LE CIVILTÀ PERDUTE, IL PENSIERO DI EINSTEIN E L’ENERGIA DI SOPRAVVIVENZA.
(Nona lettera aperta alle Corti Internazionali di Giustizia, la prima al Segretario Generale delle Nazioni Unite, la quarta al Consiglio d’Europa)
ASTRATTO
Questo articolo è stato scritto mentre leggevo il libro di Graham Hancock “Le impronte degli dei” (Corbaccio Editor srl) e “Pensieri, idee, opinioni di Einstein” (Newton Compton Editors), prendendo appunti e facendo ricerche su internet, ma soprattutto chiedendomi se con le tecnologie sviluppate e quelle che potremmo sviluppare in breve tempo, avremmo potuto salvare qualche vita umana dalle grandi calamità geologiche, astrologiche, ambientali e climatiche vissute dai nostri antenati, da quelli del nostro tempo e del futuro, a cui si potrebbero aggiungere i disastri nucleari di origine antropica. Essendo abituato al ragionamento solitario, sono giunto alla conclusione che la società odierna avrebbe avuto le stesse possibilità di salvezza di quelle scomparse nei millenni passati. Anzi, le invenzioni realizzate e implementate nell’era moderna hanno peggiorato la situazione. In effetti, la lettura di questi due libri mi ha convinto ancor di più che le energie interattive, fisse e mobili che, da qualche anno ormai, propongo inutilmente alle autorità ambientali mondiali, sarebbero state le uniche in grado di salvare la vita e la cultura di buona parte delle generazioni passate. A maggior ragione, ora che le emergenze geologiche, astronomiche e climatiche, come descritte nei due libri citati e confermate da molti ricercatori e scienziati, non solo non sono finite, ma si sono aggravate con il contributo di centocinquant’anni di cieco sviluppo industriale e sfrenato da parte dell’uomo. Centocinquant’anni dal punto di vista geologico sono una goccia nell’oceano, ma dal punto di vista ambientale e della salvaguardia della vita umana avrebbero potuto consentire passi da gigante. Invece non ne hanno prodotto uno nella giusta direzione, perché le energie interattive, che proteggerebbero l’ambiente, pubblicate su http://www.spawhe, sono nate troppo tardi e nessuno le realizza per difendere gli interessi economici esistenti. Mentre scrivo questo articolo (14/01/2018), la petroliera iraniana Sanchi, vicino a Shanghai, è affondata dopo giorni di deriva e incendio. I trentadue membri dell’equipaggio sono morti. Questo è stato solo un altro disastro ambientale e umano, causato dalle centotrentaseimila tonnellate di condensato ultraleggero trasportate. La cosa curiosa è che, se la scienza e la tecnologia avessero approfondito il ragionamento di base sull’energia, il petrolio, i combustibili, l’energia termica e l’energia nucleare non sarebbero necessari. Persino le attuali energie rinnovabili, che sono ingombranti, discontinue e con bassi rendimenti, non sarebbero necessarie, nonostante questi rendimenti siano in continuo ma lento aumento, ma si fermeranno presto perché i difetti originali non possono essere superati. Il vero salto di qualità può avvenire solo con le energie interattive. La natura ha creato l’acqua incomprimibile e l’aria comprimibile per permettere all’uomo di produrre tutta l’energia di cui ha bisogno istante per istante.in versioni fisse e mobili grazie alle tecnologie meccaniche ed elettromagnetiche sviluppate fin dall’inizio del XX secolo. Tuttavia, non saremmo stati pronti a compiere gli unici tentativi possibili per salvare noi e i nostri figli, qualora si fossero avverate le profezie dei Maya (che avevano previsto la distruzione del pianeta entro il 21/12/2016, per altri la data è stata interpretata erroneamente, avverrà nel 2116). Non credo in queste predizioni, ma credo che fenomeni naturali come le ere glaciali e l’inversione dei poli magnetici, fenomeni ricorrenti da migliaia di anni, di cui non esistono prove storiche chiare, non possano essere indolori per la sopravvivenza dell’uomo. La scomparsa dell’atmosfera e dell’acqua dal pianeta Marte, che era ricco di risorse, è un chiaro segno che dobbiamo pensare a produrre l’energia necessaria alla sopravvivenza, che peraltro costa molto meno delle energie attuali. Questa energia ci permetterà di elevarci dalla Terra, come descritto in https://www.spawhe.eu/aerospatial-pressurized-hydroelectric-transport-system/, per scoprire da dove iniziare a vivere sulla Terra stessa o per tentare l’avventura dello spazio. L’importante è creare grandi astronavi che riproducano fedelmente l’habitat naturale della Terra, capaci di produrre acqua e aria da utilizzare sia per l’alimentazione e la respirazione umana, sia per produrre la tecnologia e l’energia necessarie ai motori elettrici con iniezione di aria compressa per muoversi nello spazio. L’uomo inizierà innanzitutto ad abbandonare le energie e i sistemi di trasporto attuali, preparandosi per la sopravvivenza sulla Terra o nello spazio, dove arriveranno piccole comunità delle generazioni future, senza l’energia nucleare.in grado di produrre acqua e aria utilizzate sia per l’alimentazione e la respirazione umana, sia per produrre tecnologia ed energia per motori elettrici con iniezione di aria compressa per muoversi nello spazio. L’uomo inizia innanzitutto ad abbandonare le energie e i sistemi di trasporto attuali, preparandosi per la sopravvivenza sulla Terra o nello spazio, dove arriveranno piccole comunità delle generazioni future, senza energia nucleare.in grado di produrre acqua e aria utilizzate sia per l’alimentazione e la respirazione umana, sia per produrre tecnologia ed energia per motori elettrici con iniezione di aria compressa per muoversi nello spazio. L’uomo inizia innanzitutto ad abbandonare le energie e i sistemi di trasporto attuali, preparandosi per la sopravvivenza sulla Terra o nello spazio, dove arriveranno piccole comunità delle generazioni future, senza energia nucleare.
I MITI DELLE CIVILTÀ SCOMPARSE.
Il mito di Atlantide narrato da Platone, secondo l’autore, si rifà anche a una fonte precisa, il legislatore e poeta Solone (615-535 a.C.), il quale, sbarcato in Egitto durante uno dei suoi viaggi, raccolse informazioni sugli antichi fenomeni geologici. I sacerdoti gli dissero che nel 9570 a.C. esisteva una grande isola chiamata Atlantide, situata oltre le Colonne d’Ercole. Quest’isola era governata dai discendenti di Poseidone. Il nome deriva da Atlante, il figlio maggiore del dio del mare, da cui l’Oceano Atlantico prese il nome. Dal punto di vista scientifico, diversi fenomeni possono giustificare la scomparsa di un intero territorio, come lo scorrimento della crosta terrestre o una grande eruzione vulcanica. Altri fenomeni possono portare all’emersione dal mare di un vasto territorio, come accadde nel caso del lago Titicaca, sulle cui rive nacque la civiltà Inca. Questo lago si è formato a un’altitudine di 3800 metri direttamente dal mare, in concomitanza con le Ande e probabilmente anche grazie a opere civili realizzate dagli Inca. Ancora oggi sulle rive del lago si trovano conchiglie marine, mentre le opere Inca appartengono a una cultura ben più avanzata degli abitanti del luogo, che le hanno ereditate senza comprenderne l’origine. Di fatto, i colonizzatori spagnoli si trovarono di fronte a opere di livello scientifico superiore alle loro conoscenze, che non potevano nemmeno appartenere alle popolazioni locali. Credo che non dovremmo indagare tanto sul passato, quanto piuttosto organizzarci in modo che in futuro, per tutto ciò che accadrà sulla Terra, ci siano testimoni che possano raccontare esattamente come sono andate le cose.
Importanti ricercatori, come Robert Bauval e John Antony West, sostengono che le piramidi e la sfinge egizie siano state rinvenute in verdi pianure e che siano molto più antiche di quanto gli egittologi attribuiscano loro. Queste opere apparterrebbero a una cultura superiore a quella degli uomini che le ereditarono dopo i fenomeni climatici avversi. I fenomeni di corrosione delle rocce testimoniano che solo la presenza di acqua all’interno e all’esterno di questi fantastici monumenti avrebbe potuto corroderli in quel modo, mentre in tempi moderni è stato necessario scavare per estrarli dalla sabbia del deserto. La tecnologia utilizzata per realizzare la sfinge, i templi e le piramidi è, per molti aspetti, superiore alle tecnologie attuali. Infatti, la sfinge fu scolpita nella roccia viva, mentre blocchi di roccia del peso di oltre duecento tonnellate, perfettamente tagliati e squadrati, estratti dallo stesso scavo, furono utilizzati per formare le mura del “tempio della valle”, costruito a sessanta metri di distanza. Molti si interrogano ancora su come gli antichi riuscissero a scolpire, tagliare e spostare enormi masse di roccia. Personalmente, non ho idea di come ci siano riusciti. Posso solo dire che so come si potrebbe fare usando l’energia mobile prodotta con acqua e aria, che non costano nulla. Solo con questa energia, combinata con turboventilatori elettrici collegati in serie, è possibile creare il vuoto nella direzione di sollevamento e la spinta di reazione sul lato opposto. Non è possibile farlo con combustibili a pagamento o nemmeno con l’energia nucleare. Ma l’energia di cui parlo era certamente sconosciuta sia agli Inca che agli Egizi, altrimenti la loro cultura sarebbe sopravvissuta e noi non saremmo stati costretti a interpretare il papiro di Torino e pochi altri enigmatici segnali indiretti della cultura che ci ha preceduto. Le tecniche costruttive dei costruttori delle piramidi e degli Inca sono molto simili tra loro e legate a riferimenti astronomici, sconosciuti a Copernico e Galileo Galilei, che solo oggi vengono scientificamente verificati grazie ai potenti telescopi e all’astronomia moderna. Ovviamente, le tracce di queste tecniche sono state cancellate da millenni di inondazioni, glaciazioni e desertificazioni che hanno sconvolto l’intero pianeta.
Ciò che è trapelato da questi lunghissimi periodi è stato narrato attraverso leggende, ma le recenti conoscenze astronomiche hanno dimostrato che non si trattava solo di leggende. Esistevano anche verità scientifiche. Nel libro di Graham Hancock si afferma che lo storico greco Diodoro Siculo, nel I secolo a.C., visitò l’Egitto. I sacerdoti dell’epoca gli raccontarono che l’Egitto era stato governato per diciottomila anni dagli dei e per cinquemila anni da faraoni mortali. La stessa storia fu raccontata molto tempo prima anche a Erodoto, vissuto nel V secolo a.C. Secondo il matematico francese Schwaller de Lubicz, ciò che Diodoro ed Erodoto ci trasmettono è un riferimento inconscio a un ciclo di precessione degli equinozi, che dura circa 25.920 anni (12 * 2160 anni) e si ripete con la formazione del sistema solare. La planimetria e le dimensioni delle piramidi confermano che gli antichi Egizi conoscevano perfettamente il numero delle costellazioni e la durata degli equinozi. Anche se entrano in gioco diversi meccanismi di natura astronomica e geologica, il ciclo degli equinozi presenta una forte correlazione all’inizio e alla fine delle ere glaciali. La conoscenza di questo fatto è stata consolidata dalla nostra scienza alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Tuttavia, le testimonianze contenute nei racconti mitologici degli Egizi e dell’Inca suggeriscono che forse lo stesso livello di conoscenza fosse stato raggiunto anche prima dell’ultima era glaciale.
Ecco cosa scrive Einstein riguardo al movimento della crosta terrestre: “In una regione polare si verifica un continuo accumulo di ghiaccio, che non è distribuito simmetricamente attorno al polo. Su queste enormi masse agisce la rotazione terrestre, che produce una quantità di moto centrifuga trasmessa alla rigida crosta terrestre. Questa quantità di moto centrifuga aumenta costantemente, fino a raggiungere un valore tale da provocare una traslazione della crosta terrestre rispetto alla massa rimanente della Terra”.
Secondo Charles Hapgood, prima del 4000 a.C. l’Antica non era ricoperta di ghiaccio poiché si trovava circa duemila miglia più a nord, oltre il Circolo Polare Artico. Questo fenomeno è confermato per entrambi i poli dall’enorme quantità di fossili di alberi rinvenuti sotto i ghiacciai grazie alle moderne tecniche di esplorazione.
I fattori che influenzano maggiormente il clima sono principalmente:
1) l’angolo di inclinazione della Terra rispetto all’asse di rotazione, che varia da un minimo di 22,1 a un massimo di 24,5 gradi;
2) l’eccentricità dell’orbita attorno al sole;
3) la precessione assiale, che fa sì che i quattro punti cardinali dell’orbita terrestre (i due equinozi e i due solstizi) si spostino molto lentamente all’indietro lungo la traiettoria orbitale.
Secondo i ricercatori che studiano questi fenomeni, l’inizio delle fasi climatiche più critiche può essere previsto in base alle seguenti circostanze:
a) “massima eccentricità” che allontana la Terra dal Sole di milioni di chilometri (afelio);
b) la “minima obliquità” dell’asse terrestre, che avvicina notevolmente i poli nord e sud all’asse verticale;
c) la “precessione degli equinozi” che, in definitiva, fa sì che l’inverno inizi in un emisfero o nell’altro quando la Terra si trova al “perielio” (il punto più vicino al Sole); ciò significa che l’estate arriva all'”afelio” e quindi sarà fredda e non in grado di sciogliere il ghiaccio invernale. L’arrivo dell’inverno successivo aggrava la situazione mantenendo uno stato di glaciazione perpetua finché l’orbita terrestre non si avvicina nuovamente al Sole, ma i tempi sono molto lunghi e ciò che è accaduto in passato è stata l’annientamento del genere umano e animale, fino al successivo disgelo iniziato con altri uomini e altre forme di vita, a partire dai miti e non dalla scienza acquisita, poiché di questa scienza sono rimaste solo tracce minime. I numeri mostrati nel libro di Graham Hancock “Impronte degli Dei”, che riassumono il fenomeno della precessione degli equinozi, sono impressionanti, li riassumiamo brevemente per il giocatore affinché possa confrontarli con la brevità della vita umana:
Dodici sono le costellazioni dello zodiaco;
30 è il numero di gradi assegnati a ciascuna costellazione zodiacale lungo il ciclo completo di rotazione del sole (360/12);
72 è il numero di anni che impiega l’equinozio di sole per completare uno spostamento di un grado lungo l’eclittica;
360 è il numero di gradi contenuti nell’eclittica solare;
2160 è il numero di anni (72 * 30) necessari affinché il sole attraversi una delle dodici costellazioni che occupano un arco di 30 gradi dell’eclittica;
25.920 è il numero di anni (2160 * 12) di cui è composto il ciclo completo di precessione o “grande anno”.
Questi numeri ricorrono con misteriosa persistenza nei miti dell’antico Egitto e nell’INCA. In particolare, il numero 72, relativo allo spostamento di un grado del sole lungo l’eclittica, è stato calcolato con precisione nel XX secolo ed è risultato pari a 71,6. Come mai gli antichi uomini, che non hanno trasmesso altri segnali scientifici e tecnologici per conoscere questo valore, sono scomparsi?
Secondo i migliori calcoli moderni, basati su osservazioni satellitari, la circonferenza terrestre all’equatore è di 40.077 chilometri. Con una trascurabile approssimazione, il perimetro della Grande Piramide d’Egitto è pari a 1:43.200 della circonferenza equatoriale terrestre, mentre l’altezza della Grande Piramide è pari a 1:43.200 del raggio polare terrestre (6356,9 chilometri). Il rapporto tra il perimetro e l’altezza della Grande Piramide è di circa 6,28 (2π), pari al rapporto tra la circonferenza equatoriale e il raggio polare. Quali sono le probabilità che le proporzioni tra la lunghezza del perimetro e l’altezza della Grande Piramide siano casuali? Secondo Robert Bauval e John Antony West, praticamente nulle. Quindi gli antichi Egizi conoscevano anche il numero 3,14 che la scienza ha attribuito ad Archimede, vissuto molti millenni dopo (287-212 a.C.).
Queste grandi conoscenze non furono sufficienti a salvare la vita degli Egizi e degli Inca dai cambiamenti climatici che si verificarono, perché, evidentemente, come ai giorni nostri, all’uomo sono mancate invenzioni semplici e strategiche che consentissero rapidi spostamenti di massa di uomini e animali. Le pietre scolpite dagli Egizi e dagli Inca testimoniano la conoscenza astronomica, che avrebbe potuto portare a trasformazioni energetiche nucleari, termiche ed elettromagnetiche, le quali, tuttavia, non sarebbero state in grado di consentire rapidamente uno spostamento di massa delle popolazioni verso i luoghi più ospitali del pianeta. Almeno queste energie e tecnologie da sole avrebbero permesso di organizzare una nuova vita nel sottosuolo montuoso, al di sopra di qualsiasi grande inondazione e al di sotto di qualsiasi grande gelo. Le energie interattive tra l’acqua e l’aria non sono state identificate dalle generazioni precedenti né da quelle attuali, sebbene non siano complesse, soprattutto perché l’uomo è stato ingannato dall’energia del calore, dall’elettromagnetismo e dall’energia della posizione geodetica dell’acqua, trascurando quella interattiva tra acqua, aria e forze gravitazionali. Questi possono essere ottenuti solo modificando le attuali pompe a girante singola alimentandole con una doppia alimentazione separata fino alla girante e realizzando circuiti unidirezionali che includono le turbine, l’elettromagnetismo dei motori elettrici e gli alternatori e se sfruttano correttamente i principi fisici stabiliti da Pascal, Torricelli e Henry, come descritto dal sottoscritto su https://www.spawhe.eu in molte versioni di energia e purificazione dell’ambiente, sviluppate con solo ragionamento pratico e scientifico.
Oggi, tutti gli impianti idraulici e di depurazione dell’acqua, che sono grandi assorbitori di energia, possono essere trasformati in produttori di energia. Allo stesso modo, tutti i sistemi meccanici che assorbono energia per il trasporto, la lavorazione della terra, le macchine utensili, il riscaldamento e il condizionamento, possono essere affiancati o integrati in centrali idroelettriche pressurizzate con aria compressa dimensionata per l’assorbimento previsto, risparmiando anche sugli attuali costi di trasporto di energia fossile ed elettrica. Penso che per millenni, noi creatori dell’universo, ci siamo chiesti: “Quando l’uomo capirà le ragioni per cui ha creato l’aria comprimibile e l’acqua incomprimibile?”. Alla fine, stanchi di aspettare e di vedere che stavamo distruggendo il pianeta, senza che me ne rendessi conto, mi ha preso per mano per realizzare gradualmente una serie di trentotto brevetti collegati tra loro a piccoli passi, arrivando all’energia idroelettrica compressa che purifica e protegge l’ambiente producendo energia, senza combustibili fossili, uranio, vento o sole. È sufficiente che la temperatura non scenda al di sotto della temperatura critica dell’aria (-140,6 °C). Tuttavia, gli uomini ancora non credono, avrebbero voluto che il creatore dell’universo mi mandasse e persino i finanziamenti. Non mi piace mescolare il sacro con il profano, ma non so cosa dire della cecità e dell’ignoranza della classe dominante mondiale, ma in questo caso, persino il silenzio della scienza, che risolverebbe tutto con le formule, sta facendo molto danno.
EINSTEIN HA CHIARAMENTE NEGATO L’USO DELL’ENERGIA NUCLEARE
Di Albert Einstein non cito nulla delle sue celebri teorie sulla relatività, ma alcune sue riflessioni, tuttora attuali, tratte dal libro “Pensieri, idee, opinioni di Einstein”, dove afferma testualmente: “Tutte le religioni, le arti e le scienze sono rami dello stesso albero. Tutte aspirano a nobilitare la vita dell’uomo, sollevandola dal livello della mera esistenza fisica per condurre l’individuo alla libertà. Non è un caso che le nostre università più antiche si siano sviluppate da scuole clericali. Sia le chiese che le università – finché adempiono alla loro vera funzione – tendono a nobilitare l’individuo.”
Personalmente, non è un caso che nelle già citate storie mitologiche di Platone, Diodoro ed Erodoto, la fonte di informazione tramandata ai posteri provenga dai sacerdoti, che certamente non pensavano al proprio tornaconto. Tuttavia, lo stesso Einstein afferma: “l’unità fondamentale delle istituzioni culturali ecclesiastiche e secolari si è persa nel corso del XIX secolo, trasformandosi in un’insensata ostilità. I conflitti politici ed economici e le loro complicazioni hanno portato a pericoli che nessuno avrebbe potuto prevedere. Oggi dobbiamo ammettere con orrore che i pilastri dell’esistenza dell’uomo civilizzato hanno perso la loro solidità. Nazioni che un tempo occupavano posizioni elevate si prostrano davanti a tiranni che osano affermare sfacciatamente: “È proprio questo che ci fa stare bene!”. Il resto del mondo si sta lentamente adattando a questi sintomi di decadenza morale. Persino Einstein disse: “Credo fermamente che l’ardente desiderio di giustizia e verità abbia dato al miglioramento delle condizioni di vita umane un contributo certamente maggiore rispetto agli stratagemmi di una politica calcolatrice, capace di generare una sfiducia generale a lungo termine”. Chi può dubitare che Mosè sia stato un uomo-guida migliore di Machiavelli? “Sebbene i campi della religione e della scienza siano perfettamente delimitati l’uno rispetto all’altro, nondimeno esiste una forte dipendenza reciproca tra i due: la scienza può essere creata solo da coloro che sono totalmente dediti alla verità e alla comprensione. Questa fonte emotiva, tuttavia, scaturisce dalla sfera religiosa. Appartiene anche alla fede nella possibilità che le regole valide per il mondo dell’esistenza siano razionali, cioè comprensibili per la ragione. Non riesco a concepire un vero scienziato che rinunci a questa profonda fede. Possiamo esprimere la situazione con un’immagine: “La scienza senza religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca”.
