Integriamo i principi di conservazione dell’energia per correggere i gravi errori della scienza
(Decima lettera aperta alle Corti Internazionali di Giustizia, seconda al Segretario Generale delle Nazioni Unite)
ASTRATTO
La scienza ha stabilito che il moto perpetuo non esiste. Avrebbe dovuto anche affermare che l’esistenza del moto perpetuo, tuttavia, sarebbe inutile perché non consumerebbe né produrrebbe energia. Invece, nei sistemi idraulici, solo modificando il modo di alimentare le pompe è possibile aggirare la forza di gravità e la pressione idrostatica. Pertanto, possiamo creare impianti che vanno ben oltre il moto perpetuo, producendo in una turbina idraulica un’energia decine o centinaia di volte superiore a quella consumata dalla pompa centrifuga che li alimenta. Ma la pompa deve avere una doppia alimentazione separata fino alla girante. Con impianti e pompe progettati correttamente, l’energia si moltiplicherebbe grazie all’effetto combinato di Pascal e Torricelli in proporzione alla pressione idrostatica dell’impianto e moltiplicherebbe anche l’effetto purificante sull’acqua circolante, grazie alla legge di Henry. Le pompe di cui sopra devono solo ruotare come normali pompe di circolazione per vincere l’inerzia con una prevalenza molto bassa, come in un sistema chiuso. Non devono sfidare le pressioni idrostatiche che non si oppongono all’energia cinetica sviluppata internamente, né devono vincere le forze gravitazionali per attraversare il sistema, poiché le pompe a doppia alimentazione separate fino alla girante hanno la potenza di collegare un sistema aperto che produce energia a uno chiuso che ricicla continuamente l’acqua all’interno del volume accumulato. Pertanto, l’acqua che ha prodotto energia elettrica nella turbina, attraverso la seconda alimentazione della pompa, rientra nel volume del circuito di riciclo chiuso, come se non fosse mai uscita dal serbatoio pressurizzato. Ovviamente, questi sistemi, con le pressioni appropriate, possono sostituire tutti i motori termici, le centrali termoelettriche e quelle nucleari senza utilizzare combustibili fossili, metalli chimici o radioattivi, producendo potenze non inferiori, poiché l’aria compressa non ha limiti di compressione e l’acqua, che non si comprime e che ha una densità ottocento volte superiore, può circolare unidirezionalmente nel sistema spinta dalla pressione dell’aria, recuperata dopo la turbina e reimmessa nel circuito dalla pompa di riciclo a doppia alimentazione in un ciclo infinito. Questo sistema consuma solo l’usura dell’impianto, quindi non è un moto perpetuo, ma ha prestazioni molto elevate sfruttando la materia prima fornita gratuitamente dalla natura, principi fisici legiferati nel XVI secolo e la tecnologia attuale, non del tutto sviluppata, manca solo del suddetto circuito che il sottoscritto ha sviluppato in diverse versioni. Il principio su cui si basa il funzionamento di questi sistemi è il seguente: due volumi d’acqua non possono occupare lo stesso spazio contemporaneamente, con la stessa pressione. Se immettiamo acqua in eccesso in un circuito di ricircolo di un serbatoio pieno pressurizzato con aria compressa o pressione atmosferica,Quest’acqua viene immediatamente espulsa dal troppo pieno o da una valvola di sicurezza con la forza della pressione idrostatica dovuta all’atmosfera o all’aria compressa. Se si raggiunge un equilibrio tra l’acqua in entrata e quella in uscita dal serbatoio, il livello nel serbatoio pressurizzato non cambia, quindi non cambiano nemmeno il volume d’aria contenuto e la sua pressione. Tuttavia, l’acqua continua a uscire con la pressione statica del sistema, che è molto più alta della prevalenza della pompa che l’ha immessa nel circuito, avendo utilizzato l’unico punto in cui l’acqua può entrare a bassa pressione, ovvero il centro della girante, ma dopo aver bilanciato le pressioni con l’altra alimentazione, che oggi non esiste. Ciò significa che la pressione statica dell’aria (Pascal) dà all’acqua la velocità di uscita che passa attraverso la turbina (Torricelli) e che la pompa con la doppia alimentazione separata deve solo riempire il vuoto creato nel sistema istante per istante. Infatti, se l’acqua non esce dal circuito (per essere consumata o per produrre elettricità), la pompa di ricircolo con doppia alimentazione separata, essendo poco diffusa, non ha la forza sufficiente per far entrare l’acqua, dovendo in questo caso vincere persino la pressione dell’aria. Non aver modificato le pompe e non aver realizzato i circuiti interconnessi che si potevano fare all’inizio dell’era industriale è stato il più grande errore della scienza mondiale. Ha prodotto più danni all’umanità e all’ambiente di guerre mondiali e mafie. Oggi, il debito pubblico dei paesi industrializzati è diventato insostenibile a causa di tutti gli impianti energetici e di depurazione inadeguati, mentre le più importanti multinazionali devono cambiare la produzione dei loro prodotti principali (automobili, camion, aerei, treni, navi, veicoli, macchine agricole, pompe, turbine). Non abbiamo bisogno di gasdotti e gasdotti se estraiamo energia con costi centinaia di volte inferiori, comodamente, dove ci troviamo quando ne abbiamo bisogno. Anche al Polo Nord. È ovvio che la scienza, le autorità mondiali dell’ambiente e dell’energia, l’industria globale dei trasporti terrestri, marittimi e aerospaziali, insieme ai produttori di pompe e motori di ogni tipo, pannelli solari e turbine eoliche, fingono di non capire. Quelli che non capiscono veramente sono i politici, gli economisti, i legislatori, i giudici, che non sanno qual è la vera fonte di ricchezza, debito pubblico, inquinamento, con cui vivono e che gestiscono ogni giorno. Perciò continuano a fare le loro campagne elettorali, la programmazione economica, le leggi e le sentenze, senza conoscere il vero retroscena, che nessuno va a raccontare agli incontri internazionali. Fino a quando non dovremo assistere al trionfo del machiavellismo che non è altro che scientifico, industriale, politico,Ignoranza economica? Dove sono le Nazioni Unite e la giustizia internazionale che dovrebbero vigilare? Nelle grandi aziende industriali si è dimostrato che l’organizzazione scientifica del lavoro non commette errori: serve a selezionare le soluzioni migliori in tutti i settori produttivi. Perché non è stata applicata a livello globale anche per la depurazione e la produzione di energia? Non è un caso che il sottoscritto abbia dedicato metà della sua vita lavorativa ad apprendere l’organizzazione del lavoro industriale, l’altra metà a conoscere i sistemi pubblici ambientali ed energetici, per poterli correggere da pensionato attraverso lo studio dell’organizzazione del lavoro. Non si può migliorare ciò che non si conosce. Sono andato oltre gli obiettivi previsti, modificando anche i sistemi industriali. Che, senza l’esperienza in campo ambientale, non avrebbero mai potuto razionalizzare ed economizzare il sistema mondiale dei trasporti. Le autorità mondiali e le multinazionali si rendono ridicole con i loro silenzi, insieme alla scienza che continua a lavorare in compartimenti stagni e all’ONU organizzando i vertici COP tra i centonovantasei Stati sovrani per ridurre le emissioni di CO2, obiettivo che il sistema SPAWHE ha già superato da tempo. Ora è più preoccupato per i cataclismi naturali che potrebbero trasformare il pianeta Terra in Marte. Solo veicoli di trasporto terrestri e spaziali con un’energia inesauribile che si possa bere, mangiare e respirare possono salvarci. Tutto ciò è scritto su https://www.spawhe.eu. Tuttavia, in questo articolo mi soffermo soprattutto sulla travagliata storia dei silenzi e dei boicottaggi locali e globali, che racchiudono l’energia salvifica che propongo.In questo articolo mi soffermo soprattutto sulla travagliata storia dei silenzi e dei boicottaggi locali e globali, che possiedono l’energia salvifica che propongo.In questo articolo mi soffermo soprattutto sulla travagliata storia dei silenzi e dei boicottaggi locali e globali, che possiedono l’energia salvifica che propongo.
LA TRAvagliaTA STORIA DELL’ENERGIA IDROELETTRICA COMPRESSA, ANCHE DETTATA ENERGIA DI SOPRAVVIVENZA.
La ricerca di questa energia ha dovuto attendere il pensionamento del sottoscritto, perché nessuno avrebbe pagato per cercarla. Ma non è nata subito, perché il sottoscritto si è impegnato per otto anni nell’implementazione di sistemi di purificazione globali che, purificando acqua e aria insieme, neutralizzano anche la CO2 (che produce carbonati nelle acque reflue urbane e nell’acqua piovana) e la maggior parte delle polveri sottili. Tuttavia, ancora oggi nessuna autorità mondiale ha investito un solo euro o dollaro nella bonifica seria dell’energia da combustibili fossili, laddove i brevetti nazionali e internazionali che mi sono stati concessi non hanno trovato interlocutori. Basti ricordare il documento pubblicato su https://www.spawhe.eu/european-environmental-competition/, in cui i sottoscritti protestano contro la Commissione europea che indicizza una corsa per risolvere solo una piccola parte dei problemi ambientali urbani spendendo 3.000.000 di euro solo per realizzare il concorso, senza prendere in considerazione quattro dei sottoscritti brevetti internazionali che affrontavano i problemi dell’inquinamento urbano in modo più completo e senza nemmeno rispondere alla lettera aperta pubblicata.
Come possono le autorità mondiali, tramite l’OMPI (Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale), pretendere il pagamento delle tasse per il deposito e il mantenimento dei brevetti dagli inventori, come se fossero imprenditori, se nessuna autorità mondiale li ha presi in considerazione per la transizione energetica dai combustibili fossili? Lo stesso accade con i pozzi artificiali e l’energia idroelettrica con il riciclo dell’acqua, accusata addirittura di violare i principi del risparmio energetico, non dalla scienza ufficiale, che tace e si nasconde, ma dagli uffici brevetti italiani ed europei. È necessario chiarire alcuni aspetti SU QUESTE questioni e ciò non può essere fatto se la scienza, i giudici internazionali e le Nazioni Unite non si assumono le proprie responsabilità di fronte alla popolazione mondiale.
Il primo principio della termodinamica è il principio fondamentale di conservazione dell’energia, da cui prende spunto il termine bilancio energetico, a partire da due concetti:
Non viene generata energia (ΔEG = 0); Non viene distrutta energia (ΔED = 0); Ma questo è vero in un sistema isolato, cioè senza flussi di energia provenienti dall’esterno.
Nelle energie rinnovabili: solare, eolica, idroelettrica, l’energia viene prelevata dall’esterno del sistema. Lo stesso vale per l’energia idroelettrica compressa, dove la pressione dell’aria compressa è dovuta a una fonte d’aria esterna e a un compressore che la comprime. Anche la forza di gravità è una forza esterna.
Il secondo principio della termodinamica afferma che, mentre è possibile trasformare tutto il lavoro in calore, non è possibile trasformare tutto il calore in lavoro. Questo determina l’efficienza dell’impianto, soprattutto se utilizza un combustibile a pagamento. Nell’energia idroelettrica a compressione, la fonte di energia, costituita da acqua e aria continuamente riciclate, non è a pagamento. Non vi è produzione di calore, quindi i principi della termodinamica non sono rilevanti. Si può parlare solo del rapporto di guadagno tra l’energia prodotta e quella consumata dallo stesso sistema, non in un circuito chiuso ma in un circuito aperto che ha il vantaggio di utilizzare una fonte di energia esterna infinita e gratuita.
I principi della dinamica di Newton, d’altra parte, sono stati stabiliti nell’ambiente atmosferico. Sono parzialmente validi nell’acqua, dove possono intervenire disturbi di vario tipo. E con la combinazione di aria compressa in un’autoclave, le condizioni operative variano ulteriormente, a seconda di molti fattori che dipendono dal modo in cui è costruito il sistema, dalla direzione del flusso d’acqua e dal modo in cui viene utilizzata la pressione dell’aria compressa. Poiché il sottoscritto ha anche modificato le pompe, realizzandole con una doppia alimentazione elettrica separata fino alla girante, come è giusto che siano fatte, per non sprecare risorse idriche ed energetiche, tutto deve essere rifatto per determinare con precisione le rese, sebbene sia già chiaro che i benefici saranno enormi.
I principi della chimica menzionano solo la “legge di conservazione della massa” di Antoine Lavoisier (1774): “la massa dei prodotti dei reagenti è sempre uguale alla massa dei prodotti della reazione, ovvero in una reazione chimica la massa si conserva”.
Alla luce delle esperienze da me vissute e pubblicate, per rispettare i principi del risparmio energetico occorre osservare le seguenti regole:
1) prima di aprire un ciclo di energia termica, chimica, biologica, atomica, che comporti l’apertura e la chiusura dei cicli laterali richiesti, è necessario verificare la possibilità di utilizzare un ciclo freddo prevalentemente fisico tra l’acqua e l’aria.
2) Se si utilizzano cicli termici, chimici, biologici o atomici, al termine del processo tutto deve essere perfettamente chiuso (sappiamo benissimo che ciò non avviene all’uscita di camini e tubature dei mezzi di trasporto, né all’uscita delle acque reflue, né all’uscita di fanghi e rifiuti radioattivi).
3) Se si utilizzano cicli di energia fisica dell’acqua e dell’aria, questi devono essere impiegati con la massima efficienza, riciclando l’acqua e sfruttando staticamente la pressione dell’aria. Infatti, ogni espansione dell’aria compressa comporta una successiva compressione e quindi un assorbimento di energia. Il riciclo dell’acqua incomprimibile, a volume costante di acqua e aria, comporta invece solo il consumo energetico di una pompa di circolazione che non deve vincere le pressioni idrostatiche delle compressioni di acqua e aria.
4) I cicli energetici fisici dell’acqua e dell’aria, nell’ambiente terrestre, possono essere realizzati solo con l’uso di pompe con doppia alimentazione separata fino alla girante che hanno la potenza di collegare un circuito aperto che sfrutta il salto di pressione e l’energia cinetica in una turbina secondo il principio di Torricelli, e un circuito chiuso che ricicla l’acqua all’interno di un serbatoio pressurizzato reintegrando la stessa quantità di acqua che alimenta la turbina attraverso la seconda alimentazione della pompa. Pertanto il circuito completo è un circuito ibrido aperto-chiuso, che produce energia con il circuito aperto della turbina azionata dalla pressione dell’aria compressa che non può espandersi ma esercita la sua pressione in tutte le direzioni (Pascal), forzando l’acqua che alimenta la turbina, ma consuma l’energia di un circuito chiuso poiché l’acqua ritorna attraverso la seconda alimentazione della pompa di ricircolo.
5) Nei circuiti energetici così concepiti non bisogna dimenticare l’effetto collaterale del principio di Henry, che fornisce ossigeno all’acqua senza costi energetici ogni volta che attraversa il serbatoio pressurizzato. Questo è utile per depurare tutte le acque reflue urbane e industriali che non passano attraverso i depuratori.
6) Nei circuiti energetici concepiti in questo modo è possibile ridurre la produzione di energia deviando parte dell’acqua all’esterno della turbina, sollevandola nei canali di scolo in caso di rischio di alluvione, senza creare opportune opere di sollevamento energetico o idrico.
Nessuno di questi sei concetti fondamentali, non solo per il risparmio energetico, ma anche per la purificazione, la prevenzione di disastri come siccità e inondazioni e la produzione energetica sostenibile, è trattato in alcun testo universitario mondiale.
Il mondo non può lasciare che esaminatori di brevetti impreparati, con una formazione accademica insufficiente, si trovino ad affrontare problemi che la scienza mondiale non è riuscita a risolvere dall’avvento dell’era industriale. Non può nemmeno lasciare gli inventori privati in totale isolamento, costretti a bussare alle porte chiuse dalla ricerca pubblica, che vende brevetti all’industria privata con la complicità dei legislatori.
Nella produzione di energia idroelettrica compressa, che nell’articolo precedente ho definito “energia di sopravvivenza” https://www.spawhe.eu/le-civilta-perdute-il-pensiero-di-einstein-el-energia-di-sopravvivere/, dobbiamo verificare momento per momento che le singole leggi siano rispettate e possiamo farlo realizzando mentalmente gli algoritmi che stabiliscono istante per istante cosa accade nei vari punti degli impianti a livello di energia cinetica e pressione. Questi stessi argomenti li hanno portati, già un secolo fa, agli inventori delle macchine termiche, che sono molto più complesse di quelle idroelettriche, limitate a sfruttare staticamente la pressione dell’aria (senza consumarla) e a far circolare l’acqua solo in un senso, grazie all’invenzione della pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante, che lavora con una piccola prevalenza, come una pompa di ricircolo.
La storia dell’energia che alimenta questo mezzo di trasporto è una lunga battaglia con gli uffici brevettuali italiani ed europei, che rivendicano il diritto di giudicare i brevetti anche da un punto di vista scientifico, ma con affermazioni superficiali che non entrano nel merito delle soluzioni, mentre la scienza pubblica finge che il problema non rientri nelle sue competenze e la giustizia continua a tacere. Gli inventori privati, privi di mezzi economici, non possono nemmeno affrontare battaglie legali, soprattutto se depositano brevetti di utilità pubblica globale e non rivendicano la proprietà industriale. Il deposito di un brevetto presso qualsiasi ufficio mondiale membro dell’OMPI dovrebbe essere sufficiente a far valere i diritti d’autore se le invenzioni vengono ritenute corrette, a prescindere dalle opinioni degli uffici brevettuali e dai rimedi legali che potrebbero non essere supportati per ragioni economiche o altri errori formali, che non pongono nulla al centro del valore tecnico e scientifico dell’invenzione, una volta accertata.
Gli inventori domestici e privati dei centri di potere non avrebbero mai scoperto le energie interattive e salvifiche. Lo dimostra il fatto che sono gli unici per i quali nessuno ha mai tentato di brevettare commercialmente le energie. Gli inventori domestici non hanno idea di come siano realmente progettati per l’ambiente, perché non esistono scuole di formazione. Posso testimoniarlo personalmente, avendo una figlia laureata con lode in scienze ambientali e chimica, alla quale non è stato insegnato nulla delle esperienze che ho vissuto. È stato un caso in cui un progettista ambientale ha scoperto queste energie perché il suo compito era semplicemente quello di chiudere i cicli che vedeva aperti dai progettisti pubblici e privati. Perché i legislatori mondiali hanno permesso alle aziende pubbliche e private di non chiudere i cicli che loro stesse aprono? I legislatori non possono saperlo, o non vogliono saperlo? Non ci vuole molto per capire che i fumi che escono da un camino o da un tubo di scarico, anche se contenessero solo CO2, rappresentano un’alterazione irreversibile dello stato dell’ambiente di partenza. Ma nessun legislatore e nessun giudice ha mai imposto ai governi la realizzazione dei camini brevettati che catturerebbero i fumi e li purificherebbero nel terreno insieme all’acqua e in serre di calcare, per chiudere correttamente il ciclo del carbonio, almeno negli impianti fissi urbani e industriali. È ovvio che se ciò non è stato fatto nei sistemi fissi pubblici mondiali, non sarebbe possibile nemmeno negli impianti privati, perché la chiusura del ciclo del carbonio comporta costi più elevati, una configurazione più complessa e richiede più spazio. Pertanto, se il ciclo del carbonio non è mai stato chiuso, non è stato per mancanza di conoscenze scientifiche, ma per precise scelte politiche, economiche e ambientali. Dopo che il sottoscritto ha proposto soluzioni a livello nazionale ed europeo presso gli uffici brevetti per lo sviluppo economico e a livello internazionale presso l’OMPI, un organismo delle Nazioni Unite, e dopo averle pubblicate sul web, nessuno degli addetti ai lavori poteva ignorare che il ciclo del carbonio può essere chiuso solo dimensionando gli impianti in base alla quantità di inquinamento prodotto e alla quantità di acqua e calcare necessaria per chiudere i cicli del freddo. Evidentemente, non tutte le centrali termiche del mondo sono state dimensionate secondo queste considerazioni piuttosto elementari. Chi ha progettato questi impianti, se non scienziati pubblici di tutto il mondo? Se nessuno ha informato i giudici e i legislatori, vorrei spiegare la questione con un altro esempio, oltre a quelli già forniti e pubblicati. Progettare per l’ambiente e l’energia non è diverso da ciò che fanno i programmatori informatici: eseguire mentalmente algoritmi che permettono di seguire istantaneamente i flussi di fluidi che circolano negli impianti. Come nell’informatica, i passaggi dell’algoritmo devono essere elementari e non interpretabili diversamente (ambiguità). L’algoritmo deve necessariamente essere eseguito in un certo numero di passaggi specifici e, allo stesso tempo,deve richiedere solo una certa quantità di dati (finitezza); l’esecuzione dell’algoritmo deve terminare entro un certo periodo di tempo (terminazione); l’esecuzione dell’algoritmo deve portare a un risultato univoco (efficacia); ogni fase dell’algoritmo deve essere ben definita (determinismo).
I principi di conservazione dell’energia non si basano sulla sequenza di istruzioni impartite alle valvole di intercettazione dei flussi, alle pompe, ai compressori, alle turbine, agli alternatori e ai motori elettrici. Il fluido, sia esso acqua o aria, deve obbedire a precise leggi elementari della fisica. Non si può affermare a priori che un sistema senza combustione e reazioni chimiche non possa produrre energia. Quando si apre una valvola, il fluido passa dal lato con maggiore pressione a quello con minore pressione; circolando in una turbina, consuma energia cinetica o di pressione ed esce con una piccola pressione residua pari alla pressione atmosferica (quindi non ci troviamo mai in un circuito chiuso). Il ragionamento algoritmico richiede al progettista di trovare la soluzione in modo che, nello stesso istante in cui l’acqua attraversa la turbina, la pressione in ingresso non diminuisca e la portata d’acqua non si riduca. Quali sono le condizioni per verificare la sequenza algoritmica richiesta dal sistema? È necessario modificare la pompa di alimentazione e il modo in cui l’acqua di un’autoclave viene fatta circolare sotto il cuscino d’aria, che non deve espandersi, perché se si espande la pressione esercitata nella turbina diminuisce e allo stesso tempo richiede un assorbimento di energia per ripristinare la pressione dal compressore. La sequenza algoritmica più logica è quella di far defluire la stessa quantità di acqua nell’autoclave istante per istante. La soluzione ideale è quella di far entrare nella girante della pompa un secondo flusso d’acqua separato a bassa pressione e creare un ricircolo interno verso il serbatoio dell’autoclave, in modo che all’esterno quest’acqua entri nel punto in cui crea una maggiore depressione (in un quarto o due quarti di settore al centro della girante) e si inserisca nel flusso già bilanciato dalla pressione di ingresso e di uscita della pompa durante la rotazione della girante. È evidente che questo sistema non altera i principi di conservazione dell’energia, ma li sfrutta al massimo, permettendo al principio di Pascal di agire dinamicamente nella girante della pompa stessa e staticamente nel cuscino d’aria che alimenta la turbina. Poiché l’acqua entra nel circuito con la semplice pressione atmosferica come in tutte le pompe del mondo, non violiamo alcun principio fisico o meccanico. Le pompe centrifughe sono già progettate per svolgere questa funzione, ma inserendo questo flusso d’acqua in un altro flusso esistente che va nella stessa direzione, non c’è possibilità che questo sistema non funzioni. Inoltre, una pompa di circolazione non è una pompa di sollevamento dell’acqua: funziona con una bassa prevalenza di pochi metri di colonna d’acqua che non ha nulla a che fare con la pressione del cuscino d’aria dell’autoclave. Pertanto le condizioni imposte dall’algoritmo sono perfettamente verificate. Nel serbatoio dell’autoclave l’acqua che esce dalla turbina entra esattamente perché la pompa di circolazione non ha la prevalenza di farla entrare di più. Infatti,Se si chiude la valvola che alimenta la turbina nel serbatoio, non può entrare nemmeno una goccia d’acqua dall’esterno. Ciò significa che chiunque affermi che la turbina non possa produrre più energia di quella che alimenta la pompa, sebbene ciò sia stato chiaramente spiegato, non è in grado di giudicare il lavoro degli inventori. La pompa funziona in un circuito chiuso con bassa prevalenza, mentre la turbina funziona in un circuito aperto alimentato in modo continuo dal cuscino d’aria, senza la pressione della pompa che fornisce solo acqua.
