Se la scienza fosse applicata a livello globale, le energie e le depurazioni attuali non avrebbero un futuro
(Quarta lettera alle Corti Internazionali di Giustizia)
Astratto
Credo che sia giunto il momento in cui politici, imprenditori, economisti e autorità ambientali ed energetiche non siano più in grado di intervenire. Gli unici che possono rivendicare la verità scientifica sono i giudici internazionali, nominando commissioni speciali. Ma, certamente, le commissioni hanno un costo economico. Non so se i giudici dispongano di un budget sufficiente per tali indagini. Non so nemmeno se siano in grado di indagare sulla base di semplici lettere aperte e documenti pubblicati dal sottoscritto. Per il momento, persino i giudici internazionali tacciono.
Una cosa è certa, dall’avvento dell’era industriale, la scienza ambientale non è mai stata applicata globalmente, né nella depurazione, né nella produzione di energia, né nello svolgimento di altre attività umane. In tutti i settori si lavora a compartimenti stagni senza creare connessioni e sinergie con l’ambiente circostante. Chi ha proposto al mondo i camini che recuperano calore e CO2, le fognature per l’acqua e l’aria, le serre di calcare che produrrebbero acque ossidate e alcaline mediante il consumo a freddo di CO2 negli stessi centri urbani, è considerato una persona che non può perdere la testa, se il mondo scientifico e tecnologico più democraticamente costituito al mondo non prende in considerazione le sue soluzioni. Non importa se almeno il 99% di quella maggioranza non può esprimere liberamente la propria opinione, essendo vincolato dalla lealtà aziendale, giustamente, affermano i datori di lavoro pubblici e privati. In altre parole, in materia di ambiente ed energia, solo i dirigenti delegati hanno il potere decisionale. Tutti gli altri non contano, servono solo a mantenere le posizioni aziendali nell’interesse dell’azienda a cui appartengono. Il fine giustifica i mezzi. Il fine è la sopravvivenza dell’azienda, il mezzo di difesa è il silenzio. Perciò, persino gli amministratori delegati rispondono a queste dimostrazioni con nuove soluzioni, quando fin dall’avvento dell’era industriale si sono fatte scelte sbagliate in termini energetici e ambientali. Le nuove soluzioni devono essere dimostrate. Chi può dimostrarle se tutti tacciono?
Le informazioni scientifiche estremamente dettagliate sui problemi di inquinamento e gli allarmi lanciati da associazioni ambientaliste, scrittori e politici dell’opposizione, tra cui l’ex vicepresidente Al Gore, insignito del Premio Nobel nel 2007 per il mio lavoro, contrariamente a quanto vorrebbero, perché mettono a disposizione più fondi per l’ambiente e la ricerca, ma gli investimenti e la ricerca non cambiano la direzione intrapresa dagli investimenti precedenti. Di conseguenza, se sono stati commessi errori tecnici e scientifici nella fase iniziale della depurazione globale e dello sviluppo energetico, nessuno se ne accorge. Più si investe in settori che hanno già dato il massimo senza ottenere grandi risultati, più si sottraggono risorse a soluzioni alternative mai sviluppate, che hanno maggiori probabilità di successo. Ovviamente, mi riferisco alle mie soluzioni per la depurazione dell’energia da combustibili fossili, come menzionato sopra, democraticamente ignorate dai dirigenti pubblici che seguono le leggi della politica e da quelli privati che seguono le leggi del mercato. I limiti degli attuali amministratori delegati pubblici e privati sono immensi perché i dirigenti pubblici hanno un modello ambientale