Riferendosi a questi concetti morali espressi da Einstein, il sottoscritto si chiede come possa la scienza pubblica mondiale tacere sul fondato sospetto che, grazie a invenzioni accessibili con la tecnologia attuale, con la combinazione di acqua e aria, si possano aggirare le forze gravitazionali e le pressioni idrostatiche, creando di fatto il moto perpetuo che potrebbe consentire la produzione di energia in versioni fisse e mobili in quantità infinite, senza combustibili e senza fonti nucleari? Perché tacciono persino le religioni che per millenni hanno colmato le lacune della scienza prima dell’era industriale? https://www.spawhe.eu/also-churches-and-associations-should-learn-to-design/. Einstein aveva ragione: durante il XIX secolo molti valori sono andati perduti, ma Einstein non ne aveva previsto le conseguenze per la nostra generazione.
Einstein racconta ancora una volta: Durante la guerra (mondiale), qualcuno cercò di convincere un grande scienziato olandese che nella storia dell’umanità la forza aveva prevalso sulla legge. Lo scienziato rispose: “Non posso contestare la veridicità di questa affermazione, ma so che non vorrei vivere in un mondo del genere”. Einstein non menzionò il nome dello scienziato olandese, ma credo che le sue riflessioni dopo la guerra, e in prossimità della fine della sua vita, riflettano anche la sua delusione per l’uso della scienza a fini non positivi. Le sue scoperte probabilmente aprirono la mente agli scienziati che realizzarono la prima bomba atomica. A questo proposito Einstein afferma: “Non mi considero il padre dell’energia atomica. Il mio ruolo in questo campo è stato molto indiretto. In realtà, non avevo previsto che sarebbe stato possibile produrre energia atomica nel corso della mia vita. È diventato un fatto concreto grazie alla scoperta accidentale della reazione a catena, e questo è un fatto che non avrei potuto prevedere. Fu scoperta da Otto Hahn a Berlino, il quale non comprese immediatamente con precisione cosa avesse scoperto. Fu Lise Meitner a fornire la corretta interpretazione e a fuggire dalla Germania per affidare l’informazione a Niels Bohr”.
Ecco cosa dice Einstein sull’energia atomica o sulla disintegrazione radioattiva: “L’atomo M è come un ricco avido che, finché vive, non dona denaro (energia). Ma nel suo testamento lascia in eredità la sua fortuna ai figli M e M, a condizione che ne destinino una piccola parte a fini sociali (meno di un millesimo dell’intero patrimonio di energia o massa). I figli insieme ricevono un po’ meno del padre, ma la parte destinata alla società, sebbene relativamente piccola, è tuttavia così importante (considerata come energia cinetica) da costituire una grande minaccia. Contrastare questa minaccia è diventato il problema più urgente del nostro tempo”.
LA NASCITA E L’EVOLUZIONE DELL’ENERGIA DI SOPRAVVIVENZA.
Riprendo in prestito la frase di Einstein: “solo un uomo libero può fare una scoperta”. Non so come abbia fatto a far comprendere questa grande verità al più famoso scienziato di tutti i tempi. Non credo di aver dovuto conquistare questa libertà, io stesso, attraverso trentasette anni di contributi nel settore industriale e ambientale, per poter depositare, da pensionato, il mio primo brevetto in campo ambientale. Non sono un accademico, ma un ex dipendente, non c’era bisogno di iniziare con una pubblicazione scientifica. Trentadue brevetti, uno dei quali europeo e cinque internazionali, non hanno cambiato il mondo perché non sono stati realizzati, ma credo che le poche persone che li comprendono sappiano che, essendo interconnessi, rappresentano un modello di sviluppo alternativo, che richiede una seconda rivoluzione industriale per correggere gli errori commessi dalla precedente.
Le invenzioni ambientali ed energetiche che interagiscono con l’ambiente non sono come le altre invenzioni. La classe dirigente mondiale, sia pubblica che privata, se ne è resa conto solo da poco tempo, ma sta cercando di guadagnare tempo, incentrandosi su soluzioni radicali e proponendo palliativi come le auto elettriche o quelle a idrogeno, che comportano ulteriori spese per le reti di distribuzione. Non si interviene sulle ferite dei sistemi di depurazione, inefficienti come sempre, delle grandi centrali idroelettriche controproducenti per la tutela dell’ambiente, delle centrali termoelettriche e nucleari. Mentre le energie rinnovabili non sono molto pratiche e risultano inefficienti.
Per risolvere i problemi ambientali, sono necessarie un’efficienza industriale diffusa e un’organizzazione capillare del lavoro ambientale. Ma oggi l’efficienza industriale si ferma all’interno delle fabbriche e l’organizzazione del lavoro ambientale non è mai nata, perché gli impianti sono disposti in modo casuale sul territorio, non sono collegati tra loro in modo razionale e non completano i cicli di depurazione dell’acqua e dell’aria.
Non basta migliorare i sistemi attuali, è necessario cambiarli radicalmente. Gli argomenti che ho trattato in questi undici anni di lavoro non retribuito da nessuno, riassunti in depositi di brevetto non legalmente validi, sono i seguenti: risparmio idrico domestico; trattamento delle acque reflue, depurazione dell’energia fossile con camini che catturano fumi e serre calcaree, depurazioni urbane con stagni biologici sovrapposti; trattamento delle acque reflue con sedimentatori e mini serre calcaree; digestori lineari combinati con disidratazione in sacchi drenanti con trasporto pneumatico di polveri; depuratori lacustri, portuali e costieri; produzione alimentare marina mediante pozzi artificiali; un sistema galleggiante inaffondabile per creare isole artificiali necessarie per aumentare la produzione alimentare; desalinizzazione sostenibile con circolazione di sfere a scambio ionico; energia idroelettrica sommersa a pressione atmosferica; pompe e turbine con doppia alimentazione elettrica separata fino alla girante; energia idroelettrica con riciclo e sollevamento graduale dell’acqua a pressione atmosferica; energia idroelettrica domestica pressurizzata con riscaldamento e condizionamento autonomi; energia idroelettrica pressurizzata con distribuzione dell’acqua; Energia idroelettrica sommersa pressurizzata per il sollevamento e la purificazione dell’acqua nei bacini idrici; energia idroelettrica pressurizzata in pozzi per il sollevamento e la purificazione delle acque sotterranee; energia idroelettrica mobile pressurizzata montata su mezzi di trasporto terrestri, energia idroelettrica mobile pressurizzata montata su mezzi di trasporto aerei e spaziali.
La lunga lista di parole citate è ancora sconosciuta agli operatori ambientali e al mondo dell’energia, perché fin dall’inizio del mio lavoro ho deciso di non farmi influenzare da ciò che esiste attualmente, ma di ripartire da zero, seguendo l’inquinamento dell’acqua e dell’aria nelle centrali termoelettriche, nell’ambiente urbano e in agricoltura, intervenendo non sui depuratori esistenti, ma lungo i percorsi dell’acqua e del fumo, modificando i percorsi e gli impianti stessi, in modo che acqua e aria si purifichino a vicenda. Come potete vedere alla fine della lista, le parole ricorrenti sono le seguenti: “energia idroelettrica pressurizzata”.
Ciò significa che l’energia di sopravvivenza è l’energia idrica pressurizzata, che è un’energia inesauribile che non necessita di combustibili fossili o materiali radioattivi (ma limitati). Protegge l’ambiente sciogliendo l’ossigeno nell’acqua, non emette CO2, non produce scorie radioattive, non produce incendi. Può essere prodotto riciclando la stessa acqua e la stessa aria, che non solo non vengono consumate, ma possono essere aumentate artificialmente mediante fotosintesi, evaporazione, condensazione utilizzando la stessa energia elettrica prodotta. Ovviamente, con la fotosintesi si creano anche le basi per produrre l’alimentazione nel sottosuolo, sulle astronavi, nei sotto marini, dove tutte le altre energie che sono anche più costose, non possono essere prodotte. Forse potrebbe essere prodotta l’energia nucleare, ma non alla portata di tutte le piccole comunità che riproveranno a vivere in condizioni estreme, dopo eventuali grandi calamità naturali o prodotte dall’uomo.
Quali benefici tecnici ed economici hanno portato l’energia nucleare fino ad ora? Che costa più dell’energia fossile la quale costa centinaia di volte in più dell’energia termoelettrica pressurizzata con aria compressa? L’energia nucleare, come l’energia termica e quella dell’idrogeno, svolge un lavoro non necessario pagato con prodotti commerciali, perché alla fine l’energia che produce deve essere trasformata in lavoro meccanico in una turbina, che fa girare i rotori elettromagnetici. Questi producono corrente alternata che a sua volta, attraverso trasformatori e convertitori di frequenza, fa girare i motori elettrici o alimenta riscaldatori elettrici o compressori di gas refrigerante per produrre calore e freddo. La stessa funzione può essere svolta insieme da aria comprimibile e acqua incomprimibile che non sono pagate e non producono inquinamento.
L’energia nucleare e termica sono state il più grande errore tecnico e scientifico nella storia dell’umanità, poiché il lavoro meccanico nella turbina può produrla (a temperatura ambiente) direttamente dalla fonte primaria di energia, ovvero l’acqua, che fuoriesce in modo unico da un serbatoio pressurizzato con aria compressa grazie alla legge di Torricelli. In questo modo, possiamo far funzionare la turbina indefinitamente consumando solo l’energia necessaria per reintrodurre l’acqua scaricata dalla turbina nel circuito pressurizzato. L’invenzione chiave per realizzare questa operazione con un costo energetico molto basso, ovviamente non prelevato dall’esterno ma dalla stessa energia prodotta, è la pompa a doppia alimentazione separata fino alla girante. Come si può vedere dall’elenco precedente, subito dopo questa invenzione iniziano le varie forme di energia idroelettrica compressa, che in questo articolo richiamo alla sopravvivenza per sottolinearne l’importanza.
Non avendo mai trovato soggetti pubblici o privati coinvolti in nessuna delle invenzioni sopra elencate, inclusa l’energia di sopravvivenza, sono giunto alla conclusione che a governare il mondo non siano i governi, bensì il capitale privato, il quale, per difendere i propri interessi, non ha permesso la naturale evoluzione dell’energia di sopravvivenza, che poteva derivare solo dal graduale miglioramento dei sistemi di purificazione, come riassume il sottoscritto con la sequenza degli argomenti sopra menzionati, frutto di undici anni di lavoro. Poiché questo miglioramento non ha avuto luogo in impianti reali, ma solo in impianti virtuali pubblicati su http://www.spawhe, l’evoluzione dell’energia di sopravvivenza rimane invisibile. Si tratta di un fatto anomalo, in contrasto con la storia dell’umanità, poiché non si tratta di una singola invenzione, bensì di un modello di sviluppo alternativo deliberatamente nascosto alle classi dirigenti mondiali. Finché queste semplici soluzioni non saranno concretamente implementate, mostrate in televisione e su internet, rimarranno invisibili. Nessuno ne parlerà perché la scienza teorica è accettata solo se si parla di astronomia e relatività, che non incidono sulla vita quotidiana e sono difficili da verificare nella pratica. Tutte le altre invenzioni terrestri devono dimostrare di funzionare concretamente, altrimenti nessuno ci crede, ma se risultano scomode per i centri di potere nessuno le finanzia, nemmeno l’opposizione, che evidentemente non costituisce una vera opposizione.
La verità del passato si cerca in ciò che è stato realizzato, non in ciò che è rimasto invisibile, per mancanza di finanziamenti. Il grande ricercatore Darwin ha cercato e trovato prove nei fossili dell’evoluzione dell’uomo e degli animali. Altri ricercatori hanno datato reperti archeologici e storici relativi al progresso scientifico e tecnologico basandosi sull’età del materiale organico circostante.
Non riusciamo a trovare opere invisibili sviluppate a livello intellettuale, mai finanziate e mai realizzate dai centri di potere del passato. Se improvvisamente, in questi giorni, si verificasse un cataclisma universale, i pochi sopravvissuti non saprebbero da dove ricominciare per produrre l’energia necessaria alla sopravvivenza, sebbene sia più semplice ed economica di tutte le altre. Senza internet funzionante, nessuno troverebbe i manuali o la documentazione necessaria per produrla e trasmetterla alle generazioni future, per impedire loro di commettere gli stessi errori commessi dall’uomo negli ultimi centocinquant’anni in termini di ambiente ed energia.
Prima di creare il sito web https://www.spawhe.eu, ho pubblicato un e-book in italiano sulla depurazione dell’energia fossile, intitolato “La chiusura del ciclo del carbonio”, senza mai ricevere alcun compenso dagli editori, suppongo non ne abbia nemmeno venduto una copia. L’ho inserito nel sito web e chiunque può scaricarlo gratuitamente, insieme all’energia di sopravvivenza. Ma se Internet dovesse scomparire a causa dell’inversione dei poli magnetici terrestri, non rimarrà traccia di queste invenzioni, come di tutte le opere non finanziate e non concretamente realizzate. I morti non sapranno di aver avuto una speranza di salvezza e i sopravvissuti ripeteranno gli stessi errori perché non è facile per nessuno riscoprire l’energia della salvezza se non si ripetono gli stessi sbagli e non si intraprende il lungo e tortuoso percorso di una vita di lavoro vissuta da me.
Nel frattempo, la pizza napoletana è diventata patrimonio dell’UNESCO e il presidente francese Macron ha protestato perché anche la baguette francese merita questo riconoscimento. Intanto, il presidente americano ha chiesto e ottenuto venticinque miliardi di dollari per il completamento del muro di separazione dal Messico, iniziato dalla democratica Clinton, continuato con Bush e ripreso da Trump. Dovrebbe essere ovvio che ci sono problemi ben più seri di pizze, baguette e muri di separazione tra ricchi e poveri. Nessun presidente dei centonovantasei stati sovrani è stato informato che potrebbe esserci una scappatoia per salvare molte vite umane in caso di guerra nucleare o catastrofe universale. Dobbiamo identificarci con la posizione dei consulenti scientifici dei governi mondiali. Come fanno a dire ai capi di stato che, dopo aver speso milioni e miliardi di dollari, bisogna rifare tutto da capo in termini di ambiente ed energia a livello mondiale? Meglio tacere. Chi sa di più, soffre. Meglio tacere. Chi sa di più, soffre. È meglio mandare capi di Stato e ministri ai vertici mondiali sull’ambiente e sull’energia conoscendo solo ciò che scrivono i giornalisti, che pubblicano solo ciò che i padroni vogliono, e le ricerche ufficiali che pubblicano le mezze verità dei laboratori. Se fossero veri giornalisti, capirebbero che la vera ricerca ambientale non si fa nei laboratori, ma nell’ambiente stesso, esaminando il reale funzionamento degli impianti e delle macchine che ci circondano, seguendo il percorso di fognature, canali di scolo, camini, depuratori e condotte sottomarine. La disinformazione è sistematica e ben organizzata in tutto il mondo.
Secondo i documenti pubblicati su https://www.spawhe.eu, sebbene virtuali, credo di avere ragione, perché le mie soluzioni ambientali non sono altro che il completamento di cicli industriali, urbani e agricoli lasciati irrisolti da industriali, urbanisti e agricoltori. Di fatto, l’attuale modello di sviluppo non è altro che la ratifica di ciò che è nato spontaneamente con la crescita degli agglomerati urbani. Non c’erano analisti scientifici dei processi globali di depurazione ed energia che simulassero virtualmente i flussi di acqua e aria inquinate per trovare le migliori soluzioni contro il riscaldamento globale, partendo da zero e non dagli impianti di depurazione esistenti. Questi, essendo nati spontaneamente, hanno trascurato i cicli organici che si verificano nelle fognature, nei canali di scolo, nelle falde acquifere e nei bacini idrografici, e quelli inorganici che avvengono nei camini, nei silenziatori dei mezzi di trasporto e nell’atmosfera. I progettisti pubblici, non avendo modificato le reti fognarie, sono stati costretti a implementare depuratori a fanghi attivi per rigenerare l’attività biologica, ma questo processo è delicato. Si guasta facilmente a causa delle variazioni di portata dovute alle precipitazioni. Sono note le varie patologie che causano la proliferazione di muffe nei fanghi, che galleggiano, producono schiuma, si gonfiano e richiedono quindi diversi additivi chimici, a seconda dei casi. Ma il principale svantaggio è che questo sistema, lontano dai centri urbani, non consente un trattamento urbano globale integrato di acqua e aria, dove acqua e aria si purificherebbero a vicenda in moduli verticali, ossigenando l’acqua superficiale con aria inquinata, mentre i fanghi raccolti sul fondo anaerobico verrebbero inviati a digestori disidratatori, i quali soffrono dell’attuale degenerazione organica. Anche l’attuale produzione di energia idroelettrica deriva da un processo spontaneo, non adeguatamente analizzato, che ha prodotto più svantaggi che vantaggi per la società, impedendo il recupero dell’acqua e la prevenzione contro siccità e alluvioni. Lo stesso è accaduto per le reti di distribuzione idrica che, con gli attuali sistemi di pompaggio, comportano un assorbimento di energia insostenibile, come descritto nell’articolo https://www.spawhe.eu/relativity-and-technology-in-the-new-hydroelectric-energy/, causando perdite d’acqua dalle reti fino al 50% per alta pressione e rottura delle tubature. Al contrario, con il sollevamento graduale consentito dalle pompe a doppia alimentazione separata, con o senza pressurizzazione ad aria compressa, queste reti diventerebbero produttrici di elettricità ed eliminerebbero le perdite dovute ad alta pressione e colpi d’ariete. Per salvare il salvabile degli impianti attuali, la principale classe scientifica mondiale avrebbe dovuto fare un’autocritica generale e cercare innanzitutto le soluzioni ideali, caso per caso, per poi analizzare i possibili adattamenti ai singoli impianti. Ma non c’è stata alcuna autocritica e quindi nessuna correzione sostanziale ad alcun sistema energetico e ambientale globale.Ridurre i limiti di emissione non rappresenta un cambiamento sostanziale, né tantomeno significa nascondere la CO2 presente nel sottosuolo.
Le modifiche sostanziali sono le seguenti:
– La trasformazione degli impianti da assorbitori di energia in produttori di energia, lo sfruttamento della pressione statica dell’aria compressa, sia per aumentare l’energia cinetica di Torricelli sia per superare la dissoluzione della purificazione dell’ossigeno di Henry e Dalton.
– Zero emissioni nell’atmosfera, trasformazione del sistema energetico con uno più efficiente, potente ed economico, senza controindicazioni nucleari e senza batterie.
– Laddove è necessario utilizzare energia termica, come nella produzione di acciaio, calcio e nella produzione di energia biologica, è necessario realizzare cicli completi, modificando i camini per catturare i fumi e la CO2, utilizzandola nella produzione di carbonati in acqua.
È stata necessaria molta pazienza per mettere insieme queste soluzioni, non seguendo il prodotto industriale, agricolo e urbano, ma analizzando passo dopo passo e istante per istante l’inquinamento prodotto dai vari processi, dimostrando che tutti gli impianti di depurazione del mondo sono inadeguati. I processi di depurazione devono essere integrati nello stesso processo produttivo industriale, urbano e agricolo, e i fumi e le acque reflue devono essere smaltiti attraverso processi specifici in prossimità dei luoghi in cui si genera l’inquinamento.
Le aziende pubbliche e private non sono mai riuscite a integrare correttamente i processi di produzione e purificazione, pertanto non sono riuscite a raggiungere la soluzione ideale, ovvero l’energia protettiva per l’ambiente: l’energia idroelettrica compressa senza combustibili, di piccole dimensioni, a bassissimo costo, che discioglie spontaneamente l’ossigeno nell’acqua senza costi aggiuntivi e che può essere installata anche su mezzi di trasporto.
Se i precedenti sistemi di purificazione sono stati accolti dai centri di potere mondiali con un silenzio chiaramente ostile, è ovvio che l’energia idroelettrica compressa sia stata accolta allo stesso modo. Ma la domanda che mi pongo è: dove iniziano e dove finiscono questi centri di potere? Dov’è la scienza che ha sperimentato tutto, tranne l’energia di sopravvivenza nascosta? Come scritto sopra, Einstein soleva dire: “Non riesco a concepire un vero scienziato che tradisca una fede profonda”.