IL PRIMO RIFIUTO DI COMPRENDERE L’ENERGIA IDROELETTRICA CON IL RICICLO DELL’ACQUA è avvenuto con il verbale n. 77232 del 26/05/2015 dell’Ufficio Brevetti Italiano contro il deposito di brevetto n. 102149022298581 del 06/10/2014 intitolato “Impianti idroelettrici sommersi per la produzione di energia, ossigenazione del fondale marino e pozzi artificiali”, dove mi hanno inviato la relazione di ricerca dell’Ufficio Brevetti Europeo. La quale afferma:
Nella presente domanda di brevetto vi è una fondamentale insufficienza di spiegazione, nel senso che l’invenzione rivendicata non può essere compresa da una persona esperta del settore. La presente domanda, per quanto si possa comprendere dalla formulazione poco chiara delle rivendicazioni, riguarda un impianto idroelettrico comprendente una pompa e una turbina disposte in un tubo verticale immerso nell’acqua, in cui la pompa alimenta la turbina per produrre energia. In particolare, il presunto impianto idroelettrico non sfrutta onde o correnti d’acqua o di energia (vedere pagina 1 della descrizione), ma è piuttosto progettato per utilizzare l’altezza idraulica nel tubo verticale che, con l’aiuto della pompa, manterrebbe il flusso d’acqua alla turbina. Secondo la descrizione, l’impianto sarebbe in grado di sfruttare la più grande fonte di energia del pianeta, pulita e infinita, che nessuno ha mai pensato di utilizzare (vedere pagina 1, ultimo paragrafo). Inoltre, la descrizione indica che l’attuale impianto idroelettrico sarebbe presumibilmente in grado di produrre una produzione netta di energia; Ciò deriverebbe dalla differenza positiva tra l’energia ottenibile dalla turbina e l’energia necessaria al funzionamento della pompa per trasferire l’acqua verso il basso, tenendo conto anche di tutte le inevitabili perdite (si veda la descrizione, ad esempio l’ultimo paragrafo di pagina 3 e il paragrafo tra le pagine 7 e 8 ). Tuttavia, ciò sarebbe chiaramente impossibile perché implicherebbe che, in modo costante durante tutto il funzionamento dell’impianto, l’energia verrebbe creata dal nulla, come in una macchina a moto perpetuo, violando quindi il principio di conservazione dell’energia.
Si ritiene che, in condizioni operative stabili dell’attuale impianto idroelettrico, l’energia necessaria per pompare l’acqua alla massima profondità e attraverso la turbina sarà maggiore dell’energia ottenuta dalla rotazione della turbina. Laddove la riuscita realizzazione di un’invenzione sia intrinsecamente impossibile perché sarebbe contraria a leggi fisiche consolidate, come nel caso presente, l’invenzione deve essere considerata insufficientemente descritta. Inoltre, sebbene l’argomento definito nelle rivendicazioni possa essere fabbricato industrialmente a scopo illustrativo, non funzionerebbe nel modo presunto nella presente domanda perché ciò sarebbe contrario alle leggi fisiche consolidate, come indicato sopra. Pertanto, non si considerano soddisfatti nemmeno i requisiti di applicabilità industriale. Le obiezioni sollevate sopra sono tali che sembra non esserci possibilità di superarle.
La risposta del sottoscritto a tale rifiuto è stata la seguente:
Con riferimento alla lettera ministeriale del 26/05/2015, Prot. N.77232, ricevuta il 06/03/2015, il presente documento è destinato a fornire al Vostro Ufficio le argomentazioni del Richiedente a sostegno della brevettabilità dell’invenzione oggetto della domanda di brevetto in esame e una serie di rivendicazioni modificate come stabilito dall’art. 5 (1) del Decreto Ministeriale del 27 giugno 2008.
Nel parere scritto è stata negata l’applicabilità industriale dell’invenzione, poiché, secondo gli esaminatori, l’invenzione non può essere compresa da una persona esperta del settore. Gli esaminatori sostengono che l’energia verrebbe creata dal nulla, come in un “moto perpetuo”, e che pertanto violerebbe il principio di conservazione dell’energia. Queste affermazioni degli esaminatori si riferiscono a principi generici validi solo per macchine semplici e circuiti chiusi. Oggi, la tecnologia impiantistica consente scambi di energia tra ambienti diversi e trasferimenti di energia che moltiplicano l’energia spesa in termini di produzione di calore o refrigerazione. Non si deve parlare di efficienza, ma di trasferimento di energia, poiché costa meno trasferire l’energia da una forma all’altra che la produce, ovviamente integrandola con le prestazioni delle macchine. Ad esempio, con l’utilizzo di pompe di calore a compressione o ad assorbimento di gas. Possiamo avere un COP (coefficiente di prestazione) superiore a 5. Ciò significa che per ogni kW consumato ne vengono prodotti 5 in termini di calore o freddo. Possiamo anche avere un coefficiente GUE (efficienza di utilizzo del gas) che raggiunge 1,75, il che significa che superano la potenza termica minima di 1,75 volte. Questi impianti sono una realtà consolidata. Chi li ha inventati sapeva bene che i sistemi chiusi non possono superare il cento per cento dell’energia consumata, quindi ha cercato e trovato soluzioni che permettano di sfruttare le energie termiche presenti nell’aria, nell’acqua e nel sottosuolo (geotermica). Questi sistemi non violano i principi di conservazione dell’energia producendo più di quanto assorbono, ma al contrario li applicano coerentemente, prelevando energia dalla rete universale che non crea nulla e trasforma tutto, in un sistema aperto a tutte le trasformazioni fisiche, chimiche e biologiche. Personalmente, l’esempio delle pompe di calore può essere applicato anche a grandi impianti termici, di depurazione e di produzione di energia. Infatti, gli impianti proposti non sono chiusi ma collegati ad altri impianti e ad altre fonti di energia biologica, chimica e fisica, a seconda dell’ambiente in cui vengono realizzati. Nel caso specifico dell’energia idroelettrica sommersa, non si può ignorare la pressione idrostatica esistente, che può essere facilmente trasformata in energia cinetica da trasferire alle pale di una turbina che aziona un generatore di corrente. Le pompe di calore, tuttavia, dimostrano che il trasferimento di energia non è automatico. È necessario creare sistemi specifici per ogni risorsa energetica che si intende recuperare.
Poiché il sottoscritto ha fornito anche formule e calcoli che dimostrano la validità dell’invenzione, gli esaminatori dovrebbero valutare il funzionamento del sistema e i calcoli effettuati, anziché affermare genericamente che i principi della fisica sono violati. Per il sottoscritto è vero il contrario. Questa soluzione razionalizza il modo di produrre energia tutelando al contempo l’ambiente. Non è semplicemente neutrale.
Il sottoscritto, che non si permette di mettere in discussione l’esperienza degli esaminatori nel settore idraulico, ritiene che quanto scritto a fine pagina 2 e all’inizio di pagina 3 della domanda di brevetto sia sfuggito: “il nostro circuito non è chiuso ma sommerso e soggetto a un serbatoio infinito, che non ricicla la stessa acqua ma la reintegra immediatamente in qualsiasi quantità grazie al principio dei vasi comunicanti, basato sulla presenza della gravità, che uniforma il livello della superficie. Inoltre, poiché l’impianto è intubato, l’acqua che muoviamo non può essere reintegrata dall’acqua circostante. Deve necessariamente essere reintegrata dall’alto, entrando dal tubo superiore, soggetto separatamente alla pressione gravitazionale. Pertanto, l’acqua che alimenta la pompa, che a sua volta alimenta la turbina, grazie all’intubazione, è separata dall’acqua circostante e può avere la sua pressione idrostatica concentrata sulle pale della girante come nei sistemi terrestri e gli impianti possono essere dimensionati idraulicamente secondo i principi legislati da Bernoulli”. Questo paragrafo è molto importante per la comprensione del circuito che produce energia, perché senza l’intubazione della pompa, l’impianto avrebbe prodotto solo un ricircolo d’acqua attorno alla pompa e alla turbina senza alcuna possibilità di produrre elettricità. Infatti, non si sarebbe creato un flusso di energia cinetica gravitazionale separato dalla massa statica dell’acqua del bacino. Invece, questo flusso, nel circuito proposto, parte dallo strato superficiale dell’acqua, entra nel tubo di discesa, trasformando l’energia di pressione in energia cinetica prima di entrare nella pompa, come avviene in qualsiasi sistema idraulico di sollevamento dell’acqua azionato dalla prevalenza idraulica. Per questo motivo, le formule idrauliche derivanti dal teorema di Bernoulli, nel calcolo della prevalenza di una pompa, espressa in metri di colonna d’acqua, sottraggono l’altezza geodetica del bacino di alimentazione della pompa. Questa altezza geodetica (Hgeo) è detta prevalenza positiva. Pertanto, da quanto descritto, dai disegni e dai calcoli idraulici presentati come esempio di dimensionamento degli impianti, sia con la turbina in camera chiusa che con la pompa intubata direttamente, si evince che la richiesta di moto perpetuo avanzata dagli esaminatori è inappropriata per diverse ragioni:
1) Vi è il consumo di elettricità da parte della pompa che genera il flusso d’acqua;
2) La pressione atmosferica e la pressione idrostatica contribuiscono ad alimentare questo flusso e a superare le perdite di carico, secondo i principi universalmente utilizzati nei calcoli delle prevalenze degli impianti e delle pompe idrauliche, che si rifanno ai principi di conservazione della potenza;
3) In un circuito idraulico elementare in un recipiente aperto, come nel nostro caso, la prevalenza dell’impianto è determinata dai seguenti fattori:
A) Hgeo (m) = prevalenza geodetica: distanza tra il livello superiore dell’acqua e l’asse della pompa. Nel nostro caso, ai fini energetici, Hgeo è positivo perché la pompa è soggetta al livello dell’acqua e pompa verso il basso.
Nota: È importante sottolineare che nelle applicazioni idrauliche note allo stato dell’arte, l’altezza geodetica positiva (Hgeo) è sempre inferiore all’altezza geodetica negativa (Hgeo), che è costituita dall’altezza geodetica del bacino di scarico. Infatti, le pompe vengono utilizzate soprattutto per sollevare l’acqua verso i bacini di distribuzione idrica (con HGEO negativo) che possono essere situati anche a centinaia di metri di altezza, mentre l’altezza geodetica positiva, in genere, è di pochi metri.
Tuttavia, i principi idraulici sono gli stessi e il sottoscritto non ha ritenuto necessario approfondirli per spiegare il funzionamento della sua invenzione. Infatti, negli impianti idroelettrici sommersi, le condizioni operative dei sistemi idraulici noti sono invertite. L’HGEO positivo assume valori molto elevati, mentre l’HGEO negativo scompare completamente, essendo uguali il livello di aspirazione e di mandata. Pertanto, le pompe non vengono utilizzate per sollevare l’acqua ma per produrre energia insieme alle turbine, le quali da sole non possono sfruttare l’HGEO positivo, necessitando di energia cinetica per far girare le pale e l’albero del generatore di corrente.
B) Pdc (m) = somma di tutte le perdite di carico del sistema, che, ai fini dell’assorbimento dell’energia di pressione, vanno considerate con segno negativo. Nel nostro caso sono rappresentate dal tubo di discesa, dai pezzi speciali, dalla resistenza alla rotazione della turbina e dalla perdita di carico all’uscita Pds.
Di conseguenza, la prevalenza del sistema, che è pari alla prevalenza richiesta dalla pompa “H”, è uguale alla somma algebrica di: Hgeo (+) Pdc (-) Pds (-). Questo è esattamente ciò che è stato fatto nei semplici calcoli idraulici riportati nella descrizione, dove è stata omessa solo la perdita di carico all’uscita, considerata trascurabile e ulteriormente riducibile mediante coni diffusori che riducono la velocità di uscita. È evidente che, posizionando la pompa sotto una lamella positiva elevata, la prevalenza richiesta alla pompa diventa molto bassa perché tutta l’energia necessaria per vincere la perdita di pressione è fornita da Hgeo, mentre la pompa deve solo garantire la continuità del flusso e vincere lo stato di inerzia iniziale che certamente richiede un maggiore assorbimento di energia, ma questi sono problemi già risolti dallo stato dell’arte che consente un avviamento graduale dei motori.
Il fatto che gli esaminatori non abbiano trovato brevetti precedenti che producano energia attraverso la combinazione di pompe e turbine non significa che la soluzione non sia realizzabile. Se avessero trovato altre invenzioni che utilizzano lo stesso sistema, avrebbero confermato l’applicabilità industriale, ma i requisiti di inventiva e novità sarebbero venuti meno. Invece, in questa invenzione, una volta chiariti i dubbi tecnici degli esaminatori, l’applicabilità industriale del sistema risulta persino più evidente della novità e dell’inventiva, poiché consentirebbe la produzione di energia a costi molto bassi, non solo senza inquinare l’ambiente, ma anche proteggendo le acque dal fenomeno dell’eutrofizzazione.
Il motivo per cui questa invenzione, nonostante la sua semplicità, non è ancora stata realizzata, risiede nella necessità di combinare simultaneamente quattro intuizioni, sia pratiche che teoriche: 1) lo sfruttamento a fini energetici del carico idrostatico positivo dei bacini idrici esistenti; 2) l’intubazione verticale del circuito; 3) il ribaltamento della pompa per spingere l’acqua verso il basso; 4) l’alimentazione di una turbina tramite una pompa, il che, allo stato attuale delle conoscenze, potrebbe sembrare una contraddizione. In realtà, senza la coincidenza di queste quattro intuizioni pratiche, supportate da inconfutabili prove scientifiche, non sarebbe stato possibile superare i tabù tecnici secolari che impedivano la produzione di energia nel modo più semplice, economico e pulito al mondo. Senza l’inutile inquinamento derivante dai combustibili fossili, senza gli investimenti miliardari in grandi opere idrauliche per produrre salti idraulici inutili e senza il finanziamento di energie antieconomiche che sottraggono investimenti al welfare sociale.
Ovviamente, la replicazione è stata inutile, il brevetto non è stato concesso e nessuno ha verificato chi avesse ragione. È così difficile capire che intubando l’acqua in una vasca grande o piccola dall’alto e mettendo una pompa e una turbina nella parte inferiore in serie, si ottiene una pressione statica tra l’interno e l’esterno del tubo? Ma azionando la pompa, si sviluppa un’energia cinetica all’interno dell’intero tubo verticale, a seconda dell’intera colonna della pompa. La velocità dell’acqua viene rallentata dalle pale della turbina e quindi produce energia. L’acqua esce dal fondo a una velocità molto bassa, alla quale la pressione esterna non può opporsi, perché le pressioni statiche all’interno e all’esterno del tubo dove avviene la produzione di energia sono le stesse. È così difficile capire che la quantità di energia prodotta dipende dalla profondità a cui installiamo la pompa che pompa verso il basso, la quale non deve fornire energia ma solo vincere lo stato di inerzia? L’energia prodotta dal principio di Torricelli perché la pompa, vincendo lo stato di inerzia, funziona come una valvola che collega un’uscita sommersa alla pressione atmosferica. Se la turbina non ci fosse, la velocità dell’acqua in uscita sarebbe molto elevata e tutta l’energia cinetica torricelliana si dissiperebbe in calore, invece di produrre elettricità. Come si può affermare che si tratta di un circuito chiuso e che la turbina produce solo l’energia necessaria ad alimentare la pompa?
Il secondo rifiuto di comprendere l’energia idroelettrica con il riciclo dell’acqua si è verificato nella relazione di ricerca allegata alla lettera del 06/06/2016. Prot. N.159075 relativa all’invenzione denominata “elettropompe e turbine con doppio beccuccio di alimentazione” n. 102015000048796 del 07 settembre 2015. In questa relazione di ricerca l’Ufficio europeo dei brevetti dichiara documenti rilevanti che non hanno nulla a che fare con l’invenzione del sottoscritto e fa molti sviste formali senza capire a cosa serva la mia invenzione, nonostante avessi allegato molti disegni per renderla comprensibile. Ecco cosa scrivono:
Dichiarazione motivata in merito a novità, attività inventiva o applicabilità industriale; citazioni e spiegazioni a supporto di tale dichiarazione. Si fa riferimento ai seguenti documenti:
US 2002/114694 A1 (TEPLANSZKY GEORGE .i [us]) 22 Augusr 2oo2 (2002-os-22)
US 1 927 727 A (uoi-1N BUZARD) 2 ottobre 1991 (1931-10-20)
Le rivendicazioni non sono chiare. Di seguito vengono esposte le obiezioni più gravi in merito alla chiarezza. Il termine “pompe e turbine elettriche” utilizzato nelle rivendicazioni lascia il lettore nel dubbio se si rivendichino pompe, turbine o entrambe. Il termine “settore” utilizzato nella rivendicazione 1 non è stato introdotto. Non è chiaro a quale caratteristica si riferisca o con quale sia correlato. Forse intendeva riferirsi agli ingressi. Il termine “parti di flusso d’acqua senza soluzione di continuità” utilizzato nella rivendicazione 1 non è chiaro. Non vengono fornite caratteristiche tecniche che possano giustificare l’assenza di una soluzione di continuità. Inoltre, non è chiaro a quale soluzione di continuità si riferisca. L’espressione “le pompe elettriche non servono a vincere la pressione del carico idraulico ma solo lo stato di inerzia” utilizzata nella rivendicazione 1 non è chiara: non sono stati definiti né un “carico idraulico” né uno “stato di inerzia”. Pertanto, non è possibile identificare il risultato da raggiungere e, di conseguenza, non è possibile correlare o sono evidenti le caratteristiche necessarie per raggiungere tale risultato. Il termine “… direzione della pressione atmosferica” utilizzato nella rivendicazione 1 non è chiaro. La pressione è un valore scalare e non ha direzione. Il termine “prevalenza idraulica calcolata” utilizzato nella rivendicazione 1 non è chiaro: nella rivendicazione non è presente alcun calcolo di questo tipo né una precedente definizione del valore. L’espressione “superare le perdite di pressione nelle turbine e nei tubi” utilizzata nella rivendicazione 1 non è chiara. Le perdite di pressione possono essere prodotte da diversi fattori (attrito, variazione delle sezioni trasversali delle sezioni di flusso, ostacoli nel flusso, giranti). Poiché non è chiaro da cosa esattamente vengano generate le suddette perdite di pressione, non è chiaro nemmeno come tali perdite di pressione possano essere superate. Inoltre, la formulazione tenta di definire l’oggetto in termini del risultato da raggiungere (superare le perdite di pressione), il che equivale semplicemente a un’affermazione del problema di fondo, senza fornire le caratteristiche tecniche necessarie per raggiungere tale risultato. Non è chiaro se l’espressione “impianti mobili che producono energia con riciclo dell’acqua” utilizzata nella rivendicazione 1 debba far parte dell’ambito protetto dalla rivendicazione, poiché non vi è alcuna relazione con altre caratteristiche della rivendicazione. Il termine L’espressione “la pompa elettrica è controllata da un gruppo trifase nella fase iniziale” utilizzata nella rivendicazione 1 non è chiara in quanto il termine “gruppo trifase nella fase iniziale” non ha un significato tecnico ben definito. L’espressione “la velocità di rotazione è gestita dall’inverter durante l’esercizio” utilizzata nella rivendicazione 1 non è chiara in quanto dal contesto non è ovvio a quale caratteristica si riferisca “velocità di rotazione”. Si presume che si riferisca alla pompa. L’espressione “pompe sommergibili multicellulari” utilizzata nelle rivendicazioni 4 e 5 non ha un significato tecnico ben definito e l’esperto del settore non è in grado di associare le rispettive caratteristiche.Il termine “bocca di erogazione” utilizzato nella rivendicazione 5 non ha un significato tecnico ben riconosciuto e l’esperto del settore non è in grado di associarvi caratteristiche corrispondenti. A causa dei numerosi problemi di chiarezza sopra menzionati, la rivendicazione 1 indipendente è stata interpretata con l’ausilio dei disegni e della descrizione. Tuttavia, la presente domanda non soddisfa i criteri di brevettabilità, poiché l’oggetto della rivendicazione 1, per quanto questa rivendicazione possa essere compresa, non implica un’attività inventiva. La figura 1 D1 è considerata lo stato dell’arte più vicino all’oggetto della rivendicazione 1 e mostra le seguenti caratteristiche (i riferimenti tra parentesi si riferiscono al presente documento):
Pompe e turbine elettriche (paragrafo 1 e 23) con doppio ingresso di alimentazione (46; figura 1) mediante il quale le pompe elettriche fanno circolare acqua canalizzata (paragrafo 17); l’ingresso dell’acqua da due lati avviene per mezzo di un elemento speciale applicato esternamente (figura 1), che divide in due parti simmetriche (paragrafo 21) il flusso d’acqua senza soluzione di continuità, all’interno del corpo pompa (22), arrestandosi in corrispondenza della girante e seguendone il profilo (figura 1); almeno una delle prese di aspirazione deve essere collegata a un serbatoio a pressione atmosferica (paragrafo 48). L’oggetto della rivendicazione 1 si differenzia quindi da questo noto D1 in quanto D1 non mostra: che ciascun settore è a sua volta diviso in quattro canali da lamelle che separano il flusso e che raggiungono anche la girante, anche se seguono il profilo la velocità di rotazione è gestita da un inverter durante l’esercizio Tuttavia, la divisione dei settori o dei tubi di ingresso in quattro canali mediante lamelle è un’opzione nota per l’esperto al fine di raddrizzare il flusso nei tubi cun/ed (vedere ad esempio D2: figura 6). Il fatto che queste lamelle raggiungano la girante sarebbe anche un’opzione 4; inoltre, le lamelle essendo vicine alla girante semplicemente sposterebbero il processo di miscelazione dei due flussi in ingresso dopo la girante e porterebbero a un effetto tecnico equivalente. La pressione nella zona intorno alla girante, al flusso in uscita e ai due flussi in ingresso dipende dalla potenza istantanea della pompa. L’inverter è considerato una caratteristica standard che è considerata, se non implicita, una caratteristica ampiamente e ben nota. Le due differenze tra la rivendicazione 1 e D1 (inverter e settori suddivisi) sembrano quindi rappresentare una semplice giustapposizione di caratteristiche note e non una vera combinazione che fornirebbe un’interazione funzionale tra le caratteristiche e conseguirebbe un effetto tecnico combinato diverso, ad esempio maggiore, della somma degli effetti tecnici delle singole caratteristiche. La soluzione proposta nella rivendicazione 1 della presente domanda non può quindi essere considerata come avente un’attività inventiva. Le rivendicazioni dipendenti 2-7 non sembrano contenere alcuna caratteristica aggiuntiva che, in combinazione con le caratteristiche di una qualsiasi delle rivendicazioni a cui si riferiscono, soddisfi i requisiti dell’attività inventiva, per i seguenti motivi: Rivendicazioni 2 e 3: l’oggetto delle rivendicazioni si riferisce a dettagli tecnici che appaiono ovvi all’esperto del settore a partire da D1. Rivendicazioni 4 e 5: per quanto le rivendicazioni possano essere comprese, il loro oggetto appare ovvio all’esperto del settore a partire da D1. Le applicazioni indicate nella rivendicazione 6 sarebbero un’opzione per l’esperto del settore. Affermazione 7: I diversi angoli di curvatura dei tubi di afflusso non sembrano aggiungere nulla di inventivo alla presente applicazione.