errato e quelli privati un modello di sviluppo industriale parzialmente errato, in quanto non conforme alle direttive ambientali pubbliche. Basti pensare all’industria automobilistica, la più moderna ed efficiente al mondo, che non è riuscita a concentrarsi sul motore termico. Lo stesso è accaduto all’industria aeronautica e navale. I limiti degli attuali CEO mondiali sono dovuti ai limiti imposti dalla ricerca scientifica e tecnologica, costretti a difendere le scelte scientifiche e tecnologiche fatte in passato, sulle quali si fonda l’attuale economia mondiale. Come possono gli attuali amministratori delegati, pubblici e privati, riconoscere il valore dell’energia interattiva acqua-aria che, senza combustibili, evita le emissioni di CO2 e addirittura ossida l’acqua, che può essere prodotta a qualsiasi ora del giorno e della notte, a qualsiasi temperatura terrestre, e che può essere installata anche sui mezzi di trasporto? Da dove proviene quest’energia, se nessuno di loro l’ha finanziata? Chi ha tradito gli ordini ricevuti? I CEO mondiali tacciono. Nessuno li ha traditi, ma non sono stati in grado di impedire le soluzioni che hanno scartato per la pulizia dell’energia fossile e di elaborare altre idee sul riciclo a basso costo di acqua e aria, che hanno portato all’energia interattiva tra acqua e aria che non emette CO2 e polveri sottili, consumando solo l’usura dei materiali, può essere almeno 2,5 volte più potente dei combustibili fossili, semplicemente utilizzando una fisica migliore e le tecnologie attuali.
Descrizione
Fornisco nuovi dettagli sull’energia idroelettrica compressa, che non è facile da comprendere solo attraverso le descrizioni, ma che, non avendo altri mezzi di espressione, non può che cercare di trovare le parole giuste per chiarire eventuali dubbi.
La comprimibilità dell’aria atmosferica non si discosta significativamente dalla legge di Boyle (a temperatura costante e per massa fissa, la pressione assoluta e il volume di un gas sono inversamente proporzionali). Solo a pressioni molto elevate, superiori a 2790 bar, l’aria risulta leggermente meno comprimibile rispetto a quanto previsto dalla legge.
L’aria, a differenza di altri gas come l’anidride carbonica, l’ammoniaca, il cloro e così via, nonostante le alte pressioni mantiene lo stato gassoso. Infatti, tutti i gas sono in grado di assumere lo stato liquido a una data pressione, a condizione che vengano portati al di sotto di una certa temperatura (diversa per ogni gas), chiamata temperatura critica. I fallimenti riscontrati nei primi tentativi di liquefare l’aria (e anche l’ossigeno, l’idrogeno, l’azoto e altri gas) erano dovuti unicamente al fatto che questi gas hanno una temperatura critica molto bassa (circa -140 °C per l’aria), ben inferiore alla temperatura raggiunta durante la compressione, che produce calore.
Questa particolare caratteristica, unita all’incomprimibilità dell’acqua, rappresenta una fonte di energia infinita, gratuita e molto più potente dell’energia termica, ma non avrebbe potuto essere sfruttata senza l’invenzione della pompa con doppia alimentazione di aspirazione separata fino alla girante. Infatti, con questa pompa, il lato di aspirazione della girante è bilanciato dalla pressione di alimentazione dell’aria compressa, mentre sul lato opposto l’acqua è a bassa pressione (a pressione atmosferica). Questo sistema, che consente il recupero e la pressurizzazione dell’acqua a basso costo, nonostante la sua semplicità, permette di sviluppare in modo semplice un sistema energetico potente e soprattutto pulito.
