le autorità ambientali mondiali capissero che gli impianti di produzione di acciaio, come qualsiasi altra centrale termica a combustibili fossili, dovrebbero essere proporzionati alle risorse idriche disponibili. Se le autorità ambientali mondiali capissero che gli impianti di produzione di acciaio, come qualsiasi altra centrale termica a combustibili fossili, dovrebbero essere proporzionati alle risorse idriche disponibili. Pertanto, è necessario molto più spazio e acqua per tonnellata prodotta. Persino i fumi dell’energia geotermica, degli inceneritori e dei produttori di ossido di calcio potrebbero essere neutralizzati in serre di calcare coperte che non sfuggono alle emissioni prima della purificazione mediante pioggia artificiale prodotta con pompe e impianti che supererebbero la forza gravitazionale. Pertanto, le attività antropiche dovrebbero far parte dei cicli della natura senza alterarli, invece li stanno alienando dall’avvento dell’era industriale con la partecipazione attiva della scienza. La legislazione e la giustizia non sono efficaci nemmeno contro i crimini ambientali, soprattutto perché non richiedono la sperimentazione di soluzioni alternative, sgradite a chi fa affari con tecnologie facilmente aggirabili. Oggi molti medici sono fuori dai giochi perché non si conformano alla medicina ufficiale e non sperimentano. Questo è positivo. Ma nel settore ambientale nessuno può essere espulso perché tutti concordano nel non proporre le soluzioni migliori per diverse ragioni, tra cui la più comune: la salvaguardia del posto di lavoro.
Il sistema SPAWHE è logico e semplice: miniaturizzare impianti simili al sistema globale della Terra per estrarre energia pulita, aria purificata e acque purificate e alcaline da tali sistemi. Tutto questo senza l’utilizzo di sostanze chimiche, ma semplicemente realizzando impianti delle giuste dimensioni, nel posto giusto, nel modo giusto e inserendo gli ingredienti appropriati (acqua, aria, materiale calcareo frantumato) affinché i cicli possano chiudersi. In sostanza, la progettazione ambientale ed energetica sostenibile deve replicare ovunque, in miniatura, il ciclo naturale del carbonio, cambiando solo le dimensioni e la quantità dei componenti, che rimangono sempre gli stessi (acqua, aria, materiale calcareo frantumato). Inquinamento prodotto localmente.
Ovviamente, i cicli termici a combustibili fossili richiedono una maggiore complessità degli impianti, dimensioni maggiori e costi più elevati per chiudere i cicli dei fumi di scarico (inclusa la CO2), dell’acqua e dell’aria, e per recuperare il calore. Questo non è impossibile su impianti fissi, ma i progettisti degli impianti hanno dovuto pensarci prima di costruire gli impianti esistenti. Oggi si dovrebbe abbattere tutti e riciclare con i criteri di stabilità dalla natura. Infatti, Il riscaldamento globale è avvenuto perché nessuno ha applicato l’organizzazione del lavoro industriale all’ambiente alla produzione di energia per pulire l’energia fossile attraverso uno studio razionale del LAYOUT del territorio, che avrebbe portato alla depurazione dell’acqua e dell’aria insieme in impianti di minori dimensioni, ma più completi disposti diversamente sul territorio che avrebbero prodotto un’energia interattiva e protettiva dell’ambiente, di tipo biologico, affiancata a quella fossile, proprio per chiudere i cicli inorganici che producono CO2, SOx e NOx, quelli fisici, che produrre polveri sottili, e quelli biologici e della chimica organica, in impianti comuni, definiti dal sottoscritto, impianti sinergici globali ( https://www.spawhe.eu/energy-right-at-the-right-time/, https://www.spawhe.eu/european-environmental-competition/, https://www.spawhe.eu/the-role-of-biological-energy/ ) .
I brevetti per la depurazione delle energie fossili hanno ottenuto un triplice riconoscimento internazionale: brevetti di brevettazione, brevetti di inventiva e brevetti di applicabilità industriale. Se lo hanno ottenuto, significa che nessun ente pubblico mondiale, nonostante la ricchezza di mezzi e menti, ha avuto il tempo di pensare che gli effetti negativi delle energie fossili potessero e possano essere neutralizzati progettando impianti a livello globale ispirati al ciclo universale del carbonio. Nonostante questi riconoscimenti, le autorità ambientali mondiali sono state ignorate, ma continuano a fingere di voler combattere l’inquinamento globale e il riscaldamento globale. Come potrebbero combatterli senza modificare le centrali termoelettriche e i depuratori, che, essendo nati in un’epoca in cui non si conoscevano a fondo i problemi, non hanno nemmeno permesso di studiarne le soluzioni? Le autorità vogliono combatterli senza cambiare nulla, ma semplicemente aumentando la produzione di energia rinnovabile. Purtroppo, anche le energie rinnovabili sono un problema, essendo costose, ingombranti, discontinue e non interattive.
L’evoluzione naturale dell’energia interattiva in armonia con l’ambiente ha portato alla nascita dell’energia idroelettrica pressurizzata ad aria compressa (https://www.spawhe.eu), che protegge l’ambiente disperdendo ossigeno nell’acqua. Questo sistema può produrre energia anche nelle abitazioni e, grazie all’alta pressione, può sostituire motori termici e gruppi elettrogeni, ed è compatibile con tutti i mezzi di trasporto, comprese auto e moto, sebbene oggi queste soluzioni sembrino irrealizzabili.
Infatti, versioni monoblocco speciali sono progettate appositamente per ridurre le dimensioni del corpo pompa e turbina all’interno delle fusioni in ghisa o alluminio dei motori idroelettrici. Non bisogna dimenticare che negli attuali motori termici i gas di combustione raggiungono temperature intorno ai 2.300 °C e pressioni da 35 a 45 bar.
A determinare la potenza di un motore termico non è il calore, bensì la pressione e il flusso dei gas di combustione, che spingono i pistoni nei cilindri, i quali, attraverso le bielle e l’albero motore, producono la rotazione dei semiassi. Anche nelle caldaie a vapore, a produrre energia non è la temperatura, bensì la pressione e il flusso del vapore.
Nell’energia idroelettrica ad aria compressa, ciò che determina la potenza generata è sempre la pressione, ma invece di far circolare gas o vapore, viene fatta circolare acqua che, a differenza dei gas di combustione e del vapore, non varia di volume all’interno del serbatoio pressurizzato, non disperde la pressione e quindi non è necessario calore per produrre la pressione del gas o del vapore.
Il riscaldamento e un passaggio superfluo che comporta spese di carburante per il raffreddamento del motore e la depurazione dei fumi.
È improbabile che un aereo a reazione voli senza carburante a bordo, o che un mezzo di trasporto subisca un incidente navale. Eppure, persino i produttori di veicoli tacciono. È ovvio che i produttori, dopo aver investito immense risorse economiche nell’impresa impossibile di ripulire l’energia da combustibili fossili, peraltro economicamente inefficiente rispetto a un’energia interattiva e senza carburante, e con molteplici funzioni, non possano ripartire da zero per il bene di un inventore isolato, che non viene nemmeno preso in considerazione dal più piccolo degli stati sovrani. In realtà, il più piccolo degli stati sovrani è la Città del Vaticano, dove risiede il Papa della Chiesa Cattolica, certamente favorevole allo sviluppo sostenibile, ma come può dubitare della grande scienza e credere al sottoscritto? Il Papa può solo pregare, ma i giudici internazionali possono indagare.
Nel frattempo, i produttori di motori a combustione interna e di veicoli si copiano a vicenda, cercando di rimediare al disastro causato da una serie di palliativi, come i convertitori catalitici e i filtri anti-percolato. Poi, i veicoli ibridi e le batterie elettriche. Queste ultime, molto costose, con elevati costi di smaltimento, che richiedono materiali esausti non sempre recuperabili, hanno decretato la fine lenta dei motori termici delle auto, anche perché i sistemi di depurazione urbana sono inadeguati. Tuttavia, le autorità ambientali ed energetiche, che incoraggiano e incentivano questi costosi processi, fingono di non capire che le batterie dovrebbero sempre essere alimentate dall’elettricità, prodotta per l’80% da energia fossile. E che dire di camion, veicoli agricoli e da lavoro?
Per chi scrive, la colpa storica è della scienza universale, pubblica e privata, che, a costo di frenare lo sviluppo, avrebbe dovuto approfondire la ricerca di energie sostenibili. Aveva tutto il necessario: il tempo, i fondi, le menti migliori, le leggi di Torricelli, Newton, Pascal, Henry, Dalton, che già si occupava dell’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua. Se questa energia non esiste, è perché nessuno l’ha cercata con la volontà necessaria.
Purtroppo, la scienza universale non esiste. Esistono molte discipline scientifiche separate che si contendono il potere e il prestigio internazionale. Può sembrare strano, ma l’unico sistema al mondo in cui la scienza viene applicata in modo collaborativo è stato inventato senza il contributo della scienza stessa e senza alcun potere economico o politico. Questo sistema è SPAWHE: Impianti Sinergizzanti, Pozzi Artificiali, Energia Idroelettrica.
Spawhe Interactive Energy in Aerospatial Applications
Penso che persino la NASA, che ha sperimentato di tutto ed è molto più avanti nella tecnologia e nelle energie ordinarie, non si sia resa conto che anche la fisica ordinaria potrebbe collaborare per esplorare l’universo, insieme alla fisica nucleare e all’astronomia.
È vero o no che per esplorare l’universo dobbiamo rifornire i missili di carburante per farli uscire dall’atmosfera? Per fare ciò dobbiamo consumare quasi tutto il carburante, per poi atterrare, per pura fortuna, sui pianeti a causa dell’assenza di energia necessaria a frenare e guidare la discesa? Basti pensare al recente fallimento della missione ExoMars, dovuto al malfunzionamento del paracadute, che è costato ai contribuenti circa un miliardo e mezzo di euro. Oppure dobbiamo andare a recuperare gli astronauti che rientrano a terra precipitando dallo spazio, rischiando la vita sia per il surriscaldamento del serbatoio che per il malfunzionamento del paracadute?
Anche la corsa allo spazio è condizionata dall’assenza di un’energia pulita, inesauribile e semplice da produrre, basata sull’acqua presente nell’atmosfera, che potrebbe creare nelle astronavi piccole condizioni di vita terrestri, pur viaggiando all’infinito nell’universo senza problemi di ingresso e uscita dall’orbita gravitazionale dei pianeti. Cosa c’è di meglio di un’energia che si può respirare anche nello spazio, che non costa molto e non si consuma, a parte l’usura dei materiali che la producono, che è comunque inferiore a quella implicata dalle attuali centrali termiche?
I vari esperimenti di lancio di satelliti e sonde spaziali hanno creato migliaia di corpi celesti in orbita attorno alla Terra, che potrebbero causare futuri naufragi con migliaia di persone a bordo, i quali in futuro potrebbero navigare e atterrare come normali aerei, e persino in modo più sicuro, controllando in ogni momento la velocità di entrata e uscita dall’atmosfera.
Infatti, se vogliamo intraprendere viaggi spaziali, non abbiamo bisogno solo di energia, ma anche di sistemi che producano acqua, ossigeno, azoto e nutrimento. I viaggi spaziali, soprattutto l’esplorazione, dureranno per generazioni. Intere famiglie di esploratori volontari potrebbero scegliere di vivere tutta la vita a bordo di astronavi, spinte dallo spirito di avventura e dall’amore per la scienza. L’intero sistema descritto in https://www.spawhe.eu/aerospatial-pressurized-hydroelectric-transport-system/, opportunamente adattato, potrebbe servire a creare un sistema naturale con luce artificiale che produca ossigeno, azoto, acqua, energia e elettricità, adatto a uomini che vivrebbero in queste serre viaggianti nello spazio, pressurizzate alla pressione atmosferica dalla stessa aria che respirano, rinnovano, accumulano e producono energia insieme all’acqua. Di cosa abbiamo bisogno dell’energia nucleare, che interagisce negativamente con l’ambiente e la salute di uomini e animali? Inoltre, ha costi molto più elevati in termini di investimento iniziale e gestione.
Queste astronavi, una volta costruite, verrebbero sigillate ermeticamente e spedite nello spazio con tutti gli uomini, gli animali, le attrezzature, i pezzi di ricambio, i laboratori, le officine, gli stagni artificiali, i digestori decompositori di sostanze organiche, collegati a stagni biologici sovrapposti, serre per produzioni agricole, serre depurative con pioggia artificiale ossigenante e alcalinizzante. Ma soprattutto, un gran numero di centrali idroelettriche pressurizzate con riciclo dell’acqua, altrimenti non potrebbero sorgere. Come già spiegato, queste centrali producono energia purificando acqua e aria senza consumare nessuno dei due elementi, poiché l’aria che uscirebbe dal sistema, come quella prodotta dal sistema generale, rimarrebbe nella serra, aumentando la pressione interna, con azoto, ossigeno, CO2 e gas a basso tenore di carbonio prodotti nella serra. Questi gas saranno compressi e accumulati in serbatoi alla massima pressione consentita, risultando molto utili negli infiniti viaggi spaziali verso la serra spaziale e gli space shuttle, che si muoverebbero con lo stesso sistema energetico e di propulsione: generatori idroelettrici pressurizzati con aria compressa e serbatoi di aria compressa che rilasciano piccole dosi d’aria in numerosi tunnel di spinta, strategicamente distribuiti nella struttura della serra e sulle astronavi, orizzontalmente e verticalmente, che produrrebbero la spinta tramite turboventole elettriche disposte in serie.