Da queste lunghissime osservazioni degli esaminatori, puramente formali e perse in dettagli insignificanti, credo non abbiano compreso che le pompe esistono già allo stato dell’arte e che il sottoscritto si limita a modificarne il sistema di alimentazione, rendendole dotate di una doppia alimentazione elettrica separata fino alla girante. Se le pompe attuali funzionano, funzionano anche quelle modificate. Ma questa semplice modifica permette di costruire gli impianti in modo diverso. Per questo motivo è una delle invenzioni più importanti nella storia dell’umanità. Tuttavia, la mia risposta è stata la seguente:
Con riferimento alla lettera ministeriale del 06/06/2016, Prot. N.159074, ricevuta il 14/06/2016, il presente documento intende fornire al Vostro Ufficio le argomentazioni del Richiedente a sostegno della brevettabilità dell’invenzione oggetto della domanda di brevetto in esame e una serie di rivendicazioni modificate come stabilito dall’art. 5 (1) del Decreto Ministeriale del 27 giugno 2008.
Nel parere scritto, l’attività inventiva non viene riconosciuta. A mio avviso, questa mancata interpretazione è dovuta al fatto che gli esaminatori europei si sono limitati all’esame delle rivendicazioni, senza prendere in considerazione la descrizione in italiano, i disegni o persino il riassunto in inglese. Infatti, questi documenti chiariscono lo scopo per cui è nata l’invenzione, che riguarda sia pompe che turbine. Le pompe sono il cuore dei sistemi di sollevamento idraulico e le turbine sono il cuore delle centrali idroelettriche, ma queste centrali sono attualmente rigorosamente separate a causa della mancanza di inventiva nella progettazione degli impianti e delle pompe. Infatti, con l’attività inventiva è possibile produrre energia negli impianti di sollevamento e distribuzione dell’acqua, modificando a seconda delle necessità sia gli impianti che le pompe e le turbine.
Il valore inventivo di un brevetto non può essere determinato dal modo in cui sono formulate le rivendicazioni, le quali si limitano a descrivere la fabbricazione della macchina o dell’impianto, senza tenere conto del funzionamento e delle applicazioni industriali che tale innovazione comporta in tutti i settori interessati.
Nel complesso, l’esaminatore europeo si è concentrato esclusivamente sulle parole utilizzate nelle rivendicazioni. Definisce la parola “ugello” della pompa come non chiara, definendola non chiara agli esperti del settore. Questa parola, il sottoscritto, che è senza dubbio un esperto nel settore idraulico, la conosce da mezzo secolo. L’esaminatore definisce non chiara la direzione dell’acqua immessa, che coincide con la direzione della pressione atmosferica, perché la pressione atmosferica non ha direzione. Come si possono fare tali osservazioni senza comprendere che in un circuito collegato a serbatoi aperti è l’ingresso e l’uscita della pressione atmosferica a determinare la direzione del flusso? Ovviamente, nei circuiti pressurizzati, come quelli in cui le turbine utilizzano le pompe, la direzione del flusso determina l’orientamento della portata della pompa e dell’uscita della turbina, che non può non coincidere con la direzione della pressione dinamica. Per il sottoscritto, certamente più esperto dell’esaminatore nei circuiti idraulici, la pressione che non ha direzione è la pressione statica in un serbatoio chiuso senza circolazione di fluido, che non è il caso esaminato. L’esaminatore europeo dedica tre pagine a critiche di questo tipo, suddividendole in sette brevi rivendicazioni che occupano poco più di una pagina, senza minimamente entrare nei concetti tecnici e scientifici che hanno portato a questa invenzione, i quali non possono essere confutati da considerazioni formali, pur giustificati dall’erronea formulazione con cui sono stati scritti, ma che non hanno nulla a che vedere con l’attività inventiva.
Allo stato attuale, i sistemi di sollevamento idraulico sono inadeguati perché assorbono troppa energia. Di conseguenza, è evidente che, da un punto di vista energetico, il modo di costruire le pompe per il sollevamento e la distribuzione dell’acqua è errato. Allo stesso modo, si può affermare che, allo stato attuale, dal punto di vista tecnico ed economico, le centrali idroelettriche sono inadeguate, poiché producono energia solo sfruttando i salti idraulici e i flussi d’acqua già dotati di energia cinetica. Oggi, per sfruttare queste energie, è necessario realizzare grandi opere civili che non sempre sono realizzabili e non sempre sono in armonia con l’ambiente. La pompa con doppia bocca di alimentazione sul lato di aspirazione, come l’ho concepita io (con le partizioni di separazione dei flussi d’acqua che raggiungono direttamente l’interno della girante della pompa), che la relazione di ricerca conferma non esistere anche sulla base della documentazione allegata dagli esaminatori, rappresenta ciò che in meccanica era il piano inclinato, la leva di Archimede, il rapporto di trasmissione a ingranaggi o con pulegge.Infatti, permette di sollevare l’acqua assorbendo energie decine di volte inferiori rispetto a quelle delle pompe tradizionali, che furono tra le prime invenzioni dell’era industriale. Ad oggi queste pompe, nonostante la semplicità concettuale, non sono ancora state realizzate perché è stata necessaria una grande inventiva da parte dell’inventore, che ha dovuto contemporaneamente concepire la modifica degli impianti in molteplici versioni, approfondendo il ragionamento sulle caratteristiche fisiche dell’acqua. Infatti, essendo l’acqua incomprimibile, permette la circolazione all’interno del volume accumulato senza dover impiegare energie per sollevare contro la forza di gravità e le pressioni dei cuscini d’aria delle vasche autoclavabili. La modifica, in misura minore (a seconda delle applicazioni negli impianti), riguarda anche le turbine, che possono essere considerate pompe alimentate a ritroso (pompa come turbina = pat), in grado di produrre elettricità sfruttando l’energia di posizione dell’acqua, posta nella parte superiore, se combinate con pompe che creano una circolazione che non si sviluppa nella sola acqua statica, in assenza di impianti specifici. La Figura 4 mostra anche l’utilizzo di turbine con doppia alimentazione separata fino alla girante, un impiego più raro delle pompe, ma possibile. Nella presente domanda, gli esaminatori affermano che non è chiaro se la domanda di brevetto riguardi solo le pompe o anche le turbine. Per il sottoscritto, la questione è irrilevante poiché il titolo stesso dell’invenzione parla di pompe e turbine con doppia bocche di alimentazione; inoltre, come già scritto, concettualmente, la turbina è una pompa che funziona azionata capovolta. Pertanto, la modifica delle pompe e delle turbine non è assoluta, ma deve essere valutata in base agli impianti in cui le pompe e le turbine modificate verranno installate. Allo stato attuale, questi sistemi non esistono a causa della mancanza di inventiva dei progettisti del passato, che non hanno pensato che pompe e turbine potessero coesistere nello stesso impianto, creando nuove modalità di risparmio e produzione di energia. Non accettare l’inventiva di pompe e turbine con doppia apertura di alimentazione separata e dei sistemi in cui verranno installate, appellandosi solo a presunte parole poco chiare estrapolate dalle dichiarazioni, non dalle numerose pagine di descrizioni e disegni, che chiariscono i concetti scientifici e tecnici, significa negare la possibilità di produrre energia sostenibile nella versione fissa e mobile. Di fatto, nega la possibilità della nascita di alcune delle più importanti invenzioni della storia umana, essendo le uniche che insieme possono vincere la forza di gravità, sia per risparmiare oltre il 90% dell’energia necessaria per i sollevatori idraulici, sia per produrre energia idroelettrica senza il classico salto idraulico. Infatti, il salto idraulico, sebbene sia stato utilizzato per produrre energia per oltre cento anni, la sua implementazione non ha richiesto attività inventiva per l’aspetto concettuale,ma solo per quello tecnologico. Basti pensare alle pale di legno dei mulini che macinano il grano da millenni per togliere inventiva allo sfruttamento del salto idraulico. Mentre ancora oggi nessuno produce energia con acqua statica riciclata nello stesso volume e durante la fase di sollevamento dell’acqua. Infatti, se gli impianti vengono sempre mantenuti pieni al livello massimo, poiché è il livello dell’acqua che produce energia nelle turbine, è ovvio che anche l’acqua statica può produrre energia se si canalizza l’acqua superficiale e la si fa passare attraverso le turbine, dopo aver riciclato l’acqua usata dalla turbina, facendola entrare nel lato di aspirazione di una pompa con una doppia alimentazione separata, che ricicla l’acqua dal bacino superiore con l’altro alimentatore. Di fatto, l’acqua produce energia durante la discesa, sfruttando solo l’energia di posizione dell’acqua superficiale rispetto a quella in uscita dalla turbina. Proprio perché questi concetti non sono facilmente comprensibili nemmeno dagli esperti di idraulica, il sottoscritto ha depositato lo stesso giorno (07/09/2015) tre depositi di brevetto (102015000048789 -102015000048792, 102015000048796) di cui il primo riguarda sistemi di sollevamento idraulico, che diventano anche produttori di energia (fig.4); il secondo riguarda un produttore di energia idroelettrica con acqua riciclata pressurizzata con aria compressa (figg. 5 e 6); il terzo deposito di brevetto riguarda la modifica che le pompe e le turbine devono subire affinché possano essere inserite in questi impianti per risparmiare energia e produrre energia idroelettrica in modo diverso dallo stato dell’arte attuale. Infatti,4); il secondo riguarda un produttore di energia idroelettrica con acqua riciclata pressurizzata con aria compressa (figure 5 e 6); il terzo deposito di brevetto riguarda la modifica che le pompe e le turbine devono subire affinché possano essere inserite in questi impianti per risparmiare energia e produrre energia idroelettrica in modo diverso dallo stato dell’arte attuale. Infatti,4); il secondo riguarda un produttore di energia idroelettrica con acqua riciclata pressurizzata con aria compressa (figure 5 e 6); il terzo deposito di brevetto riguarda la modifica che le pompe e le turbine devono subire affinché possano essere inserite in questi impianti per risparmiare energia e produrre energia idroelettrica in modo diverso dallo stato dell’arte attuale. Infatti,L’inventiva non risiede nella singola macchina, bensì nei sistemi (idraulici – energetici) che devono essere progettati in modo diverso. Tali concetti, allo stato dell’arte, non sono ancora stati acquisiti e sono pertanto sconosciuti agli esperti del settore e, di conseguenza, anche agli esaminatori di brevetti.
A mio avviso, il primo errore è stato commesso dall’Ufficio brevetti italiano, che ha separato i tre brevetti affidandoli a diversi esaminatori, i quali non sono stati in grado di comprendere la portata globale delle tre invenzioni combinate e l’utilità della suddivisione interna delle pompe e delle turbine fino alla girante. Di fatto, due depositi di brevetto sono stati trasmessi all’Ufficio europeo, mentre il terzo, che produrrebbe solo elettricità riciclando l’acqua pressurizzata da un’autoclave gestita per mezzo di una pompa, una turbina e un compressore che ripristina il cuscino d’aria, è stato respinto e definito “moto perpetuo” (impossibile da realizzare per l’esaminatore italiano, che certamente non può essere un esperto, se gli stessi esperti non conoscono questi impianti). L’opposizione scritta del sottoscritto non è servita a nulla. Persino gli esaminatori europei hanno già dimostrato di avere gravi lacune in materia di idraulica, definendo “moto perpetuo” anche un altro deposito di brevetto ancora più semplice (CE2014A000012 relativo alla produzione di energia idroelettrica con pompe e turbine sommerse ad alimentazione singola). Il ragionamento che ha portato gli esaminatori a respingere i suddetti brevetti non era di natura scientifica, poiché non hanno approfondito i dettagli dei calcoli idraulici allegati dal sottoscritto. Semplicemente non ritenevano possibile che le applicazioni più importanti fossero sfuggite agli esperti di idrologia, compresi numerosi scienziati. Ma questo ragionamento rafforza ulteriormente il carattere inventivo delle tre invenzioni, inclusa quella in questione. Infatti, l’articolo 48 della Convenzione sul Brevetto Internazionale di Israele (ICC) recita: Un’invenzione si considera inventiva se, per una persona esperta del settore, non risulta evidente dallo stato dell’arte. Questo è il caso delle tre invenzioni depositate il 07/09/2015 e della precedente CE2014A000012. L’intero settore idrologico non può considerarsi pienamente esperto, avendo subito colossali sviste che hanno penalizzato la produzione di energia sostenibile e la tutela dell’ambiente, soprattutto sottovalutando il ruolo dell’incomprimibilità dell’acqua e della comprimibilità dell’aria nella progettazione di sistemi di pompe e turbine, ma anche non distinguendo sufficientemente le funzioni della pressione statica e dinamica (o energia cinetica) nelle applicazioni idrauliche pratiche. In effetti, teoricamente tutti conoscono la differenza tra pressione statica e dinamica, ma se proponiamo impianti che sfruttano questa differenza, gli esaminatori la definiscono “moto perpetuo”, mentre i presunti esperti che non hanno mai realizzato impianti con le caratteristiche evidenziate dal sottoscritto, tacciono per evidente interesse di parte o per nascondere colossali errori di progettazione che hanno compromesso soprattutto il risparmio idrico e la produzione di energia sostenibile.Dovendo modificare la maggior parte degli impianti industriali, civili, ambientali ed energetici esistenti nel mondo, il sottoscritto non riesce a trovare interlocutori perché i presunti esperti hanno progettato i sistemi idraulici senza approfondire a sufficienza i possibili circuiti con la combinazione tra pompe e turbine, con ricircolo dell’acqua a pressione atmosferica e pressurizzata con autoclave. Lo studio di questi circuiti, che solo chi conosce gli impianti e le macchine potrebbe fare anche dal punto di vista pratico e funzionale, ha portato alla modifica da apportare alle pompe e alle turbine per trasformarle con una doppia alimentazione separata fino alla girante, che è fondamentale per il futuro dello sviluppo industriale, ambientale, civile e energetico mondiale. Tuttavia, questa modifica è molto semplice:
Consiste nella suddivisione in quattro parti della sezione di ingresso, proseguendo tale suddivisione anche nella parte interna del corpo pompa o turbina, fino alla girante rotante, seguendone perfettamente il profilo. La rotazione della girante, nel caso della pompa, comporta una depressione al centro della girante che coincide con la sezione di arrivo dei quattro flussi separati. Ciò favorisce l’ingresso dei flussi anche se alimentati con pressioni positive diverse, poiché la rotazione della girante e le tolleranze ristrette dei giochi di accoppiamento tra le parti fisse e mobili, costringono l’acqua di diversa provenienza ad avanzare nella stessa direzione, alternandosi successivamente negli stessi quarti di sezione della girante rotante. Nel caso della turbina, invece, non è necessaria la girante prodotta dalla turbina stessa, anche perché le pale della turbina ruotano in direzione opposta a quelle della pompa. È sufficiente la semplice suddivisione del flusso, fino alla girante, e la precisione dei processi meccanici che impediscono l’ingresso di acqua con maggiore pressione statica nei settori paralleli alimentati con minore pressione idrostatica. Pertanto, sia per le pompe che per le turbine, se alimentiamo le bocche di ingresso con la stessa pressione, esse funzionano (più o meno) con le stesse prestazioni delle pompe e turbine attuali. Se, invece, alimentiamo le bocche di ingresso con pressioni diverse, all’uscita della pompa abbiamo la somma delle portate e la pressione massima (statica + dinamica prodotta dalla pompa), anche se la pressione statica maggiore si trova solo su un lato della pompa; mentre all’uscita delle turbine abbiamo la somma delle portate e l’energia cinetica massima sfruttata, anche se la pressione statica maggiore entra attraverso una sola delle due bocche di ingresso (principio di Pascal). Ovviamente i risultati di queste somme devono essere moltiplicati per le rese che dipendono dal tipo di girante utilizzata e dalla precisione delle operazioni di lavorazione.
Poiché questa invenzione è molto semplice da realizzare, nessuno ne ha compreso l’importanza, pertanto, essa è stata resa comprensibile solo attraverso la descrizione dei nuovi impianti inventati specificamente per il risparmio idrico e la produzione di energia, che senza l’uso di questa pompa non sarebbero stati possibili. Il sottoscritto non si aspettava una tale incomprensione da parte degli esaminatori sui principi idraulici utilizzati, che in realtà non sono mai stati violati. Le opposizioni ricevute sono sempre state di natura formale e quando in alcune domande hanno contestato la violazione di un principio di conservazione dell’energia, gli esaminatori italiani ed europei non sono stati in grado di spiegare come e quale principio fosse stato violato. In particolare, quando si è trattato della produzione di energia idroelettrica sommersa (che si basa sull’incomprimibilità dell’acqua) e quando si è trattato di generatori di elettricità che utilizzano un cuscino di aria compressa sulla superficie dell’acqua raccolta in un serbatoio (che sfrutta l’energia accumulata nell’aria compressa e l’incomprimibilità dell’acqua). Questi casi, che prevedono sempre la combinazione di pompe di potenza singole o doppie separate con turbine, non si sono ancora diffusi a livello mondiale perché le argomentazioni sul funzionamento di pompe e turbine in determinati circuiti non sono state esaminate a fondo. Per la prima volta al mondo, questa configurazione è stata realizzata e i rapporti di ricerca lo confermano. È evidente che dietro il silenzio degli esperti del settore energetico si celano grandi interessi di parte e un inventore privato che non può dimostrare nulla in pratica per mancanza di mezzi economici si trova in serie difficoltà, soprattutto se deve anche combattere contro gli uffici brevetti. Questi ultimi, in quanto enti pubblici, inclusi nei ministeri dello sviluppo economico, dovrebbero incoraggiare l’innovazione, non reprimerla sulla base di principi generici, approfonditi e accademici nel campo della fluidodinamica.
Nei due casi sopracitati, il sottoscritto, anziché spendere circa seicento euro per un ricorso, ha preferito, dopo alcuni mesi, ripresentare la domanda di brevetto con un nuovo deposito elettronico, spendendo solo cinquanta euro. Vedremo poi come andrà a finire.
Purtroppo, gli esaminatori di brevetti non riescono a pensare che nel settore della fluidodinamica, gli esperti del settore non abbiano mai ipotizzato di sviluppare virtualmente e virtualmente le soluzioni sviluppate dal sottoscritto, altrimenti l’energia idroelettrica sommersa, che con il riciclo dell’acqua e la pressurizzazione, fissa e mobile, sarebbe già una realtà e il mondo sarebbe molto migliore.
Nel caso in cui si tratti solo di pompe con doppia alimentazione separata, che bene o male, ha superato l’esame italiano, il sottoscritto non ha potuto ampliare la descrizione, rischiando l’invalidazione del deposito di brevetto. Per questo motivo fornisce ulteriori spiegazioni e un altro esempio di applicazione con i requisiti di attività inventiva e applicazione industriale, riservandosi il diritto di arricchire la descrizione in un eventuale successivo deposito di brevetto internazionale che utilizzi il deposito in questione solo come documento di priorità. Per me, ciò che conta è che gli esaminatori europei non abbiano trovato applicazioni simili. Senza questa semplice invenzione, non è possibile produrre energia dal riciclo dell’acqua, anche se non dipende solo dalla pompa, ma dall’intero impianto.