Non bisogna dimenticare che le temperature negli attuali motori termici si aggirano sui 1200 ° C e le pressioni sui 40 bar. Ciò che produce energia non è la temperatura, bensì la pressione e il flusso di gas che aziona i cilindri o attraversa una turbina a gas. Questo sistema, nonostante un secolo e mezzo di sperimentazioni e miglioramenti a livello mondiale, oltre a emettere inquinanti come zolfo, azoto, piombo, carbonio, polveri sottili e CO2, non supera il 35% di potenza erogata dai combustibili fossili. Nelle centrali idroelettriche ad aria compressa, invece, è possibile scegliere, caso per caso, la pressione di esercizio, dal minimo richiesto negli impianti domestici al massimo nei mezzi di trasporto, in particolare negli aeromobili, per ridurre il peso e le dimensioni degli impianti che producono energia utilizzando solo acqua e aria. Come abbiamo detto in precedenza, possiamo raggiungere pressioni statiche molto elevate (superiori a 2790 bar), ma se ci fermiamo a soli cento bar, consentiti dallo stato dell’arte delle pompe multistadio utilizzabili come turbine, possiamo già affermare che i sistemi idroelettrici ad aria compressa, senza combustibile e senza inquinamento, hanno il potenziale per essere almeno 2,5 volte più potenti in termini di energia termica, considerando solo il rapporto tra le pressioni di esercizio utilizzabili allo stato dell’arte attuale (100/40). Inoltre, questi impianti sono meno ingombranti, non necessitando di serbatoi con migliaia di chili di carburante, tra l’altro, da acquistare a un prezzo equo. I mezzi di trasporto non dovranno fermarsi presso i distributori lungo le strade o negli aeroporti intermedi per fare rifornimento. Allo stesso modo, le navi non avranno bisogno di grandi serbatoi per il gasolio.
In questi sistemi, non bisogna temere le alte pressioni perché si tratta di pressioni statiche che sollecitano solo gli involucri esterni delle pompe e dei serbatoi. La girante della pompa, grazie alla doppia alimentazione separata, non è sollecitata e lavora con una pressione bilanciata in aspirazione e mandata. Nelle pompe multistadio utilizzate come turbine, invece, solo le prime giranti vengono utilizzate alla massima pressione, poiché la pressione diminuisce da uno stadio all’altro. Fortunatamente, la tecnologia attuale permette di utilizzare pompe multistadio come turbine, che con acqua pulita, come già descritto, possono raggiungere pressioni di 100 bar. È ovvio che queste pompe, utilizzate come turbine, trasformerebbero la spinta elettrica nelle giranti in serie, proprio come quando la stessa pompa le utilizza per sollevare l’acqua, consumando energia invece di produrla. I produttori di pompe multistadio non hanno ancora compreso la loro fortuna, perché senza questa nuova applicazione energetica le pompe multistadio sarebbero inutili, venendo vantaggiosamente sostituite dall’accoppiamento tra le due pompe di alimentazione separate e i serbatoi pressurizzati, che consentono un consumo energetico minimo, grazie al solo riciclo dell’acqua. Naturalmente, molti altri tipi di pompe dovranno essere modificati e adattati alla doppia alimentazione affinché la girante possa sopravvivere.
Per il sollevamento idraulico attuale, si utilizzano centesimi o migliaia di euro di energia, considerando le perdite dovute a perdite accidentali, perdite di tubi e valvole. In realtà, il sollevamento dell’acqua influisce sulla pressione statica dell’impianto, senza alcun consumo di energia. Tuttavia, è necessario comprendere che nei circuiti che producono energia idroelettrica pressurizzata, attraverso l’alimentazione a bassa pressione della pompa con doppia alimentazione separata fino alla girante, non può entrare più acqua di quanta ne venga immessa ad alta pressione attraverso la pompa utilizzata come turbina, poiché il sistema funziona sempre con lo stesso livello di acqua e aria all’interno del serbatoio pressurizzato. Infatti, se si chiude l’uscita della pompa utilizzata come turbina, non è possibile immettere acqua dall’alimentazione a bassa pressione per il principio di impenetrabilità dei corpi (“Se un corpo costituito