Purtroppo, Einstein, proveniente dagli studi astronomici e atomici, non poté dedicarsi a tecnologie più semplici e pratiche, come l’idraulica, la pneumatica e la lavorazione di precisione, che, insieme ad alcuni principi scientifici sanciti nel XVI secolo, avrebbero potuto scongiurare la minaccia nucleare prima ancora che si manifestasse. Di questi problemi il sottoscritto poté occuparsene solo da pensionato, perché durante la vita lavorativa nessuno gli avrebbe offerto uno stipendio per farlo, dovendo limitarsi a eseguire gli ordini dei datori di lavoro. Non tutti possono permettersi di fare i ricercatori e gli inventori, e persino di essere pagati per queste nobili attività. Nella società odierna si assiste alla mancanza di specializzazioni che applichino la scienza in modo imparziale, sia per soddisfare interessi di parte, sia per semplice incompetenza nell’approfondire altri campi scientifici e tecnologici. Ma il sottoscritto, nella sua attività di progettista e installatore di impianti, aveva compreso che per assemblare correttamente sistemi complessi è necessaria una conoscenza multidisciplinare, altrimenti non si possono realizzare connessioni e modifiche che semplifichino le soluzioni e le rendano ancora più economiche. Aveva inoltre compreso che nessuno premia la multidisciplinarietà dei dipendenti pubblici e privati. Si preferiscono gli specialisti, che vengono messi insieme non per creare sinergie, ma per perfezionare le singole tecnologie e battere la concorrenza a livello commerciale.
Non si possono condannare gli imprenditori perché la loro è una lotta per la sopravvivenza. Ci vogliono istituzioni che formino inventori e scienziati onesti e multidisciplinari, capaci di creare un collegamento tra la ricerca pura e il mondo degli affari, senza però sporcarsi le mani con interessi di parte e speculazioni sui brevetti. Ci vogliono istituzioni (giudici e legislatori) che riconoscano i diritti morali dell’autore, premiando così i migliori inventori e scienziati. Ma tutto ciò rimane un sogno nella società odierna. La malizia e la corruzione mascherata legalmente si combattono solo con resistenza e perseveranza, proseguendo per la propria strada se ritenuta giusta e partendo dal presupposto che le soluzioni non finanziate dal potere economico siano efficaci. Ogni invenzione, se valida, ne genera altre; se non vengono finanziate nemmeno queste, se ne ipotizzano altre, fino ad arrivare alla soluzione finale, che nel caso del sottoscritto è l’energia vitale per la sopravvivenza del genere umano.
Se fossi caduto nella trappola creata dal sistema mondiale dei brevetti, che costringe gli inventori a diventare imprenditori e a cercare finanziatori a tutti i costi, non sarei andato oltre i primi brevetti riguardanti il risparmio idrico con il riciclo dell’acqua domestica, il trattamento delle acque reflue, la modifica dei camini, che non sono brevetti commerciali, ma utili per impostare un processo di purificazione globale. Che, inaspettatamente, come detto, ammesso che le inversioni di purificazione funzionassero, è diventato anche un sistema energetico molto potente. Per intraprendere questa strada avrei avuto bisogno della collaborazione di enti pubblici di ricerca italiani. Purtroppo, questa collaborazione non si è concretizzata e ho dovuto proseguire da solo per tutto il percorso, pur non essendo né un ricercatore, né uno scienziato, né un progettista pagato dallo Stato.
Credo sia giusto anche dire come la ricerca pubblica italiana abbia perso questa grande opportunità:
Cito l’unica lettera ricevuta da un ente di ricerca pubblico durante i molti anni di collaborazione nella ricerca. Si tratta della lettera ENEA/2009/370587/PRES del 2/07/2009, nella quale l’ex presidente dell’ENEA (Agenzia nazionale per l’energia e l’ambiente), il Prof. Luigi Paganetto, mi invitava a un incontro presso la sua abitazione a Bologna, scrivendo testualmente: “Al fine di approfondire gli aspetti tecnici e le implicazioni economiche dei sistemi e delle tecnologie da Lei proposti, La prego di contattare il Dott. (Omettere il nome per riservatezza), Responsabile della Metodologia di Analisi e Prevenzione del Rischio Antropico, il quale potrà organizzare un incontro con esperti del settore”.
Purtroppo, per ragioni a me ignote, i collaboratori del Presidente hanno posticipato l’incontro e mi hanno convocato nella seconda metà di settembre 2009, costringendomi a percorrere circa 1200 km in treno tra andata e ritorno. Non sono stato ricevuto dalla persona indicata dal prof. Paganetto, bensì da un ricercatore, il cui unico scopo era comunicarmi che il prof. Paganetto aveva lasciato la presidenza dell’ENEA e che, non avendo fondi sufficienti nemmeno per proseguire con i propri brevetti, non potevano occuparsi dei miei brevetti. Tutto ciò avrebbe potuto essermi comunicato con una semplice email, senza nemmeno dover sostenere le spese di viaggio. Questo è il livello di comportamento degli enti di ricerca italiani e probabilmente mondiali nei confronti degli inventori privati. È anche la conferma che gli enti di ricerca pubblici pensano solo ai propri brevetti e considerano gli inventori privati come concorrenti, non come collaboratori. Successivamente, l’ENEA, come tutte le altre agenzie di ricerca italiane e mondiali, non ha risposto alla presentazione delle mie pubblicazioni, pur ricevendole, in quanto incluse in una lunga lista di professionisti pubblici e privati di tutto il mondo, e nonostante negli anni successivi avessi presentato brevetti ben più importanti di quelli elaborati fino al 2009.
Penso che, sebbene il professor Luigi Paganetto sia stata l’unica personalità di rilievo a rispondermi, sia stato anche l’unico a fare il suo dovere, tra le migliaia di leader mondiali di livello internazionale nel campo dell’energia e dell’ambiente che avrebbero potuto rispondere e invitarmi a un confronto costruttivo.
Pubblicando questo episodio, colgo l’occasione per ringraziare, molti anni dopo, il dottor Luigi Paganetto, che, rispondendomi solo allora, mi aveva infuso fiducia nella divulgazione scientifica. Pensavo che, se in Italia non ci fossero stati altri personaggi stranieri disposti a prendere in considerazione gli inventori privati e a pubblicare il mio lavoro in inglese, li avrei potuti trovare da qualche altra parte nel mondo. Purtroppo, sembra che il mondo intero sia un unico paese.
Il dottor Luigi Paganetto è stata l’eccezione che conferma la regola.
Anche questo atteggiamento presuntuoso della scienza va combattuto se vogliamo davvero proteggere la vita dei nostri discendenti. Possiamo farlo solo dimostrando che gli scienziati non sono gli unici esseri pensanti sul pianeta Terra. Non si diventa scienziati o inventori vincendo un concorso pubblico, ma con l’abitudine al ragionamento, la fede e la perseveranza. Credo che le cose non accadano per caso e che non tutti i mali si manifestino. Se i miei brevetti sul risparmio idrico domestico e sul trattamento delle acque reflue fossero stati presi in considerazione dall’ENEA nel 2009, probabilmente mi sarei accontentato e avrei perso la motivazione psicologica a indagare e ad arrivare dove sono arrivato nel 2017. Dove credo di aver concluso la mia attività inventiva, perché ritengo di aver raggiunto l’obiettivo finale. Ora cerco solo l’ispirazione per scrivere articoli non banali e per stimolare la giustizia e i legislatori a fare la loro parte, a correggere gli errori che impediscono una crescita reale, la tutela dell’ambiente e della vita umana. Circa un anno fa un signore mi scrisse chiedendomi se non fossi presuntuoso a parlare delle mie invenzioni con tanta sicurezza, pur non avendo realizzato alcun prototipo. Risposi che non mi ritenevo presuntuoso perché ciò che inserisco nelle mie invenzioni è già stato ampiamente verificato in termini di principi scientifici e applicazioni meccaniche e, pertanto, per quanto riguarda le proprietà transitive, le mie invenzioni sono realizzabili. Ovviamente non disdegnerei la realizzazione dei prototipi, non tanto per dimostrarne il funzionamento al pubblico, quanto perché rappresentano un passo essenziale verso l’industrializzazione dei sistemi, che richiede molti anni di lavoro per adattare i componenti alle diverse applicazioni, tenendo conto anche del luogo in cui verranno costruiti gli impianti. Ma queste cose non sono alla mia portata dal punto di vista economico. Tuttavia, poiché si tratta di una soluzione di pubblica utilità a livello mondiale, dovrebbero essere gli enti pubblici mondiali a realizzare i prototipi, ma come già accennato e come dimostrato anche dal caso dell’ENEA, l’ente di ricerca italiano di riferimento per l’ambiente e l’energia, gli enti pubblici mondiali non rispondono. Gli inventori privati non hanno scelta se credono di avere ragione, devono anche essere presuntuosi e, se necessario, sfidare inventori e scienziati, aziende pubbliche e private, anche senza denaro, con solo ragionamenti pratici e scientifici. Di fatto, tacciono perché sono protetti dai legislatori: mentre non pagano le tasse di deposito e di mantenimento dei brevetti, pagando i datori di lavoro, la legge concede loro il 50% dei profitti derivanti dai brevetti o dalla loro vendita. Mentre gli inventori privati sono considerati dai legislatori imprenditori indipendenti e devono sfidare il mercato da soli anticipando il pagamento di tasse impossibili da pagare per loro stessi, specialmente sui brevetti che meritano di essere estesi a livello internazionale, che se sono scomodi per i centri di potere,Nessuno li finanzia e nessuno li difende. Dopo otto lettere aperte ai giudici internazionali, scrivo la nona, sperando che in qualche angolo del mondo ci sia un barlume di giustizia anche per gli inventori privati e spiego ancora una volta come è nata questa invenzione che lega indissolubilmente acqua e aria, che rende inutili tutte le energie esistenti dal punto di vista pratico, economico, tecnico e soprattutto, l’unica in grado di garantire la sopravvivenza umana, non solo perché permette di bere e respirare, ma anche perché può essere prodotta in qualsiasi condizione ambientale, fino a meno centoquaranta gradi centigradi.
Fatto, questa parentesi, di nuovo all’energia di sopravvivenza
La scoperta è stata casuale perché il mio obiettivo, come ho scritto più volte, non era produrre una nuova energia, ma depurare l’energia fossile nel rispetto della natura (cosa che non hanno fatto le agenzie pubbliche mondiali, tra cui l’ENEA, che hanno speso miliardi di dollari in tutto il mondo per il sistema CCS, che non può essere installato sui mezzi di trasporto ed è anche pericoloso per l’ambiente). Inoltre, la depurazione in serre di calcare, realizzabile almeno per impianti fissi, soprattutto urbani, avrebbe permesso di catturare e neutralizzare la maggior parte della CO2 e delle particelle sottili che si depositano negli strati inferiori dell’atmosfera. Ma come possiamo risparmiare sui costi di sollevamento e circolazione di grandi quantità d’acqua?
Tra le tante soluzioni pensate, quella che stranamente mi ha messo sulla strada giusta è stata la seguente domanda: come fanno le condotte sottomarine a scaricare l’acqua dolce parzialmente inquinata a cento metri di profondità? La pressione idrostatica non si oppone? Ragionando su questo argomento, che libri e pubblicazioni online non spiegano in modo chiaro, ho capito che è necessario arrivare a quella profondità con un tubo che bilanci le pressioni all’interno e all’esterno del condotto di scarico. Fatto ciò, è sufficiente fornire all’acqua da scaricare una piccola energia cinetica in modo da poter superare le perdite di carico dovute all’attrito, alla minore densità dell’acqua dolce, allo stato di inerzia e alla perdita di pressione all’uscita sommersa pari a V2/2g. Infatti, una volta bilanciate le pressioni statiche, nulla può impedire all’energia cinetica di muovere le molecole d’acqua all’interno del volume accumulato, come confermato anche dalle correnti marine e dai circuiti chiusi pressurizzati con vasi di espansione, come negli impianti di riscaldamento, dove l’acqua non fuoriesce dal volume accumulato nel sistema. Gli oceani possono essere considerati come enormi circuiti chiusi pressurizzati dalla gravità che comprimono l’aria atmosferica. In un circuito chiuso pressurizzato di un impianto di riscaldamento, l’acqua non entra senza vincere la pressione del vaso di espansione, anche se si utilizza una pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante, a causa dell’impermeabilità dei corpi (la pompa gira ma l’acqua dall’esterno non entra). Se si apre una valvola di sfiato di un radiatore, l’acqua esce con la pressione del vaso di espansione finché la forza di spinta del vaso di espansione non si esaurisce. Ma se invece il circuito di ricircolo dell’impianto di riscaldamento fosse alimentato da una pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante, aprendo la valvola di sfiato l’acqua uscirebbe all’infinito sempre con la pressione massima del vaso di espansione, integrandosi istante per istante dall’acqua esterna, sebbene quest’ultima entri nel circuito con la prevalenza della pompa di circolazione, che è molto inferiore alla pressione del vaso di espansione.
Ciò significa che il vaso di espansione fornisce pressione al circuito ma non partecipa alla circolazione dell’acqua quando questa non esce dal circuito. Dobbiamo assicurarci che continui a fornire pressione anche quando esce dal circuito senza svuotare il cuscinetto d’aria. Possiamo farlo solo immettendo l’acqua a bassa pressione direttamente nella girante rotante, riciclando al contempo l’acqua nel circuito chiuso all’interno del serbatoio pressurizzato. C’è un solo punto in cui l’acqua a bassa pressione può entrare: è il centro della girante, dove tutte le pompe centrifughe creano una depressione che permette all’acqua di entrare (altrimenti non potrebbero funzionare). Dividendo l’acqua in due o quattro parti in modo che non si incontrino prima, ma solo nella girante, è la stessa girante che, ruotando, fa alternare l’acqua ad alta e bassa pressione nello stesso settore. Poiché la direzione del flusso è la stessa (determinata dalla stessa pompa), le portate si sommano mentre la pressione più alta si diffonde in tutta la sezione di uscita della girante, possiamo immettere nel circuito la stessa quantità d’acqua che proviene dal circuito senza scaricare la pressione del vaso di espansione all’infinito. Anche se volessimo immettere una maggiore quantità d’acqua, poiché non sarebbe possibile immettere una maggiore quantità d’acqua, sarebbe necessaria una pompa con una prevalenza superiore alla pressione del vaso di espansione. Con una pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante che ha la stessa prevalenza di una pompa di ricircolo, possiamo immettere solo la quantità d’acqua che esce dal circuito, il che ci permette di produrre energia indefinitamente senza dover svuotare il cuscinetto d’aria che fornisce pressione gratuita.
Un’ulteriore conferma del guadagno energetico consentito dall’acqua introdotta, che passa attraverso la seconda bocchetta di aspirazione collegata direttamente alla girante di una pompa centrifuga connessa alla bocchetta di mandata e di aspirazione principale di un circuito di ricircolo di un serbatoio a piena pressione, è data dal fatto che l’acqua introdotta non deve essere sollevata perché l’intero volume assume immediatamente la forma del serbatoio che la contiene, espellendo l’acqua in eccesso dal foro di uscita più vicino del serbatoio che alimenta la turbina. Questo è un principio elementare di conservazione dell’energia dovuto all’incomprimibilità dell’acqua.
Grazie alle suddette proprietà transitive, se le attuali pompe centrifughe funzionano, anche le pompe con doppia alimentazione separano il fluido fino alla girante, poiché le pompe non subiscono alcuna modifica a parte l’alimentazione. Tuttavia, è consigliabile che la modifica venga eseguita in fabbrica con la massima precisione, poiché le partizioni del separatore devono arrivare a sfiorare la girante per evitare che i due flussi entrino in contatto prima di entrare nella girante stessa. Dettagli e disegni sono disponibili anche all’indirizzo https://www.spawhe.eu/relativity-and-technology-in-the-new-hydroelectric-energy/, nonché nelle pubblicazioni dei singoli brevetti.
Ciò significava che per risparmiare energia non dovevamo mai svuotare i sistemi alla pressione atmosferica e quelli pressurizzati e per produrre energia dovevamo usare solo l’acqua che fuoriusciva dal troppo pieno o da un pozzo sommerso del serbatoio pressurizzato, usando il principio di Torricelli, al quale collegavamo una turbina idraulica.
Questo guadagno energetico infinito richiama l’esempio citato da Einstein della piccola energia cinetica sottratta all’atomo M, dividendolo in due parti. Ma possiamo produrlo ovunque vogliamo, senza alcuna controindicazione, con quantità molto piccole o molto grandi, con pressioni molto basse o molto alte, con molti impianti in parallelo. Questa è la vera risorsa energetica globale.
Purtroppo, gli enti pubblici e le aziende private di tutto il mondo non si sono nemmeno espressi su tutte le soluzioni elaborate dai sottoscritti. O forse non le hanno comprese? Io credo che le abbiano comprese benissimo perché, quando le ho capite, mi sono chiesto: come ho fatto a non pensarci prima e a sprecare quasi nove anni della mia vita cercando di ripulire l’energia dai combustibili fossili, quando sarebbe bastato semplicemente sostituire l’energia con una molto più semplice ed economica?
Ora è chiaro che le agenzie pubbliche mondiali che appaltano i lavori energetici e ambientali e le aziende che operano in questi settori, con la volontà dei legislatori di continuare a dominare, nonostante abbiano sbagliato tutto il mondo degli impianti energetici e depurativi. Il fatto che, tuttavia, questi sistemi ci abbiano portato a un buon livello di benessere, non significa che non siano sbagliati o semplicemente non aggiornati. Tutti i sistemi funzionano e sembrano miracolosi rispetto al passato non industrializzato, ma solo i migliori sono quelli che hanno i rendimenti più elevati e non hanno controindicazioni ambientali. Voglio fare l’esempio di un’altra applicazione. Supponiamo di voler immettere acqua a bassa pressione in una tubatura che alimenta un serbatoio situato a cento metri di altezza. Abbiamo due possibilità:
1. La soluzione attuale: utilizziamo una pompa multistadio, ad esempio, con dieci giranti in serie.
2 La soluzione futura: utilizziamo una pompa con una sola girante ma con doppia alimentazione separata fino alla girante, di cui una alimentazione viene utilizzata per bilanciare le pressioni in aspirazione e mandata della girante (come nella condotta sottomarina) e la seconda per far entrare nella stessa girante (che ruota in una direzione, creando il vuoto sul lato di aspirazione) anche l’acqua a bassa pressione fino a quasi il cinquanta percento della portata totale.
È ovvio che la seconda soluzione è molto più economica perché, sebbene si debba utilizzare una pompa a doppio flusso, il motore che verrà accoppiato a questa pompa sarà almeno venti volte meno potente del motore accoppiato alla pompa multistadio, dato che la pressione per il sollevamento dell’acqua è fornita dal principio dei recipienti comunicanti o dal principio di Pascal (se il sistema è pressurizzato con aria compressa). Infatti, l’energia che il motore deve fornire alla pompa con doppia alimentazione separata è solo quella utilizzata per vincere le perdite di carico sul lato di aspirazione e per far entrare l’acqua nella girante, sfruttando il vuoto creato dalla girante stessa che passa nella sezione collegata al tubo di aspirazione. Pertanto, l’energia necessaria per far entrare l’acqua nel circuito pressurizzato è addirittura inferiore all’energia assorbita da una singola girante.
Col senno di poi, dovrebbe essere ovvio che dall’avvento dell’era industriale, pompe e sistemi sono stati costruiti in modo errato in tutto il mondo e, poiché le pompe sono il cuore di tutti gli impianti che producono e assorbono energia, tutti gli impianti del mondo sono sbagliati dal punto di vista energetico, ambientale ed economico. Serve un’altra rivoluzione industriale per rimediare. Perché tutte le attività umane possono diventare energeticamente autonome, compresi i trasporti di ogni tipo, installando un’unità idroelettrica pressurizzata al posto del motore termico e sostituendo le trasmissioni meccaniche con motori elettrici, che sono anche più economici:
Italiano: https://www.spawhe.eu/the-pressurized-submerged-hydroelectric/, https://www.spawhe.eu/pressurized-domestic-hydraulic-energy-system/, https://www.spawhe.eu/hydroelectric-power-auto-with-torque-peripheral-to-the-wheels/ – https://www.spawhe.eu/aerospatial-pressurized-hydroelectric-transport-system/, https://www.spawhe.eu/compressed-air-is-much-more-powerful-and-economic-of-hydrogen/.
È necessario che intervengano le Nazioni Unite e i giudici internazionali, persino un governo mondiale, come auspicava Einstein.
Oggi abbiamo governi fasulli; coloro che governano veramente sono i detentori dell’uno per cento della popolazione mondiale che possiedono il cinquanta per cento della ricchezza mondiale. Il silenzio della scienza è il più grave di tutti, perché dietro la scienza si nascondono politici, economisti, imprenditori, giornalisti, tecnici e inventori di parte. È inutile depositare brevetti che tutti fingono di non capire, essendo tutti gli addetti ai lavori, pubblici e privati, coinvolti in questo grande errore, che non può essere corretto senza rifare quasi tutto a livello mondiale. Sebbene le tecnologie siano valide, gli impianti fissi e mobili sono sbagliati perché i progettisti e gli inventori, sia pubblici che privati, non sono stati in grado di utilizzare la tecnologia giusta nel posto giusto. Non è un caso che di tutti i depositi di brevetti descritti sul sito web https://www.spawhe.eu, nessuno sia stato realizzato, non perché siano contrari ai principi di conservazione ambientale, economica ed energetica, ma perché questi brevetti vorrebbero rispettarli. Se questi depositi di brevetti non esistessero e non fossero pubblicati, significherebbe che siamo tutti d’accordo con quanto è stato fatto finora e, pertanto, dovremmo proseguire sulla strada tracciata dagli attuali produttori di ricchezza mondiale.