Con la presente lettera di risposta alla relazione di ricerca, riservata esclusivamente agli esaminatori italiani, il sottoscritto invita gli esaminatori italiani a prendere visione anche di un successivo deposito di brevetto del sottoscritto, in cui, sulla base dell’approfondimento dei concetti espressi, giunge a proporre addirittura un’automobile con motore idroelettrico. Per sviluppare questo progetto, il sottoscritto ha atteso la risposta al protocollo in questione. Un esempio di tale importante applicazione dovrebbe onorare l’intera industria italiana, se ci fosse maggiore collaborazione e gli inventori privati non fossero lasciati soli, soprattutto dalle istituzioni pubbliche, tra cui anche l’Ufficio brevetti italiano. Si allega il seguente estratto della descrizione con le relative figure estratte dal deposito di brevetto n. 102016000087373 del 25/08/2016, con i relativi disegni (per ulteriori dettagli è possibile consultare il deposito di brevetto originale):


Osservando la FIG.1, è necessario distinguere tra pressione statica e dinamica del sistema. La pressione statica è la pressione fornita dal cuscino d’aria compressa e, con la valvola (1.4) aperta, si diffonde sul lato destro della pompa con doppia alimentazione separata, entrando anche nella girante. La pressione dinamica, o energia cinetica, è quella che fa circolare l’acqua all’interno dei tubi e dell’autoclave. In circuito aperto sul lato sinistro dell’autoclave, per far circolare l’acqua è sufficiente aprire la valvola (2.2) e la pressione dell’aria farà circolare l’acqua nella turbina, ma la pressione dell’aria diminuisce man mano che il volume dell’aria si espande e l’acqua fuoriesce dal circuito. Mentre per far circolare l’acqua sul lato destro della pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante, è necessario aprire la valvola (1.4) e muovere la pompa poiché la pressione statica riempie già l’intero circuito, entrando anche nella girante, ma senza il movimento della pompa l’acqua non circola per ovvie ragioni. Tuttavia, è sufficiente fornire alla pompa la prevalenza di pochi cm di colonna d’acqua per superare la perdita di pressione della valvola di ritegno, poiché la pressione statica non si oppone all’energia cinetica sviluppata internamente al volume d’acqua immagazzinato. Quindi, possiamo avere una pressione statica di 12 bar e una pressione dinamica di 0,25 bar. Ma il movimento sul lato destro (guardando la FIG. 1) non produce energia, essendo solo un riciclo interno nel volume d’acqua immagazzinato. Per produrre energia dobbiamo utilizzare il circuito sul lato sinistro dell’autoclave passando attraverso la pompa utilizzata come turbina (2) e immettere con un basso costo energetico l’acqua libera da pressione statica nel serbatoio dell’autoclave, che lo stato dell’arte attuale richiede una pompa con una prevalenza che superi la pressione statica e la caduta di pressione, quindi una prevalenza più elevata a 12,5 bar. Questo è il motivo per cui l’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua non è mai stata prodotta. Con la pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante possiamo realizzare questa applicazione con un costo energetico molto basso che sembra impossibile, perché provenendo dal lato di aspirazione della pompa che è già pieno di acqua pressurizzata staticamente dall’autoclave, otteniamo intorno all’opposizione di pressione idrostatica, come se fosse una circolazione interna al volume di acqua pressurizzata. Infatti, il tubo di aspirazione della pompa, che proviene dal lato sinistro (aperto) e dal lato destro (chiuso) è diviso in quattro settori fissi e separati (come si vede dalla FIG.2), quindi, quando la girante ruota, spinge verso l’autoclave l’acqua presente nella girante e produce in ogni quarto del settore del tubo di alimentazione una depressione che favorisce l’ingresso dell’acqua nella girante sia dal lato destro, sia dal lato sinistro. Non appena l’acqua in ingresso viene coinvolta per accelerazione centrifuga verso la periferia,La forza prodotta dalle pale della girante è proporzionale al quadrato della velocità angolare e al raggio di rotazione, secondo coefficienti che dipendono dal tipo di girante. Ma la caratteristica importante della pompa con doppia alimentazione separata è che la rotazione costringe la girante a ricevere in successione, nello stesso quarto della girante, l’acqua aspirata dai quattro settori separati. Non simultaneamente, come nel caso delle pompe con una sola alimentazione. Pertanto, l’acqua a circuito aperto (senza pressione statica) e l’acqua a circuito chiuso (con la pressione statica dell’autoclave) si alternano nello stesso punto e nella stessa direzione (verso l’uscita della girante). Questo funzionamento implica che le portate si sommano, mentre la pressione totale (statica più dinamica) si distribuisce nell’intera sezione di uscita, secondo il principio di Pascal. Ovviamente, poiché la pressione statica viene trasmessa solo dal lato destro del sistema, per evitare cali di pressione nella pompa con doppia alimentazione separata, le sezioni di passaggio devono essere dimensionate per la trasmissione dell’intera portata e pressione. Questa semplice modifica della pompa ci permette di recuperare con costi infinitesimali l’acqua che ha prodotto energia nella pompa utilizzata come turbina idraulica, situata sul lato sinistro del sistema, e di reintrodurla nel circuito di ricircolo dell’acqua pressurizzata del serbatoio, senza che si verifichi la caduta di pressione dovuta all’espansione del cuscino d’aria, che si verifica nelle normali autoclavi, il cui ripristino richiederebbe energia sia dalle pompe che dai compressori. Infatti, il sistema dell’autoclave non è nato per produrre energia, ma per limitare il numero di avviamenti dei motori delle pompe, fornendo per alcuni minuti al sistema idraulico, che consuma acqua, il volume d’acqua immagazzinato mediante l’espansione del cuscino d’aria. È ovvio che lo stesso sistema può essere utilizzato per produrre energia se l’acqua esce dal circuito dell’autoclave (per produrre energia) e vi ritorna simultaneamente da un altro ingresso, senza modificarne il volume interno. Ovviamente, il ritorno dell’acqua in un’autoclave pressurizzata non deve avvenire con la forza di una pompa multistadio, che consuma più energia di quanta ne produca, dando ragione agli scettici che ironicamente chiamano “moto perpetuo” l’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua. Gli scettici hanno avuto ragione solo perché mancava l’invenzione della pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante. Infatti, se la separazione del flusso non raggiunge l’interno della girante e se questa non ruota, il sistema non funziona, affidandosi alla pressione dinamica per superare la pressione statica. Nel sistema idroelettrico dell’auto la valvola (2.2), che alimenta la pompa utilizzata come turbina, deve essere rigorosamente chiusa quando l’auto non è in funzione, altrimenti non ci sono le condizioni per avviare il sistema. Nell’impianto idroelettrico dell’auto di FIG.1,espandiamo il cuscino d’aria solo nella fase di avviamento del motore idraulico, per ridurre i costi della batteria per l’avviamento e l’eventuale gruppo UPS trifase. Durante il normale funzionamento, l’acqua in uscita dall’autoclave deve essere perfettamente in quantità uguale a quella che entra nella bocca sinistra della pompa con doppia alimentazione, senza fermarsi nel serbatoio (3) e senza accelerare il flusso, mentre la bocca destra viene utilizzata solo per il riciclo dell’acqua pressurizzata dal cuscino d’aria (la pompa di riciclo funziona con una frequenza molto bassa solo per riciclare l’acqua nello stesso volume senza sollevare o aumentare la pressione del cuscino d’aria compressa). Oggi queste regolazioni sono possibili stabilendo a priori un limite all’oscillazione del livello dell’acqua nei due serbatoi affiancati, sia mediante la regolazione delle valvole, sia della velocità dei motori delle pompe, mentre la diminuzione della pressione dell’aria è regolata da un pressostato che aziona il compressore alla minima variazione. Pertanto, nelle condizioni operative nominali, non essendoci variazione di volume dell’acqua nel serbatoio pressurizzato, non si verifica l’espansione del cuscino d’aria e, di conseguenza, non viene consumata energia per comprimere il cuscino d’aria. Tuttavia, l’acqua che esce dall’autoclave riceve anche la pressione necessaria per produrre energia nella turbina. Ovviamente, l’assorbimento di energia non può essere eliminato completamente, ma consuma solo una piccolissima percentuale delle energie attualmente assorbite dai sistemi idraulici necessari per sollevare l’acqua o comprimere i cuscini d’aria.ma consuma solo una piccolissima percentuale delle energie attualmente assorbite dai sistemi idraulici necessari per sollevare l’acqua o comprimere i cuscini d’aria.ma consuma solo una piccolissima percentuale delle energie attualmente assorbite dai sistemi idraulici necessari per sollevare l’acqua o comprimere i cuscini d’aria.
In un altro estratto dello stesso deposito di brevetto n. 102016000087373, vengono ulteriormente chiariti i concetti relativi al funzionamento della pompa con doppia alimentazione: “Queste considerazioni tecniche ottimistiche sulla produzione di energia che qualcuno definisce “prodotta dal nulla” non sono speranze ma certezze, confermate dalla stessa tecnica di costruzione delle pompe idrauliche, in particolare quelle multistadio, con girante chiusa, che vengono utilizzate in questa applicazione, sia con funzione turbina, sia con funzione pompa con doppia alimentazione separata alla girante. Infatti, la tecnica di costruzione di queste pompe e la precisione dei lavori, consentono di costruire pompe con una prevalenza fino a cento bar. Non è necessario arrivare a queste prevalenze, ma ciò dimostra quanto affermato in questa descrizione, ovvero che la rotazione della girante, svolge la funzione di antiritorno dal lato sinistro della pompa con doppia alimentazione separata (FIG.1), alimentata con pressione statica inferiore. Infatti, nelle attuali pompe multistadio, le pressioni che non si potrebbe raggiungere se la girante rotante e la precisione del funzionamento non svolgessero una potente funzione anti-riflusso, poiché le perdite d’acqua attraverso i giunti tra le parti fisse e rotanti impedirebbero l’aumento di pressione da uno stadio all’altro. Pertanto, implicitamente, abbiamo già la conferma di riuscire con costi molto bassi a recuperare l’acqua e a reinserirla nel serbatoio pressurizzato, seguendo il percorso della seconda bocca di aspirazione separata fino alla girante, mentre l’altra bocca ricicla con una pressione molto bassa l’acqua dotata di alta pressione statica, utilizzando la stessa girante. Per quanto sopra, si può affermare che non esiste al mondo un’applicazione più valida da un punto di vista industriale ed economico.
Gli uffici brevettuali, in questo contesto di assenza di sviluppo del settore idroelettrico con riciclo dell’acqua, che a livello mondiale si sta sviluppando solo nel settore sottoscritto (senza fondi pubblici e privati perché l’energia veramente sostenibile spaventa tutti i centri del potere economico) che gli esperti non vogliono evidenziare per nascondere gravi responsabilità, non solo tecniche, ma anche sociali, penalizzano gli inventori, i quali non solo non hanno i soldi per dimostrare le loro invenzioni, ma devono anche trovare i soldi per presentare ricorsi legali.
Come già accennato, e già danneggiato da precedenti depositi di brevetti, per evitare ulteriori fraintendimenti, il sottoscritto ha presentato congiuntamente tre brevetti, affinché venissero esaminati insieme e con maggiore attenzione, non solo dagli esaminatori, ma anche, possibilmente, da consulenti qualificati, non coinvolti in errori generalizzati dell’intero settore. Soprattutto, sebbene sia vero che i brevetti siano un importante indicatore dello sviluppo del Paese, gli inventori non dovrebbero essere lasciati soli a lottare contro enormi interessi di parte, specialmente nei settori dell’energia e dell’ambiente. Dovrebbe essere il Ministero dello Sviluppo Economico a seguire più da vicino i brevetti che potrebbero avvantaggiare l’Italia rispetto ai Paesi concorrenti, che sono ben 195, compresi i Paesi europei, che continuano a ostacolarsi a vicenda. Ma, evidentemente, quella che avrebbe dovuto essere una procedura logica, in nome dell’interesse comune, non si è verificata. I tre brevetti hanno seguito percorsi diversi, entrando nel merito delle soluzioni a discrezione esclusiva di un singolo esaminatore. Un esaminatore italiano ha respinto il deposito 102015000048792, e i due brevetti che hanno superato l’esame italiano hanno seguito la stessa mentalità, non entrando nel merito delle soluzioni, ma solo negli aspetti burocratici della compilazione delle rivendicazioni. Ma l’auto idroelettrica mostrata sopra deriva proprio dal deposito di brevetto respinto dall’esaminatore italiano, dal presente deposito di brevetto, la cui inventiva è stata respinta dall’esaminatore europeo. Con tutto il rispetto per gli esaminatori, per me stesso, l’errore più grave che gli esaminatori possano commettere è quello di attribuire lo status di arte a specializzazioni e scienze, poiché indagano sempre nella stessa direzione. Possono migliorare i sistemi, ma non superare i difetti di origine. Infatti, le case automobilistiche oggi lanciano auto con batterie ricaricabili al litio, grandi e costose, che peraltro sono un materiale in via di estinzione. Sanno benissimo che l’aria compressa è un eccellente accumulatore di energia, è anche più ecologica e non costa nulla. Ma non avevano l’inventiva di studiare un circuito per sfruttarlo, essendo fossilizzati nel pensare solo ai motori termici, alla meccanica e all’elettronica di controllo. Mentre il motore idroelettrico combina la dinamica del fluido aria-acqua, la meccanica e l’elettronica di controllo e non può funzionare senza la pompa con la doppia alimentazione separata fino alla girante e senza il circuito realizzato esattamente come progettato da me.
Negli attuali impianti idraulici, l’acqua viene utilizzata come peso da sollevare o per la caduta. Al massimo per lo scambio termico in circuiti a recipienti aperti e chiusi. La mancanza di inventiva non ha permesso, fin dall’avvento dell’era industriale, un enorme risparmio energetico e un’enorme produzione di energia senza sprechi d’acqua. La creatività degli impianti che sollevano l’acqua per produrre energia è scarsa, soprattutto per quanto riguarda lo sfruttamento dell’insuperabile risorsa idrica, la combinazione con le turbine e le pompe a doppia alimentazione separate per la girante, mentre la creatività degli impianti che producono energia con piccoli volumi d’acqua (in versioni fisse e mobili), oltre alla separazione dell’acqua e alle pompe a doppia alimentazione, se combinate con le turbine, richiede anche la comprimibilità dell’aria. Ma gli esaminatori di brevetti non sono abituati a esaminare impianti trasversali in diverse discipline e si concentrano solo sui principi scientifici, validi in sistemi isolati, e sulle rivendicazioni che devono solo descrivere come è realizzata la macchina o l’impianto. Tutto ciò che riguarda una macchina o un impianto in un sistema che non si è sviluppato correttamente non può essere compreso se non si mette insieme lo stato dell’arte che si è sviluppato virtualmente attraverso i progetti del sottoscritto. Oggi non esiste nulla di simile al progetto elettroidraulico del sottoscritto, che è l’unico che potrebbe sostituire immediatamente l’energia fossile anche nei trasporti in modo sostenibile. Tanto che i documenti D1 e D2 allegati alla relazione di ricerca non hanno nulla in comune con gli aspetti funzionali di pompe e turbine a doppio ingresso. È necessario chiedere sulla base di quali principi idraulici l’esaminatore europeo ritiene decisivi per la negazione del carattere inventivo della pompa rappresentata nel documento D1? Non ha la separazione dei flussi separati verso la girante e quindi non può sommare le due portate all’interno della pompa nel modo in cui viene utilizzata per aggirare la pressione idrostatica che si oppone e non può svolgere la funzione anti-riflusso dell’acqua, dal lato con minore pressione idrostatica? La pompa del documento D1 non può funzionare secondo gli schemi idraulici del deposito di brevetto originale 4, 5, 6, dove, come ampiamente descritto, le pressioni di alimentazione sul lato di aspirazione sono molto diverse tra loro. Infatti, le divisioni partizionali (fss) del pezzo speciale a doppia curva (fdsf) accompagnano l’acqua con pressione diversa all’interno della girante. Poiché i settori di alimentazione sono fissi e la girante rotante, la girante riceve nello stesso punto alternativamente acqua a bassa e alta pressione, per cui l’acqua ad alta pressione fornisce energia cinetica all’acqua a bassa pressione e la solleva al livello superiore, consumando solo l’energia necessaria per inserirla nel circuito dal lato di aspirazione della pompa, non quella che sarebbe necessaria con le attuali pompe a singola alimentazione,che sollevano l’acqua senza l’ausilio della pressione dinamica del bacino superiore che alimenta una delle due bocche di ingresso della pompa. Se provassimo ad alimentare il diagramma in Figura 4 con le pompe D1 a doppia alimentazione, otterremmo un risultato disastroso perché l’acqua a pressione maggiore impedirebbe completamente l’ingresso dell’acqua a pressione minore. Quindi l’impianto non potrebbe sollevare acqua né produrre energia. Il ragionamento utilizzato per alimentare le pompe si applica anche alle turbine se sono alimentate da due serbatoi posti ad altezze diverse (come mostrato in figura 4). Infatti, anche nelle turbine le portate possono sommarsi e la pressione maggiore può diventare comune, solo se i flussi si incontrano nella girante rotante, non prima. Se il flusso si verifica per primo, l’acqua a pressione maggiore, invece di fornire energia cinetica a quella a pressione minore, perde pressione cercando di tornare verso il serbatoio con pressione idrostatica inferiore. Al contrario, con le modifiche proposte contemporaneamente agli impianti, alle pompe e alle turbine, gli attuali sistemi di sollevamento dell’acqua produrranno molta più energia di quanta ne consumino per la circolazione dell’acqua, come dimostrato dai calcoli energetici riportati nella descrizione. A cosa servono i calcoli energetici se nessuno li prende in considerazione? Se questo non è inventivo, cos’è l’inventivo? Mai come in questo caso, secondo il sottoscritto, l’inventività prevale sulla novità e sull’applicabilità industriale, che sono state invece riconosciute. Infatti, le pompe, le turbine e i sistemi di sollevamento esistono da cento anni e non sono mai stati assemblati negli stessi impianti perché mancava soprattutto l’invenzione del collegamento, che consiste, di fatto, nella modifica degli impianti, nonché nella modifica delle pompe e delle turbine. Alla luce di quanto precede, il sottoscritto ritiene che l’invenzione implichi un’attività inventiva ai sensi dell’art. 48 CPI.Gli attuali sistemi di sollevamento dell’acqua produrranno molta più energia di quanta ne consumino per la circolazione dell’acqua, come dimostrato dai calcoli energetici riportati nella descrizione. A cosa servono i calcoli energetici se nessuno li prende in considerazione? Se questo non è inventivo, cos’è l’inventivo? Mai come in questo caso, secondo il sottoscritto, l’inventività prevale sulla novità e sull’applicabilità industriale, che sono state invece riconosciute. Infatti, pompe, turbine e sistemi di sollevamento esistono da cento anni e non sono mai stati assemblati negli stessi impianti perché mancava soprattutto l’invenzione del collegamento, che consiste, di fatto, nella modifica degli impianti, nonché nella modifica delle pompe e delle turbine. Alla luce di quanto precede, il sottoscritto ritiene che l’invenzione implichi un’attività inventiva ai sensi dell’art. 48 CPI.Gli attuali sistemi di sollevamento dell’acqua produrranno molta più energia di quanta ne consumino per la circolazione dell’acqua, come dimostrato dai calcoli energetici riportati nella descrizione. A cosa servono i calcoli energetici se nessuno li prende in considerazione? Se questo non è inventivo, cos’è l’inventivo? Mai come in questo caso, secondo il sottoscritto, l’inventività prevale sulla novità e sull’applicabilità industriale, che sono state invece riconosciute. Infatti, pompe, turbine e sistemi di sollevamento esistono da cento anni e non sono mai stati assemblati negli stessi impianti perché mancava soprattutto l’invenzione del collegamento, che consiste, di fatto, nella modifica degli impianti, nonché nella modifica delle pompe e delle turbine. Alla luce di quanto precede, il sottoscritto ritiene che l’invenzione implichi un’attività inventiva ai sensi dell’art. 48 CPI.
Alla luce della relazione di ricerca dell’Ufficio europeo dei brevetti, questa invenzione avrebbe probabilmente dovuto avere un titolo più lungo per distinguerla immediatamente da altre applicazioni di pompe con doppia alimentazione, ma prive di separazione interna fino alla girante, aspetto fondamentale dell’invenzione. Il titolo completo dell’invenzione avrebbe dovuto essere “Pompe e turbine con doppia alimentazione separata che si apre fino all’interno della girante”. Tuttavia, un titolo così lungo non è consentito e il sottoscritto non è riuscito a evidenziare a sufficienza questo aspetto nelle rivendicazioni, ma spera di rimediare nelle nuove rivendicazioni che probabilmente proporrà a livello internazionale, con una descrizione più ampia e con nuovi esempi di impiego. Le applicazioni di pompe a turbina con doppia alimentazione separata fino alla girante dimostrano infatti che questa semplice invenzione è una delle più potenti invenzioni nel campo dell’energia di tutti i tempi.
Si ritiene pertanto che la presente invenzione soddisfi tutti i requisiti di brevettabilità stabiliti dalla CCI e si confida nell’accettazione della domanda di brevetto ai sensi dell’articolo 173 (9) della CCI. Rimaniamo a disposizione dell’Ufficio per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Nonostante il silenzio della scienza e il parere scritto dell’Ufficio europeo dei brevetti , le pompe con doppia alimentazione separata alla girante sono diventate un brevetto internazionale con un numero di brevetto regolare: PCT/IT2016/0000202 – WO 2017/042847. Ma ci sono voluti solo trenta mesi per trovare investitori internazionali. Questo dimostra che c’è qualcosa che non va a livello delle istituzioni pubbliche internazionali, perché non fanno nulla di concreto per incoraggiare la tutela dell’ambiente e lo sviluppo di energie sostenibili e rispettose dell’ambiente. Le soluzioni che finanziano sono solo palliativi inefficaci. Mentre scrivo questo articolo (fine febbraio 2018) ricevo molti inviti ad accelerare la procedura da parte degli studi legali specializzati nell’estensione dei brevetti internazionali. Molti hanno compreso l’importanza di questo brevetto e, oltre alle parole di apprezzamento, mi invitano ad affrettarmi a completare la procedura, altrimenti i miei diritti decadranno. A uno di questi studi, che ha usato più parole di apprezzamento, ho risposto con la seguente lettera:
Egregio Direttore, La ringrazio per le parole di apprezzamento rivolte al mio brevetto, ma ho deciso di non spendere più un solo dollaro per i miei brevetti. Chiunque creda in questo brevetto deve anche iniziare a sostenere i piccoli costi di deposito dei brevetti in India e in altri Paesi. Sono un semplice pensionato con un reddito modesto e una famiglia da mantenere. Ho depositato circa trentadue brevetti relativi alla depurazione e all’energia, uno europeo e cinque internazionali, detraendo alla mia famiglia circa 20.000 euro. Di tutti questi brevetti, nessuno è mai stato finanziato e li ho lasciati decadere non pagando le tasse di mantenimento. Alcuni non mi sono stati concessi perché considerati contrari ai principi del risparmio energetico. Ma ritengo validi tutti i miei brevetti, anche se non sono mai stati finanziati, perché, essendo interconnessi, rappresentano un modello di sviluppo alternativo ai sistemi di depurazione e di energia e, di conseguenza, all’intera economia attuale. Il che si basa sull’alleanza tra economisti politici e multinazionali, mentre scienziati e tecnici hanno perso l’abitudine di ragionare con la propria testa, accontentandosi di avere un lavoro. I miei brevetti non valgono nulla dal punto di vista economico e legale perché non ho pagato tasse di mantenimento nei singoli paesi. Alcuni non mi sono stati concessi perché considerati contrari ai principi del risparmio energetico. Ma considero validi tutti i miei brevetti, anche se non sono mai stati finanziati, perché, essendo collegati tra loro, rappresentano un modello di sviluppo alternativo ai sistemi di depurazione ed energetici e quindi all’intera economia attuale. Il che si basa sull’alleanza tra economisti politici e multinazionali, mentre scienziati e tecnici hanno perso l’abitudine di ragionare con la propria testa, accontentandosi di avere un lavoro. I miei brevetti non valgono nulla dal punto di vista economico e legale perché non ho pagato tasse di mantenimento nei singoli paesi. Ma io dico che gli inventori di brevetti di pubblica utilità non devono pagare alcuna tassa in nessun paese del mondo e che i brevetti devono essere accessibili a tutti i paesi del mondo, come i medicinali. Volevo dimostrare che né i governi né le multinazionali sono attualmente realmente interessati alla tutela dell’ambiente, e nemmeno la giustizia internazionale né le Nazioni Unite, alle quali ho scritto nove lettere aperte senza ricevere alcuna risposta. In questo momento sto scrivendo la decima lettera (quella attuale). Prima o poi dovranno rispondere. Prima o poi qualcuno sperimenterà e costruirà le pompe con doppia alimentazione separata alla girante, essenziali per la realizzazione degli impianti di energia e depurazione, fissi e mobili, come indicato dal sottoscritto, per produrre energia nel rispetto dell’ambiente. Io ho già fatto la mia parte. Preferirei che la giustizia internazionale intervenisse imponendo all’OMPI la modifica delle leggi sui brevetti,Riconoscere agli inventori gli stessi diritti degli scrittori, senza perseguitare imprenditori e enti pubblici. Anche per salvaguardare la dignità del lavoro degli inventori che si dedicano alla soluzione di questi problemi. Nel frattempo, se ci sono imprenditori che vogliono sfruttare le leggi vigenti per iniziare a innovare almeno le pompe, do il mio consenso. Come si dice, non si abbandona l’uovo in attesa della gallina. Ma non contribuisco a sottrarre ulteriori risorse alle già scarse risorse familiari per sostenere il sistema attuale, che non merita alcun sostegno da parte degli inventori privati, per il modo in cui vengono trattati. L’assenza di queste pompe, che permettono di aggirare la forza di gravità e di purificare e produrre energia a costi centinaia di volte inferiori a quelli attuali, è già costata all’umanità più dei danni causati dalle mafie e dalle guerre. Solo un inventore libero potrebbe inventarle, anche se si differenziassero dalle altre pompe solo per l’alimentazione. Aspetto che le cose seguano il loro corso, soprattutto la giustizia, altrimenti gli inventori liberi che studiano soluzioni imparziali nell’interesse comune, già rarissimi, scompariranno dalla faccia della terra. Rimarranno solo inventori a pagamento che non lavorano nell’interesse della gente comune, dell’ambiente e della sopravvivenza dell’umanità.