Se immaginiamo di aver costruito questa serra spaziale, possiamo persino immaginare che prima di partire tutto funzioni alla perfezione: nel settore SP (Piante Sinergiche) della serra si potrebbe produrre nutrimento vegetale dall’intero ciclo di produzione, decomposizione e purificazione, produrre azoto e ossigeno e riciclare l’acqua purificata. Mentre dal settore AW (Pozzi Artificiali) sarebbe possibile produrre pesce d’acqua dolce e ossigeno e riciclare i carbonati precipitati negli stagni artificiali. Infine, il settore HE (Energia Idroelettrica) sarebbe distribuito ovunque: producendo con l’energia idroelettrica compressa il controllo delle temperature interne delle “astronavi serra” e tutta l’energia necessaria ad alimentare i motori elettrici che alimentano i turbofan posizionati all’interno dei tunnel di spinta, incorporati nella struttura interna ed esterna della serra, che la sollevano e la fanno viaggiare nell’atmosfera e nel vuoto. Nulla verrebbe espulso dalla serra artificiale, ma tutto verrebbe riciclato e purificato, mentre la percentuale di ossigeno, azoto e CO2 in eccesso verrebbe accumulata in serbatoi separati da quelli utilizzati con l’acqua per produrre elettricità. Considerando che le pressioni critiche e le temperature dell’aria compressa sono rispettivamente di 3769.290 kPa e -140,6 °C, vi sono ampi margini per produrre tutta l’energia necessaria, non solo per la navigazione aerospaziale, ma anche per la produzione di azoto, ossigeno e per l’alimentazione umana.
Pertanto, anche nello spazio, il sistema energetico interattivo naturale funzionerebbe, a condizione che, se necessario, possa essere integrato con l’energia dei gas sintetici, che, per essere utili, dovrebbero essere prodotti sulla stessa astronave in laboratori specializzati e con tutti gli ingredienti necessari. Invece, gli ingredienti per produrre ossigeno e CO2 sono gli stessi dell’aria compressa, che possiamo produrre attraverso la produzione di alimenti per l’uomo e il riciclo, anche se la percentuale dei componenti compressi non sarà esattamente la stessa dell’aria atmosferica. Anche il sistema di propulsione funzionerebbe senza laboratori chimici e con bassi costi di esercizio. In effetti, la soluzione che propongo è di immettere l’aria compressa nei condotti di spinta orizzontali e verticali delle astronavi ecologiche attraverso riduttori di pressione, in modo che quest’aria possa essere ripetuta più volte da turboventole elettriche a velocità variabile, poste in serie e intervallate da sezioni di prolungamento per aumentare la pressione.
In ogni passaggio attraverso la serie di ventole, l’astronave riceve una spinta in direzione opposta a quella della circolazione dell’aria, ma nel vuoto, per risparmiare aria compressa, si entra solo all’inizio del tunnel, anche se le spinte vengono comunque aggiunte. Nell’ultimo stadio di ogni turbina a ventola, una parte dell’aria compressa può essere riassorbita nei serbatoi, passando attraverso un essiccatore d’aria e un compressore. Nel vuoto non useremo molta aria compressa per le manovre, perché queste vengono effettuate solo quando è necessaria velocità per cambiare orbita o per ridurre la velocità quando si entra nell’atmosfera terrestre o su un altro pianeta e si atterra dolcemente.
Ovviamente, questo sistema, con costi inferiori, potrebbe essere utilizzato anche per gli attuali trasporti terrestri. Infatti, l’attuale forma di aerei e razzi dipende in gran parte dal risparmio energetico, ma se l’energia non costasse nulla, perché prodotta con acqua e aria, e non necessitasse di rifornimento di carburante, gli aerei assomiglierebbero a parallelepipedi circondati e attraversati da condotti di spinta che si solleverebbero e volerebbero quasi verticalmente, senza carrello di decollo e atterraggio, operando a velocità variabili i vari motori turbofan, che potrebbero anche essere coadiuvati dall’aria compressa che, prodotta dallo stesso sistema energetico, contribuirebbe alle prestazioni, soprattutto nelle fasi di decollo e atterraggio. Mi rivolgerei alla NASA e all’intera industria aeronautica, perché nonostante le tecnologie avanzate sviluppate, la dinamica di volo e le alte velocità degli aeromobili non sono state trascurate, la sostenibilità e la sicurezza delle soluzioni. Certamente, questa soluzione sembra meno rudimentale degli attuali voli con razzi e sistemi di atterraggio, con paracadute e veicoli spaziali che atterrano e toccano terra dove capita, rischiando la vita degli astronauti.
L’unica entità mondiale a cui abbia mai scritto è la NASA, quindi non posso rimproverarla per non aver risposto. Tuttavia, l’osservazione fatta alla NASA all’inizio di questo capitolo rimane valida: è possibile che la NASA, che ha sperimentato tutto ed è molto più avanti delle tecnologie e delle energie ordinarie, non si sia resa conto che anche la fisica ordinaria potrebbe collaborare all’esplorazione dell’universo, insieme alla fisica nucleare e a quella astronomica?
Sebbene alcune applicazioni tecnologiche sperimentate dalla NASA siano diventate di uso comune, è altrettanto vero che sono diventate, soprattutto, quelle che hanno trovato facile applicazione commerciale. Torniamo quindi sempre al punto di partenza: “Che cosa sono gli studi di scienza pubblica, politica ed economia, se alla fine prevalgono sempre gli interessi di una parte che non porta fuori soluzioni di utilità ambientale e sociale? Da una piccola ricerca di rete (http://www.focus.it/technology/innovation/quanto-fuel-consuma-un-aereo-di-linea), con una piccola approssimazione, si stima che un Jumbo jet su una rotta di circa 6.000 km (es. Milano-New York), consumi più di 63.000 galloni di cherosene, una media di 19 litri per miglio nautico (1,8 km), circa 158 per ogni passeggero (circa 400). Per ogni posto a sedere, vengono prodotti anche 4.000 chili di anidride carbonica. Le rotte brevi hanno, proporzionalmente, un consumo di carburante maggiore perché 1/3 del carburante viene bruciato durante il decollo. Sui voli lunghi, invece, il rapporto scende a 1/8.
Tutto ciò non può essere considerato un merito della scienza e della tecnologia, che non hanno cercato soluzioni energetiche sostenibili. Così come non può essere motivo di orgoglio la mancanza di sicurezza dei sistemi di volo, che non sono in grado di controllare istante per istante l’assetto di volo né di gestire un guasto in un motore a combustione interna, nonostante l’elevata tecnologia sviluppata. Mentre con un sistema idroelettrico pressurizzato e turboventole in serie e in parallelo, potrebbe essere possibile avere persino più di una singola turboventola e gestire allo stesso modo la traiettoria di volo e le operazioni di atterraggio. Non solo sulla Terra, ma anche nello spazio.
Pertanto, per quanto riguarda l’aerodinamica, i problemi da risolvere riguardano soprattutto l’energia, l’ambiente, la sicurezza del volo e la capacità di carico degli aeromobili che viaggiano nell’atmosfera e nello spazio. Con l’energia termica non si trova una soluzione, né economicamente né ambientalmente, in termini di autonomia e sicurezza del volo.
Se invece fossimo in grado di produrre energia elettrica all’interno dei mezzi di trasporto senza carburante, potremmo interagire fisicamente con l’esterno tramite i motori elettrici, per muovere il mezzo stesso sulla terra, in aria o in acqua, facendo ruotare rispettivamente le ruote per la terra, i turboventole per il volo e le eliche per il mare.
Il taylorismo ambientale sconosciuto è fondamentale per la crescita sostenibile
Non c’è bisogno di energia termica o nucleare per avviare e sostenere il movimento dei fluidi nel tempo: è sufficiente combinare l’incomprimibile acqua con le proprietà comprimibili dell’aria. In effetti, soprattutto, l’energia termica più utilizzata è un inutile trasferimento di energia dal freddo al caldo, che comporta più svantaggi che vantaggi: costi del combustibile, consumo energetico per il raffreddamento, produzione di composti chimici gassosi che, per essere neutralizzati, richiederebbero ulteriori impianti di depurazione, cosa impossibile da realizzare per non aumentare i costi e il peso del trasporto aereo.
L’energia interattiva, troppo terrestre per essere scoperta dagli scienziati della NASA, che si occupano di sistemi spaziali, in realtà non è stata scoperta nemmeno dagli scienziati che si occupano di sistemi terrestri. L’energia interattiva che purificherebbe l’acqua nelle zone più remote e isolate, che costerebbe molto meno del carbone, che potrebbe essere installata su veicoli di trasporto terrestri, aerospaziali e marittimi senza costi di carburante e di gestione finanziaria, nessuno si preoccupa di realizzarla. Da che parte stanno gli istituti di ricerca pubblici di tutto il mondo? Vogliono continuare a vendere i loro brevetti, che non hanno risolto i problemi, ai grandi acquirenti?
Oggi, sembra che l’energia idroelettrica compressa, che darebbe inizio alla soluzione di molti problemi economici e ambientali, sia, soprattutto, un’energia scomoda per tutti i centri di potere economici, pubblici e privati. Oggi, i nemici da combattere non sono solo coloro che vorrebbero credere che il riscaldamento globale sia una favola inventata dagli ambientalisti, ma anche gli stessi ambientalisti che non sostengono le energie interattive per ragioni ignote, e soprattutto la scienza che continua a insistere su soluzioni energetiche scollegate da una logica di tutela ambientale globale. Tra queste soluzioni, purtroppo, ci sono anche le attuali energie rinnovabili, pubblicizzate da chi non conosce “l’organizzazione del lavoro ambientale”, che come “l’organizzazione del lavoro industriale” non ammette errori, perché solo uno è il sistema migliore per proteggere l’ambiente con il minimo dispendio e la massima efficienza, e può essere identificato solo da cicli di lavoro precisi che dovrebbero attraversare gli impianti, sfruttando le possibili sinergie tra gli elementi che partecipano ai processi da un punto di vista fisico e biologico. Esattamente come avverrebbe in una fabbrica ben organizzata, dove tutto è automatizzato al massimo livello tecnologico in ogni componente. Questo tipo di efficienza, come ho appena scritto, verrebbe definito “taylorismo ambientale”, anche se potrebbe essere chiamato “pezonismo ambientale”, perché Taylor non ha mai pensato che i suoi concetti potessero essere impiegati per organizzare razionalmente la lotta contro il riscaldamento globale, che non avesse senso all’inizio del ventesimo secolo. Questi concetti sono discreti per i ricercatori e i progettisti pubblici e privati, che vengono pagati per concentrarsi per anni su singoli dettagli energetici o di purificazione, su una singola disciplina scientifica o tecnologica. Questi concetti sono fondamentali, se si vogliono fare distinzioni tra scienza ed economia tecnologica, se non si vogliono sprecare risorse e inventare cose inutili per la collettività. Infatti, nel taylorismo industriale, prima di progettare i cicli da eseguire, si determina la tempistica da utilizzare per ogni operazione, e poi si costruiscono le macchine che devono eseguire le singole operazioni e i mezzi di trasporto che fanno incontrare i vari componenti nel posto giusto e al momento giusto. Nulla è lasciato al caso. Nel “Taylorismo Ambientale” dovrebbe accadere la stessa cosa, ma siamo ben lontani dal comprendere questi concetti perché coloro che li afferrano sono solo gli industriali per produrre beni di consumo. Nessuno li ha trasmessi ai dirigenti pubblici che dovrebbero coordinare le attività ambientali ed energetiche a livello mondiale, nonostante i numerosi corsi di formazione avanzata e master che costano migliaia di dollari ai partecipanti. Oggi, a causa dell’assenza di sinergie tra sistemi interattivi di energia e purificazione, tutti i sistemi di purificazione ed energia sono sbagliati. Che, in ogni caso, sia freddi che caldi,Sia le soluzioni fisse che quelle mobili avrebbero dovuto essere interattive per essere complete. Oggi abbiamo l’energia termica che inquina, l’energia nucleare che può causare disastri radioattivi e le energie rinnovabili ingombranti e inefficienti. Gli unici bollettini efficienti, sostenibili ed economici sono quelli interattivi che possono essere prodotti con acqua e aria insieme, ma tutti fingono di non capirli, semplicemente ignorandoli perché non sono nati da alcun centro di potere.
Il “taylorismo ambientale”, a differenza di quello industriale, non parte dal prodotto commerciale da realizzare, bensì dai cicli di purificazione necessari a chiudere i cicli organici e inorganici dei processi produttivi utilizzati (energia, depurazione, industria, agricoltura, urbanistica, trasporti terrestri, marittimo, aerospaziale). Seguendo questo criterio progettuale, che rappresenta praticamente l’invenzione più importante del sottoscritto, anche se non brevettabile, si stabilisce automaticamente ciò che è effettivamente utile, economico e compatibile con l’ambiente. Non a caso, questo ragionamento ha portato, cronologicamente prima, alle energie interattive biologiche, che includono anche la chiusura dei cicli termici dei combustibili fossili, nel settore SP (impianti sinergici), e poi, alla concezione delle energie interattive prodotte a freddo nel settore HE (energia idroelettrica). È evidente che l’energia interattiva prodotta a freddo è molto più economica di quella prodotta a caldo, poiché vi sono meno cicli da chiudere.