Al contrario, con la ricchezza accumulata, dovrebbero compensare il danno che hanno prodotto e rifare tutto alla perfezione, progettando di nuovo gli impianti sbagliati, seguendo le istruzioni di https://www.spawhe.eu, un libro aperto a tutti, dove si trova la sintesi di quarantasette anni di lavoro nei sistemi industriali, ambientali ed energetici. Chi non è d’accordo con tali soluzioni non deve criticarle apertamente entrando nei dettagli di file di testo e pagine che non piacciono. Invece ricevo solo silenzio. Se i miei sistemi sono più semplici e allo stesso tempo più completi delle attuali centrali termoelettriche, motori termici, pannelli solari, turbine eoliche, energia nucleare e depuratori a fanghi attivi, è dovuto al fatto che le attuali specializzazioni scientifiche e le aziende utilizzano una sola tecnologia alla volta. Non sfruttano le sinergie tra impianti e tecnologie diverse, cosa che ho imparato cambiando diversi gruppi di lavoro nell’industria automobilistica, dove era importante, soprattutto, organizzare il lavoro e installare molti impianti nel settore ambientale costruiti con tecnologie diverse. Ciò che serve per risparmiare risorse e proteggere l’ambiente e la vita umana è l’organizzazione del lavoro, la selezione incrociata tra le tecnologie, le macchine e i principi scientifici legislativi e collaudati.
Credo che una personalità scientifica onesta ed eclettica, come Einstein, ammetterebbe che mancava un anello fondamentale nella trasmissione del sapere scientifico dai ricercatori ai produttori. Se è necessario che i ricercatori siano altamente specializzati in un singolo settore, non si può dire che i costruttori debbano realizzare le macchine utilizzando un solo principio scientifico: termico, elettromagnetico, nucleare, solare, eolico, senza tenere conto degli effetti collaterali ambientali, sia positivi che negativi, prodotti nell’ambiente circostante. Gli effetti positivi consistono nello sfruttamento delle energie e delle sinergie già esistenti nell’ambiente, mentre gli effetti negativi sono le emissioni inquinanti che possono essere evitate proprio grazie all’individuazione di possibili sinergie. Questo anello della catena è completamente sfuggito alla scienza, ai produttori di macchinari e agli enti pubblici mondiali, ai gestori dell’ambiente e dell’energia, ma non è sfuggito a chi, come me, ha integrato gli impianti nell’industria e nell’ambiente, approfondendo la questione proprio per amore della scienza e dell’ambiente. La scienza tace per nascondere i propri errori, le industrie tacciono per non ammettere di aver prodotto e commercializzato macchine difettose o incomplete, gli enti pubblici mondiali tacciono perché sono i veri colpevoli, non avendo studiato l’organizzazione del lavoro ambientale, che avrebbe permesso di individuare gli errori attraverso lo studio dei cicli di lavoro necessari per chiudere il ciclo del carbonio o eliminare le emissioni, con soluzioni alternative, non con la semplice riduzione entro limiti tollerabili. Il semplice fatto che le agenzie ambientali del mondo fissino limiti all’accettabilità delle emissioni inquinanti è uno scandalo scientifico. Le emissioni devono essere zero imponendo l’alternativa energetica, non a livello locale, ma a livello globale. Quindi lo scandalo è anche economico, perché l’energia idroelettrica compressa non costa nulla, è l’altezza.
Oggi si tratta di fare una selezione di ciò che serve, di ciò che non serve e di estrarre dall’ambiente in modo diverso la fonte primaria di energia senza andare contro le leggi della natura e creare non il moto perpetuo, ma qualcosa di meglio, che produca molta più energia di quanta ne consumi, non solo con la meccanica, ma anche con la pneumatica, la fluidodinamica, l’elettromagnetismo, la regolazione elettronica; scegliendo i regimi più favorevoli per il risparmio energetico nella fase di recupero dell’acqua e ancor più favorevoli nella fase di produzione di energia cinetica, sfruttando l’incomprimibilità unidirezionale dell’acqua e la pressione dell’aria compressa. Per far ruotare motori elettrici e alternatori secondo le leggi di Planck, Maxwell, Faraday, Herz, non è necessaria la termodinamica che produce CO2 e nemmeno il nucleare che produce scorie radioattive; mentre l’energia solare ed eolica non vanno prese in considerazione nemmeno per la discontinuità, le dimensioni e i bassi rendimenti. Richiedono solo le leggi della fisica classica di Pascal, Torricelli, a differenza di Henry che progetta pompe e sistemi.
Dopo aver letto quanto sopra, dobbiamo riflettere soprattutto sul fatto che queste energie, a livello mondiale, vengono lasciate invecchiare senza essere finanziate e senza essere commentate. Non mi sorprendono i silenzi delle aziende private che hanno fatto investimenti sbagliati.
Non è possibile che in tutto il pianeta non esista un singolo ente pubblico mondiale che si esprima su queste soluzioni, a favore o contro, mentre si infuriano lunghi dibattiti sull’inquinamento e sulle energie rinnovabili, parlando solo di auto elettriche, o con motori ibridi o a idrogeno, o di energia solare, che a mio avviso non reggono il confronto in termini di efficienza ed economicità, ma soprattutto non valgono nulla in situazioni di emergenza ambientale, quando mandano in tilt i servizi elettrici pubblici, mentre i distributori di carburante e idrogeno restano a secco.
Dall’avvento dell’era industriale in tutto il mondo, si sono create alleanze perverse tra enti pubblici e aziende private. Gli scienziati pubblici vendono i loro brevetti, pagati con i soldi dei contribuenti, a società private. Questi brevetti non solo non hanno risolto i problemi, ma hanno anche impedito l’emergere di soluzioni interattive ed ecocompatibili, prodotte da inventori privati che lavorano per motivazioni morali, senza stipendio e senza finanziamenti. Dal punto di vista economico, gli inventori privati sono trattati peggio dei lavoratori migranti, che in Italia lavorano per venticinque euro al giorno. Molti sostengono che i migranti rubino il lavoro agli italiani. Ma dove sono gli italiani o gli americani disponibili per essere trattati come migranti? Al contrario, sono gli inventori a rubare il lavoro ai ricercatori. Nessuno si rende conto che gli inventori svolgono un lavoro diverso da quello dei ricercatori, più completo e costruttivo, basato sull’esperienza diretta e sulla correzione di ciò che non funziona. Dove sono i ricercatori di tutto il mondo che desiderano sfruttare l’indifferenza generale nei confronti dell’ambiente e dell’energia per eliminare ciò che è marcio, inutile, obsoleto, dannoso, antieconomico e salvare quel poco che rimane per ricominciare da capo? Saprebbero come farlo?
I legislatori, invece di premiare questo spirito di sacrificio e dedizione al lavoro, non riconoscono nemmeno i loro diritti d’autore, avendo collegato la proprietà intellettuale alla proprietà industriale. Ovviamente, gli inventori privati non possono permettersi di combattere contemporaneamente contro le multinazionali, gli scienziati pubblici e i legislatori di tutto il mondo, e allo stesso tempo diventare imprenditori, pagare tasse per depositare e mantenere brevetti che nessun centro di potere vuole finanziare. Peggio ancora, per gli inventori privati le cose non potrebbero andare diversamente. Ma questo vale per tutte le minoranze del mondo che non sono sponsorizzate dai centri di potere e dai media. Chi è responsabile di questo degrado morale che non trae insegnamento nemmeno dalle catastrofi passate, presenti e future, per progettare beni di consumo, infrastrutture e mezzi di trasporto e di sopravvivenza?
COSA NON VIENE INSEGNATO A SCUOLA.
A proposito della scuola, Einstein scrisse: «La scuola è sempre stata il mezzo più importante per tramandare da una generazione all’altra la ricchezza della tradizione. Talvolta la scuola viene considerata semplicemente lo strumento con cui trasferire la massima quantità di conoscenza alla nuova generazione. Ma questo non è corretto. La conoscenza è morta; la scuola, al contrario, è al servizio dei vivi. Essa dovrebbe sviluppare nei giovani quelle qualità e competenze utili al benessere della comunità. Ma questo non significa che si debba distruggere l’individualismo e che l’individuo debba diventare un mero strumento della società, come un’ape o una formica. Anzi, una società di individui omologati, privati della propria originalità e dei propri obiettivi, sarebbe una società povera, senza possibilità di sviluppo».
Purtroppo, per me, la società che si è sviluppata dopo Einstein è semplicemente una società di individui approvati. Chi non è approvato rimane disoccupato. Einstein si chiedeva come si potesse raggiungere un modello di società ideale e diede anche la risposta, che è la seguente: “Le parole sono e rimangono suoni vuoti, e la strada per la perdizione è sempre stata accompagnata dalla falsa proclamazione di un ideale: la personalità non si forma con ciò che si ascolta e si dice, ma con l’applicazione e l’azione.”
Condivido le opinioni espresse da Einstein, ma credo anche che il suo successo come scienziato, al di là dei suoi grandi meriti, sia dovuto anche al fatto che si è occupato di problemi molto importanti che non incidono sulla vita quotidiana delle imprese industriali e degli enti pubblici. Se avesse inventato soluzioni pratiche come quelle del sottoscritto, che riguardano sistemi che generano facili profitti come la vendita di prodotti petroliferi e gli interessi dello scambio economico tra enti pubblici e privati, come la proprietà industriale, il segreto professionale, le società di fidelizzazione, le associazioni di categoria, la classe dominante mondiale avrebbe finto di non comprendere né la relatività ristretta né quella generale. Per moralizzare la politica, la scienza e la giustizia, è necessario abolire questi vincoli occulti e riconoscere solo il diritto d’autore sulle opere dell’intelletto, rendendole accessibili a tutti. Le aziende migliori si ricompenseranno con l’organizzazione del lavoro e i brevetti prodotti dalle proprie forze, non con quelli acquisiti dalla ricerca pubblica con la compiacenza dei legislatori, che creano vincoli occulti e alterano lo sviluppo spontaneo dell’economia mondiale.
Le attuali leggi sulla proprietà industriale sono studiate appositamente per favorire le alleanze tra gruppi di potere pubblici e privati e per impedire ai piccoli inventori di sviluppare le proprie idee, sia perché non trovano interlocutori, sia perché il vincolo tra proprietà intellettuale e proprietà industriale li obbliga a pagare tasse per il deposito e il mantenimento dei brevetti che nessun inventore privato può permettersi, a meno che non inventi un prodotto di successo commerciale immediato, come un telefono cellulare. Ma queste piccole invenzioni sono già state monopolizzate dalle multinazionali e nel giro di pochi mesi vengono superate da altre invenzioni simili. Le vere invenzioni di pubblica utilità sono quelle che cambiano l’intera società, come Internet. Tuttavia, Internet non è una singola invenzione, ma un insieme di molte invenzioni, sebbene formalmente nel 1973 Robert Kahn dell’ARPA e Vinton Cerf dell’Università di Stanford ne abbiano delineato il progetto. Eppure, anche Internet diventerà inutile come gli attuali sistemi energetici proprio quando l’umanità ne avrà più bisogno. Riflettiamo su cosa accadrebbe a livello globale al web e alle trasmissioni satellitari di fronte all’inversione delle polarità globali. Oltre al caos geologico e al blocco dei fondi energetici, avremo anche il blocco delle comunicazioni.
Non è possibile correggere una società che ha errato nei principi fondamentali della tutela ambientale e nel corretto modo di produrre energia, quando a prendere queste decisioni sono leader politici, scientifici ed economici. Bisogna educare le nuove generazioni, ma chi educa gli insegnanti?
Nelle scuole ordinarie non è mai entrata l’organizzazione del lavoro industriale, né è mai nata l’organizzazione del lavoro ambientale, né la ricerca sulle energie alternative globali, che sarebbe l’unica in grado di proteggere l’umanità dagli eventi catastrofici che hanno colpito e annientato i nostri antenati ignoti, che ci hanno lasciato solo incisioni rupestri. Il documento scritto più antico è il papiro di Torino, risalente al regno di Ramses II (1290 a.C. – 1224 a.C.), che non tratta argomenti scientifici. Si tratta solo di un registro fiscale.
Ciò che non è stato insegnato in nessuna università del mondo è il fatto che i principi della meccanica e della termodinamica che hanno stabilito che il moto perpetuo non può esistere sono stati elaborati nello spazio vuoto e nell’atmosfera. Nell’ambiente acquatico ricoperto dalla semplice pressione atmosferica, o con un cuscino di aria compressa, è possibile sfidare i principi di conservazione dell’energia, a condizione che gli impianti siano mantenuti pieni e utilizzino solo quella parte di energia prodotta dall’acqua che fuoriesce (poiché non può essere contenuta nel sistema a causa del principio di impenetrabilità dei corpi). Questo sistema è molto simile all’esempio menzionato sopra da Einstein dell’atomo M che si divide in M’ e M” rilasciando una parte dell’energia cinetica nell’ambiente radioattivo. Ma nei sistemi idraulici pressurizzati non si tratta di atomi, bensì di molecole d’acqua che vengono espulse con un’energia di pressione prodotta da molecole d’aria compressa che agiscono come una molla compressa dall’atmosfera fino a qualche migliaio, a seconda delle tenute meccaniche consentite dalle costruzioni meccaniche delle valvole delle turbine e delle pompe attraversate dall’acqua.
In questi sistemi, il salto di pressione statica e di energia cinetica avviene attraversando la turbina, come nelle attuali centrali idroelettriche, ma su una scala molto più piccola, tanto da poter entrare persino nel cofano di un’auto. Oggi, con tutto lo sviluppo scientifico e tecnologico che abbiamo realizzato, se una famiglia rimane bloccata in una bufera di neve con la propria auto, quando finisce il gasolio per il riscaldamento si spegne. Credo che non abbiamo investito abbastanza risorse in motori termici, batterie, idrogeno, ibridi e così via. Ma io guardo molto più in là, considerando gli altri motori montati su veicoli agricoli, navi, aerei e future astronavi.
Mi chiedo: se in tutti gli impianti termici fissi gli uomini non sono mai riusciti a chiudere correttamente il semplicissimo ciclo del carbonio, potrebbero mai chiudere il complicato ciclo dell’atomo? Il sottoscritto ha dimostrato in numerosi brevetti che il ciclo del carbonio degli impianti fissi può essere chiuso correttamente (https://www.spawhe.eu/hold-home-page/, https://www.spawhe.eu/closing-the-anthropogenic-carbon-cycle/) senza ricorrere a espedienti come nascondere la CO2 nel sottosuolo, come ha fatto la scienza pubblica mondiale. Tuttavia, le autorità mondiali in materia di ambiente ed energia hanno ignorato questi risultati per non modificare tutti gli attuali impianti termici e di depurazione, che sono errati nei concetti fondamentali e nelle dimensioni. In realtà, per chiudere il ciclo del carbonio era necessario dimensionare gli impianti in proporzione alla quantità di emissioni di CO2 prodotte, aggiungendo o integrando negli impianti il trattamento a umido dei fumi per produrre carbonati nell’acqua. Ovviamente, per gli impianti mobili non potevo proporre la stessa soluzione e ho inventato l’energia idroelettrica compressa, che non apre il ciclo del carbonio e, come scritto sopra, può essere installata anche nel cofano di un’auto. Le autorità mondiali in materia di ambiente ed energia, che hanno ignorato la corretta depurazione dell’energia fossile per evitare la demolizione di grandi centrali termiche e di grandi e inefficaci depuratori contro la purificazione dell’aria urbana, non hanno fatto altro che ignorare l’energia idroelettrica compressa, proteggendo così i produttori globali di motori termici e di petrolio e altri combustibili. Le condizioni operative create negli impianti idroelettrici pressurizzati proposti dal sottoscritto non sono mai state testate scientificamente a livello globale. Tuttavia, le singole applicazioni sono confermate dai principi di Pascal relativi all’espansione della pressione nel serbatoio e nella girante rotante; da quelli di Torricelli relativi alla velocità di uscita dell’acqua che alimenta la turbina; e da quelli di Henry relativi alla dissoluzione dell’aria purificante nell’acqua. Se la scienza ha accettato le teorie della relatività solo sulla base di principi scientifici e calcoli matematici, non possiamo capire perché si basi sulla più semplice e terrestre energia idroelettrica compressa. Non perdiamo altro tempo, salviamo ciò che resta della razza umana prima che la Terra si trasformi come Marte, dove è stato accertato che un tempo era piena di mari, fiumi, laghi e vulcani, proprio come la Terra. Se una civiltà su Marte è esistita, difficilmente la scopriremo. Sicuramente la vita è esistita e i suoi abitanti non hanno raggiunto un livello di conoscenza tale da inventare un sistema di energia per la sopravvivenza, altrimenti il primo posto che avrebbero raggiunto sarebbe stata la Terra. La loro cultura non sarebbe andata perduta, perché saremmo stati i discendenti dei marziani, senza dover partire dall’uomo sapiens.
Vorrei citare nuovamente il pensiero di Einstein, ancora molto attuale sessantatré anni dopo la sua morte: “La tecnologia ha ridotto le distanze e creato nuovi mezzi di distruzione estremamente efficaci che, nelle mani di nazioni che rivendicano una libertà d’azione illimitata, diventano una minaccia alla sicurezza e alla sopravvivenza dell’uomo. La situazione richiede un unico potere giudiziario ed esecutivo per l’intero pianeta e la creazione di un’autorità centrale, alla quale le tradizioni nazionali si oppongono disperatamente. Anche qui ci troviamo nel mezzo di una lotta il cui esito dipenderà da tutti noi. Infine, i mezzi di comunicazione – i processi di riproduzione della parola con la stampa e la radio – combinati con le armi moderne hanno permesso l’asservimento di corpi e anime a un’autorità cruciale, e in questo sta la terza fonte di pericolo per l’umanità. Le tirannie moderne e i loro effetti distruttivi si manifestano con chiarezza quanto più lontano è dallo sfruttamento organizzato di queste conquiste a beneficio dell’umanità. Anche a questo livello la situazione richiede una soluzione internazionale, di cui non sono ancora state fissate le basi psicologiche. Rivolgiamoci ora agli effetti intellettuali prodotti dalla scienza. In Nell’era pre-scientifica, non era possibile per tutta l’umanità accettare come certe e necessarie solo attraverso il pensiero. Ancor meno diffusa era la convinzione che tutto ciò che accadeva in natura fosse soggetto a leggi inesorabili. La natura frammentaria delle leggi naturali, così come percepita dall’osservatore primitivo, favoriva la credenza in fantasmi e spiriti. È innegabile merito della scienza aver permesso, agendo sulla mente umana, di superare l’insicurezza dell’uomo nei confronti di se stesso e della natura. Con la creazione della matematica elementare, i Greci svilupparono per la prima volta un sistema di pensiero le cui conclusioni erano ineludibili. Gli scienziati rinascimentali concepirono poi la combinazione di esperimenti sistematici e metodo matematico. Questa cooperazione permise una tale precisione nella formulazione delle leggi naturali e una tale certezza nella loro verifica alla luce dell’esperienza che, di conseguenza, non vi fu più spazio per sostanziali divergenze di opinione nel campo delle scienze naturali. Da allora in poi, ogni generazione ha continuato ad accrescere il patrimonio di conoscenza e comprensione, senza il minimo pericolo di una crisi che potesse compromettere l’intera struttura.
Da quanto scritto in questo paragrafo, Einstein espresse una grande diffidenza verso le istituzioni e persino verso la stampa, auspicò un governo mondiale e diede sempre la massima importanza alle scienze naturali e alla matematica, che definiva indiscutibili. Personalmente, concordo su tutto, come ho scritto in articoli precedenti, ma nel contesto delle incomplete applicazioni pratiche della scienza in campo energetico e ambientale, che lasciano in sospeso cicli termici, chimici, biologici o nucleari, la scienza non può accettare i limiti di emissione dei gas di combustione degli impianti fissi e mobili, quando il sottoscritto ha dimostrato che la progettazione degli impianti era errata in entrambi i casi, perché l’energia può essere completamente depurata nei sistemi di riscaldamento fissi (vale anche per le alte caldaie), mentre per gli impianti mobili il ciclo termico non è utile ed è anche antieconomico. La scienza deve entrare nelle applicazioni pratiche e dichiarare da che parte sta. La scienza pubblica, in particolare, ha partecipato attivamente al tentativo di nascondere la CO2 nel sottosuolo e tace sfacciatamente su tutte le soluzioni proposte dai sottoscritti per la chiusura sostenibile del ciclo del carbonio (https://www.spawhe.eu/hold-home-page/), per l’estrazione di carbonio e calcio dalle pianure oceaniche per combattere l’acidificazione e la fame (https://www.spawhe.eu/artificial-welling-italian-files/), per un ambiente compresso, depurativo e protettivo basato sull’energia idroelettrica e per la salvaguardia della vita umana (https://www.spawhe.eu/, https://www.spawhe.eu/the-potentialities-of-pressurized-hydroelectric-energy/). Non si tratta di una distrazione, ma di una fuga di massa della scienza pubblica mondiale di fronte ai grandi problemi del nostro tempo e alla nostra sopravvivenza futura. Questa fuga offende anche la democrazia e la dignità del lavoro intellettuale, che deve essere fondato sull’etica, sull’imparzialità e sulla supremazia assoluta sugli interessi comuni.