Fatta questa premessa, riporto l’elenco dei rifiuti ricevuti in nome di una errata interpretazione dei principi di conservazione dell’energia.
Il terzo rifiuto di comprendere l’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua è avvenuto nella relazione di ricerca allegata alla lettera del 06/06/2016, Prot. N. 159074, relativa all’invenzione denominata “impianti idroelettrici con sollevamento, riciclo e distribuzione dell’acqua”, n. 102015000048789 del 04 settembre 2015. In tale relazione, gli esaminatori hanno allegato il solito documento che non ha nulla a che vedere con l’invenzione del sottoscritto e si sono concentrati su osservazioni formali senza comprenderne gli aspetti tecnici. Di seguito i commenti ricevuti:
Si fa riferimento al seguente documento:
D1 us 2000/032374 A1 (VRANA Julius s [us] ET AL) 16 febbraio 2006 (2006-02-1 0)
1. Le affermazioni non sono chiare. Di seguito vengono esposte le obiezioni più gravi in merito alla chiarezza.
1_1 L’espressione “Impianti idroelettrici con sollevamento, riciclo e distribuzione dell’acqua” utilizzata nelle rivendicazioni lascia aperta la questione se i termini “sollevamento, riciclo e distribuzione” debbano descrivere una presunta funzione degli impianti idroelettrici rivendicati o se debbano implicare caratteristiche tecniche non esplicitamente indicate nella rivendicazione. Tali caratteristiche implicite, tuttavia, non possono essere prese in considerazione per la valutazione della novità della rivendicazione.
1_2 L’espressione “due serbatoi, riempiti in egual misura” utilizzata nella rivendicazione 1 non chiarisce se i serbatoi debbano essere semplicemente tutti riempiti d’acqua o se abbiano esattamente lo stesso (uguale) livello dell’acqua (livello di riempimento).
1,3 L’espressione “sollevare l’acqua che si perde dalle reti di distribuzione e dallo sfioro…” utilizzata nella rivendicazione 1 non è chiara, poiché nella rivendicazione 1 non sono stati definiti né collegati ad altre caratteristiche né “sfioro” né “reti di distribuzione”. Pertanto, non è chiaro da dove e con cosa esattamente tale acqua dovrebbe essere sollevata.
1,4 La caratteristica tecnica “bocca di aspirazione” non è stata introdotta nella rivendicazione 1 e non è chiaro in quale relazione si trovi rispetto alle altre caratteristiche tecniche. Forse il termine dovrebbe riferirsi alla bocca di aspirazione della pompa o della turbina. La stessa obiezione è analogamente valida per la caratteristica “tubo di discesa”.
1. 5 L’espressione “serbatoio idrico posizionato a un livello di elevazione inferiore” utilizzata nella rivendicazione 1 non è chiara in quanto non fornisce alcun riferimento rispetto a quale altro elemento il serbatoio idrico dovrebbe essere posizionato a un livello inferiore.
1.6 L’espressione “il lato opposto, mediante le valvole di intercettazione, è alimentato da un serbatoio d’acqua posto a un livello inferiore, da una valvola di ritegno, in alternativa, da una derivazione aggiuntiva che parte dallo stesso tubo di discesa, o dallo sfioro” utilizzata nella rivendicazione 1 lascia aperta se per alimentare il “lato opposto” si utilizza una “valvola di intercettazione”, una “valvola di ritegno”, una “derivazione aggiuntiva” o lo “sfioro”. Poiché le caratteristiche menzionate hanno effetti tecnici diversi, non è chiaro quale sia lo scopo effettivo delle diverse alternative. Inoltre, il termine “derivazione aggiuntiva” non ha un significato tecnico ben definito. Il termine “pompe con alimentazione singola o doppia” utilizzato nella rivendicazione 6 lascia dei dubbi, se nell’oggetto rivendicato esistano anche pompe con alimentazione singola (come caratteristica aggiuntiva) o se la caratteristica “…pompe con doppia alimentazione 6” nella rivendicazione 1 si riferisca alla stessa caratteristica e quindi possa essere anche a singola alimentazione. A causa dei numerosi problemi di chiarezza sopra indicati, la rivendicazione 1 indipendente è stata interpretata con l’ausilio dei disegni e della descrizione. Tuttavia, la presente domanda non soddisfa i criteri di brevettabilità, poiché l’oggetto della rivendicazione 1, per quanto questa rivendicazione possa essere compresa, non è nuovo. D1 divulga (i riferimenti tra parentesi si riferiscono al presente documento):
Impianti idroelettrici per il sollevamento, il riciclo e la distribuzione dell’acqua, che utilizzano congiuntamente una pompa (44) e una turbina (490) e sono sempre pieni d’acqua e collegati a due serbatoi (12, 42), riempiti d’acqua in egual misura, posti a quote diverse (figure 1 e 6) su cui agisce la pressione atmosferica; le pompe devono essere a doppia alimentazione (46, 52) e il tubo di discesa (52) alimenta un lato della bocca di aspirazione, mentre il lato opposto (46) è alimentato da un serbatoio d’acqua posto a un livello inferiore rispetto allo sfioro
(troppo pieno: l’estremità superiore del serbatoio 42). Le rivendicazioni dipendenti 2-10 non sembrano contenere caratteristiche aggiuntive che, in combinazione con le caratteristiche di qualsiasi rivendicazione a cui si riferiscono, soddisfino i requisiti di attività inventiva, per le ragioni seguenti: Per quanto riguarda gli aspetti non chiariti contenuti nelle rivendicazioni e parzialmente indicati sopra, sembra che l’oggetto delle rivendicazioni 2-10 rappresenti semplicemente dettagli tecnici che sarebbero ovvi per l’esperto del settore alla luce della divulgazione di D1.
La risposta del sottoscritto a tali osservazioni è stata la seguente:
Con riferimento alla lettera ministeriale del 06/06/2016, Prot. N.159075, ricevuta il 14/06/2016, il presente documento intende fornire al Vostro Ufficio le argomentazioni del richiedente a sostegno della brevettabilità dell’invenzione oggetto della domanda di brevetto in esame e una serie di rivendicazioni modificate come stabilito dall’art. 5 (1) del Decreto Ministeriale del 27 giugno 2008.
Nel parere scritto, l’applicabilità industriale è stata riconosciuta per tutte le rivendicazioni così come originariamente presentate. La novità è stata riconosciuta per le rivendicazioni dalla 2 alla 10, così come originariamente presentate, mentre la caratteristica di “novità” non è riconosciuta nella rivendicazione n. 1, che è stata riscritta. A mio avviso, questa mancata ammissione è dovuta al fatto che gli esaminatori europei si sono limitati all’esame delle sole rivendicazioni, senza prendere in considerazione la descrizione in italiano, i disegni o persino il riassunto in inglese. Infatti, questi documenti chiariscono soprattutto ogni possibile dubbio, ovvero che gli impianti idroelettrici con sollevamento, riciclo e distribuzione dell’acqua, allo stato attuale delle conoscenze, non esistono in nessun altro luogo al mondo, quindi la novità è implicita nella domanda di brevetto stessa. Non può essere invalidata da una rivendicazione scritta in modo errato da un punto di vista formale e burocratico.
Attività inventiva: nel parere scritto, l’attività inventiva per le rivendicazioni da 1 a 10, così come originariamente depositate, non è riconosciuta.
A mio avviso, questa mancanza di riconoscimento è dovuta al fatto che gli esaminatori europei si sono limitati all’esame delle rivendicazioni, senza tenere conto della descrizione in italiano, dei disegni o persino del riassunto in inglese. Infatti, questi documenti chiariscono lo scopo per cui è nata l’invenzione, che riguarda tutti i sistemi di sollevamento e distribuzione dell’acqua, che costituiscono ancora la seconda voce di spesa energetica mondiale, dopo quella dei trasporti. Se con il sistema proposto si intende eliminare la seconda voce di spesa energetica mondiale, trasformando gli impianti, anche in produttori di energia, ciò non può che essere realizzato con inventiva. L’era industriale che stiamo vivendo, infatti, è iniziata con la costruzione delle prime centrali idroelettriche, risalenti al 1898, che anticipavano le centrali termoelettriche. Se in oltre 200 anni di sollevamento delle acque nessuno ha pensato di realizzare questa soluzione, dovrebbe essere evidente che la soluzione ha richiesto una notevole inventiva, dovendo modificare contemporaneamente gli impianti e le pompe idrauliche.
L’inventiva di un brevetto non può essere condizionata dal modo in cui sono formulate le rivendicazioni, le quali descrivono unicamente come è realizzata la macchina o l’impianto, senza tener conto del suo funzionamento.
Innanzitutto, l’esaminatore europeo definisce espressioni concettuali poco chiare come quelle riportate nell’osservazione 1.2 della relazione di ricerca: (Impianti idroelettrici di sollevamento, riciclo e distribuzione dell’acqua, caratterizzati dal fatto che utilizzano insieme pompe e turbine, sono sempre pieni d’acqua e collegano due o più serbatoi naturali o artificiali (wddr), ugualmente pieni d’acqua, posti a diverse quote altimetriche su cui agisce la pressione atmosferica). Non comprendere questa espressione scritta nella vecchia rivendicazione (che il sottoscritto ha riscritto, nella speranza di essere più chiaro), non significa che la circolazione dell’acqua nei sistemi idraulici sempre pieni non comporti i costi energetici per il sollevamento dell’acqua su cui si basa l’intero sistema, che consente la produzione di energia, anche tramite riciclo o sollevamento dell’acqua, senza violare i principi di conservazione dell’energia.
Il rapporto di ricerca si conclude affermando: “Considerata la mancanza di chiarezza contenuta nelle rivendicazioni e in parte indicata sopra, sembra che l’oggetto delle rivendicazioni 2-10 rappresenti solo dettagli tecnici che risulterebbero evidenti al tecnico alla luce della divulgazione del documento D1 (01 US 2006/032374 A1)”. Personalmente, ritengo che il D1 sia molto diverso dai sistemi che propongo. Infatti, i disegni non sono simili in alcun particolare e la descrizione degli impianti ancor meno. Il documento D1 non riguarda una centrale idroelettrica, né un sistema di sollevamento dell’acqua con pompe idrauliche, bensì l’iniezione di gas più o meno riscaldato nell’acquifero mediante ventilatori e soffianti. In questo impianto, il termine turbina è stato utilizzato solo per indicare un’apparecchiatura che miscela gas e acqua.
Nota: Per far comprendere ai lettori le difficoltà incontrate dagli inventori che depositano brevetti di pubblica utilità, è necessario capire che, poiché il sistema brevettuale internazionale è stato concepito principalmente per tutelare la proprietà industriale, non quella intellettuale, gli esaminatori si concentrano soprattutto sugli aspetti meno evidenti, in modo che non possano essere copiati da aziende concorrenti. Chi invece vuole rivendicare qualcosa che non esiste a livello intellettuale, pur utilizzando tecnologie esistenti, si trova in difficoltà perché la burocrazia impone che le rivendicazioni non descrivano i benefici delle nuove funzionalità, ma solo il funzionamento dell’apparecchiatura. In alcune occasioni, il sottoscritto è stato costretto a scrivere all’Ufficio brevetti italiano, che si è rifiutato di modificare le rivendicazioni, pur rischiando la concessione del brevetto. A tal proposito, cito un altro deposito di brevetto intitolato “TORRE PER FILTRAZIONE DELL’ARIA E SCAMBIO DI CALORE CON POZZO GEOTERMICO” N. 102014902260232 del 13 maggio 2014. Ecco cosa scrivo per contestare anche gli aspetti formali del sistema brevettuale:
Oggetto: Protocollo 0368448 dell’08/09/2017. Domanda n. 102014902260232 (CE2014A000003). Ricevuto il 21/09/2017. Provvedimento di regolarizzazione ai sensi dell’art. 173, comma 1, del Decreto Legislativo n. 30/05.
Con riferimento alla richiesta in questione, il sottoscritto risponde con le seguenti osservazioni.
L’oggetto dell’invenzione non è di natura commerciale, bensì di pubblica utilità, che il sottoscritto ha depositato nella speranza di trovare interlocutori pubblici internazionali, poiché, a suo parere, gli attuali sistemi di riscaldamento, condizionamento e depurazione urbana non sono molto efficienti e danneggiano la salute dei cittadini. Non avendo trovato tali interlocutori, egli ritiene che il deposito del brevetto italiano non abbia alcun valore, in quanto gli enti pubblici italiani, evidentemente, non sono interessati a modificare i sistemi di riscaldamento, condizionamento e depurazione, né a creare impianti interconnessi per realizzare sistemi globali. Se gli enti pubblici non sono interessati, non c’è speranza che un’azienda italiana lo sia, poiché tali impianti dovrebbero prima essere implementati dagli enti pubblici, testati, regolamentati e imposti alle aziende private.
Personalmente, ritengo che le normative attuali siano influenzate dall’incapacità degli enti pubblici globali di progettare impianti globali per la tutela dell’ambiente e dell’ambiente. La mancanza di progressi nello stato dell’arte condiziona inoltre i legislatori ad accettare impianti non adeguati alla protezione della salute umana e dell’ambiente. Ciò implica l’accettazione di sistemi di condizionamento dell’aria che scambiano l’aria con il calore dell’aria e riscaldano ulteriormente i centri urbani, l’accettazione di canne fumarie che non catturano i fumi per convogliarli nel sottosuolo e depurarli insieme all’acqua urbana e piovana in un ciclo completo a umido che beneficerebbe anche del trattamento dei fumi prodotti dal traffico urbano, poiché i gas di scarico, più pesanti dell’aria, tra cui polveri e CO2, ristagnano negli strati inferiori dell’atmosfera e quindi verrebbero in gran parte catturati e neutralizzati dagli impianti proposti dal sottoscritto. Ma l’attuale sistema brevettuale ha creato più danni che benefici, perché ha indirizzato gli inventori dipendenti di aziende e istituti di ricerca a sviluppare soluzioni commerciali che non possono proteggere l’ambiente se non sono inserite in un processo globale che chiuda i cicli che innescano i processi di combustione e quelli organici urbani. Le idee basate sulle sinergie tra fisica fisica e chimica sono rimaste indietro perché né la scienza né l’industria le hanno sviluppate. L’obiettivo del sottoscritto non è ottenere un brevetto, che non saprebbe cosa farne, non avendo la possibilità di realizzare autonomamente le proprie invenzioni, ma introdurre nuovi sistemi di purificazione globali che uniscano la purificazione dell’acqua e dell’aria, negli stessi centri urbani, e possibilmente ottenere il riconoscimento della proprietà intellettuale e del diritto d’autore, come riconoscimento di un’opera dell’ingegno. Questo non è previsto dall’attuale legislazione sui brevetti, che ha fallito su tutti i fronti. Al momento, per ora, è sufficiente che i suoi brevetti esistano negli archivi nazionali e internazionali, a prescindere dal fatto che il brevetto sia riconosciuto o meno, perché sono già in corso diverse istanze presso la Corte Internazionale di Giustizia, al fine di indagare sui motivi per cui alcune soluzioni ambientali ed energetiche vengono ignorate dagli enti di ricerca mondiali, che peraltro vendono i loro brevetti a società private. Personalmente, ritengo che le invenzioni di pubblica utilità debbano essere divulgate, non protette, riconoscendo all’inventore il diritto d’autore e senza il pagamento di tasse di mantenimento del brevetto a livello nazionale e internazionale. L’attuale modalità di descrizione delle invenzioni si concentra soprattutto sugli aspetti costruttivi, al fine di tutelare la proprietà industriale, che per il sottoscritto può essere copiata. Il sottoscritto si interessa invece ai principi di funzionamento degli impianti, che devono essere compatibili e rispettosi dell’ambiente, principi che possono essere copiati, ma riconoscendo il diritto d’autore agli inventori.Molte invenzioni brevettate con i criteri attuali non sono compatibili con l’ambiente, che dovrebbe essere il quarto requisito, anzi il principale, in termini di novità, inventiva e applicabilità industriale. Gli esaminatori dovrebbero chiedersi se l’invenzione in questione sia utile, compatibile o dannosa per la società umana e se esista o meno allo stato dell’arte. Invece, gli esaminatori vogliono sapere solo in che misura l’invenzione protegga fisicamente e materialmente la proprietà industriale, cosa che non interessa all’inventore che non aspira a diventare un imprenditore, ma solo a risolvere un problema ambientale. Il sottoscritto non si stupisce che le sue soluzioni vengano ignorate dagli enti pubblici mondiali che hanno fatto tutto il male in materia ambientale e non si meraviglia della burocrazia che trova gli esaminatori di brevetti abituati a esaminare brevetti per scopi commerciali. Non occupandosi di soluzioni commerciali ma ambientali, anticipando i tempi, sta trasmettendo tutti i suoi brevetti a giudici internazionali per ottenere questo riconoscimento separato della proprietà industriale. Le invenzioni di pubblica utilità devono essere diffuse senza protezione. Ma riconoscendo il diritto d’autore degli inventori, così come viene riconosciuto agli autori. Per quanto precede, il sottoscritto ritiene superfluo modificare le rivendicazioni che avrebbero valore solo se fosse interessato alla proprietà industriale al fine di non essere copiato. Il suo obiettivo, invece, è esattamente l’opposto. Sarebbe auspicabile che tutte le aziende private e pubbliche si rendessero conto che, fin dall’avvento dell’era industriale, hanno completamente fallito nella tutela dell’ambiente urbano e che la copia dei suoi sistemi, a prescindere da rivendicazioni prive di significato, a prescindere da come siano formulate, non sia stata copiata. Il sottoscritto ha ottenuto il riconoscimento di diversi brevetti ambientali, ma ciò non ha facilitato la ricerca di interlocutori o finanziatori. Ciò significa che non è ancora giunto il momento di superare gli attuali sistemi obsoleti, sia dal punto di vista tecnico che ambientale. Pertanto, per il sottoscritto, ottenere o non ottenere un numero di brevetto italiano è la stessa cosa. Ma non ottenere il numero di brevetto formale a causa di cavilli burocratici relativi alla proprietà industriale, che non dovrebbero nemmeno esistere per invenzioni di pubblica utilità, è semplicemente paradossale.Il sottoscritto non si stupisce che le sue soluzioni vengano ignorate dagli enti pubblici mondiali che hanno commesso ogni errore in materia ambientale, né si meraviglia della burocrazia che vede gli esaminatori di brevetti abituati a esaminare brevetti per scopi commerciali. Non occupandosi di soluzioni commerciali, bensì di soluzioni ambientali, anticipando i tempi attuali, sta trasmettendo tutti i suoi brevetti a giudici internazionali per ottenere questo riconoscimento separato della proprietà industriale. Le invenzioni di pubblica utilità devono essere diffuse senza protezione, ma riconoscendo il diritto d’autore degli inventori, così come riconosciuto dagli autori. Per quanto sopra, il sottoscritto ritiene superfluo modificare le rivendicazioni che avrebbero valore solo se fosse interessato alla proprietà industriale per evitare la copia. Il suo obiettivo è invece esattamente l’opposto. Sarebbe auspicabile che tutte le aziende private e pubbliche si rendessero conto che, dall’avvento dell’era industriale, hanno completamente fallito nella protezione dell’ambiente urbano e ne copiano i sistemi, a prescindere da rivendicazioni prive di significato, comunque siano formulate. Il sottoscritto ha ottenuto il riconoscimento di diversi brevetti ambientali, ma ciò non gli ha permesso di trovare interlocutori o finanziatori. Significa che, dal punto di vista tecnico e ambientale, non è ancora giunto il momento di superare gli attuali sistemi obsoleti. Pertanto, per il sottoscritto, ottenere o non ottenere un numero di brevetto italiano è la stessa cosa. Ma non ricevere il numero di brevetto formale a causa di cavilli burocratici relativi alla proprietà industriale, che non dovrebbero nemmeno esistere per invenzioni di pubblica utilità, è semplicemente paradossale.Il sottoscritto non si stupisce che le sue soluzioni vengano ignorate dagli enti pubblici mondiali che hanno commesso ogni errore in materia ambientale, né si meraviglia della burocrazia che vede gli esaminatori di brevetti abituati a esaminare brevetti per scopi commerciali. Non occupandosi di soluzioni commerciali, bensì di soluzioni ambientali, anticipando i tempi attuali, sta trasmettendo tutti i suoi brevetti a giudici internazionali per ottenere questo riconoscimento separato della proprietà industriale. Le invenzioni di pubblica utilità devono essere diffuse senza protezione, ma riconoscendo il diritto d’autore degli inventori, così come riconosciuto dagli autori. Per quanto sopra, il sottoscritto ritiene superfluo modificare le rivendicazioni che avrebbero valore solo se fosse interessato alla proprietà industriale per evitare la copia. Il suo obiettivo è invece esattamente l’opposto. Sarebbe auspicabile che tutte le aziende private e pubbliche si rendessero conto che, dall’avvento dell’era industriale, hanno completamente fallito nella protezione dell’ambiente urbano e ne copiano i sistemi, a prescindere da rivendicazioni prive di significato, comunque siano formulate. Il sottoscritto ha ottenuto il riconoscimento di diversi brevetti ambientali, ma ciò non gli ha permesso di trovare interlocutori o finanziatori. Significa che, dal punto di vista tecnico e ambientale, non è ancora giunto il momento di superare gli attuali sistemi obsoleti. Pertanto, per il sottoscritto, ottenere o non ottenere un numero di brevetto italiano è la stessa cosa. Ma non ricevere il numero di brevetto formale a causa di cavilli burocratici relativi alla proprietà industriale, che non dovrebbero nemmeno esistere per invenzioni di pubblica utilità, è semplicemente paradossale.Ma non ricevere il numero di brevetto ufficiale a causa di cavilli burocratici relativi alla proprietà industriale, che non dovrebbero nemmeno esistere per invenzioni di pubblica utilità, è semplicemente paradossale.Ma non ricevere il numero di brevetto ufficiale a causa di cavilli burocratici relativi alla proprietà industriale, che non dovrebbero nemmeno esistere per invenzioni di pubblica utilità, è semplicemente paradossale.