da materia occupa uno spazio, questo spazio non può essere occupato da un altro corpo”), mentre l’alimentazione avviene ad alta pressione, che è solo un ricircolo interno al serbatoio pressurizzato. Ciò significa che, mantenendo l’impianto in funzione in ogni momento (con tutte le alimentazioni aperte) e accoppiando alla pompa con doppia alimentazione un motore a velocità variabile, possiamo variare la portata mentre la pressione è sempre determinata dal cuscino d’aria, che esercita sempre la stessa pressione dell’acqua, indipendentemente dal fatto che l’uscita verso la turbina sia aperta o chiusa. Infatti, con l’uscita dell’acqua verso la turbina aperta, produciamo energia e scarichiamo acqua a bassa pressione, ma allo stesso tempo, una quantità corrispondente di acqua ricade nel serbatoio pressurizzato attraverso l’alimentazione separata della girante a bassa pressione, ripristinando il volume d’acqua rilasciato. Chi non include il funzionamento di un impianto così semplice e diretto è ancorato all’attuale funzionamento delle autoclavi pressurizzate ad aria compressa, le quali, a differenza delle pompe esistenti con doppia alimentazione separata, devono necessariamente utilizzare l’espansione visibile del cuscino d’aria per utilizzare acqua pressurizzata con aria compressa. Ma le autoclavi attuali non hanno bisogno di risparmiare energia e nemmeno di produrla, servono solo a ridurre il numero di avviamenti dei motori delle pompe e ad attenuare il fenomeno del colpo d’ariete. Nelle autoclavi attualmente in uso, la ricompressione del cuscino d’aria comporta un consumo energetico almeno pari a quello risparmiato durante la fase di espansione. In questo nuovo sistema, invece, non è necessario espandere il cuscino d’aria, bensì far circolare l’acqua nel serbatoio pressurizzato unidirezionalmente. In realtà, l’espansione avviene, ma viene compensata istantaneamente dall’acqua che rientra nel serbatoio attraverso la seconda alimentazione separata della girante. Per questo motivo, non è necessaria un’ulteriore pressurizzazione del cuscino d’aria e, di conseguenza, non si verifica alcun consumo energetico.
Questo fenomeno fisico e idrodinamico è dovuto unicamente all’invenzione della pompa a doppia alimentazione fino alla girante, che assorbe sempre la stessa energia, indipendentemente dalla pressione del cuscino d’aria, poiché con la doppia alimentazione l’acqua entra solo a bassa pressione nel circuito di ricircolo interno del serbatoio pressurizzato. Mentre questo circuito aspira e ricircola l’acqua nel volume accumulato, il cuscino d’aria compressa del serbatoio espelle contemporaneamente e in egual misura la quantità di acqua in eccesso estratta dal serbatoio, in virtù del suddetto principio di impenetrabilità dei corpi. Lo stesso fenomeno si verifica in natura quando viene superato il livello di tracimazione di un bacino soggetto a gravità e pressione atmosferica, che è ancora di circa 1013 bar. Se realizzassimo una campana d’acciaio pressurizzata a una pressione di 11 bar sopra questa vasca, l’acqua dalla stessa uscita uscirebbe con una pressione 10 volte superiore, ma si esaurirebbe nel minor tempo possibile senza l’invenzione di pompe con doppia alimentazione separata fino alla girante, che permette di reintrodurre nel circuito di ricircolo l’acqua drenata, istante per istante. Anche in questo caso, i dieci bar di pressione superiore potrebbero essere utilizzati per produrre elettricità. Tuttavia, la pressurizzazione di un serbatoio idraulico non sarebbe molto pratica; si possono ottenere gli stessi effetti, come indicato dal sottoscritto: pressurizzando l’acqua con cuscini d’aria in piccoli serbatoi di acciaio inox a 11 bar, immersi nell’acqua, alimentandoli con l’acqua della vasca e riportandola nella stessa vasca tramite la mandata della pompa utilizzata come turbina. Lo stesso sistema può essere utilizzato in impianti domestici e mobili, recuperando l’acqua in un serbatoio aperto posto accanto a quello pressurizzato. In ogni caso, l’acqua va reintrodotta nel serbatoio pressurizzato nello stesso istante e nella stessa quantità di scarico.