Considerando tutte le possibili applicazioni che ho descritto, sarebbe stato auspicabile accertarne la veridicità scientifica, ma nessun governo mondiale ha speso nemmeno un euro per verificare le energie interattive pubblicate su https://www.spawhe.eu. Sembra che ai governi non importi che queste energie possano essere prodotte purificando l’aria e l’acqua (acque urbane, agricole, costiere), distribuendo l’acqua, desalinizzandola e prevenendo le inondazioni. Nessuno ha speso un euro per sperimentare “la pompa a doppia alimentazione della girante”, che è la chiave del funzionamento dell’energia fredda interattiva, che è idroelettrica, ma non ha nulla a che vedere con la corrente idroelettrica.
Per chi scrive, coloro che dovrebbero rispondere e non lo fanno non comprendono che non potranno nascondere a lungo questa importantissima energia interattiva, perché le applicazioni sono immense e nella maggior parte dei casi non realizzabili con gli attuali sistemi energetici e di depurazione: a bassa pressione, questi impianti possono produrre energia, calda e fredda, in tutte le case, senza alcun combustibile, a tutte le ore del giorno e della notte, rendendo la vita possibile e sostenibile anche a temperature estreme come ai poli nord e sud e nei deserti. Realizzandoli come versioni sommerse di pozzi, fiumi, laghi e mari, possono produrre energia ossidando le acque, soprattutto quelle di fondali inquinati da sedimenti naturali e antropici, migliorando la qualità delle acque e della pesca a livello mondiale. Inoltre, la pressione dell’aria compressa, in caso di piena, può deviare le acque verso zone sicure, evitando allagamenti, consumando pochissima energia, tra l’atmosfera prodotta dallo stesso sistema, con tecnologie sostenibili e senza combustibili.
Non mi sarei stupito se tutti i miei brevetti fossero stati ignorati da enti pubblici e privati. Questi ultimi hanno meno responsabilità, poiché, nella maggior parte dei casi, devono conformarsi alle specifiche di gara pubbliche e regolamentari, che poi non vengono rispettate. Solo alla fine, quando sono giunto alla concezione dell’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua, che rappresenta la massima espressione di un’energia che interagisce positivamente con l’ambiente e con la sostenibilità economica, dopo aver brevettato applicazioni in tutti i settori coinvolti, compresi i trasporti terrestri e aerospaziali, ho capito che il mio lavoro era finalmente terminato.
Ora tocca alla giustizia, che fa il suo corso per accertare le ragioni del silenzio di coloro che hanno, ufficialmente, il compito di tutelare l’ambiente e promuovere lo sviluppo sostenibile.
Il sistema immunitario sviluppato dagli enti pubblici mondiali, che, come le multinazionali, sono divisi in aree parallele che non si incrociano e non interferiscono tra loro (anche se sono in competizione), considera i miei brevetti come semplici anticorpi indesiderati da isolare, non da attaccare. La malattia delle specializzazioni spinte in un’unica direzione ha invaso tutti gli organi centrali e periferici dell’organizzazione che dovrebbe difendere il pianeta. Nessuno cerca sinergie. Chi può rispondere? Gli argomenti sono troppo delicati. Finché si parla di dettagli insignificanti, possono farlo tutti i professori, ma se si mettono in discussione i fondamenti dei sistemi che governano l’economia mondiale, è meglio tacere, perché non è conveniente inimicarsi nemici potenti. Oggi si può dire che non ci sono lavoratori qualificati al di sopra dei partiti. Se esistessero, sarebbero in pensione o disoccupati. L’ipocrisia della fedeltà aziendale impedisce ai dipendenti privati di parlare, mentre le aziende appaltatrici e subappaltatrici non possono permettersi di abbandonare il grembo che permette loro di sopravvivere. Non importa se gli impianti hanno sempre sbagliato in termini ambientali ed economici. Il sottoscritto lo sa bene, essendo stato un dipendente privato per trentasette anni. Mentre l’atteggiamento degli scienziati pubblici non si può comprendere se non lo spiegano. Certamente i brevetti vendono gravi conflitti di interesse. Sono perplessi dai silenzi sui brevetti che non hanno mai sviluppato e che sono stati sviluppati dal sottoscritto. Se qualcuno volesse contestarli per difendere gli attuali sistemi depurativi ed ecologici, intervistati gli uni dagli altri, dovrebbero spiegare quali teorie scientifiche globali per seguire, ragionando in base a quello, che c’è a monte ea valle degli impianti. Dovrebbero spiegare le ragioni per cui lasciano aperti i cicli: organici nelle fognature, nelle torbiere, nei laghi e nei mari, e inorganici nell’aria. Che questo permetterà alle norme non giustifica le loro responsabilità perché sono loro a fare le norme, non i legislatori che non sono né tecnici né scienziati. I legislatori si comportano come computer: elaborano informazioni ricevute, soprattutto, da tecnici e scienziati pubblici.
Se fossimo in tribunale, direi che gli enti pubblici mondiali sono colpevoli di ogni ragionevole dubbio, poiché i cicli organici possono continuare con il processo di purificazione nelle fognature, nei laghi e nei mari, e quelli inorganici, analogamente, negli strati inferiori dell’atmosfera, appositamente protetti, ricircolando l’acqua all’infinito, producendo energia senza costi di carburante e consumando solo una piccola parte dell’energia prodotta per il riciclo dell’acqua. Questo sistema, pressurizzato con aria compressa, come dimostrato dal sottoscritto, può essere trasferito a tutti i mezzi di trasporto e alle apparecchiature mobili, compreso il settore aerospaziale, senza emettere un grammo di CO2.
Pertanto, il pianeta può guarire economicamente e ambientalmente se realizziamo ovunque un’interattività che costerebbe centinaia di volte meno di quelle attuali, sia in termini di investimenti che di gestione. Eliminando l’inquinamento alla fonte e le spese derivanti da inutili interventi di bonifica, e ponendo fine alla speculazione quotidiana sui prodotti petroliferi, si potrebbe distribuire più equamente la ricchezza mondiale. Si potrebbero far crescere le piccole e medie imprese, restituendo dignità al lavoro umano e alla creatività, sminuiti dall’attuale formazione specialistica e dalla divisione del lavoro, che coinvolge sia le aziende private che il settore pubblico, scienza compresa. Quest’ultima, nella società moderna, ha dimostrato di non conoscere e di non voler conoscere ciò che va oltre la sua sfera di competenza. Ha perso la fiducia della gente comune, come chi scrive, che pone la scienza e la giustizia tra i valori di riferimento globali.
I giudici internazionali, se vogliono svolgere bene il loro lavoro, dovrebbero chiedersi: chi decide quando si devono fare scelte tra scienza ed economia? Perché l’economia deve prevalere sulla scienza? Chi impedisce alla scienza di trovare soluzioni che soddisfino tutti i requisiti? Le energie virtuali sviluppate dai sottoscritti, sebbene non ancora realizzate, dimostrano che potremmo avere produttività, qualità ed economicità fin dai primi tempi dell’era industriale, perché non è necessaria alcuna tecnologia speciale, ma solo un ragionamento più completo nella progettazione degli impianti.
Lo stato dell’arte del sito web https://www.spawhe.eu, con la tecnologia attuale, è 100 anni avanti rispetto allo stato reale, perché produce impianti unici di purificazione ed energia riducendo i costi di infrastrutture e macchinari e moltiplicando le rese. Questo è il modello di crescita che dovrebbe essere perseguito, ma nessuno ne parla perché a nessuno è permesso parlarne. Io stesso, quando ero un dipendente, non avrei potuto parlarne liberamente senza rischiare di danneggiare l’azienda per cui lavoravo, che operava principalmente nel settore delle gare d’appalto.
Dobbiamo chiederci: fino a che punto la scienza pubblica può essere condizionata dalle direttive politiche? Credo che la scienza pubblica sia una scienza addomesticata che ha permesso di migliorare i sistemi esistenti, non di stravolgerli, di cambiarli radicalmente, non di sconvolgere l’economia mondiale. Allo stesso tempo, la scienza pubblica è corresponsabile delle scelte energetiche e ambientali finora compiute e non può rinnegarle troppo frettolosamente. Infatti, se consultiamo i database dei brevetti depositati dagli enti di ricerca pubblici, troviamo molti brevetti relativi al miglioramento della gestione degli impianti energetici e di depurazione esistenti.
Non troviamo nulla che metta in discussione simultaneamente i sistemi di purificazione e di energia, partendo dalle origini dello stato dell’arte e sviluppandoli in modo diverso, pur utilizzando gli stessi principi scientifici. Come ho aderito al sistema SPAWHE, che, con diverse argomentazioni, brevetti legalmente collegati a brevetti precedenti, è giunto a uno stato di arte virtuale, parallela e alternativa, sconosciuto alle scienze e alle aziende specializzate nei singoli settori di attività umani che hanno seguito o copiato gli stessi sistemi senza interrogarli: fossile, biologico, idroelettrico, solare, eolico, nucleare, industriale, agricolo, di depurazione e di trasporto terrestre, marittimo e aerospaziale.
Oggi, tutte queste aree sono separate tra loro e chi ha bisogno di energia e depurazione deve pagare chi offre tali servizi, con costi elevati a causa degli alti costi di produzione. Tipicamente, i produttori di energia e depurazione sono enti pubblici o aziende concessionarie autorizzate. Nel sistema SPAWHE, invece, le energie e la depurazione sono interattive e integrate negli stessi impianti artificiali (industriali, agricoli, urbani, di trasporto). Se i sistemi fognari coprono interi territori, questi vengono collegati tra loro, con linee separate per l’acqua e i fanghi, per completare i trattamenti. In ogni caso, tutto il mondo diventa un impianto autonomo che produce più di una semplice energia che serve riciclando insieme la stessa acqua e aria da depurare, inclusi CO2, SOx, NOx e particolato, se presenti.
Gli attuali combustibili fossili, l’energia biologica e l’energia idroelettrica non possono competere con queste soluzioni per il semplice fatto che i progettisti e gli scienziati che ci hanno lavorato le hanno sviluppate con obiettivi molto limitati. In realtà, non si potrebbero avere obiettivi più ambiziosi: trattamento dell’acqua e dell’energia, utilizzando compartimentati i vari rami della scienza e della tecnologia, e la stessa acqua e aria, invece, messe insieme, al chiuso o con la pressione necessaria, si purificano a vicenda, producendo molta più energia di quanta ne possano consumare, non solo per depurare ma anche per alcalinizzare e desalinizzare. La distribuzione dell’acqua, che è una grandissima fonte di assorbimento energetico, diventerebbe un produttore di energia.
Dal punto di vista della depurazione, ancora oggi non riusciamo a spiegare tutte le interruzioni dei cicli organici e inorganici che i fanghi subiscono nelle fognature, né le ragioni per cui la scienza pubblica ha ignorato i brevetti sul trattamento delle acque reflue e coloro che hanno continuato i cicli dopo i camini per depurare l’energia termica e recuperare il calore negli stessi impianti… Come possiamo spiegare la mancanza di studi scientifici sull’energia idroelettrica, sull’accoppiamento tra la comprimibilità dell’aria e l’incompatibilità dell’acqua?
Credo che i miei brevetti siano abbastanza chiari e permettano di arrivare rapidamente alla verità, se qualcuno desidera davvero conoscerla. La “Corte Internazionale di Giustizia” e le Nazioni Unite possono stimolare il progresso dello stato dell’arte in materia di ambiente ed energia, ordinando a società pubbliche o private di fiducia (se esistono) di sperimentare i sistemi studiati dal sottoscritto. Se questi sistemi funzionano, come sono certo, i giudici potranno emettere le loro sentenze nei confronti degli enti pubblici di ricerca e progettazione di tutto il mondo. Oggi, i giudici internazionali non possono sanzionare alcun ente pubblico mondiale perché non vi è alcuna prova che l’ambiente possa essere protetto meglio. I test sono stati condotti da me in tutti i settori di attività a livello mondiale, senza alcun contributo pubblico o privato da parte di esperti. Le mie sono solo prove virtuali, ma dettagliate. Il sottoscritto ha selezionato le energie che possono interagire con i sistemi di purificazione, rispettando tutti i principi fisici, chimici e biologici legittimati dai padri della scienza, e ha spiegato come integrarli negli impianti. Se nessuno contesta ufficialmente questi test, si passi direttamente alle dimostrazioni pratiche.
Il mondo è già pieno di grandi e dannose centrali termoelettriche e reti di distribuzione dell’elettricità, che potrebbero essere sostituite da centrali idroelettriche locali pressurizzate, le quali eviterebbero i blackout e costerebbero centinaia di volte meno in termini di infrastrutture e investimenti produttivi. I grandi e inutili depuratori verrebbero rimpiazzati dall’ossidazione endogena locale dell’acqua piovana, che verrebbe anche alcalinizzata; le reti idriche che sprecano acqua ed energia a causa delle alte pressioni, mentre l’acqua potrebbe essere distribuita a bassa pressione, producendo energia spostando la forza di gravità verso impianti sempre pieni, con un sistema di sollevamento a gradini che eliminerebbe anche i colpi di smorzatore; la desalinizzazione insostenibile a causa dell’alto costo dell’energia e delle membrane di filtrazione potrebbe essere sostituita da impianti che producono più energia di quanta ne consumano per far circolare infinite sfere perforate contenenti resine a scambio ionico che non necessitano di manutenzione; mentre con l’energia idroelettrica pressurizzata con paratie molto piccole potremmo produrre energia anche al Polo Nord e ottenere rese centinaia di volte superiori. Persino i trasporti marittimi e aerospaziali potrebbero viaggiare senza costi di carburante ed emissioni di CO2. Potrebbe eliminare il pericolo di inondazioni che producono grandi e dannose centrali idroelettriche, generando energia idroelettrica sommersa direttamente a valle, in laghi, pozzi, fiumi, mari e bacini artificiali, ossidando anche l’acqua. Sembra che la scienza, con le sue divisioni interne, nel campo dell’energia e dell’ambiente, abbia sbagliato tutto. La stessa CCS è un altro pericolo della scienza non applicata a livello globale. La scienza ambientale ed energetica ha sempre lasciato questioni irrisolte, in molti casi più gravi dei problemi originali.