La lettera di cui sopra è stata completata come indicato. Probabilmente non mi verrà concesso nemmeno questo brevetto e, se anche mi venisse concesso, nessuno se ne accorgerebbe perché gli enti pubblici di ricerca continueranno a vendere i loro brevetti alle multinazionali, senza tenere conto dei sistemi di depurazione globali che ho denunciato anche in lettere aperte https://www.spawhe.eu/european-environmental-competition/.
Paradossalmente, se confrontiamo l’elenco dei brevetti di https://www.spawhe.eu con quelli di qualsiasi università o ente di ricerca pubblico a livello mondiale, sembra che SPAWHE sia l’ente pubblico di riferimento a livello globale, mentre i brevetti degli enti di ricerca non differiscono molto da quelli delle multinazionali. Il motivo è molto semplice: gli enti pubblici non si adoperano per acquisire la proprietà intellettuale dei brevetti con i relativi diritti d’autore, come sarebbe giusto, ma per acquisire proprietà industriale e venderla alle multinazionali. La colpa è principalmente dei legislatori internazionali, come l’OMPI accreditata presso le Nazioni Unite, che dovrebbero incentivare la proprietà intellettuale delle soluzioni di depurazione e di energia globale per molteplici ragioni, di natura scientifica, tecnica ed economica. In realtà, le TORRI PER IL FILTRAGGIO DELL’ARIA E LO SCAMBIO TERMICO CON POZZI GEOTERMICI non saranno mai in contrasto con i sistemi depurativi ed energetici dei centri urbani, sia dal punto di vista biologico che purifica acqua e aria, mentre gli attuali condizionatori d’aria (che scambiano calore aria-aria), le attuali caldaie, camini, fognature non depurative, traffico urbano, si danneggiano a vicenda e sprecano energia in installazioni fisse e mobili. Invece le torri per il filtraggio dell’aria e lo scambio termico con pozzi geotermici si integrerebbero perfettamente con gli impianti idroelettrici domestici pressurizzati https://www.spawhe.eu/pressurized-domestic-hydraulic-energy-system/, Invece le torri per il filtraggio dell’aria e lo scambio termico con pozzi geotermici si integrerebbero perfettamente con gli impianti idroelettrici domestici pressurizzati https://www.spawhe.eu/the-pressurized-submerged-hydroelectric/.
Ma ancor più paradossale è la situazione creatasi con gli impianti proposti successivamente, accusati dagli esaminatori di brevetti di violare i principi di conservazione dell’energia. Se la scienza non ammette i propri errori a livello mondiale, come può comprendere che la scienza, operando in compartimenti stagni, non abbia elaborato un modo razionale per combinare i principi di Pascal Torricelli e Henry e che, di conseguenza, i principi di conservazione dell’energia debbano essere integrati? Evidentemente, gli esaminatori di brevetti non hanno creduto al sottoscritto che ha cercato di spiegare come stanno le cose. Continuano a ripetere, come pappagalli ammaestrati, che l’energia non si crea dal nulla. E io, con calcoli, relazioni e disegni, ripeto che l’acqua e l’aria non sono altro che la materia prima per sfruttare le attuali conoscenze tecnico-scientifiche che hanno portato all’invenzione delle pompe, delle turbine, dell’elettromagnetismo dei motori e degli alternatori. Mancava solo l’anello di congiunzione di tutte queste invenzioni: l’invenzione della pompa a doppio flusso separato alla girante, per dare inizio a una nuova rivoluzione industriale che coinvolgerà positivamente tutte le attività umane e contribuirà a una maggiore equità nella distribuzione della ricchezza mondiale, riducendo i profitti parassitari dovuti a chi possiede petrolio, gas, uranio, litio e così via.
Oggi le multinazionali chiudono gli stabilimenti periferici perché la produzione di grandi serie, per essere competitiva, deve essere completamente automatizzata e l’automazione implica la concentrazione della produzione in pochi stabilimenti ad alta produttività e con pochi operai. Ma nel frattempo tutto ciò che non riguarda la produzione di grandi serie, di competenza pubblica, che non è stato aggiornato con lo studio dell’organizzazione del lavoro in materia ambientale ed energetica, deve essere rifatto per mezzo di milioni di piccole e medie imprese in grado di assorbire i lavoratori licenziati dalle multinazionali. Ma questo non può essere compreso dagli scienziati pubblici che lavorano in compartimenti stagni, dai politici e dagli economisti che gestiscono la ricchezza prodotta da altri. Le elevate specializzazioni nei singoli settori sono certamente necessarie per migliorare i singoli sistemi scientifici e tecnologici, ma non sono molto utili per individuare alternative di fronte a falle insormontabili come le emissioni di CO2, le polveri sottili o i rifiuti radioattivi. Difetti insuperabili sono anche i bassi rendimenti dell’energia solare ed eolica, così come sono insuperabili quelli di tutte le energie commerciali, che devono essere prodotte e distribuite, tramite reti di distribuzione speciali, con cavi, ferrovie, autocisterne, a fronte di un’energia potente e di piccole dimensioni che può essere prodotta ovunque in versione fissa e mobile da piccole e medie imprese specializzate, che assorbiranno i lavoratori licenziati dalle grandi aziende. Purtroppo, la scienza pubblica, incompetente nella progettazione degli impianti e nell’organizzazione dei lavori di depurazione ed energetici, ha creato immensi debiti pubblici in tutti i paesi del mondo con grandi opere termiche, nucleari, idroelettriche, inefficienti e controproducenti, mentre le multinazionali hanno sbagliato i motori di propulsione di tutti i mezzi di trasporto terrestri, navali e aerospaziali. Anche i mezzi per lavorare la terra e spegnere gli incendi sono stati sbagliati. Nessuno vuole ammettere apertamente gli errori commessi e tutti nascondono la testa sotto la sabbia per non sentire, compresi gli organi di stampa che diffondono informazioni di parte. Non avrei potuto raggiungere queste soluzioni se non avessi maturato in precedenza esperienze in ambito industriale e ambientale, cogliendo i punti di forza e di debolezza di entrambi i settori. Oggi è necessario creare un sistema capillare di tutela ambientale dal punto di vista della depurazione https://www.spawhe.eu/initial-presentation-of-spawhe/ e, successivamente, un sistema energetico interattivo che sia al contempo energetico e depurante, ma anche globale https://www.spawhe.eu/initial-presentation-of-spawhe/. Fortunatamente, in molti casi le soluzioni coincidono e sono molto più efficienti ed economiche delle attuali grandi centrali termoelettriche, degli attuali depuratori, degli attuali sistemi fognari, delle attuali caldaie, dei condizionatori d’aria, delle petroliere e degli oleodotti. Anche i motori idroelettrici pressurizzati sono molto più semplici ed economici dei motori termici. Serve solo il coraggio di ricominciare.
L’energia verrebbe prodotta ovunque, istante per istante, a tutte le ore del giorno e della notte, nella quantità necessaria, senza grandi accumulatori, semplicemente regolando la velocità dei piccoli motori che si accoppieranno alle pompe con una doppia alimentazione separata per la girante. Come già accennato, queste non producono energia direttamente, ma solo lo stato di inerzia, che permette lo sfruttamento sinergico dei principi di Pascal, Torricelli e Henry, consentendo la produzione di energia depurativa moltiplicata per la pressione statica dell’impianto. Tuttavia, per vedere realizzate queste energie depurative, sarà necessario sconfiggere molti nemici, annidati soprattutto tra coloro che sono pagati con denaro pubblico per fare ricerca e tutelare l’ambiente.
IL PRIMO RIFIUTO DI COMPRENDERE L’ENERGIA IDROELETTRICA PRESSIONE CON IL RICICLO DELL’ACQUA è avvenuto con il verbale 0265543 dell’Ufficio Brevetti Italiano del 04/12/2015 relativo al deposito di brevetto intitolato “Generatori mobili di corrente perpetua con aria o gas compressi e riciclo dell’acqua” n. 102015000048792 del 04/09/2015, dove l’Ufficio Brevetti Italiano scrive:
“Questo Ufficio ritiene che l’invenzione oggetto della domanda in questione non soddisfi i requisiti di brevettabilità prescritti dalla normativa vigente in materia di brevetti per le invenzioni industriali – Decreto Legislativo n. 30/05 – in quanto si tratta di un “moto perpetuo” e, pertanto, privo del requisito di industrialità (articolo 49). L’oggetto del brevetto riguarda, infatti, una macchina in cui “l’energia consumata è prodotta dallo stesso sistema”, il che è in netto contrasto con il principio di conservazione dell’energia. Pertanto, la domanda in questione non verrà trasmessa all’Ufficio Europeo dei Brevetti per la ricerca di anteriorità e verrà respinta, come previsto dall’articolo 1, comma 5, del D.Lgs. 27/06/2008. Per eventuali osservazioni in merito, è concesso un termine di due mesi dalla data di ricevimento del presente documento, prima di procedere al rifiuto definitivo, ai sensi dell’art. 173, comma 7, del D.Lgs. n. 30/05.”
La risposta del sottoscritto è stata la seguente:
Con riferimento alla questione in oggetto e al relativo verbale, ricevuto il 23/03/2016, il sottoscritto si oppone alla Vostra decisione di respingere la domanda, in quanto essa non entra nel merito delle caratteristiche tecniche del progetto, né nei calcoli idraulici allegati, né nei principi fisico-idraulici citati. Come già scritto nella precedente risposta del 15/02/2016, quanto da Voi affermato è del tutto privo di significato, poiché la soluzione da me proposta non è prodotta da un unico sistema e non è a costo zero. È vero solo che è prodotta da fonti inesauribili. Ma questo non può essere motivo di rifiuto.
Il sottoscritto si fa riferimento al Suo dovere di funzionari pubblici italiani, che dovrebbe promuovere, e non ostacolare, le invenzioni italiane in questi ambiti così delicati per il pianeta in cui hanno vissuto i nostri antenati e in cui vivranno i nostri figli. Purtroppo, a mio avviso, sono state proprio le sviste scientifiche ad aggravare i problemi ambientali. Università, laboratori di ricerca, aziende private, sono specializzate in singoli settori e non cercano soluzioni multidisciplinari e complete. Gli uffici brevetti sono abituati a esaminare progetti che sfruttano singole tecnologie, soprattutto nel campo energetico, ma ciò non significa che non esistano altre possibilità energetiche. In questa replica, il sottoscritto ritiene necessario ripartire dalle basi delle attuali conoscenze in materia di risparmio energetico, almeno dal punto di vista pratico, per poter avere un confronto franco con chi la pensa diversamente. Un confronto che non c’è stato e non può esserci, in sede giudiziaria, a spese del sottoscritto. Se l’ufficio brevetti basa i suoi giudizi su pareri scientifici autorevoli, forniti da dipendenti dello Stato italiano, questi dovrebbero già essere pubblicati e di pubblico dominio. Al contrario, non vi è nulla che contraddica le mie soluzioni se qualcuno è in grado di entrare nei dettagli delle soluzioni. Con la presente, il sottoscritto si limita a riconoscere che l’Ufficio Italiano Brevetti, pur essendo stato invitato, nella precedente risposta, a entrare nei dettagli delle soluzioni per indicare precisamente dove vengono violati i principi di conservazione dell’energia, non lo ha fatto, continuando a basare il suo giudizio, superficialmente, su affermazioni generiche, senza riferimenti scientifici, nonostante le ingenti risorse economiche a disposizione dello Stato italiano, che l’Ufficio Brevetti rappresenta. Pertanto, il presente documento è parte integrante della presente risposta e riassume le riflessioni del sottoscritto, basate sulla sua esperienza lavorativa e di studio, non solo sulla conservazione dell’energia, ma anche sulle leggi della fisica, dell’idraulica e della meccanica coinvolte. Pertanto, il presente documento è parte integrante della presente risposta e riassume le riflessioni del sottoscritto, basate sulla sua esperienza lavorativa e di studio, non solo sulla conservazione dell’energia, ma anche sulle leggi della fisica, dell’idraulica e della meccanica coinvolte. Proprio perché merita una discussione aperta sui principi generali di conservazione e trasformazione dell’energia, non a livello nazionale ma mondiale: https://www.spawhe.eu/relativity-and-technology-in-the-new-hydroelectric-energy/
La suddetta risposta si è rivelata inutile, il rifiuto è stato confermato. L’azione legale ha comportato un anticipo di spese di circa 600 euro, oltre alle spese processuali.
IL SECONDO RIFIUTO DI COMPRENDERE L’ENERGIA IDROELETTRICA PRESSIONE CON IL RICICLO DELL’ACQUA è arrivato su un altro deposito di brevetto intitolato “Impianto di autoclave per sollevamento dell’acqua, produttore di energia idroelettrica” n. 102016000066396 del 27/06/2016. Questa nuova domanda è riuscita a superare l’ostacolo dell’ufficio brevetti italiano, ma non quello dell’ufficio europeo, che scrive:
1. La presente domanda non è considerata applicabile a livello industriale.
2. Per quanto riguarda le rivendicazioni e la descrizione nel suo complesso, un effetto tecnico:
Produrre energia netta attraverso un flusso chiuso in un tempo infinitamente autosufficiente, in modo che una turbina interposta in questo flusso continui a funzionare ininterrottamente e, possibilmente, utilizzare questa turbina per coprire una domanda di energia esterna, pur essendo al contempo in grado di fornire acqua immessa in una rete di distribuzione idrica, sembra essere contrario al primo principio della termodinamica, secondo il quale, in un sistema isolato, l’energia può essere trasformata da una forma all’altra, ma non può essere creata né distrutta.
3 Infatti, nel dispositivo in questione, l’energia raccolta dalla turbina (2) è al massimo pari all’energia richiesta dal compressore (8) e dalla pompa (4).
4 Invece di fornire una potenza netta in uscita, l’apparato richiesto necessita di energia da una fonte di alimentazione esterna per superare almeno le perdite meccaniche intrinseche (come l’attrito, la turbolenza del liquido, le perdite nel motore della pompa) a cui è soggetto.
5 In conclusione, sebbene sia possibile costruire un apparato avente i componenti descritti nella presente domanda, tale apparato non funzionerebbe nel modo presunto nelle rivendicazioni e nelle descrizioni, poiché ciò sarebbe in contrasto con le leggi consolidate della natura.
6 Alla luce di quanto sopra, non è possibile rilasciare una dichiarazione motivata circa la novità e l’attività inventiva dell’oggetto delle rivendicazioni.
Osservazioni del parere sopra riportato, comunicate all’Ufficio Brevetti italiano tramite posta elettronica certificata in data 13/09/2017:
Al punto 2 di questo documento sono riportate informazioni errate, poiché il circuito idraulico pressurizzato con aria compressa non è un circuito completamente isolato; inoltre, il primo principio della termodinamica non rientra nell’applicazione proposta, dato che non vi è alcuna variazione di temperatura dei fluidi presenti nel sistema, che sono acqua incomprimibile e aria comprimibile.
Nel sistema di autoclave per il sollevamento dell’acqua, produttore di energia idroelettrica, l’energia elettrica che produciamo è dovuta all’insieme di principi di Pascal e Torricelli, che risalgono alla prima metà del 1600. Infatti, Pascal nel 1646 condusse il famoso esperimento della botte, attraverso il quale dimostrò che collegando un piccolo tubo verticale di circa dieci metri a una botte piena d’acqua e riempiendola d’acqua, la pressione all’interno della botte aumentava al punto da rompere la parte in legno della botte. Mentre Torricelli poco prima, nel 1643, aveva dimostrato che l’acqua che fuoriesce da un foro in una cisterna piena d’acqua fuoriesce con una velocità pari alla radice quadrata di 2gh. Questi due principi sono già sufficienti per produrre energia idroelettrica tramite una turbina con relativo alternatore collegata all’uscita del foro sommerso, indipendentemente dalla presenza o assenza di una o più pompe.
Ho posto questa premessa per dimostrare che la produzione di energia non dipende dalle pompe di circolazione, inserite nel circuito solo per recuperare l’acqua e reintrodurla nel serbatoio pressurizzato con il minimo costo consentito dallo stato attuale delle cose. Purtroppo, il sottoscritto ha constatato che, dopo oltre trecentocinquanta anni dalle esperienze di Pascal e Torricelli, non è ancora stato inventato nulla che permetta di recuperare l’acqua con bassi costi energetici per reintrodurla nel serbatoio iniziale, pressurizzato o a pressione atmosferica. Per questo motivo, il sottoscritto ha inventato “le pompe e le turbine con doppia alimentazione separata fino alla girante”, che consentono di essere alimentate simultaneamente con due flussi provenienti da diverse altezze idrostatiche. Queste applicazioni sono possibili a condizione che le due alimentazioni siano ermeticamente separate fino all’ingresso della girante rotante. Infatti, se i due flussi d’acqua si incontrassero prima, e se la girante non fosse in rotazione, l’acqua a pressione maggiore non lascerebbe passare l’acqua a pressione inferiore. D’altra parte, se i due flussi si incontrano all’interno della girante rotante, avendo la stessa direzione, consentono l’applicazione dinamica del principio di Pascal e all’uscita della girante rotante abbiamo la somma delle due portate e la pressione maggiore dovuta alla massima prevalenza idrostatica, alla quale va aggiunta la prevalenza della pompa e sottratte le perdite di carico nelle valvole e nelle tubazioni di collegamento. Pompe e turbine con doppia alimentazione separata alla girante sono già oggetto di brevetto internazionale del sottoscritto (WO2017/042847).
Ovviamente, nei circuiti ad aria compressa pressurizzata, le pompe sono più utili delle turbine perché il problema da risolvere non è quello di produrre più energia, ma di recuperare acqua con bassi costi di esercizio. Dalla descrizione e dai disegni del sottoscritto, si può notare che le pompe e i sistemi di sollevamento dell’acqua avrebbero dovuto essere progettati diversamente per non contrastare la forza di gravità e le pressioni idrostatiche. Le pompe dovevano essere progettate con una doppia alimentazione elettrica separata fino alla girante fin dall’avvento dell’era industriale, se i progettisti avessero riflettuto contemporaneamente anche su come aggirare la forza di gravità e la pressione idrostatica che si oppongono all’erogazione. Sarebbe stato sufficiente pensare che in una pompa centrifuga la forza centrifuga ha sempre una direzione radiale che crea una depressione in prossimità del centro della girante (occhio della pompa) in grado di richiamare l’acqua dall’esterno attraverso il lato di aspirazione, in modo da mantenere sempre pieno l’impianto. Questo è valido in tutte le applicazioni idrauliche, soprattutto se le pompe sono alimentate con una prevalenza idraulica minima che superi le perdite di pressione dovute al tubo di alimentazione e alle valvole di intercettazione e di ritegno. Pertanto, alimentando il cosiddetto “occhio della pompa” con due flussi d’acqua distinti e separati, provenienti da diverse altezze idrostatiche, si potrebbe utilizzare un flusso per bilanciare le pressioni di aspirazione e mandata attraverso il ricircolo interno del serbatoio a pressione più elevata e un altro flusso per far entrare l’acqua a pressione inferiore nella stessa girante rotante. Questo sistema avrebbe permesso di aggirare la forza gravitazionale e la pressione di mandata, e anche perdendo qualche punto di ritorno i vantaggi sarebbero stati immensi. Tutti i sistemi idraulici del mondo, da assorbitori di energia, si trasformerebbero in produttori di energia, poiché il ricircolo dell’acqua incomprimibile all’interno del volume d’acqua stessa non è influenzato da pressioni esterne, mentre l’acqua in uscita dal circuito produce energia, come scritto sopra, grazie alla pressione di Pascal e all’effetto della stessa pressione sulla legge di Torricelli. La differenza tra l’energia spesa per recuperare l’acqua e quella prodotta dalla turbina idraulica applicando queste semplici invenzioni sarebbe immensa.
Chi non è riuscito a progettare pompe e sistemi di sollevamento non ammette facilmente i propri errori, ma chi ha inventato i nuovi sistemi non si arrende facilmente, nell’interesse dell’intera comunità mondiale, sottolineando che i principali vantaggi della modifica di pompe e sistemi si riscontrano soprattutto nei circuiti pressurizzati, dove è possibile comprimere anche le tubazioni necessarie per il ricircolo dell’acqua attorno al serbatoio pressurizzato, mentre nelle applicazioni a pressione atmosferica, il ricircolo dell’acqua alla massima pressione idrostatica comporterebbe costi di collegamento delle tubazioni più elevati. Tuttavia, ciò che è importante nei sistemi idrici del futuro è che funzionino sempre al massimo livello idrostatico per azzerare i costi di sollevamento dell’acqua e sostituirli con quelli di ricircolo, che sono centinaia di volte inferiori. Nei circuiti realizzati a pressione atmosferica per la distribuzione dell’acqua, è necessario utilizzare l’acqua di troppo pieno, che per gravità può essere distribuita agli utenti, oppure produrre energia in quantità sempre molto superiori a quella consumata. Nei sistemi pressurizzati, invece, l’acqua che viene utilizzata per la distribuzione idrica o per produrre energia è quella espulsa dal sistema di pressurizzazione; infatti, questo sistema, ricevendo più acqua di quanta ne possa contenere, attraverso il circuito di ricircolo interno, la espelle contemporaneamente, dall’unica uscita disponibile, che è quella a cui è collegata la turbina, la stessa quantità d’acqua che è entrata, ma per espellerla utilizza la pressione massima, come scritto sopra, dovuta a Pascal e Torricelli, non alla pompa con la doppia potenza che l’ha introdotta.
Pertanto, chi afferma che la turbina (2) non può ricevere più energia di quella assorbita dal compressore (8) e dalla pompa (4), non è in grado di comprendere l’importanza di questa invenzione, che realizza i tre circuiti indipendenti, ispirandosi al sistema naturale che si verifica in natura:
1) L’aria compressa agisce staticamente sul cuscino d’aria e, se una parte non si dissolve nell’acqua (tra l’altro con effetti purificanti), eserciterà la propria pressione indefinitamente senza consumarsi, proprio come la pressione atmosferica che agisce sugli oceani addensati dalla forza di gravità, ma con una pressione molto più elevata, resa possibile dai compressori inventati dall’uomo.
2) Il circuito idraulico che alimenta la turbina, invece, aggiunge la pressione dell’aria compressa a quella dell’acqua, ma poiché il livello dell’acqua non si abbassa perché la stessa quantità d’acqua entra nel serbatoio pressurizzato attraverso la pompa con doppia alimentazione separata, la turbina può produrre energia indefinitamente in proporzione al flusso d’acqua che la attraversa.