Un altro vantaggio dei sistemi idraulici pressurizzati è la possibilità di suddividere la produzione di energia in molti impianti paralleli e moltiplicare le potenze sviluppate, riciclando separatamente la stessa quantità d’acqua senza mai variarne il volume, perché in ogni sistema energetico affiancato, l’acqua che entra, istante per istante, è esattamente la stessa che esce, poiché nelle pompe con doppia alimentazione separata l’acqua può entrare solo se contemporaneamente esce dall’impianto, avendo questa pompa una prevalenza molto bassa e un motore elettrico molto piccolo, sufficiente solo a superare le cadute di pressione sul lato di aspirazione. Pertanto, possiamo sviluppare immense potenze senza combustibili, con un consumo energetico molto basso e con piccoli volumi di acqua e aria. Gran parte di questo miracolo è dovuto alla natura che ha concepito l’acqua incomprimibile e l’aria comprimibile, ma ci sono stati anche molti inventori e scienziati del passato che hanno collaborato a partire dall’inventore delle pompe centrifughe Erone Alessandrino, risalente al 1592, di cui ho modificato solo l’alimentazione; anche le pompe multistadio sono utili se utilizzate come turbine, non come pompe. Hanno collaborato con gli inventori dell’elettromagnetismo (Planck, Maxwell, Faraday, Herz), e soprattutto con Pascal, Torricelli e Henry. Chi non vuole collaborare sono gli scienziati attuali, che hanno firmato contratti di fedeltà non alla scienza, ma ai datori di lavoro.
Nemmeno i politici e i legislatori, che si affidano ciecamente alla scienza e alla tecnologia, collaborano. Certo, non possono credere a chi scrive se i premi Nobel mondiali non dovessero essere all’altezza, soprattutto quelli per la fisica e per l’economia. Come si spiegano queste cose agli elettori italiani? Che in questo periodo vedono i politici darsi battaglia in vista delle prossime elezioni del 4 marzo, dove tutti promettono tagli alle tasse e nuovi posti di lavoro. Nessuno può credere che l’intero sviluppo industriale sia un castello di sabbia, destinato prima o poi a crollare. Se non crolla, non può nascere la speranza di sopravvivenza del genere umano. Il problema è mondiale.
Oggi, i mezzi di trasporto sono costretti a trasportare enormi quantità di carburante, il che esacerba i costi operativi, i pericoli di esplosioni e attacchi terroristici e riduce la capacità di trasporto, ma soprattutto, li rende inutilizzabili in caso di emergenza per mancanza di rifornimenti. Se gli attuali mezzi di trasporto esistono, è solo perché i motori idroelettrici a compressione non esistono ancora e continueranno a esistere finché le forze potenti della Terra non ne impediranno la nascita.
Basti pensare che da una piccola ricerca sul web (http://www.focus.it/tecnologia/innovazione/quanto-carburante-consuma-un-aereo-di-linea), con una piccola approssimazione, si stima che un Jumbo jet su una rotta di circa 6 mila km (ad esempio Milano-New York) consumi più di 63 mila litri di cherosene, una media di 19 litri per miglio nautico (1,8 km), circa 158 per ogni passeggero (in tutto 400). Per ogni posto a sedere vengono inoltre prodotti 4 mila chili di anidride carbonica. Le rotte brevi hanno, proporzionalmente, un consumo maggiore perché 1/3 del carburante viene bruciato durante il decollo. Sui voli lunghi, invece, la proporzione scende a 1/8.
L’energia idroelettrica compressa non è contraria ai principi del risparmio energetico, ma solo agli interessi di coloro che hanno progettato erroneamente pompe, sistemi di sollevamento idraulico, centrali idroelettriche, impianti di riscaldamento e tutto ciò che vi è connesso. È ovvio che anche i sistemi di trasporto sono errati, in particolare quelli del trasporto aereo, che rappresenterebbero la via di fuga più facile in caso di gravi disastri naturali se l’energia non costasse nulla e si potesse rimanere in volo per mesi o anni, producendo a bordo del veicolo spaziale ciò che è necessario per la sopravvivenza (https://www.spawhe.eu/aerospatial-pressurized-hydroelectric-transport-system/). L’inquinamento e i costi che dobbiamo sopportare con il trasporto aereo sono assurdi, perché, come detto in precedenza, se con motori idroelettrici pressurizzati con la stessa quantità d’acqua potessimo alimentare molte centrali pressurizzate in parallelo ad alte pressioni di esercizio, ad esempio intorno ai cento bar, potremmo produrre quantità di energia molto elevate, che oggi gli aerei non possono permettersi per ragioni di costo. Senza il peso dei carburanti, è possibile alimentare un’enorme quantità di turboventole elettriche che consentiranno il sollevamento verticale con la massima sicurezza e manterranno l’aereo in volo per tutto il tempo desiderato.
COSA NON FANNO L’ORGANIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA, I LEGISLATORI E I MINISTERI
Non ho mai pensato di arricchirmi da inventore una volta in pensione. Pensavo solo di dover chiarire al mondo intero che gli impianti ambientali ed energetici sono tutti incompleti. Da ciò derivano inquinamento e bassi rendimenti. Anche se avessi trovato interlocutori pubblici o privati, non avrei preteso la proprietà industriale delle mie invenzioni, non essendo un imprenditore, non avendo mezzi economici e non essendo abbastanza giovane per diventarlo. Pertanto, non ho rinunciato quando ho dichiarato che avrei rinunciato alla proprietà industriale dei miei brevetti e avrei rimesso tutto nelle mani della giustizia internazionale. Può la giustizia esigere trasparenza nelle scelte tecniche mondiali in materia di ambiente ed energia? Può esigere che enti di ricerca pubblici valutino la veridicità tecnica e scientifica, nell’interesse pubblico? Può riconoscere i diritti d’autore di un inventore i cui brevetti sono stati regolarmente depositati, che non ha trovato interlocutori problematici tra i servizi pubblici, e che ha stabilito che le sue invenzioni non sono fantasiose, ma mirano all’interesse generale?
Purtroppo, sembra che nemmeno la giustizia internazionale voglia intervenire. Non avendo più nulla da inventare, scrivo articoli che, pur usando parole diverse, ripetono sempre le stesse cose, sottolineando anche gli aspetti collaterali delle carenze tecniche e scientifiche, affinché nessun organismo mondiale possa sottrarsi alle proprie responsabilità.
Dal punto di vista scientifico, per quanto mi riguarda, dall’avvento dell’era industriale, il settore che si è sviluppato meno è quello degli impianti idraulici e di depurazione. Questi sistemi non seguono le stesse regole dell’organizzazione del lavoro industriale. Non si curano della concorrenza e si affidano a grandi aziende pubbliche che nessuno si oppone. Chi lavora per enti pubblici internazionali non dovrebbe spremersi le meningi facendo ricerca e invenzioni. Deve vincere le gare d’appalto e realizzare i progetti esecutivi, rispettare le specifiche di gara ed eseguire tutti i calcoli strutturali e idraulici, senza modificare l’impostazione dei progetti stessi. Sono compiti molto importanti, ma non si rischia di lavorare a studi, ricerche e investimenti che potrebbero non dare i risultati sperati.
Questo modo di procedere ha portato alla realizzazione di opere frammentarie e incomplete, poiché lo stato dell’arte non progredisce senza lo stimolo della concorrenza. Gli enti pubblici decidono dove collocare gli impianti, le loro dimensioni e le loro funzioni, senza disporre delle strutture adeguate per studiare l’organizzazione globale delle attività ambientali ed energetiche. Per questo motivo, ci troviamo di fronte a impianti dislocati in modo casuale sul territorio, che svolgono funzioni separate e non possono essere integrate con altri impianti situati a decine di chilometri di distanza. Di conseguenza, non riescono a chiudere tutti i cicli che avviano. Ciò è dovuto al fatto che non analizzano il lavoro come farebbe un’azienda di produzione industriale, al fine di eliminare i colli di bottiglia tecnici, economici e produttivi e conquistare quote di mercato. Gli enti pubblici di tutto il mondo non hanno compreso che avrebbero dovuto condurre analisi molto più accurate sulle aziende private, non per vincere la competizione con le aziende concorrenti, ma per costruire sistemi completi sotto tutti gli aspetti scientifici e tecnici. In realtà, gli impianti pubblici incaricati di raccogliere i rifiuti provenienti da diversi settori, procedere alla depurazione e produrre energia, se avessero tenuto conto dell’organizzazione dell’area di lavoro, avrebbero realizzato cicli unici di inquinamento idrico e atmosferico e avrebbero obbligato le aziende private ad apportare modifiche ai propri impianti, in modo che anche loro contribuissero in modo molto più efficace. Avrebbero inoltre analizzato i cicli di lavoro industriali, urbani e agricoli, affidando parte del lavoro agli imprenditori, estendendo i cicli produttivi anche alle attività secondarie e viceversa. In questo modo, integrando attività pubbliche e private, avremmo avuto impianti più completi e razionali e creato più posti di lavoro. Se avessero individuato un motore potente, economico e pulito come l’energia idroelettrica a compressione, avrebbero potuto imporlo al mondo intero non solo per ragioni ambientali, ma anche economiche. Invece, oggi abbiamo centrali termiche, grandi e piccole, che non si occupano della neutralizzazione della CO2 e delle polveri sottili. Allo stesso tempo abbiamo depuratori d’acqua lontani dai centri urbani, e le fognature che mescolano in lunghi percorsi di acque reflue i fanghi di depurazione causano danni incalcolabili producendo azoto ammoniacale, acido solfidrico e acido solforico. Un’analisi corretta del lavoro avrebbe portato alla creazione di cicli unici, energetici e purificanti di acqua e aria, separando i fanghi dall’acqua alla fonte e utilizzandoli per raffreddare gli impianti di riscaldamento ma anche per reagire a freddo con la CO2, con acqua e materiali calcarei per chiudere tutti i cicli direttamente coinvolti nei centri urbani. In questo documento pubblicato all’inizio del 2015 https://www.spawhe.eu/european-environmental-competition/ protesto in una lettera aperta indirizzata al PARLAMENTO E ALLA COMMISSIONE EUROPEA per aver cestinato i miei brevetti internazionali che avrebbero risolto tutti i problemi e stanziato € 3.000,000 per indire una gara d’appalto pubblica che avrebbe dovuto affrontare solo una parte dei problemi, come se il mio lavoro non fosse mai esistito. La gara dovrebbe svolgersi quest’anno, i miei brevetti sono scaduti perché non ho potuto pagare i finanziatori perché non ho potuto pagare le tasse di mantenimento e, in quanto pensionato, non posso partecipare alle gare d’appalto pubbliche. A cosa servono i brevetti depositati presso gli uffici dei ministeri nazionali dello sviluppo economico e degli uffici europei e internazionali se coloro che dovrebbero creare sviluppo economico non li leggono in nessun luogo del mondo? Gli istituti di ricerca centrali e le università, invece di studiare i problemi a livello globale, collaborano con aziende private per risolvere problemi specifici, mai completi e mai globali. I brevetti pubblici vengono venduti ad aziende private. Questo è in contrasto con la funzione che gli uffici pubblici di tutto il mondo dovrebbero svolgere. In realtà, un ragionamento globale avrebbe comportato la costruzione di impianti ben proporzionati dal punto di vista del potenziale termico e di depurazione e ampiamente distribuiti su tutto il territorio. Certamente non sarebbero state costruite grandi centrali termoelettriche da migliaia di kW, che non avrebbero mai potuto chiudere il ciclo della CO2 producendo carbonati, e non sarebbero stati costruiti grandi impianti di depurazione dell’acqua lontano dalle città che non partecipano ai cicli di purificazione dell’aria e che nel frattempo producono acque reflue nei sistemi fognari. Allo stesso tempo, abbiamo i sistemi di sollevamento e distribuzione dell’acqua potabile, industriale e per l’irrigazione concepiti con sollevamento unidirezionale, che richiedono un assorbimento di energia molto elevato, molte perdite idrauliche dovute alle alte pressioni e molte rotture di tubature a causa dei colpi d’ariete. Inoltre, abbiamo l’inquinamento atmosferico dovuto ai mezzi di trasporto pubblici e privati, basato su polveri sottili e CO2. È ovvio che non hanno fatto alcuna analisi del mondo del lavoro ambientale ed energetico dell’organizzazione; altrimenti ci sarebbe l’attuale situazione di caos globale.Certamente non sarebbero state costruite grandi centrali termoelettriche da migliaia di kW, che non avrebbero mai potuto chiudere il ciclo della CO2 producendo carbonati, e non sarebbero stati costruiti grandi impianti di depurazione dell’acqua lontano dalle città che non partecipano ai cicli di purificazione dell’aria e che nel frattempo producono acque reflue nei sistemi fognari. Allo stesso tempo, abbiamo i sistemi di sollevamento e distribuzione dell’acqua potabile, industriale e per l’irrigazione concepiti con sollevamento unidirezionale, che richiedono un assorbimento di energia molto elevato, molte perdite idrauliche dovute alle alte pressioni e molte rotture di tubature a causa dei colpi d’ariete. Inoltre, abbiamo l’inquinamento atmosferico dovuto ai mezzi di trasporto pubblici e privati, basato su polveri sottili e CO2. È ovvio che non hanno fatto alcuna analisi del mondo del lavoro ambientale ed energetico dell’organizzazione; altrimenti ci sarebbe l’attuale situazione di caos globale.Certamente non sarebbero state costruite grandi centrali termoelettriche da migliaia di kW, che non avrebbero mai potuto chiudere il ciclo della CO2 producendo carbonati, e non sarebbero stati costruiti grandi impianti di depurazione dell’acqua lontano dalle città che non partecipano ai cicli di purificazione dell’aria e che nel frattempo producono acque reflue nei sistemi fognari. Allo stesso tempo, abbiamo i sistemi di sollevamento e distribuzione dell’acqua potabile, industriale e per l’irrigazione concepiti con sollevamento unidirezionale, che richiedono un assorbimento di energia molto elevato, molte perdite idrauliche dovute alle alte pressioni e molte rotture di tubature a causa dei colpi d’ariete. Inoltre, abbiamo l’inquinamento atmosferico dovuto ai mezzi di trasporto pubblici e privati, basato su polveri sottili e CO2. È ovvio che non hanno fatto alcuna analisi del mondo del lavoro ambientale ed energetico dell’organizzazione; altrimenti ci sarebbe l’attuale situazione di caos globale.
Chi avrebbe dovuto svolgere queste analisi? Certamente non i singoli ricercatori immersi nello studio dei dettagli di microbiologia, fisica, matematica e così via, ma specialisti formati per ragionare in modo multidisciplinare. Questi specialisti, che spesso vengono formati internamente da grandi aziende industriali, come quelle del settore automobilistico, e io ero uno di loro. L’analisi dell’organizzazione del lavoro industriale impone lo studio del layout dello stabilimento con il magazzino di ricezione delle merci in entrata, la disposizione dei reparti di lavorazione e assemblaggio, lo studio dei sistemi di trasporto e delle macchine di produzione e assemblaggio. Infine, il collaudo e lo stoccaggio dei prodotti finiti. In una fabbrica automobilistica, chi si occupa di LAYOUT e dello studio delle postazioni di lavoro deve ascoltare le esigenze di tutti e proporre la soluzione migliore dopo averla elaborata, sia dal punto di vista dello stabilimento che da quello gestionale. Una volta completata la soluzione, convoca una riunione e redige una relazione che tutti gli uffici interessati firmano per l’approvazione. Da questi incontri e da questi studi possono scaturire anche modifiche alle macchine e ai sistemi di produzione, ed è compito del tecnico installatore, che studia il layout, interfacciarsi con le aziende esterne allo stabilimento per tutte le modifiche necessarie. Questo tipo di lavoro mi piaceva, ma dopo diciassette anni volevo conoscere i sistemi pubblici di distribuzione dell’ambiente, dell’energia e dell’acqua, perché, come diceva Einstein, la personalità non si forma con ciò che si ascolta e si dice, ma con l’azione e la pratica.
Nel campo ambientale il mio ruolo era diverso, dovendo occuparmi esclusivamente dell’installazione di impianti e dello sviluppo esecutivo di progetti meccanici e idraulici già commissionati dagli enti governativi. Tuttavia, nel corso degli anni, imparando ad approfondire la conoscenza di processi, macchine e sistemi ambientali, non ho potuto fare a meno di notare che l’analisi dell’organizzazione del lavoro ambientale a livello mondiale non viene effettuata dagli enti pubblici o viene effettuata in modo molto inadeguato. Da queste esperienze sono nati i miei studi sul risparmio idrico, sull’energia, sulla depurazione domestica, sulle fognature, sulla depurazione delle energie fossili, sui pozzi artificiali, sulla desalinizzazione alternativa con circolazione di sfere contenenti resine a scambio ionico, sull’energia idroelettrica depurativa sommersa e pressurizzata nelle varie forme fisse e mobili, fino a quella aeronautica e spaziale. La diversità delle mie soluzioni rispetto a quelle esistenti risiede soprattutto nell’analisi del lavoro che privilegia la chiusura dei cicli di depurazione attraverso la disposizione strategica degli impianti sul territorio e la ricerca di sinergie tra i processi che consentano la riduzione dei tempi e il risparmio delle risorse. Cosa c’è di meglio sulla Terra della combinazione di acqua e aria, che significa unire in un unico processo la meccanica e i principi di Pascal, Torricelli e Henry per purificare e produrre energia allo stesso tempo? Infatti, l’organizzazione del lavoro si basa sullo studio delle singole mansioni di uomini e macchine, che devono operare in sincronia. Pertanto, nei sistemi ambientali dobbiamo seguire passo dopo passo il ciclo dell’acqua, quello dei fumi, dei fanghi, quello del calore, in modo che nulla vada disperso nell’ambiente. Seguendo questo ragionamento logico di purificazione e sviluppando i relativi schemi, è emerso che le soluzioni migliori a fini di purificazione sono sempre state quelle che incrociavano i cicli dell’acqua e dell’aria nello stesso impianto, in virtù delle leggi menzionate. Ma continuando ad approfondire l’argomento anche dal punto di vista energetico, è emerso che l’attuale metodo di produzione di energia idroelettrica produce più danni che benefici per l’ambiente e la sicurezza dei cittadini. Gli ingenti investimenti effettuati per deviare i corsi d’acqua e costruire dighe e bacini idrici in montagna si sono rivelati controproducenti. Lo stesso si può dire per le centrali termoelettriche, i motori termici, l’energia nucleare, l’energia solare ed eolica. Nessuna delle energie attuali ha prodotto risultati polivalenti perché non ha sfruttato simultaneamente due principi fondamentali sanciti nel XVI secolo (Pascal e Torricelli) e quello di Enrico all’inizio del XVIII secolo. Non ci sono attenuanti per coloro che ci hanno preceduto nello studio delle soluzioni ambientali ed energetiche. Ma soprattutto, non ci sono attenuanti per coloro che continuano a fingere di non capire. Se fossero medici, dovrebbero essere radiati dall’albo, essendo pericolosi per la vita umana. Invece,Governano il mondo con la presunzione di giustizia, potere legislativo e scienza. I politici e la classe dirigente mondiale non possono vantarsi dell’attuale crescita economica basata su sistemi energetici e tecnici tecnicamente ed economicamente inadeguati. Il prezzo da pagare per le generazioni future è già troppo alto, ma loro fanno finta di niente e continuano a crescere nella stessa direzione. Soprattutto aumentando il debito pubblico con opere controproducenti e combustibili inquinanti che non servono né agli usi civili e industriali né ai trasporti.
Penso che se si lavora con passione e metodo, entrando nei dettagli, senza fermarsi apparentemente, i risultati arrivano ed io, dal punto di vista morale, sono molto soddisfatto del mio lavoro, nonostante questo sia rimasto del tutto allo stato virtuale perché nessuna autorità ambientale mondiale e nessun giudice internazionale ha ancora disposto il processo. Vorrei che i giudici internazionali rispondessero finalmente: Ho torto o ragione a dire che un inventore deve poter scegliere tra la proprietà industriale ei semplici diritti di autore? Hanno o non hanno gli enti pubblici mondiali l’obbligo di verificare la fattibilità dei progetti di pubblica utilità degli inventori privati?
Il “Progetto di codificazione sulla responsabilità degli Stati per atti internazionalmente illeciti”, redatto dalle Nazioni Unite nel 2001 e firmato dalla maggior parte degli Stati sovrani, è carta straccia? Alle domande specifiche vanno date risposte precise. Le ho raccolte tutte perché non ne ho mai ricevute dalle istituzioni italiane e mondiali.
L’economia e le politiche attuali non sono compatibili con la sopravvivenza dell’umanità.
Economia e politica gestiscono la ricchezza prodotta dalle attività produttive. Non sanno come rispondere alle affermazioni del sottoscritto, secondo cui le principali attività industriali ed energetiche mondiali presentano difetti di origine irreparabile e, pertanto, dovremmo tornare indietro e ricominciare da capo, utilizzando solo le tecnologie selezionate e utili per un modello di sviluppo alternativo. Approfondire questi dettagli tecnici è troppo complicato per loro, quindi attendono che sia la scienza a stabilire che è lei la principale responsabile di questo sviluppo errato.