Questo processo potrebbe sembrare complicato e richiedere una sincronizzazione meccanica ed elettronica, ma è invece un processo naturale basato, come scritto, sul principio di impenetrabilità dei corpi, ovvero acqua incomprimibile che circola all’interno del volume accumulato e viene espulsa dalla pressione statica dell’aria compressa (senza consumo di energia) nello stesso istante in cui supera il volume assegnato. La scienza passata e presente non ha colto il fugace momento di connessione tra l’acqua che esce dal circuito pressurizzato a spese del cuscino d’aria senza svuotarlo, e l’acqua che rientra nel circuito pressurizzato aggirando la pressione del cuscino d’aria per mezzo della pompa con doppia alimentazione e del circuito di ricircolo interno del serbatoio pressurizzato. Sarebbe assurdo che la scienza pubblica mondiale tacesse su queste problematiche, come sta facendo, favorendo energie non interattive tra acqua e aria, che non solo sono inquinanti ma anche centinaia di volte più costose.
Quali sono i motivi per cui, pur non avendo sperimentato il sistema descritto sopra, ne sono sicuro al 100%? La risposta è semplice: l’utilizzo di pompe, aria compressa e l’ingegneria impiantistica in generale hanno costituito il mio lavoro per tutta la vita professionale. Non mi interessano le esperienze di chi non è giunto alle mie stesse conclusioni, che tra l’altro non contesto. Semplicemente tacciono. Da parte mia, sono certo che se da dipendente avessi avuto più opportunità di lavorare, ricercare e progettare in modo autonomo, invece di limitarmi a eseguire gli ordini ricevuti, avrei potuto comprendere e divulgare queste invenzioni molto tempo fa. Soprattutto, mi sarei risparmiato tutto il lavoro che ho svolto da pensionato per cercare di ripulire l’ambiente dai combustibili fossili, un’iniziativa che gli enti pubblici mondiali hanno ignorato. In parte avevano ragione. Perché l’energia pulita e rispettosa dell’ambiente non costa nulla. Ma perché non l’hanno cercata e continuano a ostacolarla?
Tenendo presente lo stato dell’arte del funzionamento delle pompe multistadio, basato non solo sulla disposizione standard delle giranti, ma anche sulla precisione della lavorazione meccanica delle parti rotanti, che non permette il riflusso dell’acqua nonostante le alte pressioni, per deduzione è ancora meno probabile che con una pompa a doppia alimentazione fino alla girante, l’acqua a bassa pressione non possa entrare nel circuito di ricircolo pressurizzato, utilizzando la stessa girante della pompa, con pressione di aspirazione e mandata bilanciate. Infatti, essendo le alimentazioni ermeticamente separate e essendo la girante rotante, ogni settore della girante riceve, non simultaneamente ma in successione, acqua ad alta e bassa pressione, che scorrono nella stessa direzione, determinata dal senso di rotazione della girante stessa. Pertanto, l’acqua introdotta a pressione inferiore viene spinta verso l’uscita della girante dall’acqua di ricircolo all’interno del circuito pressurizzato che è dotato di una pressione statica più elevata. Ciò è confermato anche dal principio di Pascal, il quale afferma che in un serbatoio chiuso (al quale il corpo pompa può essere assimilato dopo la girante) la pressione si espande in tutte le direzioni. Quanto all’utilizzo delle pompe come turbine, esso è già stato ampiamente testato dagli stessi produttori di pompe.
Grazie a un motore a velocità variabile accoppiato alla pompa con doppia alimentazione fino alla girante, possiamo stabilire istantaneamente la quantità di energia che l’alternatore accoppiato alla turbina deve produrre, in funzione della potenza richiesta dall’impianto. Non consumiamo combustibili, oli lubrificanti, acqua e aria (a parte quella che si dissolve positivamente in acqua con effetti depurativi e ossigenanti, proporzionalmente alla pressione, secondo i principi di Henry e Dalton). Cosa utilizziamo per produrre energia? Solo l’usura dei materiali, in particolare delle macchine rotanti (pompe, turbine, motori e alternatori, solo in minima parte i compressori).