3) Il circuito idraulico che alimenta la pompa con la doppia alimentazione separata fino alla girante, la girante sfrutta il principio di Pascal, ma poiché nel serbatoio dell’autoclave non può entrare più acqua di quanta ne esca attraverso la turbina, per il principio di impenetrabilità dei corpi (due corpi non possono occupare lo stesso spazio contemporaneamente), produciamo energia solo con l’acqua che esce ad alta pressione, mentre la introduciamo spendendo poca energia, grazie al fatto che sfruttiamo il secondo ingresso, della pompa, che oggi non esiste perché nessuno l’ha inventata, facendo le argomentazioni del sottoscritto.
I tre circuiti sono indipendenti l’uno dall’altro ma producono energia solo con l’acqua espulsa dai regimi di energia fisica e idraulica più favorevoli alla conservazione dell’energia, che sono, come menzionato in precedenza, il principio di Pascal che mantiene la pressione dell’aria compressa al massimo della sua forza facendo circolare aria invece di acqua, che non è comprimibile, la quale, tuttavia, circolando a volume costante all’interno del volume d’acqua accumulata, non richiede elettricità per aumentare il livello idrostatico e nemmeno per vincere la pressione del cuscino d’aria come negli attuali sistemi ad autoclave. In questi sistemi il cuscino d’aria non si espande ma esercita staticamente la sua pressione sull’intera superficie dell’acqua nel serbatoio, in modo che l’acqua che esce dalla turbina sfrutti l’intero calo di pressione, ma è l’acqua che esce dalla turbina, non l’aria, essendo la potenza della turbina sommersa nell’acqua.
Affinché l’acqua a bassa pressione scaricata dalla turbina possa rientrare nel circuito pressurizzato, sono necessarie solo due condizioni: che l’uscita che alimenta la turbina sia aperta e che la pompa con la sua doppia alimentazione separata funzioni a qualsiasi velocità di rotazione. La velocità di rotazione della pompa aumenta la portata in ingresso e in uscita, mentre la pressione non dipende dalla pompa e dal motore ad essa collegato, ma solo dalla pressione statica dell’aria sull’acqua (esattamente come accade naturalmente nei pozzi artesiani pressurizzati dalla pressione atmosferica). Chi ha progettato gli attuali impianti idraulici, idroelettrici, termici, nucleari, solari ed eolici, senza selezionare i principi più o meno favorevoli al risparmio energetico nella fase di recupero delle risorse e nella fase di produzione energetica, non può continuare a fingere di non capire che l’acqua è aria e che insieme rappresentano la fonte di energia più potente del pianeta. Non solo perché la pressione può moltiplicarsi ben oltre l’attuale resistenza dei materiali, ma anche perché maggiore è la pressione, maggiore è la quantità di ossigeno disciolto nell’acqua, con conseguenti effetti purificanti. Queste argomentazioni non nascono dal nulla, ma nel caso del sottoscritto, dopo aver partecipato alla costruzione di numerosi impianti industriali, di sollevamento e di depurazione tradizionali, attingendo alle tecnologie esistenti fino allo stato dell’arte attuale. Imparare l’arte e metterla da parte serve soprattutto a migliorare lo stato dell’arte, laddove gli esperti del settore credevano di aver raggiunto la massima efficienza, senza mai aver superato i vizi originari dei sistemi, come l’energia nucleare che non ha superato i problemi di sicurezza e radioattività delle scorie, l’energia fossile che non ha superato l’inquinamento dei fumi e le pompe di sollevamento che non hanno trovato il modo di aggirare la forza di gravità e le pressioni idrostatiche nella mandata. Poiché, soprattutto, motori termici e pompe sono diffusi ovunque, in miliardi di esemplari, è necessario rivedere l’intero sviluppo mondiale, confrontando tutte le soluzioni in cui vengono utilizzate pompe, motori, alternatori, bruciatori, alla luce dell’energia idroelettrica compressa che è l’unica energia interattiva con elevati rendimenti energetici e di depurazione. Da questo confronto, senza ipocrisia, dovrebbero emergere le cose da salvare e quelle da scartare. Per chi scrive, è necessario concentrarsi soprattutto sulla ricerca di materiali che ci permettano di sfruttare al massimo le pressioni idroelettriche. La cosa non è molto complicata, perché, come ho scritto, le pressioni vengono sfruttate staticamente, senza stress termico.
Già oggi esistono materiali leggeri e resistenti, come le fibre di carbonio e il kevlar, in grado di sostituire le attuali giranti in ghisa, da montare su motori idroelettrici a compressione che alimenteranno auto e aerei senza carburanti e con pressioni di esercizio molto superiori a quelle consentite dai motori a combustione interna, che non superano il 35% del potere calorifico del carburante più debole, e dai motori a reazione degli aerei, che a parità di potenza non superano il 25% della stessa efficienza. L’attuale arretratezza dello stato dell’ambiente e dell’energia è assurda, se consideriamo anche tutti i costi necessari per la produzione di carburanti e tutti i problemi che stiamo vivendo a causa del riscaldamento globale, compresi i tifoni, che negli ultimi anni hanno registrato una crescita iperbolica. Pascal e Torricelli attendono da oltre trecentocinquanta anni l’invenzione della pompa a doppia alimentazione separata e del circuito di circolazione pressurizzato a circolazione unidirezionale dell’acqua nelle turbine idrauliche, che sfrutterebbe razionalmente i loro principi sottovalutati. Ovviamente, quando parlo di acqua nei trasporti, non intendo acqua pura, ma con i necessari additivi antiossidanti, che preservano l’usura e la durata dei materiali delle pompe a turbina e degli alternatori immersi in acqua per motivi di spazio. L’acqua riciclata nei trasporti non è come l’olio lubrificante, è come l’acqua di raffreddamento dei radiatori: può essere riciclata all’infinito e, anche se contiene additivi antiossidanti, non causa danni ambientali.
Il sottoscritto auspica che almeno gli esaminatori italiani comprendano l’errore commesso non solo dagli esaminatori europei, ma anche da professori e scienziati che, fin dall’avvento dell’era industriale, stanno riscaldando nuovamente il pianeta con energia termica, per non aver concepito prima della firma di questo semplicissimo circuito. Il sottoscritto non ha dubbi sulla validità della sua invenzione, applicabile in tutti i settori dell’attività umana, con potenze sviluppate persino superiori a quelle dell’energia termica, senza produrre alcuna forma di inquinamento. Infatti, nei sistemi di riscaldamento, non è il calore prodotto nelle camere di combustione a generare energia, bensì la pressione esercitata sui fumi caldi in uscita dalla camera di combustione, che aziona i pistoni collegati a un albero motore, o fa girare una turbina a gas.
Può sembrare strano che questa invenzione semplice e logica arrivi dopo oltre cento anni di utilizzo sfrenato di energia fossile che ha quasi distrutto il pianeta. Ma la validità del funzionamento della pompa con doppia alimentazione è confermata dalle stesse pompe multistadio a girante chiusa, con le quali è ora possibile raggiungere pressioni di mandata fino a 100 bar, facendo entrare acqua a bassa pressione sul lato di aspirazione. Se questo è possibile (grazie alla precisione del funzionamento meccanico degli elementi di tenuta e delle giranti rotanti), è ancor più possibile far funzionare le pompe con doppia alimentazione separata, dove la pressione in aspirazione e mandata viene bilanciata dal circuito di ricircolo all’interno del serbatoio pressurizzato. Pertanto, in questi circuiti, dove la pressione che alimenta la turbina, o le pompe utilizzate come turbine, viene sfruttata staticamente e a temperatura ambiente, si possono facilmente utilizzare pressioni superiori a cento bar, mentre la pressione dinamica in una camera di combustione raggiunge circa quaranta bar e deve essere rinnovata con una serie di impulsi successivi senza abbassarla, come avviene nei motori a combustione interna, o con un flusso continuo di carburante nelle camere di combustione dei motori a reazione.
Di fronte al colpevole silenzio che si sta manifestando anche nella comunità scientifica mondiale, che dovrebbe essere al di sopra degli interessi privati, il sottoscritto, in modo analogo al tema dei depositi di brevetti, si rivolge ai tribunali internazionali per chiarire questo aspetto fondamentale per l’ambiente e il progresso. Ciò implica anche la definizione dei concetti di proprietà industriale e proprietà intellettuale dei brevetti a livello internazionale. Il sottoscritto chiede infatti ai tribunali internazionali una netta distinzione tra proprietà intellettuale e industriale, soprattutto per il riconoscimento dell’attività inventiva, che per definizione si caratterizza per la sua complessità e non deve essere facilmente comprensibile agli esperti del settore. Purtroppo, molti, comprese le agenzie di ricerca pubbliche, fingono di non comprendere le invenzioni, soprattutto se commettono errori scientifici e tecnologici. Altri fingono di non comprenderle perché hanno fatto investimenti sbagliati fin dagli albori dell’era industriale. Pertanto, allo stato attuale, la proprietà industriale che esclude i diritti degli inventori privi di capitali sta causando più danni che benefici all’ambiente e all’economia globale.
Le normative vigenti in materia di proprietà intellettuale sono incomplete perché le invenzioni, oltre ad essere applicabili a livello industriale, devono esserlo anche dal punto di vista ambientale, chiudendo i cicli termici, chimici e fisici che aprono. Questa condizione, oggi, non è soddisfatta negli impianti fissi e ancor meno può esserlo nei miliardi di impianti energetici mobili installati su mezzi di trasporto e di lavoro. Il modo migliore per produrre energia compatibile positivamente con l’ambiente è quello di non aprire cicli che non possono essere chiusi per motivi di spazio disponibile o per ragioni di costo economico. In effetti, non esiste energia più economica di quella prodotta con acqua e aria, soprattutto se l’aria può essere utilizzata ad altissima pressione, staticamente, senza espandersi, facendo circolare ed espellendo l’acqua incomprimibile tramite una pompa con doppia alimentazione elettrica separata fino alla girante.
L’onere della prova non può essere lasciato a inventori privati che non dispongono dei fondi necessari per la sperimentazione e per depositare brevetti internazionali. Allo stesso modo, gli uffici brevettuali, non trovando domande di brevetto simili, non possono giungere alla facile conclusione che l’inventore violi i principi scientifici stabiliti dalla legge, validi solo in sistemi isolati. Gli esaminatori di brevetti non possono assumersi la responsabilità di giudicare autonomamente invenzioni che implicano scelte scientifiche strategiche di livello mondiale. Infatti, l’energia idroelettrica pressurizzata con aria compressa, che non è mai stata realizzata, ha il potenziale per essere molto più potente dell’energia termica (raggiungendo pressioni operative molto più elevate), combinando la produzione di energia con gli effetti purificanti dell’acqua. Le moderne invenzioni nel campo dell’energia e della purificazione non possono basarsi su singoli principi scientifici e tecnologici, ma devono esplorare oltre l’energia termica, nucleare, geodetica, solare ed eolica, creando non solo energia potente ma anche interattiva, sfruttando al meglio e al contempo congiuntamente le proprietà dell’acqua e dell’aria. Infatti, aumentando la pressione atmosferica, oltre a moltiplicare la capacità di produzione di energia in proporzione alla pressione, possiamo anche moltiplicare la capacità di purificazione sfruttando le leggi di Henry e Dalton. Se l’intera scienza ha fallito clamorosamente in questi settori, portandoci al riscaldamento globale, come può un singolo esaminatore di brevetti affermare che non possiamo seguire altre strade, soprattutto se le proposte provengono da chi ha maturato quasi mezzo secolo di esperienza pratica in campo industriale e ambientale? È necessario che i legislatori obblighino gli enti di ricerca pubblici a sperimentare soluzioni sinergiche a discapito degli interessi di parte, riconoscendo la proprietà intellettuale delle invenzioni indipendentemente dall’industria, anche retroattivamente (come per gli autori), viste le difficoltà incontrate dagli inventori privati nel trattare soluzioni ambientali ed energetiche, affinché siano comprensibili non solo agli uffici brevetti, ma anche alle autorità ambientali, energetiche e agli imprenditori. Tra coloro che non capiscono, qualcuno può essere in buona fede, ma molti fingono di non capire o hanno l’ordine di non capire. Per non commettere errori, la scienza deve essere applicata e sperimentata a livello globale, in ogni dettaglio, come è avvenuto con il taylorismo, purtroppo applicato solo per risolvere i problemi di produttività industriale. Quando non funziona, non bisogna fermarsi, ma superare l’ostacolo cambiando la soluzione. Per questo le soluzioni devono essere multidisciplinari. L’importante è considerare tutti i cicli che si aprono. Ecco perché l’energia idroelettrica compressa non è solo la più potente, ma anche la più economica: non apre cicli termici superflui e costosi, ma solo cicli fisici che moltiplicano l’energia e gli effetti depurativi.
Le applicazioni scientifiche interattive tra acqua e aria, per essere precisi, devono essere applicate a livello globale e testate in tutte le possibili versioni, a diverse pressioni operative, con diversi tipi di pompe e turbine e a diverse velocità di pompaggio per ottenere determinate rese massime per ciascuna applicazione. Finora ciò non è stato fatto perché lo sviluppo attuale ha privilegiato la proprietà industriale delle aziende private, alle quali hanno collaborato anche gli enti di ricerca pubblici, vendendo i loro brevetti per autofinanziarsi. Riconoscendo anche una tangibile proprietà intellettuale agli istituti di ricerca e rendendo accessibile a tutte le invenzioni ambientali ed energetiche, si può raggiungere uno sviluppo sostenibile, evitando che molti fingano di non comprendere. Chi non comprende veramente, non deve essere in grado di arrecare danno, seppur in buona fede. Gli organi di governo mondiali, compresi gli uffici brevetti, devono essere inclusi in un’organizzazione del lavoro scientifico che permetta in ogni caso di individuare le soluzioni migliori, come avviene oggi per la produttività industriale. Questo sistema potrebbe essere chiamato Taylorismo Globale. Purtroppo, oggi esiste solo il Taylorismo industriale, manca quello ambientale ed economico globale. In effetti, abbiamo realizzato la grande produzione di massa, ma abbiamo creato l’energia sbagliata per farla funzionare nel rispetto dell’ambiente e dell’economia mondiale. Quando avremo raggiunto un’organizzazione scientifica del lavoro perfetta e globale, gli aggiornamenti scientifici e tecnologici diventeranno automatici in tutti i settori. Sia gli inventori che gli esaminatori di brevetti non potranno commettere errori. Ma siamo lontani da questa fase se non iniziamo immediatamente a produrre energia idroelettrica compressa, l’unica al mondo che non solo non costa nulla, a parte l’usura dei macchinari, ma che, più la produciamo, più proteggiamo e raffreddiamo il pianeta.
Il sottoscritto resta a disposizione dell’Ufficio per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Si è verificato anche il TERZO RIFIUTO DI COMPRENDERE L’ENERGIA IDROELETTRICA PRESSIONE CON IL RICICLO DELL’ACQUA , nonostante le lunghe e dettagliate descrizioni riportate nei depositi di brevetto e le risposte del sottoscritto allo spreco dei depositi di brevetti precedenti. Gli uffici brevetti non hanno tenuto conto della documentazione e dei calcoli presentati e l’Ufficio brevetti italiano in occasione del deposito del brevetto intitolato “Sistema di trasporto aerospaziale idroelettrico pressurizzato con turboventola e iniezione di aria compressa” n. 102017000059993 del 1 giugno 2017, ha scritto:
“Questo Ufficio ritiene che l’invenzione oggetto della presente domanda non possieda i requisiti di brevettabilità prescritti dalla vigente normativa sui brevetti per le invenzioni industriali – DLvo n. 30/05 – in quanto priva del requisito di industrialità (articolo 49). Per quanto la presente domanda possa essere interpretata, l’oggetto del brevetto consiste in un sistema di trasporto spaziale che utilizza energia elettrica pressurizzata impiegando solo aria e acqua. Nel sistema in questione, l’energia raccolta dalla turbina è attualmente pari all’energia richiesta dalle pompe per il ricircolo dell’acqua e l’energia necessaria per superare le perdite meccaniche dovute all’attrito e alla turbolenza del liquido sembra non derivare da nulla. In conclusione, anche qualora fosse possibile realizzare un sistema con gli elementi descritti nella documentazione presentata, esso non funzionerebbe nel modo richiesto dalle rivendicazioni e dalla descrizione, in quanto ciò sarebbe contrario al principio di conservazione dell’energia. Pertanto, la presente domanda non verrà trasmessa all’Ufficio europeo dei brevetti per la ricerca di anteriorità e verrà respinta, come previsto dall’articolo 1, paragrafo 5, del Decreto ministeriale.” 27/06/2008.
Questa misera lettera, priva di contenuto tecnico e scientifico, dimostra che gli esaminatori di brevetti italiani non leggono nemmeno le relazioni tecniche degli inventori e si limitano a ripetere a pappagallo le istruzioni ricevute dall’ufficio europeo. Sarebbe più dignitoso depositare semplicemente le domande di brevetto senza formulare giudizi scientifici, ma solo sulla presunta similitudine delle invenzioni. Ciò che è sconcertante e non lascia alcuna speranza di miglioramento di questo sistema è il fatto che l’organizzazione principale, da cui dipendono sia l’ufficio europeo che quello italiano, sia sotto la guida delle Nazioni Unite: l’OMPI.
Questa notifica mi è stata inviata il 10.10.2017, ma ne sono venuto a conoscenza il 02.10.2018 quando per caso ho aperto la cassetta della posta raccomandata. Mi sono reso conto per la prima volta che stranamente l’Ufficio Brevetti italiano, negli ultimi mesi, alterna l’invio di notifiche con lettere cartacee (raccomandate) e altre con raccomandate, che in Italia non sono entrate nell’uso comune e possono facilmente sfuggire a utenti come me che non svolgono attività legali, essendo un semplice pensionato. Pertanto, non ho potuto presentare la mia risposta, che in ogni caso sarebbe stata inutile, poiché fin dalle prime osservazioni ho sempre risposto che l’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua non rientra nei principi stabiliti sulla conservazione dell’energia. Se loro insistono a notificare sempre le stesse cose per tutte le applicazioni, che l’inventore ha il dovere di sviluppare per far comprendere al mondo intero l’importanza dell’invenzione, senza giustificarle scientificamente, costringono solo gli inventori a sostenere spese legali, che non possono sostenere. Commettono un abuso di potere, che in questo caso va contro l’interesse generale. Possono evitare di spendere soldi per la ricerca dell’antecedente di un’invenzione che certamente non esiste, per poi ripetere le stesse osservazioni e la minaccia di non trasmettere l’invenzione agli uffici europei che la pensano allo stesso modo, qual è il loro obiettivo? Per il sottoscritto è sufficiente che abbiano registrato il brevetto e che mi abbiano informato di non avere intenzione di inoltrarlo. Per me è la stessa cosa. Ma per le Nazioni Unite dovrebbe essere una piccola conferma del fatto che l’attuale sistema brevettuale non favorisce lo sviluppo, discrimina le invenzioni dei privati, non riconosce il diritto d’autore e non vuole nemmeno registrare i depositi di brevetto, non riconoscendo nemmeno la proprietà morale delle invenzioni.
Naturalmente, questo è accaduto anche per altri depositi di brevetti e non credo che il problema riguardi solo il sottoscritto. La cosa grave è che nelle notifiche che continuano a essere inviate tramite lettere cartacee, non avvertono gli inventori che le lettere cartacee li stanno annullando e non li invitano a controllare la posta elettronica. Se li avessero avvertiti, il problema non si sarebbe presentato.
Il sottoscritto, oltre al deposito del brevetto sopra menzionato, non ha risposto ad altre quattro notifiche, tre delle quali riguardano altri usi dell’energia idroelettrica pressurizzata che hanno ricevuto la stessa irrimediabile osservazione di non rispettare i principi di conservazione dell’energia.
IL QUARTO RIFIUTO DI COMPRENDERE L’ENERGIA IDROELETTRICA PRESSURIZZATA CON IL RICICLO DELL’ACQUA
– centrali idroelettriche pressurizzate sommerse in bacini con sollevamento e ossigenazione. n. deposito 102016000111938 dell’8 novembre 2016; – centrali idroelettriche pressurizzate sommerse in pozzi con sollevamento e ossigenazione. n. deposito 102016000111939 dell’8 novembre 2016;
Questi impianti sono importanti anche per l’ambiente perché attualmente solo una piccola percentuale dell’acqua inquinata passa attraverso i depuratori. Produrre energia nei bacini e negli strati, oltre a consentire un risparmio economico e a non emettere gas serra, permette anche di recuperare acqua che non passa attraverso i depuratori. Inoltre, con gli stessi sistemi è possibile innalzare il livello delle acque nella zona di sicurezza per difendersi dalle inondazioni. I depositi di brevetto relativi a questi impianti sono consultabili all’indirizzo https://www.spawhe.eu/hydroelectric-energy-files/
IL QUINTO RIFIUTO DI COMPRENDERE L’ENERGIA IDROELETTRICA PRESSURIZZATA CON IL RICICLO DELL’ACQUA
– sistema idraulico domestico pressurizzato, produttore di energia idroelettrica. n. deposito 102016000130510 del 23 dicembre 2016;
Questo impianto è molto importante perché permette la produzione di energia pulita, riscaldamento e climatizzazione a tutte le ore del giorno e della notte, persino ai poli artici e antartici e nei deserti privi di combustibili. Il relativo brevetto è consultabile all’indirizzo https://www.spawhe.eu/pressurized-domestic-hydraulic-energy-system/
UN CASO SEPARATAMENTE È “LA SEGUENTE ATTREZZATURA:
– Impianto galleggiante, idroelettrico, di desalinizzazione, di estrazione di calcio e carbonio da acque profonde. Deposito n. 102016000058018 del 16 novembre 2016. Questo impianto è molto importante in quanto permette l’estrazione, in acque marine al largo, lontane da terremoti e tsunami, degli elementi necessari per produrre in superficie il fitoplancton che a sua volta permette la produzione di zooplancton, attualmente presente solo nel 5% delle acque oceaniche, in prossimità della terraferma dove le correnti marine generano un flusso naturale. Con questo sistema, si potrebbero realizzare pozzi artificiali e desalinizzare l’acqua per creare isole artificiali abitabili e incrementare l’attività di pesca.