Tutti loro considerano lo sviluppo consolidato come l’unica possibilità. Lo stesso Einstein, mente illuminata, si preoccupava dell’errore commesso nello sviluppo delle tecnologie nucleari e aspirava a un governo mondiale per contenere i rischi di una guerra nucleare. Non mise in discussione le tecnologie sviluppate negli altri settori, sui quali il sottoscritto si è concentrato, giungendo alla conclusione che tutto deve essere rifatto se vogliamo preservare qualche speranza di salvezza per il genere umano.
Non chiedo chi può cambiare le cose, mi accontenterei di sapere chi ha il potere di ascoltare un ragionamento razionale e globale. Non basta risolvere un problema alla volta, è necessario cercare sempre la soluzione migliore che si integri con le attività adiacenti, in modo che non si sprechino energie e risorse. Mi stupiscono molto gli industriali che applicano l’organizzazione scientifica del lavoro nelle fabbriche e poi si lamentano che i governi forniscano loro l’elettricità a prezzi troppo elevati. Se i governi hanno fallito nella produzione di energia generale, hanno sbagliato anche nella produzione di energia specifica, installata fin dall’avvento dell’era industriale sui trasporti terrestri, marittimi, sottomarini, aerei e spaziali, nonché sui mezzi di lavoro per il movimento terra e i cantieri edili, ma hanno sbagliato anche con le pompe idrauliche che producono e vendono in tutto il mondo. Se le pompe sono difettose, quasi tutti gli impianti, fissi e mobili, sono difettosi. Non è un modo di dire che le pompe sono il cuore degli impianti e lo saranno ancor di più se costruite con una doppia alimentazione separata. Pertanto, l’analisi scientifica del lavoro industriale ha funzionato solo parzialmente. Non ha trovato la soluzione migliore nei settori industriali più importanti dell’economia mondiale. Trovando questa soluzione, gli industriali si libererebbero dai costi energetici e lancerebbero sul mercato nuove soluzioni che in pochi anni risolverebbero i maggiori problemi del nostro tempo: inquinamento, trasporti efficienti e costi energetici. Se le agenzie pubbliche globali sono lente a prendere decisioni, è necessario continuare a sprecare investimenti in sistemi che non possono avere un futuro: motori, riscaldatori ibridi, auto elettriche, auto a idrogeno, trasporti in generale, altre caldaie con un futuro molto ridotto come pannelli solari e turbine eoliche. Come ho scritto in questo articolo, nessuno può competere con l’energia idroelettrica compressa perché nessuno può sfruttare una fonte di energia infinita, come la pressione statica dell’aria compressa, senza consumarla. Questa energia è simile al nucleare ma non ha le stesse dimensioni e gli stessi rischi e costa molto meno. Le sfide si ripresentano per tutte le apparecchiature fisse e mobili che possono utilizzarla. Dove è finita la cultura industriale che ho appreso nell’industria automobilistica che mi ha aiutato a trovare le migliori soluzioni nel campo dell’ambiente?
È possibile che gli enti pubblici globali non si pentano di aver costruito costose reti idroelettriche, nucleari, termiche, di distribuzione elettrica, idrauliche e di depurazione, che hanno causato più danni che benefici all’ambiente? Inoltre, si sono alleati con le multinazionali nella ricerca e nella sperimentazione e, come già accennato, hanno venduto loro brevetti che l’energia idroelettrica compressa rende obsoleti. L’unica soluzione possibile, auspicata da Einstein, per scongiurare i pericoli di una guerra mondiale ed essere pronti contro le catastrofi naturali, è quella di abolire immediatamente la proprietà industriale sui brevetti di utilità sociale. Può sembrare strano che sia proprio un inventore a richiederlo, ma come ho spiegato più volte, la società odierna ha sottratto anche il diritto d’autore agli inventori, vincolandoli alla proprietà industriale, che gli inventori liberi, non legati a centri di potere pubblici o a privati, non vogliono e non possono pagare. Solo abolendo la proprietà industriale, almeno sui brevetti di pubblica utilità, e impedendone la commercializzazione, ma riconoscendo i diritti d’autore agli inventori pubblici e privati, si potrà diffondere spontaneamente la tutela ambientale, riducendo del 90% l’inquinamento globale senza gli attuali depuratori (escluso l’inquinamento chimico industriale che deve essere neutralizzato negli stabilimenti stessi). Nelle versioni mobili, la stessa energia idroelettrica compressa sarebbe in grado di garantire la sopravvivenza dell’uomo nelle caverne, nello spazio, ai poli e nei deserti, ma anche di fronte a una calamità mai vista prima, che potrebbe derivare dall’inversione dei poli magnetici del pianeta. Potrebbe offrire buone speranze di sopravvivenza, mentre quelle delle energie attuali sono pari a zero. Anche se si trattasse solo di una precauzione, non sarebbe uno spreco di risorse, bensì una razionalizzazione delle risorse energetiche e tecnologiche, poiché l’energia idroelettrica compressa è senza dubbio la fonte energetica più potente ed economica del pianeta. Non si può dire che questa energia sia solo teorica, perché tutti i principi su cui si basa sono già stati legiferati e testati, non formalizzati ma sperimentati in vari impianti sparsi per il mondo, ma mai combinati razionalmente in modo da produrre energia. Verificare la verità non costa nulla in termini di competenza artigianale. Solo un pensionato con un reddito basso, come me, non se lo può permettere.
Se nessuno si rende conto di questi prototipi, è perché, se la verità venisse a galla, ci chiederemmo tutti: a cosa serve una compagnia aerea se il modo di volare è sbagliato? E l’industria aeronautica? L’industria globale dei trasporti terrestri e marittimi? L’industria dei veicoli agricoli e dei mezzi per la lavorazione in cantiere, se i motori che utilizzano sono sbagliati non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico? Le multinazionali della depurazione e desalinizzazione, se non esistessero sistemi più efficienti per fare le stesse cose? L’industria petrolifera e del gas, gli oleodotti, i gasdotti, le petroliere, le caldaie e l’attuale industria aeronautica. Dubito fortemente che si possano salvare anche i treni a lunga percorrenza e i grandi autoarticolati. Se l’energia non costasse nulla, il mezzo di trasporto più economico e sicuro sarebbe quello aereo, che consentirebbe anche di risparmiare sulla costruzione di strade, ponti, gallerie e ferrovie https://www.spawhe.eu/aerospatial-pressurized-hydroelectric-transport-system/.
Tutte queste soluzioni sono descritte in dettaglio su http://www.spawhwe.eu. Ma vorrei soffermarmi soprattutto sui sistemi di sopravvivenza, ai quali ho pensato in questi giorni, leggendo un libro di vent’anni fa, riassunto da Graham Hancock, al quale aggiungo riflessioni personali e quelle di Einstein, che può essere considerato il più grande genio di tutti i tempi, il quale, purtroppo, si è occupato solo di problemi universali. I problemi terrestri più modesti non possono essere risolti solo dalla scienza pura, ma soprattutto da coloro che si sporcano le mani nelle fabbriche e nei cantieri, continuando a studiare per ricercare scoperte scientifiche e sinergie nelle cose che ci circondano. Molte cose la scienza pura, chiusa nei laboratori, non può vederle.
Negli ultimi 80 milioni di anni, la polarità terrestre si è invertita circa 170 volte, con un’inversione media ogni quattrocentosettantamila anni. Secondo alcuni scienziati, il fenomeno dell’inversione di polarità potrebbe indebolire lo scudo protettivo contro le radiazioni solari, provocando un assottigliamento dello strato di ozono e una maggiore penetrazione delle radiazioni ultraviolette, con conseguente aumento delle malattie tumorali nell’uomo. Non solo, ma il fenomeno potrebbe avere effetti anche su animali come le balene o alcune specie di uccelli, che si affidano, per così dire, al campo magnetico per orientarsi. Va detto che, mentre una parte della comunità scientifica sembra più ottimista, alcuni ricercatori ipotizzano una possibile inversione del campo magnetico anche in tempi brevissimi (entro i prossimi trent’anni). Le rocce indicano che il campo si è indebolito negli ultimi 2.000 anni, confermando che il declino verso il caos magnetico potrebbe essere già iniziato. Se l’inversione avvenisse rapidamente, il mondo moderno ne risulterebbe profondamente alterato. Nel peggiore dei casi, le tempeste solari causerebbero blackout elettrici paralizzando le metropoli. La Terra potrebbe essere bombardata da radiazioni solari con un’energia equivalente a miliardi di bombe di Hiroshima, accompagnate da onde magnetiche. Una tempesta solare provocherebbe forti fluttuazioni nelle linee di forza del campo magnetico terrestre, distruggendo le comunicazioni radio e televisive, i sistemi di navigazione, sovraccaricando le linee telefoniche ed elettriche, mettendo fuori servizio le centrali elettriche, ma anche tutti i sistemi di distribuzione dell’energia elettrica e delle carburanti. Tutto questo, senza contare gli effetti geologici connessi: terremoti, maremoti, deviazioni dalle coste terrestri, eruzioni vulcaniche, grandi incendi, inondazioni, glaciazioni. Non dobbiamo pensare a ciò che sta accadendo oggi di fronte a un disastro in una singola area del mondo, che riceve l’aiuto di molti paesi. Di fronte a un disastro planetario, nessun aiuto può arrivare da nessuna parte. L’unica energia che potrebbe rivelarsi utile di fronte a una simile calamità è proprio l’energia idroelettrica compressa, che non esiste in nessun’altra parte del mondo e che potrebbe rendere autonome tutte le famiglie del pianeta, sia nelle abitazioni private che per quanto riguarda i mezzi di trasporto. Soprattutto, i mezzi di trasporto fungerebbero da generatori autonomi, senza carburante e senza costi aggiuntivi. Non mi riferisco solo alle automobili, ma anche a piccoli o grandi velivoli che potrebbero diventare accessibili, perché oltre al risparmio di carburante, la costruzione meccanica risulterebbe semplificata, non solo perché il motore idroelettrico è più semplice del motore termico, ma anche perché non sarebbero necessari trasmissioni meccaniche e ruote. Non si tratta di fantascienza, perché anche i film hanno fallito concentrandosi sull’energia nucleare e solare senza alcun fondamento concreto. Questa, al contrario, è scienza e tecnologia realizzabili in pochi anni.
L’inversione dei poli, che per sua natura non è la fine del mondo ma un fatto naturale di rigenerazione geologica ed elettromagnetica. Gli uomini devono capire che sulla Terra sono semplici ospiti, non possono esserne i padroni. Possono cercare di capire, ma non possono certo cambiare il sistema solare. Se la Terra, per rigenerarsi, ha bisogno di invertire i poli dopo circa 470.000 anni per riprendere a funzionare correttamente, non può ignorare il fatto che ciò sconvolge i programmi degli uomini che nel frattempo hanno costruito grattacieli, ponti, strade, ferrovie, dighe, centrali termoelettriche e reti di distribuzione di energia nucleare, gas, petrolio ed elettricità, reti di distribuzione di informazioni in cavi e fibre ottiche e reti satellitari. Fino a prova contraria, gli uomini devono adattarsi alla natura, non la natura all’uomo. Il mistero delle civiltà perdute, delle inondazioni, delle eruzioni vulcaniche, della scomparsa dell’acqua e dell’atmosfera dal pianeta Marte, dovrebbe farci capire che viviamo sopra una vera polveriera e che è tempo di utilizzare le conoscenze scientifiche e tecnologiche acquisite per sviluppare sistemi razionali di sopravvivenza prima che sia troppo tardi. La salvezza dell’umanità richiede un ragionamento globale, che gli uomini, specializzati in singoli settori, non sono in grado di attuare. Persino le grandi multinazionali sono specializzate nella produzione di singoli beni di consumo. Ma non beni di consumo autonomi ad alto consumo energetico come automobili, aerei, astronavi e navi. Nessuno ha osato produrre prodotti multidisciplinari per non perdere quote di mercato, mentre la ricerca pubblica opera allo stesso modo, supportando i singoli settori e i legislatori di tali settori, senza mai studiare soluzioni universalmente applicabili. Purtroppo, i singoli settori scientifici e tecnologici, non indagando in settori adiacenti, hanno accettato soluzioni con difetti intrinseci che, dopo centocinquanta anni di ricerca e investimenti, si sono rivelate insuperabili e non possono rappresentare la linfa vitale del genere umano per una ragione molto semplice: l’energia di sopravvivenza deve essere come il moto perpetuo: non deve costare nulla e deve essere producibile in qualsiasi condizione meteorologica e atmosferica possibile sul pianeta Terra. In realtà, alla luce degli eventi storici accaduti, gli uomini non possono sperare di salvarsi pensando al mito di Noè: riempiendo le navi da crociera, le navi mercantili, di uomini e animali. Solo gli incauti possono immaginare un’apocalisse senza potenti tsunami. Se vogliamo davvero trovare la salvezza nel mare, dobbiamo costruire isole artificiali al largo degli oceani dove le onde degli tsunami e persino quelle dei terremoti del sottosuolo non possano arrivare, come descritto in https://www.spawhe.eu/patent-drawings-artificial-welling/. Con quale energia potrebbero gli uomini raggiungere zone di calma per ricominciare a vivere? Certamente nessuna delle energie sviluppate dall’uomo può garantire la salvezza dell’umanità. Credo che in tutte le attività umane “si impara dagli errori”.Ma allo stesso tempo, i sistemi che presentano difetti insormontabili, come l’energia termica, nucleare, solare ed eolica, non possono essere perfezionati all’infinito. Prima o poi è necessario accettare questi limiti e investire nelle energie prive di difetti intrinseci che garantiscono, in ogni caso, la sopravvivenza dell’uomo e dell’ambiente. Non superando i vizi originari dei singoli sistemi, tutte le energie attualmente disponibili possono coesistere perché nessuna è perfetta. Gli utenti devono scegliere il male minore in base alle proprie esigenze. Oggi, con tutti gli investimenti in energia, depurazione, trasporti pubblici e privati, che sono sbagliati, chi dovrebbe finanziare le energie di sopravvivenza studiate a discapito degli interessi di una parte? Questo compito dovrebbe spettare alle agenzie istituzionali mondiali come le Nazioni Unite e i giudici internazionali. Dove sono? Cosa fanno? Non basta organizzare i vertici COP che non riescono nemmeno a contenere il livello di CO2 nell’ambiente che viene superato su https://www.spawhe.eu.
È ovvio che chi ha investito in sistemi sbagliati cerchi di difendere i propri investimenti, ma l’interesse generale deve prevalere sugli interessi di parte e imporre scelte razionali, per evitare ciò che è sempre accaduto: la scomparsa di intere civiltà. Questo potrebbe essere comprensibile in altre epoche, non nell’era attuale, quella di Internet, dove l’informazione è accessibile a tutti e molti sanno che con un po’ di buona volontà potremmo realizzare in breve tempo l’energia necessaria alla sopravvivenza, invece di fare monopoli con soldi veri sulla pelle delle persone. Non ci sono scuse. I sistemi semplici e completi sono anche i più efficaci e gli unici in grado di salvarci la vita quando Internet stesso non funziona. Chi non li comprende non è in grado di occuparsi di ricerca pubblica in materia di legislazione e giustizia, lasciando il libero arbitrio alle multinazionali che continuano a vendere e produrre macchine e impianti energetici che non tutelano l’umanità. Per salvare le persone e l’ambiente dai disastri naturali, è necessario applicare un ragionamento scientifico razionale sia alla produzione in serie di macchinari, sia ai processi fisici ed energetici locali, che non devono essere influenzati da processi elettromagnetici globali o persino da fonti energetiche commerciali, le quali, in caso di calamità generale, potrebbero risultare inutilizzabili a causa delle interruzioni di fornitura.
Come scritto su https://www.spawhe.eu/aerospatial-pressurized-hydroelectric-transport-system/, gli uomini, per salvarsi da cataclismi geologici, astronomici ed elettromagnetici, devono soprattutto elevarsi nell’atmosfera, guardare la Terra dall’alto e decidere dove ricominciare a vivere, tenendo però presente di essere semplici ospiti, pronti a sloggiare quando la natura avrà bisogno di rigenerarsi a livello locale o globale.
Ancora oggi la scienza e la tecnologia sono ferme in questa direzione, NASA compresa, che dovrebbe essere all’avanguardia. Il motivo è molto semplice: la mano destra della scienza non ha mai saputo cosa facesse la sinistra e la conoscenza della fisica astronomica non aiuta a risolvere i problemi quotidiani che devono essere affrontati momento per momento utilizzando le migliori tecnologie sviluppate dall’uomo, sempre alla ricerca della soluzione migliore e perfezionandola con il ragionamento scientifico globale e l’organizzazione scientifica del lavoro globale. Il mio modo di pensare è in parte ispirato all’esperienza dell’industria automobilistica, quando nelle tre settimane di chiusura estiva dello stabilimento abbiamo cambiato il modello di auto da produrre adattando i sistemi di trasporto interni e gli impianti di produzione, dopo un accurato lavoro di progettazione e programmazione che aveva coinvolto tutti i settori interessati. In altre parole, la sopravvivenza umana richiede l’abolizione delle barriere professionali, scientifiche, commerciali e tecnologiche e lo studio di soluzioni comuni, poiché nessuna scienza è autosufficiente, nessuna tecnologia è perfetta, nessuna energia è inesauribile, a parte quella che verrebbe estratta istante per istante dall’ambiente, sfruttando solo i principi fisici. La scienza attuale non ha creduto a questa idea, continuando a perseguire le energie commerciali esistenti (termica, nucleare, chimica, solare, eolica) perché finanziata da stipendi, prestiti e agevolazioni legislative che isolano gli inventori privati. È stato dimostrato che questo isolamento penalizza le invenzioni individuali, ma nessuno se n’è accorto o finge di non notare che sul sito web https://www.spawhe.eu non si parla di invenzioni individuali, bensì di un modello di sviluppo alternativo che abbraccia tutte le attività umane, basato sull’esperienza diretta dell’inventore, a partire dall’organizzazione del lavoro nell’industria automobilistica, ma anche nei sistemi pubblici di sollevamento, distribuzione idrica e depurazione dell’acqua e dell’aria. Analizzando i pregi e i difetti di questi importanti settori delle attività terrestri, sono state studiate le soluzioni migliori da mettere in atto per produrre energia tutelando l’ambiente o viceversa.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la conoscenza dell’organizzazione del lavoro nei diversi settori semplifica la ricerca di soluzioni tecnologiche. Non è un caso che il sottoscritto abbia individuato nell’energia idroelettrica compressa la sopravvivenza delle generazioni presenti e future, un’invenzione che nessun inventore o scienziato avrebbe potuto realizzare prima, se non fosse stata inventata la pompa a doppia alimentazione separata fino alla girante. Come può una piccola invenzione cambiare il mondo? Può farlo perché rompe gli schemi tradizionali della fisica. Abbatte le barriere insormontabili dei principi di conservazione dell’energia, non perché li violi, ma perché li applica istante per istante, sfruttando al meglio le sinergie sancite da principi fondamentali come quelli di Pascal, Torricelli e Henry, che la scienza non è mai riuscita a combinare correttamente, sia per risparmiare energia nella fase di recupero dell’acqua, sia per produrre energia sfruttando le pressioni statiche che non la consumano, sia per facilitare il contatto pressurizzato tra l’acqua e l’aria che favorisce la purificazione.
La scienza ha fallito perché la prostituzione al servizio del potere economico non è più stata in grado di ragionare liberamente a 360 gradi come fece Einstein, il quale, tuttavia, non possedeva l’esperienza pratica dell’industria e dei cantieri edili. La fretta di crescere e di fare affari ha spinto gli imprenditori a copiarsi a vicenda, mentre la scienza, chiusa nei laboratori, ha sperimentato nuove soluzioni, sfruttando però sempre principi isolati l’uno dall’altro per supportare lo sviluppo industriale di singoli settori. Invece, l’energia perfetta si basa sulle sinergie tra diversi principi scientifici.
Oggi il mondo non se ne rende conto, ma tra pochissimo tempo l’energia potrebbe non essere più un prodotto commerciale venduto da gestori energetici, con l’autorizzazione dei governi, che la distribuiscono attraverso reti elettriche, del gas e del petrolio, stazioni di servizio e così via. Mentre il mercato dei componenti elettromeccanici e idraulici crescerà per produrla ovunque sia necessaria e di qualsiasi dimensione, sia in versione fissa che mobile: pompe con doppia alimentazione separata alla girante, turbine idrauliche, pompe normali, pompe utilizzate come turbine, motori elettrici, alternatori, valvole servoassistite, serbatoi a pressione, valvole di ritegno, turbine elettriche per aerei, trasformatori di corrente, inverter e variatori di frequenza per la regolazione della velocità dei motori. L’energia potrà essere prodotta ovunque, anche per millenni, nel sottosuolo, nelle case, nei mezzi di trasporto e di lavoro, senza mai esporsi agli agenti atmosferici per estrarla e distribuirla. Sarà sufficiente avere a disposizione i pezzi di ricambio, aggiornare le caratteristiche tecniche e migliorare le proprietà dei materiali utilizzati. Ci sarà molto più lavoro elettromeccanico, ma l’inquinamento prodotto dagli attuali sistemi energetici che generano SOx, NOx, polveri sottili, CO2, alluvioni e dispersioni radioattive sarà completamente eliminato. A differenza di oggi, più energia produciamo, più purificheremo l’ambiente, grazie ai principi di Henry e Dalton, senza spendere un dollaro in petrolio, gas o uranio.