Questa è certamente l’energia che porterà maggiore equità nella distribuzione della ricchezza mondiale, poiché è gratuita per gli utenti industriali, urbani e agricoli, a parte l’acquisto di impianti, mezzi di trasporto e manodopera. Non saranno più necessarie grandi centrali elettriche e reti di distribuzione, che hanno costi elevati, dimensioni considerevoli, comportano circa il 12% di perdite di energia e causano blackout in caso di sovraccarico. Pertanto, gli impianti saranno alla portata delle piccole e medie imprese. Le multinazionali dovranno limitarsi a produrre componenti su larga scala (pompe, turbine, compressori, motori, alternatori, inverter, mezzi di trasporto, veicoli agricoli e da lavoro, come già detto, con motori idroelettrici a compressione molto più potenti ed economici rispetto agli attuali motori termici) di qualsiasi tipo e dimensione.
In assenza di una semplice energia interattiva tra acqua e aria, che, col senno di poi, avrebbe potuto nascere all’inizio dell’era industriale, gli enti pubblici mondiali e le multinazionali delle grandi opere nucleari e termoidrauliche hanno creato più disastri che benefici per l’ambiente e l’economia mondiale. Come i combustibili fossili hanno riscaldato il pianeta, così i disastri nucleari hanno fatto la loro parte, e soprattutto le grandi opere idrauliche che hanno favorito siccità e inondazioni. La storia ci dirà quale sarà l’energia migliore per tutti. Non ho il minimo dubbio, ma le piccole e medie imprese, le associazioni ambientaliste, i poveri, i disoccupati, se vogliono che la loro energia vinca, devono arrendersi. Non possono continuare a lasciare tutti i progetti nelle mani di chi ha dimostrato di non comprendere le esigenze dei territori, progettando sistemi energetici e di depurazione incompleti che non chiudono i cicli che aprono.
La scienza mondiale, che in termini di energia ha preso una brutta piega, ora si arrampica sugli specchi con batterie senza senso, che richiedono accumulo di energia e una rete di ricarica dedicata che ferma le auto per molte ore a costi altissimi rispetto alle auto. Le centrali idroelettriche avrebbero un’autonomia illimitata producendo piccole quantità di energia a bordo del veicolo. Si arrampica sugli specchi anche stimolando i pannelli solari che richiedono almeno 10 metri quadrati di latitudine e longitudine al giorno per produrre un kWh, mentre l’energia eolica per concentrare la pressione specifica di 0,83 bar sulle pale della turbina richiede un vento di circa 80 km/h. Si arrampica sugli specchi anche bruciando l’energia biologica senza richiedere il recupero del calore e la chiusura del ciclo del carbonio (https://www.spawhe.eu/the-role-of-biological-energy/).
La scienza medica pubblica sta compiendo passi da gigante nella lotta contro malattie e tumori, mentre le questioni ambientali ed energetiche insistono su progetti obsoleti e addirittura vendono i loro brevetti a società private. Ha ignorato le soluzioni sottoscritte per la depurazione delle energie fossili e la trasformazione dei sistemi di depurazione municipali attraverso camini e fognature depurate. Oggi si rifiuta di comprendere il sincronaggio naturale che produrrebbe energia idroelettrica compressa, in grado persino di ossigenare l’acqua di pozzi, bacini, laghi e mari. Mentre le versioni più pressurizzate, a costi bassissimi, potrebbero essere utilizzate su tutti i tipi di veicoli, sui mezzi di lavoro della terra e sugli strumenti antincendio, come i cannoni antincendio, che potrebbero essere concepiti, anche in versione urbana, elevandosi verticalmente nello spazio, grazie a un’energia che non costa nulla.