Mi appello in particolare ai giudici internazionali perché credo fermamente che la giustizia debba essere rigorosamente separata dalla politica e dai governi. Essa è l’unico baluardo a difesa della democrazia. Credo inoltre che la proprietà intellettuale brevettuale debba essere rigorosamente distinta dalla proprietà industriale, e solo i giudici internazionali possono farlo, almeno per gli inventori privati e pubblici che non sono in grado di sviluppare e commercializzare autonomamente le proprie invenzioni. Il sottoscritto, fin dal deposito dei primi brevetti, ha compreso che la legislazione mondiale in materia di brevetti agevola solo l’industria e gli enti pubblici che possono permettersi di pagare i brevetti per la ricerca e i brevetti nei singoli paesi aderenti ai trattati internazionali. Si è prestato come vittima di questo gioco di potere, anticipando la spesa iniziale per l’ottenimento di brevetti nazionali e internazionali e lasciandoli poi scadere, senza pagare le tasse successive.
Chiedo ai giudici internazionali quali tasse dovrei pagare, visto che ho inventato solo servizi di pubblica utilità che nessun ente pubblico mondiale vuole realizzare senza nemmeno spiegarne le ragioni?
Se non avessi toccato la mia mano, non avrei mai immaginato che le energie interattive non potessero trovare interlocutori in tutto il mondo? Questa gravissima realtà può essere dimostrata solo da esempi concreti di brevetti validi, mai realizzati, lasciati a decadere per il generale disinteresse dei lavoratori e l’incompetenza o l’indifferenza dei legislatori e degli organi giudiziari. Se non esistessero inventori ingenui, come il sottoscritto, che nonostante tutto continuano a inventare soluzioni alternative e a brevettarle, non ci sarebbe alcuna prova legale di queste omissioni commesse da enti pubblici in tutto il mondo. I depositi di brevetto, concessi o meno, sono documenti pubblici che non possono essere distrutti.
Come può un inventore pensare di non trovare interlocutori se crede di conoscere il proprio mestiere? Pensare male è un peccato, ma spesso si tratta di supposizioni. Chi scrive ritiene che, se non ci fossero gli attuali conflitti di interesse degli enti pubblici di ricerca nella vendita di brevetti a società private, l’alleanza tra inventori pubblici e privati (non dipendenti da alcuna azienda) sarebbe una conseguenza naturale. In realtà, gli enti pubblici mancano di esperienza industriale e di applicazioni pratiche, affidandosi principalmente a professori e ricercatori che passano direttamente dall’università al mondo del lavoro. Gli enti pubblici potrebbero sostenere e condividere la proprietà intellettuale con gli inventori privati, aiutandoli a pagare le tasse (come già fanno con i propri inventori), promuovendo uno stato dell’arte più sostenibile di quello attuale. Non dimentichiamo che, a causa della mancanza di risorse finanziarie, gli inventori privati sono gli unici a ricercare soluzioni sostenibili nel tempo.
Le industrie non cercano invenzioni sostenibili, bensì commerciali. Nella migliore delle ipotesi, possono collaborare con la cosiddetta “ECONOMIA CIRCOLARE”, che prevede il recupero dei materiali e il ritorno di alcuni articoli prodotti, rivisti e reinseriti nel mercato. L’automazione push-pull della grande produzione seriale ridurrà progressivamente la forza lavoro nelle fabbriche. Pertanto, il modello di sviluppo futuro deve essere quello che favorisce la crescita delle piccole e medie imprese in tutto il mondo, sia per una migliore distribuzione della ricchezza sia per una migliore tutela dell’ambiente, poiché, come dimostrato dai grandi impianti e dai grandi sistemi di gestione e purificazione dell’energia, le piccole e medie imprese non sono in grado di connettersi in modo capillare al ciclo universale del carbonio come invece possono fare le piccole e medie imprese, sia realizzando gli impianti stessi, sia gestendoli in modo capillare come richiesto dal ciclo universale del carbonio. Questa gestione non è possibile con gli attuali sistemi di purificazione ed energia creati dagli enti pubblici mondiali e dalle multinazionali. Il futuro dell’ambiente e dell’energia deve andare di pari passo con le piccole e medie imprese e le energie interattive.
Le multinazionali specializzate nella perforazione dei fondali marini potrebbero specializzarsi nella realizzazione, senza perforazioni, del sistema “POZZO ARTIFICIALE” per estrarre naturalmente più nutrienti dagli oceani, riportando in superficie anche l’alcalinità perduta. Infatti, se gli oceani hanno perso il 30% dell’alcalinità in superficie, è altrettanto vero che nelle profondità oceaniche si trovano miliardi di tonnellate di carbonati solubilizzati a causa delle alte pressioni accumulatesi nel corso di miliardi di anni. Il sistema di sollevamento di nutrienti e carbonati oceanici non richiede l’installazione di macchinari nelle profondità oceaniche né l’impiego di materiali speciali, poiché le pressioni interne ed esterne dei tubi che scendono in profondità e risalgono in superficie sono equivalenti, senza sollecitare eccessivamente il materiale. Per quanto riguarda il sollevamento di acque profonde (contenenti nutrienti e carbonati), possiamo immettere nel circuito di riciclo delle acque superficiali solo piccole percentuali di acqua profonda, tramite la cosiddetta pompa Venturi inventata dall’inventore italiano Giovanni Battista Venturi (1746-1822) che non necessita di parti meccaniche che non potrebbero funzionare con pressioni statiche superiori a 400 bar.
Quali scienziati di fama mondiale possono affermare che il sistema “POZZO ARTIFICIALE” descritto su https://www.spawhe.eu non sia un potente sistema interattivo con il ciclo naturale del carbonio, come gli altri sistemi che propongo? Questo sistema permette di creare cibo, ottime opportunità di lavoro e, soprattutto, di correggere l’acidificazione degli oceani causata da impianti inquinanti ed energetici dannosi, in sinergia con le energie interattive descritte sullo stesso sito web. Non è forse un’offesa pubblica omettere questa soluzione, invece di sperimentarla? Insieme a tutte le soluzioni energetiche e di depurazione offerte su https://www.spawhe.eu ?
LE PROPOSTE LEGISLATIVE DI MODIFICA DELLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE.
Per chi scrive, la prima cosa da fare è affidare gli esperimenti essenziali, il sistema SPAWHE, a organi imparziali scelti dalle Corti Internazionali di Giustizia, la seconda è cambiare il regolamento dell’organizzazione mondiale dei brevetti: WIPO, che sta per “Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale”, la quale nel suo nome indica solo la proprietà intellettuale. Ma in realtà, la proprietà intellettuale viene calpestata, poiché conta solo la proprietà industriale. In effetti, alla WIPO possiamo fare le seguenti osservazioni:
La proprietà intellettuale è riconosciuta, ma il fatto che i legislatori la vincolino indissolubilmente alla proprietà industriale e al pagamento di cauzioni e canoni di mantenimento nazionali e internazionali, di fatto, la priva di valore. Questa è un’ingiustizia evidente nei confronti degli inventori, poiché la proprietà intellettuale ha un valore economico autonomo per l’autore di un semplice romanzo fantasy o di una semplice canzone, senza che questi debba pagare tasse di alcun tipo, se non sui compensi percepiti. Infatti, un’invenzione, come un libro, può essere apprezzata anche diversi anni dopo la sua pubblicazione. Mentre il diritto d’autore del libro non decade, quello dell’inventore si riduce se non paga i canoni di mantenimento nei singoli paesi? È così difficile per i legislatori comprendere che, finché gli inventori non trovano sponsor, si tratta solo di opere intellettuali che non producono alcun reddito? Se il diritto d’autore di un libro può essere trasferito agli eredi dell’autore, perché calpestare i diritti degli inventori? A mio avviso, se la legge è uguale per tutti, la formula corretta dovrebbe essere la seguente:
- Nessuna modifica al sistema vigente per le invenzioni che rivendicano la proprietà industriale.
- Nessun deposito e nessuna tassa di mantenimento da pagare per le invenzioni che non rivendicano la proprietà industriale, ma solo la proprietà intellettuale.
- Rendere accessibili i brevetti che non rivendicano la proprietà industriale a tutti i paesi partecipanti ai trattati dell’OMPI e a tutte le aziende (open source) in grado di realizzarli in libera concorrenza. Infatti, l’inventore brevetta il sistema, il processo, il ciclo, ma chi costruisce l’oggetto o l’impianto brevettato utilizza mezzi di produzione diversi e quindi anche la qualità e il prezzo di mercato possono essere diversi.
Chi utilizzerà il sistema brevettato pagherà una percentuale del valore fatturato all’OMPI, che rappresenterà la sua quota di spese di gestione, e a sua volta pagherà i diritti d’autore agli inventori. In pratica, si tratta di un sistema analogo a quello mondiale che riconosce i diritti d’autore agli autori con la stessa durata: un libro è valido finché qualcuno lo compra e lo legge, così come un’invenzione è valida finché qualcuno la utilizza. Non dovrebbe essere difficile comprendere che il monopolio industriale è contrario allo sviluppo globale dell’economia. Può essere giustificato solo quando l’invenzione viene realizzata interamente con fondi privati e vengono prodotti beni di consumo. Ma nei progetti di pubblica utilità, ambientali, energetici e sanitari, dovrebbe prevalere la massima diffusione dell’invenzione al fine di accelerare il progresso comune. Pertanto, anche le invenzioni private dovrebbero essere incentivate, compensando gli inventori per il loro lavoro e le spese sostenute, ma rendendo le invenzioni accessibili a tutti.
Oggi, tuttavia, un inventore di servizi pubblici viene punito dai legislatori e osteggiato dagli enti di ricerca pubblici e privati perché lo considerano un concorrente. Pertanto, viene ignorato insieme alle sue stesse invenzioni, a prescindere dal loro valore. Ma come può una persona come me, che ha maturato una considerevole esperienza sul campo, rendersi conto che tutti i progetti ambientali ed energetici sono errati fin dalle fondamenta perché privi di una logica basilare, ovvero quella di promuovere sinergie tra processi trasversali fisici, chimici e biologici, senza confini tra le diverse specializzazioni scientifiche e commerciali?
Oggi, nonostante le numerose convenzioni ambientali internazionali, i dati sulle emissioni di CO2 risalgono a molto tempo fa, perché si basano su sistemi energetici e di depurazione privi di una logica ambientale che dovrebbe essere concettualmente preistorica, ma arricchiti da tecnologie di gestione all’avanguardia per dimostrare i progressi compiuti in materia di tutela ambientale. Tuttavia, questi progressi generano ulteriore confusione, poiché non sono in grado di affrontare i problemi legati alla CO2, né le problematiche globali di funzionamento dei sistemi che richiedono energie interattive, ancora sconosciute a livello mondiale, pur essendo disponibili fin dall’avvento dell’era industriale.
Oggi abbiamo bisogno di un modello di sviluppo alternativo che non si basi su singole invenzioni separate, come quelle attuali, ma su un insieme di invenzioni logicamente correlate. Finché non si realizzerà un modello di sviluppo ambientale come quello illustrato da SPAWHE, che abbracci l’ambiente a 360 gradi, non potremo evidenziare gli errori. Oggi, la giustizia internazionale non può intervenire per sanzionare gravi reati ambientali perché la scienza, l’economia e i legislatori nazionali non consentono il progresso tecnologico in un’ottica di sostenibilità, ragionando in modo globale nella progettazione di impianti energetici e ambientali, fissi e mobili.
Oggi, i progressi tecnologici si limitano allo sviluppo tecnologico e ai brevetti di piccoli dettagli che non possono creare grandi differenze in termini di prestazioni e rendimenti. Dopo il boom dei grandi incentivi economici, la maggior parte dei produttori di pannelli solari e turbine eoliche sta chiudendo. Il mercato delle energie rinnovabili è finito nelle mani di chi riesce a produrre al prezzo più basso e con una buona qualità. In pratica, a vincere sono le aziende che applicano al meglio il taylorismo industriale, o che hanno il capitale per realizzarlo. Ma il taylorismo industriale si concentra sui prodotti, non sulla qualità della vita. Purtroppo, come ho già scritto, gli enti pubblici di tutto il mondo non hanno compreso la necessità di attuare un taylorismo ambientale, che ha in comune con quello industriale solo l’organizzazione del lavoro, non gli obiettivi. Il taylorismo ambientale deve soddisfare le esigenze fisiche, chimiche e organiche naturali, utilizzando macchinari, sistemi e infrastrutture che favoriscano in particolare il ciclo globale del carbonio con minori costi di investimento e di esercizio. In questo ciclo, l’energia nucleare, eolica e solare sono escluse, mentre l’energia termica interattiva da combustibili fossili è antieconomica, in quanto produce combustibili, neutralizza emissioni nocive, calore e CO2; l’energia biologica interattiva è antieconomica per la stessa ragione, ma necessaria a fini di depurazione. La fonte energetica ideale è il riciclo idroelettrico dell’acqua, l’unica che non esiste allo stato dell’arte. In particolare, quella pressurizzata con aria compressa, che avrebbe i costi di investimento più bassi, un ingombro ridotto, costi operativi molto bassi e produrrebbe ossigeno nell’acqua come effetto secondario.