Credo che gli industriali elettromeccanici trarranno grande vantaggio da questo cambiamento, ma hanno una visione troppo miope per rendersene conto. Persino le case automobilistiche, che sembrano le più penalizzate, alla fine ci guadagneranno. Non sono stanchi di essere messi alle strette dai test sui limiti di emissione? Non si rendono conto che il motore termico ha un difetto originario insormontabile: le emissioni di CO2. Inoltre, è complesso, antieconomico e meno potente di un motore idroelettrico a compressione, che ha un’autonomia illimitata, zero emissioni e può essere installato anche su veicoli agricoli, camion, navi e aerei. Vogliono vendere automobili, mezzi di trasporto, o sono interessati anche alla vendita di carburanti? Prima o poi, motori termici, idrogeno, dovranno cessare, altrimenti si verificherà la prima catastrofe globale, quando diventeranno solo un ostacolo alla circolazione di mezzi idonei a salvare vite umane, rimanendo senza combustibili: https://www.spawhe.eu/compressed-air-is-much-more-powerful-and-economic-of-hydrogen/, https://www.spawhe.eu/aerospatial-pressurized-hydroelectric-transport-system/, https://www.spawhe.eu/hydroelectric-power-auto-with-torque-peripheral-to-the-wheels/.
I derivati del petrolio possono essere utilizzati per creare isole artificiali a scopo turistico e per aumentare la produzione di cibo marino https://www.spawhe.eu/artificial-welling-files/, ma anche gli operatori del settore petrolifero hanno una visione miope. Questa visione miope è condivisa da governi e scienziati governativi, che sbagliano tutto aumentando il debito pubblico per realizzare grandi opere controproducenti per l’ambiente e il livello energetico e non prevedono un adeguato sviluppo industriale fornendo le giuste istruzioni per produrre energia mobile.
Oggi, governi, enti pubblici di ricerca e multinazionali, di comune accordo, nascondono la testa sotto la sabbia. Ignorano i principi di Pascal, Torricelli e Henry e continuano a perseguire cicli termici, nucleari, solari, eolici, chimici, di accumulo energetico e di turbine eoliche, continuando a produrre inquinamento e rifiuti tecnologici, termici, chimici e radioattivi. Persino nello spazio lanciamo spazzatura tecnologica che non è in grado di tornare sulla Terra, non avendo la capacità di produrre l’energia necessaria momento per momento a bordo dell’aeromobile, senza mettere seriamente in pericolo gli astronauti di oggi e i passeggeri del prossimo futuro, semplicemente riciclando l’acqua e l’aria che non vengono consumate. La piccola percentuale di aria che esce dal serbatoio aperto all’uscita della turbina deve essere reimmessa nel volume di aria compressa con un mini-compressore, che fino a una pressione di quaranta bar oggi costa solo dieci euro, mentre l’acqua viene riciclata all’infinito. Il guadagno energetico tra l’energia consumata e quella prodotta aumenta in proporzione alla differenza di pressione con la pressione atmosferica. In ogni caso, l’energia prodotta sarà centinaia di volte maggiore di quella consumata. L’energia consumata non è energia esterna, ma prodotta dallo stesso sistema. Dipende dalle prestazioni delle macchine, dalla qualità dei materiali utilizzati e dalla precisione della lavorazione meccanica delle guarnizioni rotanti. Le rese più elevate vengono utilizzate per costruire sistemi più leggeri, non per ridurre il consumo energetico perché l’acqua e l’aria non vengono pagate.
Come ho scritto nella nuova homepage di https://www.spawhe.eu, tra il patrimonio dell’umanità, insieme alla pizza napoletana e all’eventuale baguette francese, dovrebbe esserci anche il sistema SPAWHE, unico esempio di pura ricerca a trecentosessanta gradi, realizzata senza finanziamenti, con la sola motivazione dell’ambiente globale, che è giunta all’unica energia possibile per la sopravvivenza umana, dove la ricerca superfinanziata di enti pubblici e multinazionali mondiali non arriverebbe mai.
Oggi le multinazionali, per vendere prodotti che non hanno nulla a che fare con l’ambiente, parlano tanto della lotta contro il riscaldamento globale, ma io chiedo: cosa costa meno dell’acqua e dell’aria per produrre energia? Cosa vogliono vendere? Non basta forse che per oltre centocinquant’anni ci abbiano venduto carbone, gas e petrolio, di cui non hanno bisogno? Eppure riescono a vendere pannelli solari, turbine eoliche, auto elettriche, auto a idrogeno, cose che non servono alla complicità dei governi e della scienza pubblica. Come faranno a installare queste energie a pagamento su macchine agricole, su grandi mezzi di trasporto, su navi, aerei e astronavi?
Albert Einstein aveva già intuito la realtà in cui viviamo e l’aveva espressa in un convegno sulla “libertà di opinione” con queste parole: “La centralizzazione della produzione ha determinato una concentrazione del capitale produttivo nelle mani di un numero relativamente ristretto di cittadini del Paese (Stati Uniti). Questo piccolo gruppo esercita un dominio schiacciante sulle istituzioni educative dei nostri giovani, così come sui principali quotidiani del Paese. Allo stesso tempo, esercita un’enorme influenza sul governo. Ciò costituisce di per sé una seria minaccia alla libertà intellettuale della nazione. Ma a questo si aggiunge il fatto che il suddetto processo di concentrazione economica ha generato un problema prima sconosciuto: la disoccupazione permanente delle persone in grado di lavorare.”
Riprendendo il pensiero di Einstein, il sottoscritto, che per metà della sua vita è impegnato nella produzione industriale e per l’altra metà nei sistemi ambientali, aggiunge che la disoccupazione esiste perché tutti gli impianti e i processi lavorativi sono incompleti dal punto di vista ambientale. Se gli impianti di produzione fossero completati estendendo i principali cicli di lavorazione anche ai cicli collaterali relativi agli aspetti di depurazione, quello che sottrae lavoro all’uomo attraverso l’automazione industriale verrebbe compensato dal lavoro collaterale che eliminerebbe l’inquinamento. Ovviamente, questo non significa che i cicli collaterali debbano essere chiusi nello stesso stabilimento di produzione, significa solo che i sistemi di depurazione devono essere modificati come descritto ampiamente su https://www.spawhe.eu, una piccola parte spetta agli imprenditori e gli utenti (come la sostituzione dei camini) una parte considerevole deve essere realizzata dalle infrastrutture pubbliche implementando la depurazione globale https://www.spawhe.eu/patent-drawings-synergic-plants/. Ma questo non include nemmeno le opposizioni sindacali e ambientaliste che protestano contro i licenziamenti e contro l’inquinamento, senza mai entrare nel merito dei processi energetici, produttivi e di depurazione. Dove tutto andrebbe rifatto a livello mondiale. Se volessimo rifare tutto il mondo dai sistemi sbagliati, soprattutto quelli pubblici e infrastrutturali, non basterebbero tutti i migranti e i disoccupati in cerca di lavoro, dovremmo anche importare manodopera dal pianeta più vicino. Invece rischiamo di diventare come Marte (senza atmosfera e acqua) anche a causa delle centrali e delle bombe nucleari dell’uomo.
Conosciamo bene il riscaldamento globale, se i potenti della Terra sapessero fare il loro lavoro, capirebbero che cambiando il modo di produrre energia, lo risolveremmo come effetto secondario della preparazione alla sopravvivenza ai fenomeni che più temono l’umanità: inondazioni, glaciazioni, terremoti, incendi, l’inversione dei poli magnetici e il fenomeno sconosciuto che ha trasformato Marte in un deserto freddo senza acqua né atmosfera. Di fronte a queste calamità, che certamente si verificheranno perché tutto si sta trasformando, fortunatamente non improvvisamente e non simultaneamente su tutto il pianeta, ma non così lentamente, abbiamo già perso troppo tempo per prepararci adeguatamente. I segnali ci sono e sono evidenti: basti pensare al rallentamento delle correnti marine e magnetiche. È certamente necessario indagare sull’origine dei fenomeni, ma prima dobbiamo seguire il nostro istinto di conservazione. Senza l’energia necessaria alla sopravvivenza non avremo speranza di salvezza, qualunque sia la causa del disastro. Lo abbiamo visto in diversi film di fantascienza. Gli uomini si uccideranno per una tanica di petrolio e qualche scatoletta di cibo fino all’esaurimento delle scorte. Siamo a zero anni di prevenzione con sistemi che, peraltro, costerebbero molto meno di quelli che attualmente ci vengono addebitati per le reti di distribuzione, l’acqua, il gas, l’elettricità e la depurazione. Nelle bollette che ci vengono addebitate, le agenzie energetiche pubbliche includono anche i costi della ricerca, che non è mai andata nella giusta direzione. Al contrario, le agenzie pubbliche mondiali stanno chiaramente ostacolando le energie protettive dell’ambiente e quelle essenziali per la sopravvivenza, come riportato su https://www.spawhe.eu.
In altre parole, gli scienziati pubblici e privati, fin dall’avvento dell’era industriale, hanno fatto scelte sbagliate sia sul piano di gestione e depurazione, sia su quello energetico, senza mai analizzare i sistemi nella loro interezza. Di fatto, in condizioni estreme di sopravvivenza, le prime fonti energetiche a mancare sono proprio quelle che sono state scelte. Infatti, quelle nucleari e idroelettriche aggravano i disastri dovuti alla radioattività e alle inondazioni, mentre quelle commerciali, che necessitano di una rete di distribuzione specifica (oleodotti, oleodotti, combustibili chimici, idrogeno), nella migliore delle ipotesi rimangono senza combustibile e non servirebbero a nulla; nella peggiore, produrranno incendi immensi e altro inquinamento.
Per le attuali classi dominanti mondiali, il moto perpetuo dell’energia idroelettrica pressurizzata è indesiderato perché vogliono continuare a vendere gas, petrolio, uranio, pompe, motori, pannelli solari, turbine eoliche, grandi turbine, dighe, aerei, automobili, camion e navi. Non importa se queste tecnologie costano di più, sono inquinanti e non serviranno a proteggere la vita degli abitanti della Terra. La fine del mondo non è imminente, le vittime delle catastrofi attuali devono essere sacrificate per preservare gli attuali posti di lavoro pubblici e privati. Dov’è la giustizia internazionale che legge questa nona lettera aperta? Cosa ci vuole per mettere insieme dei premi Nobel per negare ufficialmente a un semplice pensionato, con argomentazioni scientifiche inoppugnabili, verità tecniche che per me sono semplici e lineari, certamente meno complicate dell’energia nucleare che ha prodotto solo disastri? Quanto è costata la sperimentazione sull’energia e sui motori termici, sull’energia solare, nucleare ed eolica? Probabilmente milioni e miliardi. Nessuna invenzione nasce spontaneamente dal nulla, nemmeno l’energia idroelettrica compressa, preceduta da numerosi altri brevetti ambientali che hanno aperto la strada con ragionamenti che combinano acqua e aria in modo diverso dagli impianti attuali. Vi assicuro che non è stato speso un solo euro pubblico o da una multinazionale in tutto il pianeta Terra per l’energia idroelettrica compressa e per le invenzioni dell’anno precedente. Il motivo è molto semplice: queste invenzioni spaventano i centri di potere che hanno sconvolto non solo l’ambiente ma anche la ricchezza mondiale, concentrandone il 50% nelle mani dell’1% della popolazione. Spaventano perché sono troppo semplici, non hanno formule segrete, non sono protette da brevetti industriali. Non possono non funzionare. E prima o poi, prima o poi, verranno implementate e proteggeranno l’ambiente e molte vite umane. Speriamo che ciò accada su larga scala prima della prossima inversione dei poli magnetici. Se ciò accadesse su piccola scala, i poveri verrebbero nuovamente vessati, perché solo i ricchi si salverebbero, osservandoli dall’alto mentre verrebbero travolti da terremoti e tsunami. La storia del futuro non parlerebbe dell’arca di Noè, ma di grandi astronavi che si innalzerebbero al di sopra dei disastri con l’unica energia inesauribile e rigenerabile, disponibile anche in condizioni estreme di sopravvivenza: acqua e aria. È necessario ripristinare una scala di valori utile al genere umano, pagando meno calciatori, showman e politici che non distinguono tra progetti buoni e cattivi e non si documentano nemmeno. Si affidano a consiglieri di parte, corresponsabili delle scelte attuali, che hanno riscaldato il pianeta e oggi tacciono sulle energie di sopravvivenza, rischiando di avere sulla coscienza la vita dei propri figli. Sempre che abbiano una coscienza.
Albert Einstein sosteneva con forza la necessità di un governo mondiale per scongiurare il pericolo di una guerra nucleare. Io affermo che, anche in assenza di una guerra nucleare, è necessario un governo mondiale scientifico, tecnico e politico, perché i pericoli non sono solo questi, ma anche sociali, ambientali, geologici e astronomici. Ma chi può entrare a far parte di un simile governo se le Nazioni Unite, formatesi subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, non hanno compiuto passi concreti nella gestione democratica del potere, limitandosi a passi burocratici?
Non può esserci democrazia mondiale senza condurre studi imparziali sull’organizzazione del lavoro mondiale, sulla tutela dell’ambiente e sull’energia necessaria alla sopravvivenza, che fungano da guida per i singoli Stati. Quale ragione possono avere i singoli governi ad accettare un governo mondiale senza vantaggi concreti? Se qualcuno legge il mio curriculum vitae, posso notare che ho partecipato alla costruzione di alcuni impianti di depurazione, sollevamento e distribuzione dell’acqua in Tunisia. Questi sono stati finanziati dalla Banca Mondiale e quindi dalle Nazioni Unite. Sono stati certamente utili. Ma se fossero stati anche innovativi e rivoluzionari sul piano ambientale ed energetico come quelli proposti su https://www.spawhe.eu, potrebbero essere un incentivo a seguire un governo centrale super organizzato, che non copia ma crea ed è sempre un passo avanti rispetto ai singoli governi, compreso quello europeo, che pure, come ho menzionato in questo articolo, fa un’offerta per la depurazione dell’aria urbana, ma non sperimenta prima i brevetti molto più completi depositati da un cittadino europeo (https://www.spawhe.eu/european-environmental-competition/). Come si può governare il mondo se al dialogo tra potenti e singoli paesi si aggiungono l’Europa e le Nazioni Unite? Mentre la creatività dei liberi inventori viene soffocata dagli stessi organismi gestiti dall’ONU, come l’OMPI (Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale). Come mai i legislatori in materia di brevetti non fanno distinzione tra brevetti commerciali e brevetti di pubblica utilità a carattere sociale e ambientale? Le invenzioni in campo medico, ambientale e energetico innovativo dovrebbero essere divulgate, non protette, incoraggiando gli inventori con i diritti d’autore, non derubandoli. Le Nazioni Unite hanno il dovere di ricercare queste invenzioni trascurate dai centri di potere locali, non di creare ulteriori ostacoli alla loro diffusione. Posso capire che uno, due, tre, quattro o cinque brevetti di pubblica utilità possano sfuggire al controllo dei funzionari ONU. Non riesco a comprendere come si possa ignorare un intero modello di sviluppo alternativo, composto da oltre trenta brevetti ambientali ed energetici, che affronta e risolve praticamente tutti i problemi ambientali della nostra epoca di purificazione e prevenzione, semplicemente cambiando il modo in cui produciamo energia. Solo un uomo libero e povero potrebbe inventare un sistema energetico di sopravvivenza. Non avendo fondi per nuovi esperimenti, egli combinò razionalmente elementi già noti della natura e delle scoperte dei padri della scienza con l’aiuto della tecnologia. È ovvio che gli inventori domati dalla potenza non sarebbero mai giunti a questo tipo di energia cercando esclusivamente fonti energetiche commerciali. Ironicamente, in termini di rapporto costi-benefici, non esiste energia che possa superare l’energia di sopravvivenza, sia in versione fissa che mobile.È praticamente impossibile superarlo in futuro perché sfrutta simultaneamente tre principi fisici molto importanti che producono energia proteggendo l’ambiente (Pascal, Torricelli, Henry Ma se gli inventori liberi hanno il dovere morale di cercare soluzioni di pubblica utilità, laddove si rendono conto che le agenzie pubbliche e le multinazionali non hanno indagato, anche i governi nazionali, l’Unione Europea, le Nazioni Unite hanno il dovere di verificarle o di contestarle sul piano tecnico scientifico. Non possono tutti nascondere la testa sotto la sabbia, fingendo di non sapere.
È assurdo che i legislatori mondiali trattino l’invenzione di un oggetto commerciale allo stesso modo di una serie di invenzioni ambientali ed energetiche alternative a quelle attuali, che potrebbero salvare molte vite umane nel caos geologico, elettrico e informatico generale, sostenendo che l’inventore, isolato da tutti i centri di potere, si autofinanzierà e pagherà tutti i costi della sua invenzione, compresi quelli di deposito e mantenimento dei brevetti per una durata di vent’anni, con un costo internazionale di circa 150.000 euro ciascuno. Se il sottoscritto avesse depositato trenta brevetti riguardanti l’ambiente e l’energia, solo per gli adempimenti burocratici dovrebbe spendere 4.500.000 euro, a cui si aggiungerebbero i fondi necessari per la sperimentazione e l’industrializzazione delle varie attività. In queste condizioni, solo Bill Gates può essere considerato l’inventore di un sistema energetico e di depurazione completo valido a livello mondiale. Ma Bill Gates, pur essendo un grande genio dell’informatica sensibile alle problematiche ambientali, non credo che sia altrettanto brillante in questo settore. In realtà, sta finanziando con 2.000.000.000 di dollari la produzione di energia con aquiloni per raccogliere energia dai venti d’alta quota, o un reattore nucleare che non si fonderà (Ground Power), al quale ho dedicato un articolo tratto da diverse riviste internazionali: https://www.spawhe.eu/open-letter-to-mr-bill-gates-on-energy-miracle/
Il progresso non può essere condizionato da legislatori ciechi e dalla burocrazia. Chi ha idee ed esperienza deve svilupparle per dimostrare al mondo fin dove possono arrivare. Devono essere le classi dirigenti mondiali, capaci di scegliere le soluzioni che salvaguardino l’ambiente e la vita umana. L’inventore non può combattere su troppi fronti e allo stesso tempo proteggere le proprie idee con milioni di dollari o euro che solo governi e multinazionali possono permettersi. Ma nessuno riesce a credere a questa realtà perché nessuno sa come progettare globalmente per l’ambiente, nemmeno la scienza, che è divisa in molte branche che non comunicano tra loro.
Oggi gli uomini pragmatici e di successo si concentrano principalmente su comunicazione, tecnologia dell’informazione, politica ed economia, per creare e gestire la ricchezza mondiale. I padri della scienza hanno pensato alle scienze astronomiche e matematiche della fisica. I padri della scienza hanno pensato alle scienze astronomiche e matematiche della fisica. Se hanno dimenticato qualcosa, nessuno se ne accorge. Agli errori del passato se ne aggiungono di nuovi e coloro che hanno il potere di nasconderli non ci pensano due volte a difendere i propri affari, le proprie alleanze politiche ed economiche.
Ciò che è accaduto in campo scientifico supera ogni fantasia. La scienza è colpevole di aver formulato i principi di conservazione dell’energia, senza aver sufficientemente studiato l’applicazione di una forza su un punto materiale (privo di dimensioni) nell’acqua, anziché nel vuoto o nello spazio, che assume valori molto più elevati, pur rispettando i principi di Newton. Grazie alla densità dell’ambiente acquatico, quasi mille volte superiore a quella dell’aria, è possibile sfruttare l’energia cinetica dell’intera massa d’acqua che si sviluppa all’interno di una sezione intubata separatamente dall’acqua statica circostante (come una condotta sottomarina): mettendo in serie una pompa con scarico verso il basso che vince l’inerzia dell’acqua, e una turbina che ne rallenta la velocità, consentendo all’acqua di produrre energia (invece di dissipare l’energia cinetica in calore). L’acqua non viene dispersa, ma ritorna nello stesso bacino attraverso uno sfiato sommerso che non si oppone all’energia cinetica dello scarico residuo all’uscita della turbina, essendo le pressioni statiche interne esterne al tubo in cui sono inserite la pompa e la turbina. In effetti, in questa applicazione l’energia prodotta dalla turbina è molto superiore all’energia assorbita dalla pompa. Ciò è dovuto allo sfruttamento dell’energia di posizione (mgh) dell’acqua superficiale intubata, che acquisisce energia cinetica (1/2 mv²), fornita solo in minima parte dalla pompa che si limita a vincere lo stato di inerzia. Questo è il principio dell’energia idroelettrica sommersa, non realizzata in nessun’altra parte del mondo ma brevettata da me, che ha preceduto l’energia idroelettrica compressa, ancora più potente.
Inoltre, la scienza ha legiferato sui principi del risparmio energetico senza il supporto dell’esperienza pratica di chi conosce macchine e impianti. Non mi è bastato aver individuato l’unico punto di contatto possibile tra un circuito idraulico aperto e uno chiuso per rivoluzionare positivamente l’ambiente e l’energia; l’inventore privato, senza alcun sostegno esterno, deve lottare contro il mondo intero per far conoscere le applicazioni tecniche legate a questa invenzione semplicissima e universale.