Anche oggi, l’energia interattiva tra acqua e aria non può contare su un solo euro di finanziamento. Lo stato dell’arte virtuale che ha portato il sottoscritto ad affermare che lo stato attuale dell’arte ha il potenziale di questa energia di essere 2,5 volte superiore all’energia termica, a prescindere dall’aspetto economico e ambientale, è dovuto all’uso virtuale di tecnologie esistenti in altri settori, che oggi non vengono adeguatamente sfruttate, unitamente alle invenzioni del sottoscritto, mai finanziate. Queste invenzioni sono cresciute solo virtualmente sulla base dell’esperienza ingegneristica globale e del ragionamento che oggi tutti coloro che cercano lavoro non vogliono sperimentare, essendo abituati a lavorare in compartimenti stagni, a partire dalle università, dagli istituti di ricerca pubblici e privati, fino alle aziende pubbliche e private. Il taylorismo e l’organizzazione del lavoro, che almeno a livello industriale hanno moltiplicato la produttività dei principali beni di consumo, non vogliono applicarli all’ambiente perché evidenzierebbero cicli incompleti e impianti energetici e ausiliari mal proporzionati costruiti in tutto il mondo.
L’attuale organizzazione globale del lavoro e dell’economia è di tipo manageriale e potrebbe andare bene per gestire i problemi amministrativi di routine una volta raggiunto un modello di sviluppo sostenibile, non inquinante e rispettoso dell’ambiente. Oggi, tuttavia, abbiamo un modello di sviluppo inquinante e insostenibile, e l’ottanta per cento della popolazione mondiale vive al di sotto della soglia di sussistenza, principalmente perché la scienza e la tecnologia, operando in compartimenti isolati, danno per scontato il progresso di singoli settori che in realtà sono incompleti, in quanto non completano i cicli chimici e biologici che si innescano in tutte le attività umane. Solo un’energia interattiva, economicamente vantaggiosa e rispettosa dell’ambiente, ovunque venga prodotta, può porre rimedio a questa catastrofe globale.
I legislatori, che non sono ingegneri né scienziati, hanno sempre riposto la loro fiducia e giurato fedeltà a progetti energetici e di depurazione incompleti. Tali soluzioni vengono anche esportate nei paesi in via di sviluppo. Oggi tutti i paesi si copiano a vicenda, convinti che i paesi più sviluppati abbiano già scelto le soluzioni migliori, ma in molti casi hanno scelto le peggiori e la tecnologia non può più migliorarle perché i progetti ambientali, energetici e di depurazione dovrebbero essere progettati a livello globale, senza mai aprire cicli che non si è in grado di chiudere negli stessi impianti. Gli scienziati non sanno forse che la CO2 può essere neutralizzata solo chimicamente e con soluzioni ingombranti che non sono realizzabili sui mezzi di trasporto? Perché hanno permesso e permettono la circolazione di miliardi di veicoli sulla Terra, in mare e nello spazio che emettono CO2? Perché non hanno lottato per eliminare le emissioni almeno negli impianti fissi, dove sarebbe possibile, con cicli inorganici a freddo, come ha dimostrato il sottoscritto, attraverso piccole e grandi serre in calcare con riciclo dell’acqua e pioggia artificiale? ( https://www.spawhe.eu/synergic-plants-italian-files/ ). Certamente questa non è la soluzione da utilizzare nei sistemi mobili, ma per fortuna, chi sottoscritto la studia, conducendo ricerche approfondite per risparmiare l’energia necessaria alla circolazione dell’acqua e dell’aria da purificare, si è ritrovato inaspettatamente a inventare numerose soluzioni energetiche interattive acqua-aria, tra cui motori idroelettrici a compressione utilizzabili sui mezzi di trasporto. Le invenzioni si realizzano con piccoli passi successivi: se nessuno avesse provato a risparmiare energia recuperando l’acqua e purificando l’aria contemporaneamente, nessuno avrebbe potuto concepire l’energia idroelettrica a compressione che utilizza la pressione statica dell’aria, aggiungendo un ulteriore risparmio energetico, oltre all’effetto purificante prodotto da Henry e Dalton.
Ma
Luigi Antonio Pezone