Il sottoscritto, inventore delle varie energie interattive (fossile, biologica, idroelettrica e trasportatori terrestri e aerospaziali che utilizzano energia idroelettrica con riciclo dell’acqua) alle quali è giunto nell’ordine descritto, ha raccolto solo Silenzio; inoltre, l’attuale sistema legislativo costringe l’inventore a una corsa contro il tempo per cercare imprenditori o enti pubblici che lo aiutino a pagare tasse che non dovrebbe pagare, essendo interessato solo alla proprietà intellettuale.
L’attuale sistema internazionale di gestione dei brevetti probabilmente si basa su invenzioni commerciali. Chi scrive ha dimostrato che non funziona nei sistemi ambientali ed energetici, che non possono essere condizionati dalle leggi di mercato e dalle speculazioni sui mercati mondiali. Infatti, a suo avviso, l’energia e l’ambiente potrebbero essere liberati da qualsiasi tipo di speculazione se le fonti energetiche diventassero acqua e aria e, al contempo, il sistema diventasse interattivo, producendo energia depurando e proteggendo l’ambiente. Oggi, per produrre e gestire l’energia, è necessario acquistare combustibili, uranio, pannelli solari, turbine eoliche e grandi accumulatori di energia, mentre sul fronte ambientale abbiamo condizionatori e depuratori che consumano energia, senza creare alcuna interazione diretta con i cicli naturali del carbonio. Il sistema attuale è inefficiente e ha portato al riscaldamento globale, nonostante l’alto livello tecnologico raggiunto dalle macchine commercializzate. Il problema non risiede nei combustibili o nelle macchine, ma negli impianti a livello globale, che non realizzano cicli completi. Ironicamente, coloro che pensavano di giustificare il petrolio in nome dell’economia politica possono essere facilmente confutati da sistemi progettati a livello globale, centinaia di volte più economici degli impianti costruiti con le soluzioni odierne quotate nelle borse di tutto il mondo. Non c’è da stupirsi di questo risultato, perché l’attuale benessere industriale non è dovuto solo alle invenzioni scientifiche e tecnologiche, ma soprattutto alla riduzione dei costi del taylorismo industriale. La stessa riduzione dei costi energetici e di depurazione può avvenire attraverso il taylorismo ambientale. Ma il taylorismo applicato all’ambiente, per essere economico ed efficiente, non deve necessariamente aprire il ciclo del carbonio, bensì ossigenare l’acqua e produrre carbonati che sottraggono CO2 dall’ambiente producendo energia. In altre parole, deve fare l’opposto di ciò che l’energia fossile ha fatto in centocinquant’anni di storia industriale errata. Questo può essere fatto solo dall’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua pressurizzata con aria compressa.
Ironia della sorte, più energia produciamo, più proteggeremo l’ambiente, e se costruiamo molte serre di calcare dove purifichiamo e ossidiamo l’acqua, rimuoviamo dall’ambiente la CO2 che gli abbiamo immesso con uno sviluppo industriale sbagliato. Questo modello di sviluppo non ha compreso né la scienza né la tecnologia del presente e del passato. Non hanno nemmeno capito che la NASA si concentra sui combustibili chimici e nucleari, mentre acqua e aria potrebbero essere sufficienti per produrre energia anche nello spazio, utilizzando accumulatori ad aria compressa per muoversi nel vuoto, ricaricabili da numerose stazioni spaziali. Ciò potrebbe consentire agli esseri umani di esplorare l’universo in modo sostenibile, fornendo cibo, acqua e aria per nutrire i propri abitanti e con gli stessi elementi per produrre l’energia necessaria al movimento. Senza bisogno di paracadute per tornare sulla Terra, almeno finché non saranno efficienti e sicure le correnti nucleari o di Lorenz che stanno sperimentando. E anche quando lo diventeranno, se lo diventeranno, non è certo che saranno più efficienti dell’energia interattiva prodotta con semplice acqua e aria, ovviamente dopo aver alleggerito i materiali e sfruttato al massimo le pressioni consentite. Oggi ci troviamo all’anno zero dell’energia idroelettrica pressurizzata perché persino la NASA non ha investito un dollaro nell’energia più semplice ed efficiente del mondo. Il mio lavoro come inventore di sistemi ambientali e di purificazione sostenibili consiste in undici anni di monologhi senza interlocutore.
Quali sono i limiti di competenza dell’Ufficio locale per la ricerca e la gestione dell’ambiente e dell’energia?
La legislazione internazionale sui brevetti dovrebbe dare maggiore importanza alla proprietà intellettuale rispetto a quella industriale, perché idee semplici e sostenibili di inventori privati, basate su tecnologie esistenti, potrebbero far crescere parallelamente piccole imprese impiantistiche a livello mondiale, il che porterebbe a una gestione più capillare dell’ambiente. Sebbene i sistemi attuali siano chiaramente incapaci di proteggere l’ambiente e produrre energia a basso costo, il legame tra gli enti pubblici che forniscono incentivi e gli imprenditori nei settori della depurazione e dell’energia è diventato così forte che nessuno vuole cambiare nulla di sostanziale. Lo dimostrano gli undici anni di silenzio pubblico e privato che ho raccolto. Sono state create lobby che impediscono l’accesso alle idee innovative. Anche la scienza tace, se non per ragioni di interesse, per coprire errori di progettazione che hanno penalizzato la crescita e la tutela ambientale. Questo modo di crescere ricorda le inefficienze dei paesi non democratici, dove la creatività non viene premiata, ma la lealtà alle imprese e il sistema di potere. Se il muro che nasconde tutte le inefficienze crolla, crolla l’intero sistema. Non abbiamo imparato nulla dalla caduta del Muro di Berlino. Ora vogliono erigere altri muri per difendere economie che non creano benessere per tutti, perché hanno frainteso i principi fondamentali che porterebbero a energie interattive in grado di neutralizzare l’inquinamento alla fonte senza costi.
Per chi scrive, che ha vissuto in prima persona l’attuale kafkiana organizzazione di tutela dei brevetti, la separazione della proprietà intellettuale da quella industriale è cruciale e dovrebbe coinvolgere anche gli enti pubblici di ricerca, qualora lo Stato in questione non industrializzi e commercializzi le proprie invenzioni pubbliche. I più maltrattati sono gli inventori privati, che non sono figli di nessuno. Gli inventori sono maggiormente tutelati dagli enti pubblici, che ricevono uno stipendio e, se producono un’invenzione, i diritti di deposito vengono pagati all’ente stesso (ovvero ai contribuenti). Per il settore pubblico è più facile vendere i brevetti e, quando ciò avviene, gli inventori pubblici ricevono circa il 50% del ricavato, il resto all’ente di appartenenza. Un simile accordo andrebbe bene anche per l’inventore privato, che invece si ritrova isolato e non sa a chi rivolgersi dopo aver speso migliaia di ore di lavoro, aver esaurito i propri risparmi per pagare tasse di deposito non dovute e senza aver ricevuto alcun compenso. Una nuova gestione dell’inventario degli inventori privati è necessaria per la società civile per molteplici ragioni:
- È fondamentale far crescere le piccole e medie imprese che abbiano accesso a invenzioni scientifiche e tecnologiche. Pur avendo sviluppato tecnologie eccellenti, queste imprese hanno dimostrato di non essere in grado di partecipare all’organizzazione del lavoro necessario per la tutela complessiva dell’ambiente. I ricercatori non sono progettisti di impianti globali, così come non sono produttori di pompe o di varie apparecchiature. Solo chi è abituato a passare da un tipo di impianto all’altro, studiando i processi e le possibili sinergie con gli impianti adiacenti, può migliorare un impianto. Sono poche le aziende in grado di formare tecnici con tale esperienza, perché il ragionamento globale non è consentito nel sistema attuale. L’attuale sistema di specializzazioni parziali potrebbe funzionare solo se avessimo raggiunto uno stato dell’arte globale perfetto. Ma, non avendolo raggiunto in nessun settore, nessuno è consapevole degli errori commessi. Oggi, tuttavia, siamo ancora all’inizio dell’anno proprio perché gli inventori pubblici non hanno compreso che, ragionando a livello globale, avrebbero permesso di porre fine al ciclo antropico del carbonio a livello locale. Dove potrebbero imparare a progettare impianti a livello globale se provengono da università che non promuovono progetti globali al loro interno? L’intera società degli studi e del lavoro è divisa per specializzazioni e chiunque cerchi di elaborare un ragionamento globale si ritrova isolato. Il sottoscritto ha accumulato esperienze trasversali cambiando costantemente lavoro per curiosità professionale, senza aspirazioni di carriera in un singolo settore. Scienza. Se la scienza pubblica globale avesse prodotto energie interattive, anche l’economia globale avrebbe un altro significato.
- Introduzione dei sistemi ambientali ed efficienza energetica del taylorismo industriale. Il sottoscritto, con diciassette anni di esperienza nell’industria automobilistica, dove tutto è interconnesso, ha apprezzato l’organizzazione del lavoro. Nei successivi 20 anni, dedicati ai sistemi ambientali, non ha compreso l’inefficienza degli impianti pubblici di depurazione e produzione di energia, dove tutto è scollegato. È stato naturale comprendere che il modello di sviluppo ideale è il taylorismo ambientale. Ma è stato altrettanto naturale comprendere che, prima di Frederick Winslow Taylor (1856-1915), la natura aveva già creato collegamenti ambientali logici attraverso il ciclo naturale del carbonio. Pertanto, coloro che progettano gli impianti ambientali e energetici mondiali dovrebbero inserire nel ciclo del carbonio solo i componenti che vi partecipano nelle giuste proporzioni. Questa idea non è stata condivisa da scienziati, politici e legislatori contemporanei di Taylor, né da quelli successivi, fino ai giorni nostri. Le invenzioni che ho proposto, senza successo, avrebbero potuto nascere già ai tempi di Taylor, anche nelle forme più rudimentali, dato che pompe, turbine e compressori erano già stati inventati, evitando così tutti gli attuali problemi di riscaldamento globale, inondazioni, desertificazione e persino acidificazione degli oceani. Pur non essendo uno scienziato né un ricercatore, ho deciso di studiarle da pensionato perché mi sono reso conto che l’attuale società non avrebbe mai guardato il mondo dal mio punto di vista, poiché persino le energie rinnovabili che ha scelto non si orientano verso un approccio interattivo. I fatti mi hanno dato ragione, perché nessuno ha preso in considerazione le mie soluzioni. Ma credo che undici anni di lavoro non retribuito e 32 brevetti nazionali, 1 europeo e 5 internazionali, logicamente collegati tra loro per produrre energia nel rispetto dell’ambiente, mi diano il diritto di essere ascoltato almeno dai giudici della Corte Internazionale di Giustizia.
Credo che coloro che sono incaricati della tutela dell’ambiente, tacendo su queste soluzioni, non abbiano fatto il loro dovere, commettendo reati di omissione d’ufficio. Persino chi è chiamato a legiferare non può emanare leggi completamente diverse per proteggere le opere dell’intelletto. Non serve una ricevuta per dimostrare questi reati. Le mie pubblicazioni sono ampiamente diffuse sul web e non accuso nessuno in particolare. Se i brevetti ambientali ed energetici non vengono letti dai funzionari dei ministeri dell’ambiente, dello sviluppo economico, dei centri di ricerca e delle università, chi altro può essere interessato a leggerli? Chi ha visitato il sito web https://www.spawhe.eu? Certamente non casalinghe, commercianti e piccoli artigiani. Chi è autorizzato a intervenire con autorità e potere decisionale su questi argomenti? Quasi nessuno può farlo senza consultare l’Olimpo, che non sa nemmeno dove si trovi.
Chi dovrebbe chiarire la questione è soprattutto la Scienza Universale e il legislatore, sollecitato dalla Giustizia Internazionale, che dovrebbe essere supportato da una Commissione Tecnico-Scientifica Internazionale multidisciplinare. Perché la multidisciplinarietà è ciò che manca in tutte le attività umane. Quello che avrei dovuto fare io, ovvero istituire un “Comitato Tecnico e Scientifico Internazionale multidisciplinare”, anche senza la richiesta del sottoscritto, era identificare tutti gli impianti costruiti dall’uomo che in qualche modo danneggiano, rallentano, sono innocui o contribuiscono a promuovere il ciclo universale del carbonio, in modo da creare una sorta di tabella in cui evidenziare quelli da vietare, scoraggiare e quelli da incoraggiare. Credo che se i membri di tale Commissione fossero competenti giungerebbero alle mie conclusioni, ovvero che tutti gli impianti artificiali esistenti nel campo dell’ambiente e dell’energia, compresi i sistemi fognari, i depuratori, le grandi centrali termoelettriche, le grandi centrali idroelettriche, i motori termici, sarebbero vietati, mentre per diverse ragioni verrebbe bandita l’energia nucleare. Invece, non consiglierebbero le nuove energie attualmente antieconomiche e dannose per il ciclo del carbonio, e taglierebbero gli investimenti a tutela dell’ambiente. Non esiste una struttura all’avanguardia per gli incentivi perché non c’è energia con sistemi interattivi che proteggano l’ambiente consumando CO2, ossigenando e alcalinizzando le acque.