Questo impianto è stato particolarmente sfortunato perché era già stato presentato in una versione precedente con il titolo “sistemi marini per acque sospese su piattaforme galleggianti per il downwelling e l’upwelling” n. di deposito 10201140902298581 del 6 ottobre 2014. Sono stato accusato di non aver risposto a una lettera per posta, che non ho mai ricevuto. Poiché il ricorso legale costava molto di più, ho preferito cambiare il nome dell’invenzione e aggiungere il sistema di desalinizzazione dell’acqua, depositando nuovamente il brevetto nel 2016. Gli esaminatori europei hanno affermato che questo impianto presenta le caratteristiche di novità e applicabilità industriale, ma è privo di inventiva. Credo che l’inventiva manchi a tutti gli enti pubblici del mondo. Mi chiedo come possano scrivere una cosa del genere, ovvero che il plancton naturale negli oceani costituisce solo il 5% della superficie marina ed è in diminuzione insieme a molte specie di pesci e barriere coralline? Il deposito del brevetto è consultabile all’indirizzo https://www.spawhe.eu/artificial-welling-files/
Un’ulteriore conferma del fatto che gli uffici brevettuali debbano limitarsi a formulare commenti formali e a riportare i documenti pertinenti senza esprimere giudizi scientifici e tecnici, è dimostrata da quest’altro episodio, accaduto con il deposito del brevetto “auto idroelettrica con dispositivo di coppia alle ruote” n. 102016000087373 del 26 agosto 2016, che mi è stato inviato per posta ordinaria e al quale ho risposto regolarmente. È persino peggiore di quanto accaduto. Infatti, sono stato costretto a rispondere con la seguente lettera:
Con riferimento alla lettera ministeriale del 31/05/2007, n. di protocollo 206692, ricevuta il 16/06/2017, la presente comunicazione è volta a fornire al Vostro Ufficio le argomentazioni del richiedente a sostegno della brevettabilità dell’invenzione oggetto della domanda di brevetto in esame, come previsto dall’art. 5 (1) del Decreto Ministeriale del 27 giugno 2008.
Nel parere scritto non viene riconosciuta l’attività inventiva dell’invenzione.
Le spiegazioni di questa mancata considerazione sono riportate nell’allegato al riquadro N. V, parere scritto, che riporto di seguito al riassunto, il quale fa riferimento ai seguenti documenti:
D1) WO2010/098881 A2: titolo originale SISTEMA DI FRENATA IBRIDO
D2) US 2009/173066 A1: titolo originale SISTEMA DI RIGENERAZIONE DELL’ENERGIA DI FRENO IDRAULICA PER L’ACCUMULO DI ENERGIA ELETTRICA E L’ASSISTENZA ALLA GUIDA DEL VEICOLO
D3) US 2004/263099A1: titolo originale SISTEMA DI PROPULSIONE ELETTRICA
D4 US2010/078253A1: titolo originale TRASMISSIONE PNEUMATICA PER UN VEICOLO AUTOMOBILISTICO
D5 US2005/227131A1: titolo originale SISTEMA A CELLE A COMBUSTIBILE
Secondo gli esaminatori, la presente domanda non soddisfa i criteri di brevettabilità, poiché l’oggetto della rivendicazione 1-10 non comporta un’attività inventiva.
Commenti del sottoscritto al parere sopra esposto:
“Gli esaminatori sono giunti a questa decisione considerando rilevanti i documenti sopracitati, i quali tuttavia non hanno nulla in comune con l’invenzione del sottoscritto per i seguenti motivi:
Il titolo dell’invenzione del sottoscritto è AUTOMOBILE IDROELETTRICA CON COPPIA PERIFERICA ALLE RUOTE. Questo titolo riassume al meglio l’oggetto dell’invenzione, che si propone di produrre energia idroelettrica con acqua riciclata a bordo dell’auto, alimentando i motori elettrici applicati non sull’asse delle ruote ma sulla periferia dello stesso, non per immagazzinare l’energia assorbita dall’auto (che, prodotta con il riciclo dell’acqua e senza consumare nemmeno aria compressa, ha un costo pressoché nullo), ma per ridurre le dimensioni dell’impianto idroelettrico, in modo che possa essere alloggiato nel cofano dell’auto. I principi fisici su cui si basa la produzione di energia si fondano sull’espansione della pressione di Pascal in un serbatoio pressurizzato e sull’energia cinetica che si sviluppa attraverso un foro che alimenta una turbina idraulica sotto una prevalenza idraulica; mentre il recupero dell’acqua scaricata dalla turbina avviene tramite l’invenzione di una pompa con doppia alimentazione separata e un circuito interno di riciclo per l’acqua pressurizzata.
Gli esaminatori europei non tengono conto dei principi di funzionamento degli impianti, nemmeno dell’invenzione della pompa con doppia alimentazione elettrica separata, che attualmente non esiste, né del circuito interno di riciclo unidirezionale dell’acqua riciclata nel serbatoio dell’autoclave, senza provocare l’espansione e la compressione del cuscino d’aria compressa. Non considerano nemmeno la natura del liquido che circola nel circuito (se si tratta di acqua o olio) e nemmeno se la pressione del sistema viene mantenuta con aria compressa o con un’altra fonte di energia; tuttavia, affermano che gli impianti si assomigliano, pur non essendoci alcuna attività inventiva.
Al contrario, per il sottoscritto, che ha esaminato attentamente i documenti ritenuti importanti dagli esaminatori, il documento D1 non riguarda un impianto idroelettrico che produce energia destinata alla motorizzazione diretta dell’auto, bensì un sistema che recupera energia dal circuito frenante mediante circolazione, non di acqua ma di olio idraulico. Le rivendicazioni di questa invenzione sono descritte di seguito per chiarire, almeno agli esaminatori italiani, che la presente invenzione non ha nulla a che vedere con l’auto idroelettrica, che è completamente autonoma dal punto di vista energetico e non necessita di recuperare energia attraverso l’impianto frenante, poiché qualsiasi sistema di recupero costerebbe più dell’energia prodotta con acqua e aria dal generatore di corrente idroelettrica montato nel cofano motore al posto del motore termico. Tuttavia, se qualcuno volesse recuperare l’energia dall’impianto frenante, potrebbe farlo liberamente senza interferire con il sistema idroelettrico principale, che è quello del sottoscritto. Queste considerazioni sono valide anche per il documento D2, altrettanto irrilevante per le stesse ragioni, come spiegato in dettaglio.
Questi episodi, al di là degli aspetti burocratici, confermano l’incompetenza tecnica e scientifica degli esaminatori e ancor più che gli inventori di soluzioni di pubblica utilità devono essere liberi di inventare senza preoccuparsi degli aspetti burocratici, delle procedure e dell’immediata applicabilità dell’invenzione. A decidere sull’utilità di invenzioni importanti per la comunità internazionale non possono essere gli uffici brevetti, bensì la comunità scientifica mondiale, che deve assumersi le proprie responsabilità, presso le Nazioni Unite. Per questo motivo, almeno per questo tipo di invenzioni, la proprietà intellettuale deve essere separata da quella industriale. Troppi interessi di parte e troppa ignoranza scientifica possono condizionare le scelte. Gli uffici brevetti devono limitarsi a ricevere, registrare la data di ricezione e conservarla, a riconoscere all’inventore non la proprietà industriale, ma il merito di aver inventato una nuova soluzione per la sopravvivenza, se la vita umana ha un valore. Agli inventori non devono interessare le caville burocratiche, altrimenti questo tipo di invenzioni non vedrà mai la luce.
Credo che gli uffici brevetti non siano enti scientifici autorizzati a pronunciarsi sui principi di conservazione dell’energia, che, nell’ambiente acquatico, non sono stati oggetto di studio nemmeno nelle migliori università del mondo. Per ora, solo io ho compreso che nell’ambiente acquatico i principi di conservazione dipendono da come vengono progettate le macchine e i sistemi e dai principi di Newton, Pascal, Torricelli, Henry e Bernoulli, applicati sinergicamente, come il sottoscritto ha chiaramente dimostrato in tutte le domande di brevetto depositate e in tutte le pubblicazioni presenti sul sito web https://www.spawhe.eu, sul quale la scienza ufficiale ha sempre taciuto. Sarebbe ora che le autorità mondiali delle Nazioni Unite ordinassero a scienziati onesti e imparziali di documentare e rispondere ufficialmente agli impianti proposti dal sottoscritto, altrimenti le stesse Nazioni Unite perderanno prestigio.
Sono il primo a confermare quanto affermano gli uffici brevetti: è ovvio che in un circuito chiuso la turbina non può produrre più energia di quanta ne assorba la pompa, ma il vero problema è che gli uffici brevetti non comprendono la differenza tra un circuito aperto e un circuito chiuso, sebbene io abbia cercato di spiegarla in tutte le descrizioni dei brevetti e dei ricorsi elencati in questo documento, affinché i lettori e soprattutto i giudici internazionali, che in qualche modo devono provvedere a dimostrazioni pratiche nell’interesse mondiale, la comprendano. Probabilmente non comprendono nemmeno i professori che li hanno formati nelle università e tutti coloro che tacciono su questo argomento. Negli impianti proposti dal sottoscritto, l’energia viene prodotta dalla turbina in un circuito aperto scaricando la pressione fornita dall’atmosfera o dall’aria compressa, mentre la pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante è una pompa speciale rispetto a quelle attualmente esistenti, in quanto funge da collegamento tra il circuito aperto della turbina e il circuito di ricircolo dell’acqua all’interno del maggiore volume d’acqua accumulato, che può essere pressurizzato dalla stessa atmosfera o con l’aria compressa, appositamente accumulata nel serbatoio. In ogni caso, l’energia prodotta dalla turbina è sempre molto superiore all’energia assorbita dalla pompa, perché nei sistemi aperti abbiamo almeno la pressione atmosferica, che corrisponde a 10 metri di colonna d’acqua, a cui si aggiunge la pressione idrostatica, mentre il ricircolo dell’acqua all’interno del volume d’acqua accumulato non deve superare la pressione atmosferica e nemmeno l’aria compressa di un eventuale serbatoio pressurizzato. È sufficiente la prevalenza di un solo metro di colonna d’acqua per far circolare l’acqua all’interno del suo volume, poiché la pressione idrostatica non può opporsi all’energia cinetica che si sviluppa internamente per qualsiasi motivo e in particolare per mezzo di una pompa. Non è necessario considerare il funzionamento delle pompe di sollevamento dell’acqua, ma solo quelle di circolazione che hanno pressioni statiche bilanciate in aspirazione e mandata. L’unico modo per far entrare acqua dalla pressione atmosferica in un circuito di ricircolo pressurizzato chiuso senza vincere la pressione è aggirarla. Ma non possiamo farlo mettendo una pompa di alimentazione in parallelo con la pompa di ricircolo, poiché questa dovrebbe avere una prevalenza maggiore del cuscino d’aria che pressurizza il serbatoio. Pertanto, è necessario modificare le attuali pompe centrifughe di circolazione a bassa pressione, dotandole di un’alimentazione separata, ma questa alimentazione deve raggiungere la girante sfiorando perché l’acqua di ricircolo pressurizzata non deve entrare in contatto con l’acqua di alimentazione prima di entrare nella girante, altrimenti impedisce l’ingresso. È ovvio che una volta modificato l’ingresso dell’acqua nella pompa, l’intero circuito funziona in un altro modo: con un’alimentazione, ricicla l’acqua del circuito pressurizzato e con l’altra alimenta l’acqua che esce dal circuito,perché i due flussi vanno nella stessa direzione senza contrastarsi. Se la valvola che alimenta la turbina è chiusa, l’acqua non esce dal serbatoio pressurizzato. In questo caso, l’acqua a pressione atmosferica non entra nel sistema perché la prevalenza della pompa non è in grado di comprimere il cuscino d’aria, ma il ricircolo interno dell’acqua continua regolarmente attraverso la seconda alimentazione. Questo è un enorme vantaggio dal punto di vista energetico, poiché conferma che possiamo mantenere costante il livello dell’acqua con la piccola prevalenza della pompa di circolazione, compensando la quantità di acqua che esce dal serbatoio ad alta pressione: infatti, se manteniamo costante il livello dell’acqua, manteniamo costante anche la pressione del cuscino d’aria, che non diminuisce la pressione di spinta non espandendosi e allo stesso tempo non richiede l’attivazione del compressore che assorbe energia.
Ciò significa che nel circuito idroelettrico pressurizzato, nella turbina, con costi molto bassi abbiamo un’autentica moltiplicazione dell’energia assorbita dalla pompa, che possiamo poi suddividere su molti impianti paralleli che sfruttano la stessa quantità d’acqua, moltiplicando ulteriormente l’energia prodotta fino ad alimentare una quantità sufficiente di motori elettrici che azionano turboventilatori e compressori in grado di muovere veicoli di trasporto terrestri, marittimi e aeronautici. Questo è stato ampiamente spiegato agli esaminatori di brevetti, i quali non solo non hanno compreso le spiegazioni, ma continuano ad affermare genericamente che tali principi sono contrari ai principi di conservazione dell’energia, senza specificare quali siano questi principi.
I principi legiferati dalla scienza con chiarezza sono quelli della termo dinamica che non centrano niente con l’idroelettrico e quelli del moto dei corpi studiati e sperimentati nello spazio che nemmeno centrano. I principi della fluidodinamica non hanno una soluzione generale in forma chiusa, e vengono risolti solo con la metodologia della fluidodinamica computazionale (detta, in breve, CFD) ovvero tramite metodi numerici al calcolatore. Questi metodi servono a calcolare la quantità di moto, non a studiare le soluzioni che consentono il risparmio energetico nella fase di recupero dell’acqua e l’incremento della produzione di energia nella fase di produzione. Lo dimostrano i complessi calcoli delle perturbazioni di moto vario degli attuali impianti di sollevamento idraulici che comportano grandi assorbimenti di energia, la rottura delle condotte e necessità di realizzare grossi blocchi di cemento reggispinta e casse d’aria per attenuare le perturbazioni. Mentre il sottoscritto con l’invenzione delle pompe con la doppia alimentazione separata fino alla girante, ha risolto il problema brillantemente, mantenendo gli impianti sempre pieni di acqua equilibrando le pressioni in aspirazione e mandata che eliminano le perturbazioni di moto vario e consentono di produrre energia con l’acqua di riciclo e l’acqua di alimentazione del circuito che si sommano nella pompa e nella turbina. Queste soluzioni dipendono esclusivamente dall’esperienza e dalla creatività del progettista e inventore, rispettando i singoli principi di Bernoulli, Pascal, Torricelli, Newton. Principi non generici di conservazione dell’energia.
CONCLUSIONI
Lo sfortunato incidente, causato dal fatto che non ho letto l’e-mail certificata relativa a questi cinque importantissimi depositi di brevetti, non cambia il destino degli stessi, poiché solo il brevetto per l’impianto galleggiante, idroelettrico, desalinizzante, estrattore di calcio e carbonio dalle acque profonde, n. 102016000058018, scrivendo la mia risposta, avrebbe avuto la possibilità di ricevere un numero di brevetto e con esso i diritti legali di proprietà industriale e intellettuale, solo in Italia. Dove certamente le autorità ambientali non lo avrebbero applicato, come hanno fatto con tutti i precedenti depositi di brevetti. Questo episodio ha solo abbreviato la morte legale ufficiale dei miei depositi di brevetti. Tuttavia, il discorso che il sottoscritto vuole continuare è sempre valido, non avendo mai aspirato alla proprietà industriale, consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato a livello burocratico nazionale e internazionale.
PROBABILMENTE, ERA UN BENE CHE NON LEGGE LA POSTA RACCOMANDATA. NON PUOI ANDARE A VIOLARE GLI INFINITI BREVETTI DI PUBBLICA UTILITÀ E VEDERTI IGNORATO DALLE ISTITUZIONI PUBBLICHE MONDIALI QUANDO APPROVATI DAGLI UFFICI BREVETTI, O CONTINUARE A SCRIVERE REPLICHE PER COLORO CHE SONO ACCUSATI DI NON RISPETTARE I PRINCIPI DI RISPARMIO ENERGETICO. LE ISTITUZIONI MONDIALI CHE DOVREBBERO PROTEGGERE L’AMBIENTE SONO A CONOSCENZA DI TUTTE QUESTE OPERE. RITENGO CHE SIA MIO DOVERE, IN QUALITÀ DI INVENTORE, PROPORRE E PUBBLICARE QUESTE INVENZIONI ALLA LUCE DEL SOLE, ANCHE RIGETTANDO I MIEI RISPARMI, CONTRO UNA LEGGE CHE NON RISPETTA LE PRIORITÀ DEI PROGETTI DI PUBBLICA UTILITÀ MONDIALE, NÉ I DIRITTI DEGLI INVENTORI CHE SI DEDICANO ALLO STUDIO DI QUESTE SOLUZIONI. CHIUNQUE ABBIA UN MINIMO DI BUON SENSO DOVREBBE COMPRENDERE CHE QUESTE INVENZIONI AVREBBERO DOVUTO ESSERE RILASCIATE DALLA PROPRIETÀ INDUSTRIALE ED ESSERE ACCESSIBILI ALL’INTERA COMUNITÀ MONDIALE. CHIUNQUE ABBIA UN MINIMO DI BUON SENSO DOVREBBE CAPIRE CHE QUESTE INVENZIONI AVREBBERO DOVUTO ESSERE RILASCIATE DALLA PROPRIETÀ INDUSTRIALE E ACCESSIBILI ALL’INTERA COMUNITÀ MONDIALE? PROBABILMENTE CI SONO PIÙ IMPRENDITORI DI BUON SENSO NEL MONDO CHE NON RISPONDONO E NON VOGLIONO ASSUMERSI QUESTA GRANDE RESPONSABILITÀ, ANCHE SE SONO SICURO CHE NON RISPONDONO A MOTIVI MENO NOBILI E LASCIANO LE COSE COME STANNO, SBAGLIANDO LA MAGGIOR PARTE DEGLI INVESTIMENTI ANCHE NELLE OPERE ELETTROMECCANICHE DI LORO COMPETENZA. Obiettivamente parlando, non è facile intervenire nel settore degli appalti pubblici, dominato da gare d’appalto per costose e inefficienti opere depurative ed energetiche su larga scala, e nel settore dell’energia mobile dominato da multinazionali del petrolio e dei trasporti con tecnologie avanzate ma con basi errate per costi e processi produttivi. Mentre il sottoscritto, che ha lavorato e studiato esclusivamente l’organizzazione del lavoro in entrambi i settori, nel settore pubblico propone impianti energetici e depurativi simultanei, invisibili, che interverrebbero immediatamente, quasi nella fase di produzione dell’inquinamento. Mentre per i trasporti la stessa soluzione viene utilizzata con pressioni di esercizio maggiori per ridurre le dimensioni degli impianti, utilizzandoli al posto dei motori termici. Cosa ci sorprende? Non sappiamo che l’industria dei trasporti sta introducendo motori a idrogeno pressurizzati a 700 bar, che richiedono una rete di distribuzione dedicata con pagamento a consumo? Mentre l’aria compressa è gratuita, richiede una pressione di esercizio fino a 40 bar e può essere prodotta da mini-compressori a bordo del veicolo che costano meno di dieci dollari? Anche perché l’aria compressa non viene consumata nel processo. È necessario reintegrare solo la piccola parte che si dissolve nell’acqua rilasciata nell’atmosfera passando dal circuito chiuso pressurizzato a quello aperto all’uscita della turbina, nei pochi secondi che passa nel serbatoio a pressione atmosferica, prima di essere reintrodotta nel serbatoio pressurizzato (legge di Henry) https://www.spawhe.eu/compressed-air-is-much-more-powerful-and-economic-of-hydrogen/
Questi problemi vanno ben oltre le difficoltà di comunicazione con gli uffici brevettuali nazionali e internazionali. Riguardano la democrazia mondiale, che non può esistere senza una scienza libera e una giustizia imparziale. Oggi ci sono troppe ambiguità scientifiche e troppe disuguaglianze giuridiche a livello nazionale e internazionale. Se si nasconde la verità intellettuale e scientifica senza rivelare apertamente chi la nasconde, non c’è vera democrazia e i giudici internazionali e le Nazioni Unite perdono prestigio. Non saremo mai un popolo unito, consapevole della propria forza e debolezza di fronte alle catastrofi naturali e alla minaccia di una guerra nucleare, come auspicava Einstein.
Io, in quanto autore e inventore, considererò sempre questi progetti come mie opere, perché solo io so quante notti insonni mi sono costate e quante riflessioni. Avendoli depositati presso organizzazioni riconosciute a livello internazionale, nella remota ipotesi che le cose cambino a livello ambientale, culturale e di giustizia, e che la verità che affermo venga a galla. Nessuno può negarmi i diritti di proprietà intellettuale e d’autore, se un giorno sarà davvero vero che la legge è uguale per tutti. Questo è un problema che le NAZIONI UNITE devono risolvere, se vogliono davvero che persone come me, senza essere pagate da nessuno, continuino a lavorare anche in pensione, mettendo a disposizione la propria esperienza e i pochi risparmi di cui dispongono per affermare verità scientifiche e tecnologiche utili alla comunità internazionale, invece di finire nelle mani dei centri di potere consolidati. Per caso o per calcolo? Non so quale sia l’ipotesi peggiore. Entrambe mi spaventano. Certamente, pubblicando articoli come questo, scoraggio altri inventori dal fare esperienze simili alle mie, ma coloro che li scoraggiano di più sono le istituzioni che non rispondono e continuano a non assumersi le proprie responsabilità. Per quanto mi riguarda, comunque vadano le cose; Non mi pentirò mai di aver dedicato il mio tempo e i miei pochi risparmi allo studio di queste soluzioni.
A che scopo gli inventori di soluzioni di pubblica utilità dovrebbero indebitarsi per pagare tasse che non dovrebbero pagare e usufruire di servizi di interesse generale che dovrebbero essere di competenza degli enti pubblici mondiali? Innanzitutto, l’inventore dovrebbe sperimentare le proprie invenzioni entro i termini stabiliti dall’OMPI e trovare sempre finanziatori che lo aiutino a pagare le tasse, altrimenti i diritti di proprietà industriale decadono, e con essi anche i diritti d’autore. Rimarrebbe solo la proprietà morale. Nemmeno Franz Kafka, il più famoso scrittore di paradossi, sarebbe in grado di immaginare una situazione più paradossale di quella creata dagli attuali legislatori in materia di brevetti. Inoltre, gli uffici brevetti non sono autorità scientifiche internazionali e non possono esprimere giudizi tecnici sul risparmio energetico. Possono solo verificare nel database se l’invenzione è già stata realizzata o meno. Ma anche in questo non sono in grado di distinguere un circuito idraulico aperto da uno chiuso e di spiegare il funzionamento di pompe, compressori e ventilatori.
Per chi scrive, un inventore deve depositare il brevetto solo nel paese d’origine, se l’invenzione è originale, compatibile con l’ambiente e la morale pubblica, e deve anche trasmetterlo alle organizzazioni internazionali affinché ne tengano conto. In caso contrario, commettono il reato di omissione di documenti ufficiali. Non possono costringere l’inventore a ricorrere alle vie legali per accertare la verità scientifica, che dovrebbe essere nell’interesse dell’intera comunità mondiale, soprattutto se il problema riguarda un inventore che non aspira alla proprietà industriale, ma solo alla proprietà intellettuale e al diritto d’autore, riconosciuti a tutti gli autori di opere intellettuali. Le Nazioni Unite hanno il dovere di garantire che nessuna soluzione che possa salvare vite umane venga trascurata. Se la giustizia internazionale, che è parte integrante dell’ONU, continua a tacere, l’ONU, per usare le parole di Einstein, non si trasforma in Mosè, ma in Machiavelli. Di Machiavelli ce ne sono già troppi, in ogni strato sociale. Teniamoli lontani almeno con la scienza e la giustizia.