Il primo nemico è il silenzio della scienza pubblica, che avrebbe dovuto essere imparziale se le università di tutto il mondo e i ricercatori pubblici non avessero commesso errori nella realizzazione degli impianti idrici e idroelettrici mondiali. Come ho già scritto, non c’è bisogno di dimostrarlo praticamente, ma c’è molto su cui lavorare per l’intera industrializzazione, per determinare le rese delle singole applicazioni, per alleggerire i materiali. Serve una nuova rivoluzione industriale che parta dagli errori commessi dalla prima, alla quale il sottoscritto ha partecipato per quasi quarant’anni, obbedendo agli ordini ricevuti, come un soldato in guerra che pensa di fare la cosa giusta obbedendo agli ordini dei generali. Come i veterani del Vietnam hanno avuto una crisi di coscienza, il sottoscritto ha pensato che la sua esperienza potesse essere utile, perché i generali non hanno sempre ragione. Le riflessioni devono essere fatte in tempo di pace, perché durante le guerre non c’è tempo per la ragione. Ringrazio il cielo per avermi dato il tempo e la pace per portare avanti il mio lavoro.
Ho sempre scritto e confermo di non interessarmi alla proprietà industriale dei miei brevetti. Non ho mai scritto per rinunciare alla proprietà intellettuale. Ho anche scritto che la proprietà intellettuale, se le leggi sono uguali per tutti, implica anche il diritto d’autore se i brevetti vengono realizzati e sono efficaci. Ho anche scritto che l’OMPI, in quanto organismo delle Nazioni Unite, ha violato un principio di giustizia universale collegando la proprietà intellettuale alla proprietà industriale, favorendo gli inventori pubblici e multinazionali e danneggiando gli inventori privati. Un calcolo indicativo del costo di mantenimento di trenta brevetti internazionali, della pratica e dell’organizzazione necessarie per gestirli, dimostra che i legislatori si sono concentrati solo sulla proprietà industriale, non su quella intellettuale, che è inclusa nella sigla OMPI. Ma c’è anche una ragione ancora più importante che richiede la separazione della proprietà intellettuale da quella industriale: “le idee viaggiano molto più velocemente delle realizzazioni pratiche e quindi gli inventori devono essere liberi, non possono essere vincolati alla realizzazione di singole invenzioni”. Probabilmente l’OMPI ha commesso questo errore perché anche i ricercatori pubblici e privati depositano brevetti. Inventori e ricercatori non sono la stessa cosa. In undici anni, il sottoscritto ha depositato trentadue brevetti nazionali, uno europeo e cinque internazionali. Un ricercatore non può procedere a tale velocità perché non può passare liberamente da una tecnologia all’altra, né tantomeno combinarle, disobbedendo alle direttive ricevute dai committenti che hanno investito il loro capitale in un settore specifico. Come ho spiegato in questo articolo, se avessi trovato i finanziatori per i primi brevetti, quasi certamente non avrei completato l’intero percorso creativo che mi ha portato all’energia interattiva di protezione dell’ambiente e alla sopravvivenza in condizioni climatiche estreme in tutto il mondo.
Non credo che le altre categorie di autori di opere intellettuali, in particolare gli scrittori, siano obbligate a pagare le tasse per il mantenimento del diritto d’autore senza prima trovare gli editori o gli imprenditori che investono nelle loro opere. Né credo che siano costretti ad aderire a un programma di pagamento a scadenza per mantenere i propri diritti di proprietà intellettuale. Né credo che siano obbligati ad aderire a un programma a pagamento a termine per mantenere i propri diritti di proprietà intellettuale. Queste procedure, stabilite da un’organizzazione gestita dalle Nazioni Unite, nata dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel segno della democrazia mondiale, sono quantomeno discriminatorie e applicate a invenzioni di pubblica utilità globale, che dovrebbero addirittura essere considerate Patrimonio dell’Umanità e pertanto necessarie, sono in contrasto con ciò che i comuni cittadini si aspettano dall’organizzazione delle Nazioni Unite. Pertanto, chiedo alle Nazioni Unite e ai giudici internazionali di modificare le norme sulla proprietà intellettuale in modo più democratico, almeno per i brevetti di pubblica utilità globale, che devono essere accessibili a tutti, come libri, spartiti musicali e opere esposte. nei musei, senza penalizzare gli inventori che non traggono profitto dalle loro invenzioni a meno che non vengano prima implementate da governi o aziende private che ne traggono profitto.
Con le attuali alleanze create tra enti pubblici di ricerca, legislatori, appaltatori di opere pubbliche, multinazionali energetiche, aziende di depurazione e aziende di trasporto, è ovvio che le invenzioni di inventori privati non vengano prese in considerazione da nessuno. Tuttavia, avendo compreso, attraverso i miei quarant’anni di esperienza lavorativa, che tutti questi grandi enti pubblici e privati non riescono in alcun modo a chiudere tutti i cicli ambientali che si aprono, ho ritenuto necessario dimostrare, pagando le tasse di deposito nazionali europee e internazionali, che nel settore ambientale ed energetico l’attività degli inventori privati non viene presa in considerazione da alcun ente pubblico e da alcuna multinazionale di qualsiasi paese, indipendentemente da ciò che viene inventato. Con questo, credo di aver anche dimostrato che gli enti pubblici e privati di ricerca non sarebbero mai giunti a un’interazione energetica e a una soluzione efficace, operando in compartimenti stagni. Chi avrebbe dovuto coordinare gli appalti pubblici mondiali doveva essere un esperto nell’organizzazione scientifica del lavoro ambientale globale, che non è stato ancora formato da nessuna nazione al mondo. Come progetto globale per l’ambiente, è brevemente riassunto nella vecchia e nella nuova pagina di https://www.spawhe.eu. Nelle pagine intermedie, è possibile inserire i dettagli.
In questa lettera aperta pongo due domande al Segretario delle Nazioni Unite António Guterres:
1. Dopo che ventitré COP si sono organizzate e hanno fallito, non è forse giunto il momento di cambiare strada?
2. Come può l’attuale organizzazione internazionale dei brevetti essere compatibile con la parola NAZIONI UNITE?
Credo che nella COP non sia mai entrata la scienza dell’innovazione, ma solo la scienza servile, e penso che nell’interesse generale sarebbe opportuno ripristinare immediatamente il diritto d’autore, liberandolo dalla proprietà industriale. Oggi questo diritto è stato usurpato da regolamenti ingiusti e privi di significato. Tuttavia, nessuno se n’è accorto perché gli unici a essere penalizzati sono gli inventori indipendenti, non dipendenti da aziende pubbliche o private. Questo cambiamento deve essere apportato per diverse ragioni:
Primo: oggi non esiste una progettazione ambientale alternativa perché le agenzie pubbliche di tutto il mondo studiano soluzioni e le aziende private, grandi e piccole, si occupano di realizzarle. Tutte guadagnano e tutte ufficialmente combattono il riscaldamento globale. Ma nel frattempo la percentuale di CO2 nell’ambiente continua ad aumentare perché le soluzioni adottate non sono efficaci.
Il secondo punto: una progettazione ambientale alternativa non esiste perché non è conveniente per gli inventori privati opporsi all’intero sistema globale dell’ambiente e dell’energia, investendo il proprio lavoro e i propri risparmi economici per pagare i depositi dei brevetti, con ben poche speranze di trovare interlocutori, pubblici o privati. Inoltre, le invenzioni occasionali non risolvono i problemi, perché è il sistema generale che deve essere cambiato.
Terzo punto: non costa nulla modificare le normative errate che ho già suggerito in un questionario inviatomi dall’OMPI qualche mese fa e che ho già scritto nelle otto lettere aperte indirizzate alle corti internazionali di giustizia che fanno parte delle Nazioni Unite. Anche questa modifica potrebbe portare entrate economiche nelle casse dell’OMPI (allora ONU) se le invenzioni fossero corrette. Oggi gli inventori di soluzioni innovative in campo ambientale ed energetico, che non ricevono finanziamenti da nessuno, non percepiscono alcun compenso, non hanno alcun diritto legale sulle loro invenzioni, anche se in futuro si rivelassero corrette, non essendo in grado di sostenere i costi di mantenimento dei brevetti rivendicati dall’OMPI, il che li equipara agli imprenditori, non agli autori di opere intellettuali. Non sarebbe più logico esentare dalle tasse gli inventori che non aspirano alla proprietà industriale di soluzioni di pubblica utilità? Se e quando le invenzioni diventeranno di dominio pubblico per gli inventori, il diritto d’autore e l’OMPI verrebbero riconosciuti come una percentuale di questi diritti, cosa che oggi non percepiscono.
Il quarto: un’invenzione di importanza mondiale come fonte di energia vitale (costituita da diversi brevetti paralleli) nelle mani di un’unica azienda sarebbe catastrofica per lo sviluppo mondiale, poiché difficilmente potrebbe soddisfare il fabbisogno globale di impianti che proteggano e purifichino l’ambiente e, al contempo, accentuerebbe il divario tra ricchi e poveri.
Anche la quinta ragione non è razionale: lascerebbe le cose come stanno, e i diritti di proprietà intellettuale dei sottoscritti a livello internazionale verrebbero meno, i sottoscritti pagherebbero i canoni di manutenzione solo in Italia, impedendo legalmente, solo agli enti pubblici italiani, di adattare gli impianti di depurazione e alle società energetiche e ai produttori italiani di adattare i sistemi elettromeccanici o importarli dall’estero, senza il consenso dei sottoscritti, fino alla scadenza dei brevetti. Questa sarebbe una punizione grave per tutti gli italiani, anche se la classe dirigente se la meriterebbe ampiamente.
Altri aspetti dell’intera vicenda potrebbero emergere in seguito, ma da quello che ho vissuto in undici anni come inventore nel campo ambientale, la situazione dell’ambiente riflette fedelmente l’ipocrisia dei governi, della politica, dell’economia, della scienza e della giustizia mondiale. Se le Nazioni Unite vogliono contribuire a costruire un mondo migliore, devono partire dai settori di loro competenza, modificando retroattivamente le leggi sulla proprietà intellettuale che riguardano l’ambiente e l’energia, tutelando gli inventori, privati o pubblici, che si occupano della risoluzione di gravissimi problemi ambientali dovuti non solo all’incompetenza umana, purtroppo dimostrata anche dalla scienza attuale. Ma dobbiamo preoccuparci anche delle grandi catastrofi naturali geologiche e astronomiche che l’uomo non ha ancora vissuto, che non dipendono dall’incompetenza umana. In questo campo, siamo veramente a zero, perché tutto ciò che la scienza ha fatto, NASA compresa, non serve a proteggere la specie umana. Per me, giustizia non è una parola vuota. Non serve essere laureati in giurisprudenza per sapere cosa è giusto e cosa è ingiusto. Ho ampiamente spiegato le ragioni pratiche e morali per cui la proprietà intellettuale deve essere separata da quella industriale, ma anche su questo fronte sto raccogliendo silenzi. Credo nella scienza dei padri della scienza, non in quella attuale, e credo nella giustizia universale. Per questo motivo, nonostante i silenzi che ho raccolto da enti pubblici e imprenditori, prima italiani e poi del mondo, e l’impossibilità di rispettare le assurde regole dell’OMPI, ho continuato imperterrito il mio lavoro. Ho sentito che era mio dovere andare avanti, come credo sia dovere delle Nazioni Unite restituire la dignità del lavoro agli inventori, indipendentemente da chi siano i loro datori di lavoro. Non ci vuole molto per capire che chi non aspira alla proprietà industriale non deve pagare alcun deposito o tassa di mantenimento del brevetto e non deve svolgere alcuna ricerca per vendere i propri brevetti a singoli imprenditori.
Le Nazioni Unite hanno il dovere di garantire che nessuna soluzione in grado di salvare vite umane venga trascurata. Per usare le parole di Einstein: devono svolgere il ruolo di Mosè, non di Machiavelli.
Per me, che sono solo un pensionato italiano con una famiglia numerosa e un reddito modesto, è stato un grande sacrificio pagare le tasse sui depositi europei e internazionali, per dimostrare che in tutto il mondo le invenzioni ambientali di inventori privati non sono gradite né agli enti pubblici né alle multinazionali in tutti i paesi del mondo. L’OMPI sa bene che questi depositi di brevetti non mi hanno portato alcuna speranza di realizzazione. Tuttavia, credo che questi soldi siano stati spesi meglio nella mia vita, poiché hanno dimostrato l’universalità dell’ipocrisia delle classi dirigenti, sia pubbliche che private, di tutto il mondo nei confronti dei problemi ambientali ed energetici.
Ciò che preoccupa il sottoscritto, da sempre in prima linea nello sviluppo e nell’attuazione di progetti industriali e ambientali, è il fatto che i politici mondiali che ci governano si vantino del benessere creato senza aver mai partecipato direttamente e senza sapere cosa si sarebbe potuto creare se la scienza pubblica mondiale avesse indagato le possibili sinergie tra acqua e aria fin dall’avvento dell’era industriale. Se lo avessero fatto, sicuramente non avremmo gli attuali enormi debiti pubblici per grandi infrastrutture idrauliche, termiche, nucleari, oleodotti e gasdotti, che non servono a nulla, anzi, producono solo disastri.
Da un articolo online, vorrei segnalare la classifica dei dieci paesi più indebitati al mondo, aggiornata a giugno 2017: Stati Uniti: 18,237 miliardi di euro, Giappone: 10,557, Italia: 2,407, Regno Unito: 2,345, Francia: 2,173, Cina: 1,684, Germania: 1,544, Paesi Bassi: 475, Belgio: 435, Austria: 305. Gran parte di questi debiti è dovuta a una distribuzione di energia e acqua superflua e controproducente, perché non sono state individuate le energie interattive, che avrebbero anche purificato l’ambiente senza sconvolgere i territori.
Le Nazioni Unite non possono prestarsi ai giochi di potere di governi e multinazionali che, non essendo riusciti ad approfondire i progetti sotto tutti gli aspetti, hanno creato uno sviluppo distruttivo dell’ambiente, quando invece avrebbe potuto proteggerlo. Le Nazioni Unite hanno molto potere, ma non lo usano correttamente, almeno nella gestione dell’ambiente e dell’energia mondiale. Il mondo ha bisogno di essere guidato soprattutto moralmente e scientificamente, non da semplici organizzatori di vertici e congressi. Le ventitré COP finora organizzate sono state un fallimento totale perché si sono avvalse di consulenti scientifici economici e politici legati ad altre potenze. Se le cose non fossero così, non ci sarebbe tanto silenzio sulle mie soluzioni e i problemi del riscaldamento globale sarebbero già stati affrontati razionalmente, passando all’energia pulita derivante dai combustibili fossili, con soluzioni già pubblicate da anni su internet e poi, dal 2015, sulla vecchia homepage di https://www.spawhe.eu; oggi ci occupiamo solo del tema dell’energia di sopravvivenza, che fa parte della nuova homepage dello stesso sito web. Tutto ciò che è riportato su questo sito è stato studiato in modo imparziale, poiché chi scrive non è legato ad alcuna disciplina scientifica né ad alcuna azienda pubblica o privata. L’energia di sopravvivenza è nata per ridurre i costi di depurazione dell’energia da combustibili fossili e razionalizzare i sistemi di purificazione. Credo di essere riuscito a raggiungere entrambi gli obiettivi. Mi chiedo perché sono stato isolato?
Se fossi stato un esperto di energia nucleare, mi sarei concentrato sulla neutralizzazione delle scorie radioattive. Non avrei saputo da dove cominciare. I premi Nobel non sono riusciti a farlo, e mi chiedo perché siano stati assegnati. Perché sono stati premiati gli scienziati dell’IPCC e di Al Gore? A parte le buone intenzioni, quali risultati concreti hanno ottenuto?
Se nella vecchia pagina iniziale di https://www.spawhe.eu ho scelto per la depurazione dell’energia fossile, in una versione fissa, l’energia idroelettrica con riciclo dell’acqua in combinazione con la purificazione dei fumi in serre di calcare, e perché ho seguito un ragionamento globale, già applicato su larga scala dal creatore dell’universo, partendo da questo concetto prima o poi avrei dovuto arrivare anche alla depurazione dell’energia mobile. Era solo questione di tempo. Ma io stesso non lo sapevo. Ho dovuto cercare altri principi scientifici da utilizzare (Newton, Herz, Pascal, Torricelli, Henry) combinando aria e acqua in modo razionale con l’aiuto della tecnologia (pompe, turbine, compressori, motori, alternatori, regolatori di corrente e di frequenza), senza interferire con l’energia termica e nucleare, né con l’energia solare ed eolica. In pratica, nessuna delle energie esistenti. Chi non ha compiuto un ragionamento di purificazione completo, eliminando i vizi originari con cicli completi e si è accontentato di ridurre le emissioni con semplici filtraggi, nascondendo CO2 e scorie radioattive nel sottosuolo, non è riuscito a ripulire l’energia fossile, nemmeno quella nucleare. Come potrebbe trovare l’energia per la sopravvivenza umana contro le catastrofi globali?
Le grandi riforme ambientali e sanitarie non possono essere realizzate con enti pubblici inefficienti e avidi di profitto. La proprietà industriale sulle invenzioni di utilità ambientale e sui farmaci deve essere eliminata, premiando e incentivando gli inventori e rendendo le invenzioni accessibili a tutte le aziende che investono in servizi pubblici e farmaci contro le malattie, migliorando la vita. Se le aziende pubbliche globali continuano a commettere errori, la progettazione delle infrastrutture pubbliche non può nemmeno imporre nuove normative alle aziende private che continuano a inquinare con il consenso dei legislatori. Infatti, la multinazionale italiana ENI mi ha scritto che non era interessata alla mia soluzione per neutralizzare la CO2 derivante dall’energia fossile (producendo carbonati nell’acqua) perché conforme alle normative vigenti. Gli altri produttori di energia fossile non hanno mai risposto con astuzia, non avendo il coraggio di dire la stessa stupidità alle istituzioni. Credo sia stata una fortuna inaspettata per il mondo intero che, successivamente, si sia giunti all’energia interattiva compressa che consumando solo l’usura dei materiali produce energia e purifica l’acqua senza combustibili fossili e nucleari. Oggi, dopo aver appurato da che parte stanno i governi e le multinazionali, mi chiedo quale sia la posizione delle Nazioni Unite. Non perché io sia infallibile come inventore, ma perché sono certo che le soluzioni che utilizzo funzionano già in tutto il mondo, singolarmente. Non le modifico, né chimicamente né fisicamente, ma mi limito a combinarle razionalmente per farle funzionare simultaneamente. Non posso sbagliare perché questo è il mio lavoro da una vita, anche se non mi è mai stato chiesto di installare e gestire i sistemi, né tantomeno di modificarli.
Il sottoscritto, dopo otto lettere aperte indirizzate ai tribunali internazionali ai seguenti indirizzi e-mail: information@icj-cij.org, achats@icj-cij.org, scrive anche al Segretario generale delle Nazioni Unite. Qualora questi indirizzi non fossero validi, vi prego di informarmi.
Inoltre, se le Nazioni Unite vogliono davvero essere utili nel governo del mondo, dovrebbero includere anche la compatibilità ambientale tra i requisiti di brevettabilità di una soluzione industriale, oltre alle ben note caratteristiche di inventiva, novità e applicabilità industriale. Ciò significa che non solo non si possono brevettare impianti con emissioni inquinanti, ma anche che quelli esistenti dovrebbero essere dismessi o adeguati entro un periodo di tempo ragionevole, non riducendo i livelli di emissione, ma sostituendo le soluzioni energetiche con altre a zero emissioni, sia per gli impianti fissi che mobili. Sul sito http: www.spawhe.eu si trovano molti esempi di sistemi a zero emissioni. Come scritto nell’articolo, questo non rappresenterebbe un onere penalizzante per l’industria mondiale, ma un’immensa riforma di razionalizzazione delle spese generali delle organizzazioni sanitarie e scientifiche per far fronte alle emergenze ambientali in qualsiasi momento, con piani di evacuazione predisposti, come quelli attualmente esposti negli edifici pubblici, in caso di incendio.
Oggi non esistono piani di fuga contro le grandi calamità naturali o le possibili guerre nucleari, ma non esistono nemmeno i mezzi per fuggire. Come già detto, gli attuali mezzi di trasporto non farebbero altro che ostacolare la circolazione. Siamo noi, topi o uomini, intrappolati in una trappola ordita da una classe dirigente prepotente e incompetente? A cosa servono le università se non insegnano a ragionare in modo indipendente? L’esperienza dei più anziani serve a qualcosa? Se un designer in pensione, invece di riposarsi, decide di diventare un inventore, significa che ha qualcosa di importante da proporre. A cosa servono le elezioni politiche e amministrative se non eleggiamo gli uomini più onesti, trasparenti e colti? Se non riusciamo a trovarli, almeno cerchiamo coloro che sanno leggere e distinguere i progetti di pubblica utilità da quelli commerciali. Non so quale sia il male peggiore per l’umanità in una classe mondiale scientificamente ignorante e priva di moralità. Quasi certamente, entrambe le cose coesistono nella stessa gente, perché è impossibile che i problemi del mondo aumentino invece di diminuire e che tutti si accordino nel tacere su possibili alternative. Ma noi che accettiamo questa situazione non siamo migliori.