L’OMPI non dovrebbe concedere brevetti a impianti che non chiudono i cicli termici, chimici e biologici che si aprono. Infatti, oggigiorno, gli attuali condizionatori d’aria, le attuali automobili e i mezzi di trasporto e di lavoro che utilizzano energia fossile verrebbero eliminati dal mercato. Dovremmo modificare gli attuali camini, le attuali fognature, gli attuali depuratori, che non completano i cicli di depurazione. Tutto ciò, oggi, è impossibile, ma lo è diventato solo perché le autorità ambientali hanno permesso a chiunque di progettare impianti incompleti. La scienza e il legislatore mondiale che hanno permesso questi disastri si sono nascosti dietro un progresso impossibile dello stato dell’arte, mentre l’energia pulita potrebbe nascere prima dell’energia termica, con cicli più semplici e costi centinaia di volte inferiori.
Conclusione
L’attuale società dei consumi non ha creato un modello di sviluppo sostenibile perché ha capovolto la scala dei valori. Assomiglia più a un calciatore di serie B che a un’invenzione ecologica. Come negli antichi anfiteatri romani, negli autodromi si esalta la forza e la potenza dell’energia termica, pur sapendo che è la principale causa del riscaldamento globale, invece di competere per un combustibile senza combustibile. Gli organizzatori del Premio Nobel hanno pregato come un santo Bob Dylan, autore di canzoni semplici, affinché ricevesse il premio per la letteratura, mentre il mondo intero non ha poche migliaia di dollari per dimostrare che l’energia interattiva con l’aria compressa potrebbe funzionare in tutti i settori dell’attività umana, fino ai trasporti terrestri e spaziali. Questo perché le classi dominanti in questi settori, sia pubblici che privati, non vogliono che funzioni per non sconvolgere gli equilibri economici esistenti. Senza voler sminuire il valore letterario delle canzoni di Dylan, dico che la società attuale non premia l’intelletto, ma solo chi ha successo. Nessuno capisce che se si sbaglia a premiare le opere letterarie, ci possono essere anche critiche, ma non succede nulla di serio. Se però non si riesce a comprendere la differenza tra inquinante, neutro o interattivo con l’ambiente, il problema diventa molto serio e non si deve permettere a coloro che non comprendono queste cose di continuare a arrecare danni all’umanità intera. Purtroppo, parlo di centinaia di migliaia di persone che occupano posizioni strategiche nella gestione dell’ambiente, dell’energia e dell’economia mondiale. Queste persone non sanno nemmeno che il loro compito istituzionale è quello di rispondere a chi propone soluzioni ambientali concrete. Altrimenti, si capisce perché i brevetti industriali, soprattutto quelli logici, che riguardano la purificazione globale (acqua e aria contemporaneamente) e l’energia interattiva (che produce energia depurando e sollevando acqua) non siano stati depositati a livello globale. Lo stesso silenzio si è verificato anche quando ho virtualmente installato un generatore idroelettrico pressurizzato su veicoli per il trasporto terrestre, compresi quelli agricoli, in particolare. Lo stesso accadrà quando vedranno la virtual applicazione del sistema in ambito aerospaziale, che appare quasi contemporaneamente a questa lettera aperta.
Non perché io sia coinvolto come inventore, così sottile in questa storia che ricorda il più famoso di tutti Galileo Galilei, che fu sottoposto all’Inquisizione per sei anni e torturato per aver affermato che la Terra ruota attorno al Sole. Io non fui torturato, ma universalmente ignorato, semplicemente perché la tortura fu abolita. Ma a quei tempi, almeno gli inquisitori agivano in buona fede e alla luce del sole. Oggi, invece, l’ipocrisia che governa il mondo è immensa. Le lobby del potere tacciono nonostante internet, limitandosi a pagare lo stipendio a scienziati, ricercatori, progettisti e chiunque possa indagare nella giusta direzione. Le lobby del potere sanno che le singole invenzioni non bastano a spezzare il loro potere. Serve un nuovo modello di sviluppo basato su molteplici invenzioni, che difficilmente si realizzerà finché il potere economico non sarà nelle loro mani. Ma questo vale anche per me, che ho sviluppato applicazioni di tale energia in laghi, pozzi, appartamenti, nei mari, nelle dissalazioni, su veicoli terrestri e aerospaziali. Quindi, se ho ragione, il modello di sviluppo alternativo potrebbe iniziare subito, rendendo abitabili i poli, l’Artico e l’Antartico, e persino i deserti, perché se l’energia prodotta con acqua e aria non costa molto, può essere prodotta a tutte le ore del giorno e della notte, non costa nulla nemmeno riscaldare e climatizzare le serre abitabili ai poli e raffreddare e climatizzare quelle nei deserti. Così come non costerebbe quasi nulla desalinizzare grandi quantità d’acqua con lo scambio ionico, sollevandole e inviandole per irrigare i deserti stessi. Invece, la classe dominante mondiale perfora i terreni e i fondali marini per estrarre gas e petrolio, consumando molta più acqua e aria, ma necessitando anche di petroliere, gasdotti e gasdotti per il metano, che costano ancora di più. I disastri ambientali causati dall’estrazione di gas e petrolio non vengono conteggiati, né quelli dovuti agli incidenti delle petroliere, né quelli causati da rotture di gasdotti e oleodotti. Persino miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 non vengono conteggiate. Tutto ciò per avere un’efficienza energetica che non raggiunge il 35% della potenza termica inferiore sia nelle centrali termoelettriche che nei motori termici utilizzati nei trasporti. Nell’aerodinamica aerospaziale, il rendimento è ancora inferiore per l’elevata concentrazione di energia termica necessaria nell’unità di tempo, che ovviamente non può essere distribuita su molti motori come è possibile con l’elettricità.
L’energia idroelettrica compressa non necessita di estrazioni, raffinerie, trasporti, metanodi o reti di distribuzione. Non si può nemmeno parlare di efficienza perché non si utilizza alcun combustibile. Possiamo parlare solo della relazione tra l’energia prodotta e quella consumata per riciclare l’acqua e comprimere l’aria, cosa che non accade con i sistemi attualmente in uso, perché interviene nei nuovi circuiti la pompa con doppia alimentazione permette di inserire l’acqua scaricata dalla turbina dal lato di aspirazione della pompa che è comune all’acqua pressurizzata. Inoltre, il flusso unidirezionale dell’acqua nel serbatoio dell’autoclave costringe il cuscino d’aria a non espandersi e quindi a non consumare energia ma espellendo come indesiderata l’acqua scaricata dalla turbina e riportandola nel serbatoio pressurizzato dalla seconda bocca di aspirazione. Possiamo produrre energia all’infinito, consumando solo l’usura del materiale e possiamo moltiplicare la produzione di energia aumentando la pressione del cuscino d’aria. Il rapporto tra l’energia consumata e prodotta dallo stesso sistema è sempre alto perché la pressione statica dell’acqua non può opporsi all’energia cinetica prodotta all’interno del suo volume, che introduce acqua dall’esterno ma allo stesso istante, espelle la stessa quantità di acqua dall’uscita collegata alla turbina con tutta la forza del cuscino d’aria, che non può espandersi perché nel frattempo altra acqua ha è stato espulso. L’assenza di questo semplice circuito idropneumatico, che consuma solo materiale soggetto ad usura e la percentuale di pressione dell’aria che si fonde nell’acqua contribuendo positivamente alla purificazione, che nessuno aveva mai inventato prima del sottoscritto, è costata all’umanità un enorme spreco di risorse e quasi un riscaldamento globale, perché avrebbe potuto essere inventato insieme alle prime caldaie a vapore e prima dei motori termici, essendo un ciclo operativo molto più economico e semplice, ma altrettanto potente. Tuttavia, le persone che guidano l’economia mondiale, che hanno frequentato le migliori università del mondo, e altre che masticano quotidianamente le complicate teorie di Einstein, fingono di non capirlo.
Qual è la differenza tra attività legittime e illecite? Chi governa la legge, la crea su misura per eludere la giustizia, nascondendosi dietro uno stato dell’arte insufficiente ad aumentare l’efficienza e la purificazione energetica? Queste oscure manovre impediscono all’umanità di prendere due piccioni con una fava attraverso l’interazione tra le energie: più ne produciamo, maggiore sarà la tutela dell’ambiente. Chi impedisce l’emergere di queste soluzioni non commette un reato grave?
Da quanto affermato in questo articolo di denuncia, è chiaro che tutti gli Stati sovrani hanno una chiara responsabilità per l’attuale degrado ambientale, e persino le Nazioni Unite, che hanno elaborato il “Codice di condotta sulla responsabilità degli Stati per azioni internazionalmente illecite”, organizzano ogni anno vertici mondiali per combattere il riscaldamento globale. A questi vertici, però, tutti gli Stati si presentano a mani vuote, senza soluzioni. Quando si stipulano gli accordi, l’intenzione è sempre quella di ridurre le emissioni di CO2, senza mai entrare nei dettagli delle soluzioni, come invece fa il sito web di un semplice sito di pensionati: https://www.spawhe.eu. Possibile che a nessuna delle decine di migliaia di partecipanti sia mai venuto in mente che le soluzioni pubblicate da SPAWHE potessero rendere inutili le loro conferenze, che non fanno altro che produrre inquinamento con i viaggi aerei e le spese a carico dei contribuenti?
Purtroppo, oltre a diventare un inventore, ho dovuto imparare anche a scrivere, pubblicando un ebook intitolato “Chiusura del ciclo antropico del carbonio” che nessuno ha letto, e numerose pubblicazioni che distribuisco online direttamente con i miei brevetti e articoli correlati. Ma il risultato non è mai cambiato, nonostante le tante amicizie e i contatti nati in rete. Nessuno può credere alle soluzioni semplicistiche di un pensionato che non costa un solo euro ai contribuenti, quando le mezze verità scientifiche di istituti di ricerca privati e pubblici da miliardi di dollari riempiono milioni di pubblicazioni senza andare al cuore dei problemi, che è un cuore trasversale, che non rinnega la propria ricerca, ma va direttamente alle soluzioni applicando la tecnologia ai sistemi naturali.
Le Nazioni Unite sbagliano a consultare gli scienziati perché non sono le scienze a sbagliare, ma gli impianti sono incompleti, non coprono una singola scienza. Ma nessuno fa un passo indietro, dando a Cesare quel che è di Cesare e ai progettisti di impianti quel che è di Cesare. I quali, purtroppo, non progettano mai impianti completi perché nessuno li paga per farlo. Ecco perché il sottoscritto, che nella sua vita lavorativa ha imparato a progettare molti impianti incompleti, ha cercato di inventare impianti completi, partendo da zero, perché chi ha fatto il mio lavoro sa che gli impianti, se non sono specificamente progettati, non possono chiudere simultaneamente i cicli antropogenici dell’acqua e dell’aria e non possono nemmeno essere collegati ad altri sistemi, per farlo in una fase successiva. Chi non capisce queste cose cosa ne sarà dei vertici mondiali sull’ambiente e sull’energia? È meglio che chi non sa come risolvere i problemi resti a casa invece di creare confusione, come faceva già da molto prima del Protocollo di Kyoto, concentrandosi su specializzazioni individuali che nessuno è in grado di mettere razionalmente insieme sui territori. Le soluzioni sono mostrate inutilmente sul sito http: www.spawhw.eu.
L’accordo di Parigi, respinto dal Presidente Trump, è stato dichiarato insufficiente e generico, quasi come tutti i precedenti, prima ancora della conclusione del vertice. Basta leggere il seguente articolo: https://www.spawhe.eu/cop22-failed-international-crime-of-states-not-punished. Se i delegati internazionali avessero avuto davvero serie intenzioni di proteggere l’ambiente, avrebbero sperimentato le energie interattive, dimostrando che l’energia fossile non è solo inquinante, ma anche antieconomica. Il Presidente Trump e i suoi consulenti scientifici non avrebbero nemmeno avuto il coraggio di parlarne. Gli oppositori di Trump non l’hanno fatto perché sostengono le lobby delle energie rinnovabili inefficienti, nonostante i loro rendimenti siano aumentati. Sarebbe stato troppo azzardato puntare direttamente sulle energie interattive, che non sono supportate da nessuna lobby mondiale; anzi, l’inventore non ha nemmeno i soldi per depositare i brevetti. I progressisti di tutto il mondo, che vogliono salvare il pianeta, sono stati colti di sorpresa dall’elezione del presidente Trump, che non era affatto favorita dai sondaggi; credevano infatti di poter proseguire con l’attuale politica di approvvigionamento idrico, basata su energie rinnovabili ingombranti e incostanti.
Credo che solo quando saremo veramente Giustizia Internazionale, a livello locale, potremo ristabilire l’ordine, la giustizia sarà impotente se si affiderà agli stessi consulenti scientifici che si avvalgono delle Nazioni Unite, i quali potrebbero anche essere premiati con il Nobel, ma non sanno come progettare impianti su scala globale. Ai giudici internazionali non servono mezze verità, ma un modello di sviluppo completo, che purtroppo non è stato prodotto nemmeno dalle migliaia di scienziati che lavorano con l’IPCC. Per progettare anche solo virtualmente un modello di sviluppo alternativo, non bastano i consigli, bisogna seguire passo passo ogni singolo contatore di inquinamento e ogni singolo camino, attraversando i processi che portano l’acqua ai mari e l’aria nell’atmosfera. Solo dopo anni di lavoro di simulazione virtuale sono giunto a concepire un’energia interattiva che non costa nulla a nessun contribuente del mondo, così come non costa nulla proteggere l’ambiente. Se avessi avuto a disposizione qualche migliaio di euro, avrei anche mostrato dei prototipi. La spesa maggiore sarà la demolizione di grandi depuratori, grandi centrali termiche e nucleari, grandi gasdotti e oleodotti, grandi reti di distribuzione. Chi ha concepito l’universo, ha privilegiato il pianeta Terra donandole l’acqua inesauribile e l’aria atmosferica comprimibile che, combinate con le tecnologie già sviluppate, adattabili e alleggeribili per versioni mobili, ci permettono di produrre tutta l’energia necessaria per l’industria, l’agricoltura, i trasporti, persino l’industria aerospaziale. Mi dispiace per gli appassionati di fantascienza e i cinefili amanti dello spionaggio industriale, ma non esistono formule segrete da rubare per produrre energia interattiva. Sono le solite, vecchie da secoli, di Torricelli, Newton, Dalton, Henry, Pascal, Bernoulli. Non c’è nemmeno bisogno di disturbare Einstein, che conferma tutto, essendo l’intero pianeta tenuto insieme da forze gravitazionali e la stessa pressione atmosferica che diminuisce allontanandosi dalla superficie terrestre. Ma la mia ricerca, senza finanziamenti, basata unicamente sulla ragione, certamente meno prestigiosa di quelle di Einstein, anch’essa priva di denaro e laboratori sperimentali, mi ha portato a concentrare artificialmente la pressione dell’acqua sull’aria per sfruttarla sia per la purificazione che per l’energia. A differenza di quanto fatto finora, anche queste soluzioni, come le precedenti, non sono state accolte favorevolmente dalla comunità scientifica pubblica e privata, che non si è nemmeno pronunciata. Credo che Einstein abbia ottenuto il meritato successo che ha ottenuto anche perché le sue scoperte non hanno avuto effetti diretti sugli affari delle multinazionali e sui servizi pubblici inefficienti. Se le scoperte di Einstein fossero state più pratiche, la classe scientifica dominante avrebbe finto di non comprenderle e non gli avrebbe nemmeno concesso il meritatissimo Premio Nobel.
La scienza non conduce ricerche in modo imparziale, la tecnologia è un semplice strumento, mentre il potere legislativo non ha nulla a che fare con la giustizia, limitandosi a ratificare lo stato dell’arte raggiunto. Non stimola a fare meglio e non punisce chi sbaglia. La giustizia, come descritta sopra, non può condannare nessuno senza un modello di sviluppo globale che rispetti pienamente la natura. Finché questo modello non esisterà, le scappatoie per inquinatori e affari senza scrupoli saranno infinite. Nel normale sistema di giustizia civile e penale, la legge e la giustizia non ammettono l’ignoranza, ma con le lacune dello stato dell’arte non sufficientemente ampie da consentire di scegliere l’energia giusta al posto giusto, i crimini ambientali sono all’ordine del giorno e vengono commessi soprattutto dagli enti pubblici di tutto il mondo. Questo è il motivo per cui i brevetti SPAWHE, hanno trovato soggetti pubblici e privati e persino un po’ di denaro per sperimentare i principi fondamentali, non per interesse personale, ma per convincere gli scettici.
Ecco perché il Ministero della Giustizia, se vuole davvero fare bene il suo lavoro, deve ordinare la verifica di tutti i brevetti SPAWHE, che sono gli unici ad avere il potenziale per coprire tutti gli ambiti dell’attività umana con energie interattive, in grado di portare ossigeno dove gli attuali sistemi di purificazione non sono mai arrivati, non consumando, ma producendo energia.
Lo stato dell’arte degli appalti su larga scala a livello di progettazione è interamente nelle mani del pubblico mondiale, ed è giusto che sia così. Ma com’è possibile che le centrali termoelettriche e i depuratori non chiudano il ciclo del carbonio? L’energia idroelettrica, con il conseguente spreco di immense risorse e una distribuzione inefficiente dell’acqua; il sollevamento e la distribuzione idraulica, con lo spreco di energia e acqua per le elevate pressioni di esercizio in assenza di impianti in grado di sollevare l’acqua aggirando la forza di gravità (https://www.spawhe.eu/the-energetic-miracles-of-pumps-with-separated-double-supply-until-to-the-impeller/). Anche lo stato dell’arte urbana e agricola locale, che dipende dal diritto pubblico, è inadeguato perché non ha sviluppato centrali elettriche locali, compatte e di grandi dimensioni che produrrebbero energia purificando l’acqua e l’aria urbana. L’acqua utilizzata per l’agricoltura, contenendo nitrati, fosfati e residui organici, verrebbe ossigenata dagli stessi impianti che la prelevano da pozzi e porti, grazie all’energia idroelettrica pressurizzata ottenuta dal riciclo dell’acqua (https://www.spawhe.eu/two-environmental-and-energy-inventions-for-the-marrakech-summit/). Pertanto, non sono necessarie grandi reti di distribuzione dell’elettricità, né grandi reti di distribuzione del gas con i loro gasdotti che attraversano mari e continenti. Non servono bollette di elettricità e gas, perché gli utenti forniranno l’energia residua all’illuminazione pubblica. Non servono nemmeno le stazioni di servizio, del petrolio e del gas, perché qualsiasi mezzo di trasporto può essere equipaggiato con un motore idroelettrico alimentato da acqua pressurizzata riciclata o da un liquido equivalente.
Sebbene i brevetti del sottoscritto siano stati resi pubblici tramite reti e comunicazioni indirizzate a enti pubblici e privati responsabili dei settori ambientale ed energetico, non è mai stato stabilito alcun contatto per la sperimentazione e la divulgazione dei brevetti stessi. Ciò dimostra che le attuali leggi sulla proprietà intellettuale in materia di brevetti non favoriscono alcuna collaborazione tra inventori privati ed enti pubblici e aziende nel campo dell’ambiente e dell’energia. Per il sottoscritto, le probabili ragioni risiedono principalmente nei conflitti di interesse degli enti pubblici di ricerca e sviluppo, nel commercio pubblico di brevetti e nella condizione di debolezza contrattuale degli inventori privati, che vengono inoltre penalizzati dai legislatori, i quali li obbligano a pagare tasse come se avessero tratto direttamente profitto dalla prosperità industriale. Di fatto, questi inventori, non avendo un’azienda né un ente pubblico che li supporti nei costi dei brevetti nazionali e internazionali, o che non riesca a trovare immediatamente partner industriali, sono costretti a rinunciare ai propri diritti d’autore. Sarebbe assurdo che uno scrittore perdesse i diritti d’autore per non aver pagato le tasse su un libro rifiutato dagli autori. Invece, per i legislatori di tutto il mondo, è normale che ciò accada agli inventori. Ma la cosa peggiore è che le leggi non fanno alcuna distinzione tra invenzioni commerciali e di pubblica utilità. Infatti, chi si occupa di questi problemi è isolato dalle istituzioni che dovrebbero premiarlo. Pensavo che questa anomalia fosse solo un’espressione tipica degli italiani, per questo ho creato https://www.spawhe.eu in inglese. Il problema è mondiale, non impariamo mai. Ringrazio il cielo per avermi dato la forza di continuare a sviluppare le mie idee e spero che almeno la giustizia internazionale faccia la sua parte dopo aver verificato l’utilità dei miei brevetti.
Esistono numerose ingiustizie nei confronti degli inventori privati, che, al contrario, rappresentano una risorsa mondiale che dovrebbe essere tutelata. Basti pensare a quanto lo Stato italiano dovrebbe pagare agli inventori pubblici (se potesse fare affidamento sull’esperienza quarantennale del sottoscritto) per trentadue brevetti di pubblica utilità, cinque interetnici e uno europeo, oltre alle spese di deposito e di mantenimento, qualora tali brevetti fossero prodotti da un ente pubblico.
Se lo desiderano, i tribunali di giustizia internazionale potranno chiarire ai legislatori nazionali e internazionali che la proprietà intellettuale è più importante di quella industriale, soprattutto se l’inventore non rivendica la proprietà industriale e la mette a disposizione di tutte le aziende che possono ottenerla, in libera concorrenza. Questo, sebbene gli economisti non lo comprendano, è il modo migliore per far crescere la società in maniera equilibrata. Nel sistema ideale elaborato dal sottoscritto, tutti gli attuali impianti energetici e di depurazione sono stati scartati, salvando solo le tecnologie, spiegandone dettagliatamente le ragioni, come solo un progettista di impianti globali può fare. Gli impianti globali sono virtualmente anche quelli installati dal sottoscritto su automobili e veicoli aerospaziali. Un impianto globale è quello che chiude tutti i cicli organici e inorganici che apre. A maggior ragione lo sono gli impianti che aprono meno cicli. Ancor di più lo sono quelli che aprono meno cicli. Il punto di vista degli economisti attuali è molto limitato perché questi concetti non sono mai stati sviluppati negli attuali sistemi industriali, agricoli, dei servizi e dei trasporti. L’economia mondiale deve essere completamente ricostruita.
C’è una ragione molto semplice per cui le invenzioni di pubblica utilità dovrebbero rivendicare solo la proprietà intellettuale e non dovrebbero prevedere alcun costo di mantenimento del brevetto, né a livello nazionale né internazionale: un’invenzione non può essere brevettata se è già stata brevettata in un paese, anche se non è stata estesa a livello internazionale. Ciò significa che la proprietà intellettuale oggi è riconosciuta a livello internazionale, ma per gli inventori non ha alcun valore economico se non trovano i finanziamenti necessari per trasformarla in un sistema industriale. Nel frattempo, il legislatore obbliga l’inventore a pagare i costi di mantenimento dei brevetti come se avesse trovato i finanziamenti industriali, anche se non aspira alla proprietà industriale. Questo significa che il legislatore lega indissolubilmente l’inventore a una singola invenzione, come se fosse anche l’imprenditore della stessa idea. Invece, un inventore può essere un esperto in un particolare settore, creare numerosi brevetti collegati tra loro e metterli a disposizione dell’intera azienda, generando un progresso globale nello stato dell’arte, se questo viene riconosciuto come semplice proprietà intellettuale, quando le invenzioni vengono realizzate sfruttando le sue idee e i suoi progetti legittimi. In realtà, la maggior parte delle invenzioni è costituita da diversi brevetti e ogni brevetto ha un numero limitato di rivendicazioni. L’inventore, per comprendere appieno la propria invenzione, deve pubblicare tutti i brevetti ad essa relativi per cercare finanziatori. Con il sistema attuale, dal momento della pubblicazione dell’invenzione, inizia una corsa contro il tempo perché deve pagare le tasse anche se non trova finanziatori. I brevetti decadono se non vengono pagate le tasse di mantenimento nazionali e internazionali. I tribunali internazionali devono comprendere che queste procedure kafkiane messe in atto dal legislatore ordinario rappresentano una vera e propria cospirazione contro il progresso e contro gli inventori privati che, come me, non sono stati in grado di esprimere la propria creatività e le proprie competenze, essendo dipendenti e costretti a svolgere compiti affidati da una holding. Di fatto, soprattutto le piccole imprese che installano impianti non possono permettersi di sviluppare brevetti, devono solo implementarli e metterli in funzione. Tuttavia, i tecnici che svolgono questo lavoro da molti anni, se sono appassionati e si aggiornano costantemente, hanno la possibilità di crescere professionalmente più dei tecnici delle grandi aziende, perché conoscono allo stesso tempo altri impianti e aspetti dell’organizzazione del lavoro che contribuiscono allo sviluppo degli impianti a livello globale. Ciò è dimostrato dal fatto che gli impianti che ho progettato da solo, virtualmente, sono più semplici ed efficienti di tutti quelli esistenti, sia dal punto di vista energetico che della depurazione, perché non sprecano nulla. Chi non li ha finanziati vuole impedire che l’attuale inefficienza venga a galla.
Purtroppo, i silenzi accumulati dimostrano che le cose stanno andando come io denuncio. Il sottoscritto ritiene inutile continuare a pagare le tasse di mantenimento dei depositi di brevetto, né estendere i nuovi brevetti internazionali. Dovrebbe essere chiaro a tutti che se le energie interattive nessuno le conosce e nessuno le rivendica, nessuno vuole sperimentarle, io sono il titolare intellettuale, avendole brevettate in Italia. Inoltre, i sistemi più importanti non possono essere realizzati senza la pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante che ho depositato anche a livello internazionale, che non ha nemmeno trovato finanziatori e interlocutori, sebbene io abbia dichiarato di non poter e non voler diventare un produttore di pompe. Inoltre, i sistemi più importanti non possono essere realizzati senza la pompa, che è stata depositata anche a livello internazionale, che non ha nemmeno trovato finanziatori e interlocutori, sebbene io abbia dichiarato di non poter e non voler diventare un produttore di pompe.
I giudici internazionali possono ripristinare i diritti fondamentali, dando a Cesare quel che è di Cesare e agli inventori quel che è di inventori, come scrittori, musicisti e così via. D’altra parte, perché i legislatori vogliono collegare l’inventore alla proprietà industriale? La creatività è uno stato di grazia che richiede molta concentrazione. Può svanire da un momento all’altro per problemi di salute, famiglia e altro. L’inventore deve battere il ferro finché è caldo, passando da un’invenzione all’altra, sviluppando concetti sfuggiti, proprio come scrittori e musicisti. L’inventore non può essere allo stesso tempo l’imprenditore, perché, in generale, se si individua una vena in un settore importante e inesplorato, come l’energia interattiva, i brevetti da sviluppare diventano numerosi, seguendo un filo logico. Solo chi non capisce come stanno le cose può legiferare in modo così assurdo contro gli investitori privati, che sono gli unici in grado di guidare un vero sviluppo sostenibile senza interessi di parte.
Il sottoscritto non scriverebbe questa lettera se almeno una delle tante organizzazioni pubbliche di ricerca e progettazione nel mondo avesse mostrato interesse per le sue soluzioni. A dover dimostrare la verità è la scienza, non quella di chi ha realizzato gli attuali impianti incompleti, sia energetici che di depurazione. Mi riferisco ai padri della scienza (Torricelli, Pascal, Newton, Henry, Dalton, Einstein) che, non avendo a disposizione mezzi altamente tecnologici, basandosi unicamente sul ragionamento, hanno svelato le leggi fisiche su cui si fondano le invenzioni del sottoscritto, seppur con l’ausilio della tecnologia esistente e la modifica di pompe e circuiti. Ma se la scienza non comprende o finge di non comprendere, spetta alla Giustizia Internazionale chiarire la situazione. Come ho scritto, fortunatamente le energie interattive non hanno formule segrete. È possibile sperimentarle anche a livello artigianale: questo può bastare a stabilire la verità e a rendere giustizia, punendo i nemici, e soprattutto i falsi amici dell’ambiente, che sono sempre più numerosi.
Sono certo che queste energie funzioneranno e che siamo indietro di un secolo e mezzo. Non capisco come il cento per cento dei premi Nobel, statistici, economisti e scienziati, non provi alcun rimorso per lo sviluppo che hanno contribuito a creare. Al loro posto, prima di spendere anche un solo dollaro in energie vecchie e nuove, si aspetterebbero di conoscere i risultati di questi esperimenti.
I sistemi energetici interattivi con l’ambiente sarebbero il modo migliore per accelerare il progresso dello stato dell’arte nella protezione dell’ambiente e dell’energia, ma anche per distribuire più equamente la ricchezza mondiale, sostenendo le piccole e medie imprese, che oggi sono soffocate dal predominio delle multinazionali. Io non so quale possa essere il potere dei Giudici delle Corti di Giustizia Internazionali.
Non so se avranno il coraggio di affondare il coltello nelle tante ferite, o se, come tutti gli altri, per continuare a pagare lo stipendio dovranno obbedire agli ordini provenienti dall’alto. Conosco molto bene queste difficoltà, perché solo da pensionato ho potuto approfondire le tante questioni che non rientravano nella tutela dell’ambiente e che, dopo undici anni di lavoro, hanno portato alle diverse forme di energie interattive che, come ho detto, potrebbero salvare il pianeta e rendere abitabili anche i poli e i deserti. Purtroppo, i Giudici Internazionali non possono usufruire della pensione per lavorare liberamente. Se vanno in pensione non possono più esercitare la professione. È il loro momento di dimostrare che la parola Giustizia, a differenza di Scienza, ha ancora un valore universale.
Nel frattempo, pur non avendo depositato libri ma brevetti, non pagherò tasse nazionali o internazionali, come non varrebbe a uno scrittore che non vende libri perché scrive in una lingua sconosciuta agli editori di riferimento.
Credo che la responsabilità principale del riscaldamento globale ricade sulla scienza pubblica mondiale, che ha confuso le energie vecchie e nuove non avendo utilizzato un sistema di lavoro razionale come il taylorismo ambientale per identificare le energie e i sistemi di purificazione utili all’umanità. Questo approccio potrebbe nascere di pari passo con il taylorismo industriale, poiché il ragionamento è identico, ma applicato all’ambiente avrebbe portato a uno sviluppo più razionale e a un’interazione più efficace tra le energie, correggendo anche gli effetti dello sviluppo industriale. È inevitabile guardare a 360 gradi, trascurando le priorità dei sistemi che servono a proteggere l’ambiente e a promuovere uno sviluppo sostenibile con le conoscenze e le tecnologie disponibili. Ma la scienza pubblica mondiale commette questo errore fin dall’avvento dell’era industriale.
Tuttavia, gli uomini non possono fare a meno di un punto di riferimento fondamentale come la scienza. La quale non è infallibile, ma può gradualmente diventarlo, se si rende più trasparente e si applica a livello globale. La giustizia deve distinguere la proprietà intellettuale da quella industriale, che possono anche coincidere, per la libera scelta dell’inventore. Ma chiunque aspiri alla sola proprietà intellettuale non deve essere costretto a pagare alcuna tassa, né a internazionalizzare i brevetti, che diventano accessibili a tutti come un libro d’autore con diritti e doveri da legiferare. I legislatori, se non vogliono modificare il sistema brevettuale, dovrebbero almeno comprendere che le invenzioni in ambito ambientale ed energetico sono invenzioni industriali e al tempo stesso invenzioni sociali. Coloro che si dedicano a tali invenzioni dovrebbero essere tutelati, non ostacolati da legislatori ed enti pubblici di tutto il mondo, e dovrebbe essere garantita la necessaria sperimentazione, soprattutto se l’inventore dichiara pubblicamente di aspirare unicamente alla proprietà intellettuale. Ciò non è avvenuto negli undici anni che il sottoscritto ha dedicato a questa attività, dopo aver maturato trentasette anni di esperienza nel settore industriale e ambientale. Da questa esperienza nasce la presente denuncia.
L’attuale mancanza di una legislazione che non separi la proprietà intellettuale da quella industriale, costringendo gli inventori che si occupano di ambiente ed energia con soluzioni alternative nell’interesse generale, a bussare alle porte chiuse dei centri di potere pubblici e privati, i quali, purtroppo, perseguono gli stessi obiettivi ambientali ed energetici, mantenendo il monopolio globale della gestione e della depurazione dell’energia senza mai sviluppare un modello per lo sviluppo della tutela ambientale globale. Questo modello avrebbe potuto essere concepito all’inizio del XX secolo, parallelamente al modello di sviluppo industriale ideato da Taylor, che si occupava dell’organizzazione del lavoro nelle fabbriche. Il taylorismo ambientale parallelo, semmai, sarebbe servito a individuare i cicli ottimali per la depurazione dell’acqua e dell’aria e l’ubicazione degli impianti energetici e di depurazione. Ma ciò non è avvenuto allora e non è avvenuto nelle fasi successive, fino ad oggi, a parte la raccolta e il trattamento differenziati dei rifiuti solidi, affermati negli ultimi trent’anni. Tuttavia, anche il ciclo dei rifiuti solidi non è completo, poiché viene interrotto negli inceneritori e nei digestori. In effetti, le autorità ambientali mondiali hanno atteso i quattro brevetti internazionali del sottoscritto, per i quali sono stati regolarmente versati i depositi (PCTIT2013000314, 315, 316, 317), descritti in https://www.spawhe.eu/synergic-plants-files/. Sarebbe stata una follia economica per un pensionato come me, isolato da tutte le autorità ambientali ed energetiche del mondo, continuare a pagare le tasse sui brevetti internazionali senza trovare finanziatori pubblici e privati interessati a interrompere il ciclo del carbonio nelle piante, anziché nell’atmosfera.
In realtà, se si consultano i database dei brevetti pubblici e privati, non si riscontra alcuna differenza, poiché si tratta di apparecchiature individuali che non seguono un modello di sviluppo globale. Un modello del genere nessuno ha pensato di trovare. Si è invece constatato che esiste un solo modo per creare sviluppo e benessere sul pianeta Terra, ovvero chiudere il ciclo naturale del carbonio nei sistemi antropogenici. E questo non è possibile se i sistemi antropogenici non sono collegati razionalmente. Oggi, l’unico sistema al mondo che sembra essere stato progettato da un ente pubblico globale, a giudicare dai brevetti depositati, è quello riportato su http://www.spawhe, ma in realtà è stato progettato da un privato cittadino ed è stato persino osteggiato da istituzioni di ricerca pubbliche. Non hanno compreso che non esiste alternativa al taylorismo ambientale e alle energie interattive, che sono le uniche cose che la scienza pubblica mondiale non ha mai sperimentato. La scienza si rifiuta di riconoscere un errore così grave e semplicemente non reagisce. Questo atteggiamento della scienza facilita anche il lavoro di legislatori e costruttori di pompe, turbine, motori elettrici e termici, pannelli solari, turbine eoliche, centrali termiche e nucleari, perché tutti si nascondono dietro il silenzio della scienza per celare i propri errori. Nessuno capisce che la scienza globale non può esistere se non ci sono persone specializzate nel riunirla razionalmente nei vari tipi di ambienti e territori. Non possono essere gli stessi scienziati a progettare gli impianti globali perché non utilizzeranno le sinergie con i principi scientifici e le tecnologie concorrenti. Almeno una parte degli scienziati pubblici dovrebbe specializzarsi nella progettazione di impianti globali; invece continuano tutti a fare ricerca, progettare e brevettare macchine e impianti parziali che nessuno può assemblare razionalmente perché la logica della progettazione globale avrebbe richiesto macchine e impianti concepiti in modo diverso.
Naturalmente, nessuno può modificare la legislazione ambientale basandosi unicamente su progetti virtuali sviluppati da un semplice cittadino senza il supporto della scienza ufficiale; nemmeno l’industria mondiale di pompe, turbine, motori termici ed elettrici e componenti elettromeccanici e idraulici può cambiare la propria produzione, poiché richiede energie interattive.
Purtroppo, come ho già scritto, questi brevetti arrivano troppo tardi e nessuno ne coglie i principali aspetti positivi, ovvero la sconfitta del riscaldamento globale e l’inizio di un’economia sostenibile. Tutti ne vedono gli aspetti negativi, ovvero il fondato timore di perdere quote di mercato o di dover chiudere attività obsolete. Nessuno può competere con le energie interattive, che rivoluzioneranno contemporaneamente i sistemi di depurazione e di produzione energetica, e con l’organizzazione del lavoro ambientale che ha portato alla loro individuazione. Dal silenzio generale che ho raccolto, è chiaro che l’attuale leader mondiale, non solo quello legato al petrolio, non effettuerà mai i pochi semplici esperimenti necessari, a meno che non intervengano i giudici delle Corti di Giustizia Internazionale.
L’errore fondamentale dei progettisti, sia pubblici che privati, è stato quello di rimanere ancorati allo stato dell’arte fino ad ora, presumendo che, migliorando le tecnologie e riducendo le emissioni di CO2, la situazione sarebbe gradualmente migliorata. Ma non è così, perché la popolazione cresce e con essa il fabbisogno energetico dei paesi in via di sviluppo. Pertanto, è necessario cambiare radicalmente il modo di progettare, partendo dai dettagli più insignificanti. Questo può essere fatto solo dagli inventori, ragionando in modo diverso, come farebbero i progettisti di impianti. È ciò che ho intrapreso, soprattutto modificando la circolazione dell’acqua negli impianti pubblici e privati, un aspetto che nessuno ha mai messo in discussione. Infatti, analizzando il modo in cui l’acqua circola negli impianti, come illustrato negli articoli pubblicati su http://www.spawhe, possiamo constatare che tutti gli impianti che attualmente assorbono energia possono essere trasformati in produttori di energia. Questo ci riporta alle origini dei sistemi industriali e ambientali, poiché la circolazione dell’acqua è indissolubilmente legata al ciclo del carbonio e alla purificazione dell’aria e dell’acqua stessa attraverso la sua alcalinizzazione. È ovvio che, anche se la scienza nucleare riuscisse a risolvere i problemi che la affliggono fin dalla sua nascita, difficilmente potrà essere interattiva e di piccole dimensioni, come ad esempio l’energia idroelettrica pressurizzata. Non chiedo alla Giustizia Internazionale di fornirmi delle motivazioni, ma solo di indagare nella direzione indicata dal sottoscritto. Se lo farà imparzialmente, a prescindere dalle sue conclusioni, probabilmente inizierò a credere almeno nella Giustizia. Se ciò non accadrà, continuerò a credere nei valori in cui credo, che mi hanno spinto a intervenire contro le depurazioni incomplete e le energie inquinanti e insostenibili, senza dovermi dilungare a spiegare le ragioni del mio intervento. Se nessuno riconoscerà il mio lavoro, non mi pentirò di aver inventato il sistema SPAWHE. Il mondo ne aveva bisogno e ho sentito che era mio dovere svilupparlo. Se mi sbaglio, posso assicurarvi che, con i mezzi a mia disposizione, è comunque un miracolo che questo sistema sia stato concepito. Se penso che in Italia il Ministero dello Sviluppo Economico sia una pubblicità televisiva che invita i cittadini a brevettare le proprie idee per proteggerle dalla contraffazione, mi viene spontaneo chiedere ai giudici delle Corti Internazionali di Giustizia la seguente domanda: chi protegge i cittadini dai crimini di omissione degli stessi ministeri dell’ambiente, dell’energia e dello sviluppo economico mondiale? Dove dovrebbero essere depositati i brevetti ambientali dai cittadini, affinché gli enti pubblici del mondo possano leggerli? Se depositando i brevetti direttamente presso il Ministero dello Sviluppo Economico, il risultato del sottoscritto è sotto gli occhi di tutti, è chiaro che le cose non funzionano come le istituzioni pubbliche mondiali vorrebbero far credere ai cittadini. Nel frattempo, come ho scritto, ho smesso di fare l’inventore perché ho inventato le cose che mi sentivo in dovere di inventare e ho anche smesso di pagare le tasse internazionali.In qualità di inventore di servizi pubblici, che aspirano unicamente al riconoscimento della proprietà intellettuale (reale, non solo morale), non dovrei mai pagare se gli inventori avessero gli stessi diritti degli autori. Auspico che la giustizia internazionale faccia il suo corso.